martedì, marzo 04, 2003

Cole & the Gang

Neanche fossimo in Italia, persino in Inghilterra i concetti di bipolarismo e alternanza rischiano di spaccare il Paese, seppure solo in senso calcistico. Oltremanica, per sperare in una concreta possibilità di vittoria laburista si sono dovuti attendere 18 anni e un leader con un programma "conservatore"; più prosaicamente, nel football, la questione riguarda la scelta del terzino sinistro della nazionale. Il dubbio, a quelle latitudini necessariamente “amletico”, che attanaglia il Ct Sven-Göran Eriksson è di quelli che a un selezionatore rubano il sonno: Ashley Cole dell’Arsenal o Wayne Bridge del Chelsea? Quesito già di non facile soluzione e destinato a complicarsi ulteriormente qualora, nonostante la scarsità della “produzione” indigena, la corsa alla maglia numero tre non si limitasse al semplice duello.
Dopo il ritiro dell’icona Stuart Pearce, tecnica non eccelsa ma cuore e potenza infinitamente superiori alla norma, si sono versati fiumi di inchiostro e inondati metri cubi di “etere” sulla carenza di validi interpreti del ruolo che potessero raccoglierne la invero non pesantissima eredità. E proprio ora che il calcio inglese può finalmente contare su due ottimi elementi, il “problema” diventa la relativa abbondanza. Non che in Premiership il Paolo Maldini di una volta o i Roberto Carlos della breve èra-Capello o quello, irresistibile, del 2002 abbondino, anzi, tuttavia il materiale umano c’è. Per il “perdente di successo”, ingenerosa, inesatta ma per certi versi efficace definizione che il furbo allenatore svedese si era visto affibbiare in Italia, il difficile comincia adesso: deve scegliere. Svicolare, come fece, per il più delicato ruolo di portiere, il nostro Ct Enzo Bearzot che in vista di Messico ’86 alternò Franco Tancredi a Giovanni Galli, finendo per bruciare entrambi, è un lusso che forse neppure l’impassibile “Svengo” può concedersi.
ASHLEY COLE, Il “duro” di Highbury
Il suo passaggio da giovane promessa della Arsenal Academy (il vivaio dei Gunners) a titolare della prima squadra è stato fulmineo. Altrettanto gli è capitato in nazionale, dove ha conquistato 12 presenze a tempo pieno quando ancora era convocabile per la Under 21.
Appena 22enne, Ashley Cole ha disputato un mondiale e, con l’Arsenal, tre finali di FA Cup (la Coppa d’Inghilterra), trionfando in due, e ha vinto un campionato. In patria è un giocatore affermato, ma a livello internazionale l’impressione che dà è quella di essere “solo” un ottimo giocatore, non una superstar. Anche se, giusto ricordarlo, il tempo gioca a suo favore.
Agile e veloce, Cole (1,73 per 67 kg) ha classe, senso della posizione e una spiccata propensione offensiva che non inficia il rendimento in difesa, che secondo i detrattori rimane il suo vero punto debole. La critica, velenosetta ma non priva di fondamento, sembra però superata dai fatti perché anche sotto questo aspetto, Ashley, guarito dall’ernia che lo aveva tormentato per metà stagione e che, il 27 febbraio, lo aveva costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico, sembra migliorare a vista d’occhio.
Nato a Stepney, sobborgo della East London, il 20 dicembre 1980, Cole entra nel settore giovanile dell’Arsenal a 17 anni, come centravanti, poi scala sulla corsia di sinistra fino ad arretrare in terza linea, posizione occupata anche nelle varie nazionali di categoria. In prima squadra esordisce il 30 novembre 1999, nella gara casalinga di Worthington Cup persa ai rigori contro il Middlesbrough. Spedito in prestito a farsi le ossa al Crystal Palace in Division One (14 presenze e un gol), dopo tre mesi lascia Selhurst Park e torna ai Gunners, nei quali debutta in Premiership all’ultima giornata, il 14 maggio 2000, nella sconfitta esterna contro il Newcastle United (4-2).
La stagione successiva, viene convocato per la Under 21, con la quale segna al debutto, così come gli capita in Premiership, alla quinta giornata, nella sua prima partita intera con i Gunners, 1-1 al Valley Parade contro il Bradford City. Inevitabile l’esordio in Champions League, in casa contro lo Sparta Praga (battuto 4-2), con Cole che rimane in campo per tutta la ripresa al posto dell’allora titolare Silvinho. L’infortunio del brasiliano spalanca ad Ashley le porte dell’undici iniziale e fa capire al club che per risolvere il rebus della fascia sinistra basta guardare in casa.
Partito Silvinho alla volta della Spagna, destinazione Celta Vigo, Cole si rivela un difensore che ha nello spunto in velocità e nella progressione i suoi punti di forza che lo rendono pericoloso negli inserimenti offensivi. Forte in acrobazia (indimenticabile il suo salvataggio sulla linea che ha negato il gol al colpo di testa di James Beattie nell’ultima finale di FA Cup), Cole non segna molto ma fa segnare.
Eriksson lo convoca in nazionale nel febbraio 2001 e lo fa esordire un mese dopo, il 28 marzo, nella vittoriosa (1-3) trasferta di Tirana, contro l’Albania, match valido per le qualificazioni al mondiale nippocoreano. In quell’occasione, il Ct lo preferisce a Chris Powell e da lì in poi non cambierà più idea. Confermato per l’amichevole del Pride Park con il Messico, Cole gioca da titolare la Coppa del Mondo (l’argentino Ariel Ortega, bizzarramente confinato sull’out di destra dal Ct Bielsa, lo ricorda ancora come un incubo) e tale rimane fino – è cronaca dello scorso autunno – alla prepotente ascesa del coetaneo e pari ruolo Wayne Bridge, astro nascente del Chelsea.
Il collegamento potrà apparire forzato, e forse non va al di là della semplice coincidenza, tuttavia è difficile non rilevare la vicinanza cronologica fra due importanti eventi che si sono succeduti negli ultimi tre mesi. Il primo è la (temporanea?) promozione nell’undici titolare dell’ex Southampton che Eriksson a preferito a Cole per l’incontro di qualificazione a Euro 2004 contro il Liechteinstein, battuto 2-0 lo scorso 10 settembre. Il secondo, avvenuto l’8 dicembre nella sfida di Premiership contro il Leicester City, ha visto Cole compiere un intervento «vigliacco» – così lo ha definito la totalità dei media inglesi – ai danni di Ben Thatcher, sul quale il laterale dell’Arsenal è entrato a piedi uniti. Thatcher, guarda caso, è la prima alternativa alla diarchia Cole-Bridge e questo non ha fatto altro che aggiungere ettolitri di benzina sul fuoco. Cole, espulso dall’arbitro Rob Styles, è stato duramente redarguito anche a mezzo stampa da Steve Howey, compagno di squadra e di reparto di Thatcher: «Non è la prima volta che lo fa. Ed è una vigliaccata» ha dichiarato al “Sun” riferendosi ai precedenti di Cole. «Sono corso verso di lui per chiedergli “Che bisogno c’era?” Non ha aperto bocca. Anche questo mi ha dato fastidio».
Scontata la “risposta” di Cole: «È stato uno scontro di gioco. Non sono riuscito a colpire la palla e non avevo intenzione di fare male a Thatcher. L’espulsione è meritata e mi sono già scusato con i compagni e il boss».
Sorvolando sul fatto che nell’elenco di Cole, la cui fama di duro registra così un nuovo capitolo, manca la vittima dell’incidente, va specificato che il «boss» è il tecnico dei Gunners, Arsène Wenger, un altro che non si è distinto per originalità. «Sappiamo tutti che i tackle a piedi uniti sono pericolosi», ha dichiarato con l’aria di chi sta per rivelare la al mondo l’esistenza dell’acqua tiepida, «e certo non incoraggiamo i nostri giocatori a praticarli. Rivedrò il filmato e deciderò il da farsi. La mia reazione dipenderà dalle intenzioni dimostrate dal giocatore». Forse è il caso che il tecnico francese prenda provvedimenti perché è vero che la sua squadra gioca il calcio più bello e, finalmente, più redditizio di tutta la Premiership, ma è altrettanto vero che il cartellino rosso esibito a Cole al Walkers Stadium è stato il 4° stagionale per l’Arsenal e il 53° della sua gestione. Difficile sostenere – come spesso nel calcio capita di sentire – che si sia trattato di un episodio isolato. Alla lunga, episodio dopo episodio, si rischia che la bilancia del bipolarismo e dell’alternanza penda dall’altra parte. Nello specifico, quella di Bridge.
Christian Giordano

Bridge, il Santo crossatore
Wayne Bridge ha bruciato le tappe, dal settore giovanile del Southampton alla nazionale inglese, nella quale, da riserva ai Mondiali del 2002 (subentrò nelle gare contro Argentina e Nigeria), è diventato il diretto concorrente di Ashley Cole per la maglia numero 3.
Il massiccio terzino (1,78 per 75 kg), che lo scorso luglio il Chelsea ha acquistato versando ai Saints 7 milioni di sterline (9,8 milioni di euro; contratto fino al 2008), oltre che di continuità di rendimento è un modello di solidità fisica: la sua striscia di 113 partite consecutive è il nuovo record di Premiership per un non-portiere, primato strappato ad Alan Shearer, altro illustre ex Saint. Quando, nel gennaio 2003, abbandonò il campo Bridge non saltava un minuto di gioco da quasi tre anni, dall’1-1 casalingo con il Middlesbrough del 4 marzo 2000.
Nato a Southampton, il 5 agosto 1980, ma cresciuto a Winchester, Bridge è sempre stato tifoso dei Saints, che ammirava dalla curva sognando di emulare le gesta di Rod Wallace. Scoperto per caso da Micky Adams, manager del Leicester City e all’epoca tecnico degli Under 13 del Southampton, che era andato a visionare il figlio di un amico, Wayne da ragazzo giocava ala sinistra. Ad arretrarlo fu Dave Jones, il primo a pronosticargli, nel ruolo, addirittura la convocazione in nazionale. Bridge ha firmato con i Saints il primo contratto da professionista nel gennaio 1998 e ha debuttato in prima squadra contro il Liverpool nella gara d’apertura della stagione successiva, “approfittando” dell’infortunio al legamento crociato che avrebbe spezzato la carriera di John Beresford.
Bridge destò sensazione e raccolse 24 presenze nel suo primo campionato professionistico. L’anno dopo, l’idolo locale entra stabilmente nell’undici iniziale e corona l’ottimo finale di stagione infilando un gran gol su punizione nella vittoria, all’ultima giornata, contro il Wimbledon. Lo scorso campionato, chiuso con l’ottavo posto in Premiership e la finale di Coppa d’Inghilterra (persa 1-0 con l’Arsenal del suo concorrente in nazionale, Cole), è stato quello della consacrazione. «La sua forza è la forza» gioca con le parole il tecnico del Southampton, Gordon Strachan, alludendo allo strapotere fisico di Bridge, uno che «non cede alla tentazione di buttarsi subito in scivolata e non si fa prendere dall’emozione, restando sempre concentrato».
Saint dell’anno nel 2000-2001 e secondo classificato nel 2001-2002 ma stranamente trascurato da Howard Wilkinson nelle convocazioni per l’Under 21, Bridge ha avuto una chance dal nuovo Ct David Platt e si è subito guadagnato la promozione alla Nazionale “A”, nella quale ha esordito contro l’Olanda. La prossima tappa da bruciare? Eriksson permettendo, fare gli scarpini ad Ashley Cole.
C.G.


La terza via/Ritorna il Thatcherismo
A metà novembre 2003 Ben Thatcher era dato ormai prossimo alla chiamata in nazionale, poi non se ne fece nulla. Secondo le solite cassandre, se quelle voci erano vere gli addetti ai lavori dovevano cominciare a riflettere su come avevano ridotto il calcio inglese.
Il fatto che Thatcher (classe 1975; 1,78 per 79 kg) fosse lì lì per essere convocato non deve sorprendere più di tanto poiché in Premiership quasi tutti i terzini sinistri sono stranieri. Il “left-back” del Leicester City merita la massima considerazione, ma una così affrettata campagna di sponsorizzazione appare esagerata e forse affonda le sue radici nella profonda crisi generazionale vissuta dal ruolo.
L’Inghilterra, oltre all’ormai cronico problema del portiere, se ne ritrova uno analogo sulla fascia sinistra della difesa. I portieri inglesi sono Wright (Everton), Robinson (Leeds United), Walker (Leicester), Oakes (Wolverhampton Wanderers) e Seaman (Manchester City). Quest’ultimo ha 40 anni, Wright è infortunato e Oakes, a livello internazionale, c’entra poco. Sul fronte terzini sinistri, la situazione non è migliore. Solo otto club schierano un inglese e dando uno sguardo alla concorrenza, può farcela anche Thatcher.
Se manterrà l’attuale stato di forma e almeno uno tra Cole o Bridge dovesse rendersi indisponibile, Ben sarebbe più vicino che mai alla chiamata da parte di Eriksson. Le Saux, classe 1968, sta per andare in pensione; i due del Charlton, l’ex titolare Powell (34 anni) e Fortune (23), centrale riciclato a sinistra per rimpiazzare l’anziano collega, non sono del suo livello e lo stesso si può dire di Unsworth (30) dell’Everton; Lloyd Samuel (22) dell’Aston Villa non è malaccio ma le difficoltà della squadra non lo aiutano e lui, onestamente, non vale Thatcher. Sperare, quindi, non costa nulla.
C.G.

La scheda/Ashley Cole
Ruolo: terzino sinistro
Statura e peso: 1,73 per 67 kg
Luogo e data di nascita: Stepney (Londra), 20 dicembre 1980
Club: Arsenal
Presenze (e reti) in Nazionale: 23 (0)
Presenze (e reti) nella Under 21: 3 (1)
Palmarès: 1 titolo nazionale (2002), 2 FA Cup (2002, 2003) e 1 FA Community Shield (2002) con la prima squadra; 1 FA Premier Youth League e 1 Southern Junior Floodlight Cup con le giovanili.

Cifre in carriera
Stagione Squadra Cat. Presenze Reti
1998 - 99 Arsenal A 0 0
1999 - 00 Arsenal A 1 0
1999 - 00 Crystal Palace B 14 1
2000 - 01 Arsenal A 17 3
2001 - 02 Arsenal A 29 2
2002 - 03 Arsenal A 31 1


I terzini sinistri titolari in Premiership
Club Giocatore (nazione, data di nascita)
Arsenal Ashley Cole (Inghilterra, 20/12/1980)
Aston Villa J’Lloyd Samuel (Inghilterra, 29/3/1981)
Birmingham City Jamie Clapham (Inghilterra, 7/12/1975)
Blackburn Rovers Vratislav Gresko (Slovacchia, 24/7/1977)
Bolton Wanderers Simon Charlton (Inghilterra, 25/10/1971)
Charlton Athletic Jon Fortune (Inghilterra, 23/8/1980)
Chelsea Wayne Bridge (Inghilterra, 5/8/1980)
Everton David Unsworth (Inghilterra, 16/10/1973)
Fulham Moritz Volz (Germania, 21/1/1983)
Leeds United Ian Harte (EIRE, 31/8/1977)
Leicester City Ben Thatcher (Inghilterra, 30/11/1975)
Liverpool John Arne Riise (Norvegia, 24/9/1980)
Manchester City Jihai Sun (Cina, 30/9/1977)
Manchester United John O’Shea (EIRE, 30/4/1981)
Middlesbrough Franck Queudrue (Francia, 27/8/1978)
Newcastle United Aaron Hughes (Irlanda del Nord, 8/11/1977)
Portsmouth Sebastian Schemmel (Francia, 2/6/1975)
Southampton Graeme Le Saux (Inghilterra, 17/10/1968)
Tottenham Hotspur Mauricio Taricco (Argentina, 3/10/1973)
Wolverhampton Wanderers Denis Irwin (EIRE, 31/10/1965)