domenica, marzo 19, 2006

Defendi la tradizione

Terzi l’eccezione, Defendi la regola. Questa, in sintesi e senza offesa per la professionalità di alcuno, la diversità culturale prima ancora che di tradizione che caratterizza società tanto diverse come Bologna e Atalanta. 

Mentre i felsinei raramente riescono a produrre giovani da lanciare in prima squadra, il club orobico è una sorta di mini-Ajax italiano, per la decennale capacità di sfornare a ripetizione giovani talenti subito pronti per gli alti livelli. E rispetto ad altre realtà che operano con questa politica, che in Italia è seguita con più o meno continuità da Torino, Lecce, Cesena e poche altre, sembra non conoscere crisi. 

Forse anche per via dei tanti campioncini autoctoni che ne innervano il settore giovanile. Peculiarità, questa, che negli anni post-Bosman è diventata rara anche fra i biancorossi di Amsterdam, che pescano in società satellite di tutto il mondo, dalle ex colonie (Suriname) al Sudafrica (Ajax Cape Town), dal Belgio (Anversa e Genk) al Ghana (Goldfields). E sicuramente diversa dalla esasperata e ideologicamente pericolosa ricerca di identità tanto cara ai baschi dell’Athletic Bilbao, club che nella storia ha avuto solo uno straniero: il francese, ma basco, Bixente Lizarazu.

Inutile star qui a fare la lista della spesa, dai tempi di Gaetano Scirea e Antonio Cabrini (fedelmente consegnati alla Juventus come imponeva la santa alleanza con il presidentissimo juventino Giampiero Boniperti, interrotta con la cessione di Roberto Donadoni al Milan, e proseguita fino ai giorni nostri con Christian Vieri, Filippo Inzaghi e Alessio Tacchinardi), dei tanti giocatori sfornati dal vivaio nerazzurro. 

Mariano Defendi (Bergamo, 19-8-1985), l’ultima scommessa destinata a essere vinta, è oggi un punto di forza della Under 21 di Claudio Gentile. Degno erede dei vari Canini (capitano ai mondiali U20), Montolivo, Motta (“il nuovo Maldini”, ahem, prestato allUdinese) e Pazzini, tutti cresciuti calcisticamente sui campi di Zingonia. Dove dal 1991 regna Mino Favini. Responsabile del settore giovanile, e riuscito mix tra un insegnante di calcio come Sergio Vatta e un volpone del mercato settoriale come Pantaleo Corvino, che ha fatto la fortuna del Lecce e si sta ripetendo alla Fiorentina, prima squadra compresa.

I nerazzurri hanno 17 osservatori sul territorio nazionale, ma solo 6 al di fuori della Lombardia. Questo perché, tranne rare eccezioni (vedi Pazzini, che è di Pescia), i talenti vengono selezionati giovanissimi perché è all'Atalanta che devono imparare a giocare a calcio. Gli 8 giocatori provenienti dal vivaio che sono in prima squadra, corrono sui campi di Zingonia da quando avevano 8-9 anni. Ma un segnale in controtendenza, e figlio dei tempi, c’è: l’argentino Pablo Daniel Osvaldo, 11 gol in 33 gare con l’Huracán (seconda divisione) e ora a maturare nella Primavera.

Secondo una ricerca della FIGC, la scorsa stagione hanno giocato in A ben 29 giovani dell’Atalanta, record italiano e 6° posto europeo (al primo, l’Ajax, ovvio). «Ci piace l’esempio dell’Ajax – ammette Favini, l’uomo chiave del “miracolo” atalantino – A loro non importa troppo dei risultati, puntano a insegnare ai giovani come si gioca a calcio». Che là significa 4-3-3 puro, dai pulcini alla prima squadra. Qua, funziona meno.

Christian Giordano, la Repubblica - edizione Bologna

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