lunedì, marzo 13, 2006

Campioni non per caso

CHE all’Ajax fioriscano i talenti è una non notizia. Ogni anno almeno un paio di ragazzi del vivaio si affacciano in prima squadra. Per qualcuno è il punto di partenza verso una carriera ad alto livello, per i più il primo passo di una vita da globetrotter del pallone, per il club l’inizio della vendemmia. Alla domanda come mai la società biancorossa riesca a sfornare, e con tale continuità, tanti giovani di valore si può cominciare a rispondere che nulla è lasciato al caso. Molto dipende da allenamenti mirati, da investimenti ingenti – in Italia le spese per il settore giovanile incidono dallo 0,3 all’1% del bilancio, un quinto della media europea – ma ancora più importante è ciò che avviene prima: l’individuazione e la selezione di talenti. In Olanda, giocare nell’Ajax è il sogno di tutti i ragazzini. Perché si avveri, due volte l’anno si organizzano appositi provini, i cosiddetti Talentendagen, i giorni del talento. Assistervi è un’esperienza illuminante. Si vede il calcio tornare alle origini, dalle quali, col tempo e l’organizzazione, provengono gli ultimi Ajax vincenti, quelli di Cruijff allenatore e di Van Gaal. Le stesse da cui era ripartito Koeman, fresco vincitore del “Double” dopo tre anni di digiuno, prima delle dimissioni dell’anno scorso, inevitabili dopo un’annata pessima per risultati e gestioni sbagliate (anche in spogliatoio).
Ciclicamente, l’inesauribile serbatoio di talenti del club e soprattutto il suo meticoloso sistema di reclutamento impongono riflessioni sui segreti di una palestra di calcio e di vita che è unica al mondo. La scuola Ajax è una specie di Oxford del football, ma più completa: va dall’asilo al dottorato. La struttura è divisa in cinque categorie, ognuna con due squadre di 16 giocatori. Per comprenderne a fondo la capillare organizzazione serve però un salto a ritroso nel tempo, a quando i bambini giocavano per strada, un aspetto della formazione calcistica moderna ormai smarrito e che invece all’Ajax e in certe zone di Amsterdam è ancora attuale.
Per risalire alle radici del voetbalstraat, del calcio da strada, basta bazzicare Balboaplein, uno dei punti caratteristici della città, dove da piccoli giocavano, fra i tanti, Rijkaard e Gullit, Davids e Seedorf, Kluivert. È un luogo nel cuore del quartiere surinamese, lontano dalle rotte turistiche, in cui si respira un’aria che sa di provincia italiana degli anni 50-60 e di Sudamerica e dove, ancora oggi, si rimane incantati nell’osservare la proprietà tecnica di tanti ragazzini che col pallone fanno ciò che vogliono. Per capire se un giocatore è “da Ajax” reclutatori e tecnici adottano il metodo TIPS. La T di Tecnica, intesa soprattutto come controllo di palla. La I di Insight, visione di gioco, liberamente traducibile con il più ampio concetto di Intelligenza calcistica. La P di Personalità, indispensabile per chi compete ad alto livello e deve sopportare forti pressioni. La S di Speed, velocità, d’azione e di scatto. Tali aspetti vanno poi reinseriti nella globalità del gioco, e il risultato finale prova che l’insieme è più della somma delle parti. Questo deve far riflettere su tanti presunti fuoriclasse che furoreggiano in maglia biancorossa, salvo poi rivelarsi “solo” ottimi giocatori appena indossano un’altra casacca.
(Christian Giordano)

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