mercoledì, febbraio 11, 2004

Milano caput mundi

Straordinario. Un libro che entra di diritto nel filone della grande tradizione, ahinoi ancora tutta da scrivere, dell’editoria sportiva italiana, tuttora lungi da quella di grandi tradizioni che alberga nei paesi anglosassoni ma anche in Francia, Germania e Spagna. Questo volume fotografico, il primo di un ambizioso piano editoriale composto di tre uscite (una all’anno fino al Natale 2005) che ripercorrono la storia del grande calcio a Milano, prende in esame tre lustri, dal 1961 al 1975. Si parte dal “Milan di Rocco e Rivera” e si arriva a quello “di Salonicco” (Coppa Coppe ’73, Leeds battuto 1-0 grazie al golletto di Luciano Chiarugi e alle paratissime di Villiam Vecchi) e della “fatal Verona”; in mezzo, la Grande Inter di Moratti senior, Helenio Herrera e Sandro Mazzola, il Grande Slam rossonero (Coppa Italia, Campionato, Coppa Coppe, Coppa Campioni e Intercontinentale tra il ’67 e il ’69) e la sorprendente cavalcata dei nerazzurri di Gianni Invernizzi, fantino salito in corsa a guidare una scuderia di purosangue dati per bolsi eppure capaci, nel 70-71, di vincere un titolo italiano dopo una rimonta ritenuta impossibile e di sfiorare, l’anno dopo, quello europeo sacrificando l’insperata finale di Coppa Campioni sull’altare del dio Johan Cruijff, totem dell’Ajax dei miracoli.
Il percorso del libro, adesso. L’apertura è da lucciconi: a tutta pagina e in color seppia, come si conviene alle foto in “bianco e nero” dei mitici campioni, l’ingresso in campo a Wembley dei rossoneri, che per l’occasione, la loro prima finale di Coppa dei Campioni, sfoggiano l’elegantissima mise bianca che diventerà un portafortuna del club nei grandi appuntamenti internazionali; in testa capitan Cesare Maldini, seguìto da Mora, Rivera, Pivatelli, Trapattoni, Altafini e via via tutti gli altri. Siamo all’apice del primo ciclo dello squadrone milanista: secondo in campionato nel ’61, scudettato dodici mesi dopo, campione d’Europa nel ’63 (2-1 al Benfica della star Eusébio) e bastonato – non solo in senso metaforico – dal Santos nella triplice finale di Coppa Intercontinentale dello stesso anno. Esauriti i doverosi e corposi omaggi al Paròn e al Golden Boy, ritratti in atteggiamenti pubblici e privati (Marco Ravezzani fu l’unico fotoreporter al quale il finto burbero Nereo aprì le porte della propria casa), ecco il tourbillon di “presidentissimi” visti accanto all’Abatino in quegli anni e nell’epoca post-riveriana: Franco Carraro (1967-71), il recentemente scomparso Federico Sordillo (1971-72), Albino Buticchi (1972-75), Vittorio Duina (1976), Felice Colombo (1977-80), Gaetano Morazzoni (1980), “Giussy” Farina (1981-86) e Rosario Lo Verde (1986).

I testi di Filippo Grassia, fluidi e concisi com’è nello stile dell’ex direttore del Guerino e attuale autore della moviola radiofonica in onda su Radiouno, sono impreziositi dagli scatti, in gran parte inediti e curiosi, di Ravezzani, milanese doc che segue le vicende del calcio italiano dagli anni Sessanta. Del coordinamento editoriale si è occupata Gaia Fiertler che ha usato le cure solitamente riservate ai cataloghi d’arte. La presentazione, bella e sentita, è del Ct azzurro Giovanni Trapattoni, che quei successi non li ha solo visti e raccontati ma li ha vissuti. Come sempre, da protagonista.

Segnalata qua e là qualche chicca d’autore – Rocco con la moglie, la storica pace fra Herrera e Picchi all’uscita del casello di Agrate Brianza nel 1967, Herrera che palleggia in via Monte Napoleone davanti alla Pasticceria Cova, Angelo Moratti a cena con l’imprenditore Sergio Lavezzari che avrebbe dovuto raccoglierne il testimone, Facchetti che in completo da gioco si lava la Mini Minor) e una imperdonabile ma sporadica dimenticanza – non furono solo Rivera e Baggio, nel 1969 e nel 1993, gli italiani premiati con il Pallone d’oro: Paolo Rossi se lo aggiudicò nel 1982 –, va scritto a chiare lettere che siamo di fronte a un volume che aiuta a preservare un patrimonio del nostro football: la sua memoria storica. E in tal senso vale la pena di citare alcune delle righe scritte dal Trap: «Per chi vive di calcio il passato si confonde con il presente. (…) In questo libro c’è il calcio genuino, fatto di sentimenti grandi e puri. Ci sono le imprese di Milan e Inter (o viceversa, non voglio offendere nessuno) che hanno portato Milano alla ribalta internazionale con largo anticipo sui tempi dell’industria, del turismo, della moda, dei grandi eventi culturali e mondani».

Vero. Gli Anni 60 non sono passati alla storia soltanto per il cosiddetto boom economico o per le canzoni di Mina, Adriano Celentano e Gino Paoli, ma anche per i trionfi delle milanesi, ormai assurte al Gotha del calcio internazionale, che hanno fatto conoscere Milano in tutto il mondo ben prima delle celeberrime passarelle. Gli Anni 50 avevano stravolto il sistema calcio: l’avvento della televisione e la nascita di squadre leggendarie (la Grande Ungheria di Puskas, il Real Madrid dello stesso Colonnello e di Alfredo Di Stéfano, il Brasile del primo Pelé) erano state essenziali nel proiettare lo sport più popolare del globo verso lo spettacolo di portata planetaria che è oggi. Nel decennio successivo i trionfi euromondiali di Inter e Milan completarono l’opera.

Infine, lo stereotipo cui si allude nel sottotitolo, «El ballôn dei baùscia e dei casciavitt», e che da sempre si accosta al “fòlber” meneghino esige spiegazione. L’appellativo “bauscia”, storicamente riservato ai tifosi nerazzurri, non è un’offesa. In dialetto significa, più o meno, sbruffone e sottintende le arie che si danno (davano?) i signori della borghesia, ceto sociale da sempre dato più vicino all’Inter che al Milan, per distinguersi dai “casciavitt” (cacciavite in milanese), i sostenitori della squadra rossonera, club che il luogo comune vuole (voleva?) più vicina alle categorie meno agiate come per esempio gli operai. Oggi questi discorsi fanno sorridere ma una volta avevano un senso e un certo fondo di verità. Giusto o no, è un altro discorso. E uno dei tanti meriti del libro è quello di non addentrarsi in pericolose commistioni.
Christian Giordano, Guerin Sportivo


Filippo Grassia (testi), Marco Ravezzani (foto)
IL GRANDE CALCIO A MILANO 1961-1975
El ballôn dei baùscia e dei casciavitt
Electa, 184 pagg., illustrato BN, Euro 50,00