sabato, marzo 18, 2006

Due is meglio che one

C’È fermento in Europa, anche se in tema di punte vale lo slogan-tormentone cui Stefano Accorsi deve l’inizio di una fortunata carriera: «Due is meglio che one». Al contrario del gelato però, in attacco più i gusti sono diversi, più il prodotto è buono.
Il Man Utd ha dovuto cambiare modulo e filosofia per sfruttare a fondo le 3R, i satamassi del gol Rooney-Ruud van Nistelrooy (3+7) e l’imprendibile Cristiano Ronaldo, che ora mostra la (per lui) pericolosa tendenza ad accentrarsi troppo. La formuletta va rivista anche nel laboratorio merengue, orfano di Zidane, aggrappato ai gol del Ronaldo “originale” e alle prese con la chimica Robinho-Raul che non è detto funzioni. Sembra farlo invece quella del dirimpettaio Atlético, che a Fernando Torres (3) ha affiancato il predatore Kezman (3), forse rifiorito ai fasti del PSV dopo l’annataccia al Chelsea. Al prolifico Werder (21 gol, miglior attacco tedesco) impazzano Klasnic-Klose (7+6), coppia d’oro innescata dal sottovalutato (a Parma) Micoud che segna più di quanto i singoli “fattori K” farebbero pensare. Il Lione, candidato al pokerissimo, ha pescato il jolly unendo in Carew-Fred (3+3) gli stereotipi su potenza fisica nordica e istinto offensivo sudamericano. Da qui lo spunto per una panoramica sugli attacchi dei principali campionati continentali, con le eccezioni di chi pensa che là davanti sia meglio stare soli che male accompagnati, o chi spaccia per tridente un ibrido in cui a dare manforte al centravanti provvedono due ali e un interno che segna come un attaccante (il Chelsea), o uno stuolo di fantasisti (il Barcellona), o una batteria di incursori tra cui uno che segna anche da casa sua (il Liverpool).
La Premiership. Dici due punte e ti tocca citare il West Ham di nonno Sheringham (2, uno su penalty), 39 anni e il raro dono di far giocare bene chiunque gli stia accanto, anche la rivelazione Harewood (4). O l’Arsenal, che tenta di sopravvivere al ferale infortunio di Henry ricorrendo alla strana coppia Ljunberg-Reyes, al genio ribelle dell’olandese van Persie e alle sempre meno frequenti apparizioni dell’attempata mezzala Bergkamp. Il 16enne Quincy Owusu Abeyie si farà. Stuzzicanti quelle del Villa, Ángel-Baros: non due sfondareti ma potenzialmente complementari, alle cui spalle premono ma non troppo Phillips e Moore. Sull’altra sponda di Birmingham, al City, Bruce può affiancare Pandiani a un toro come Heskey o a Forssell, bravi a creare varchi per il centrocampista Jarosik (prestato del Chelsea). Più potente che tecnico il duo del Boro, Viduka-Yakubu (2+4). Leggerini Miller e Gray (2+1) del Sunderland e Dickov-Bellamy del Blackburn, più fuori che dentro e ormai surrogati dagli scandinavi Pedersen (3), centrocampista norvegese, e Kuqi (2), attaccante finlandese. Non può fallire la neonata accoppiata Shearer-Owen (1+2) del Newcastle: una garanzia. Tutto l’opposto per il derelitto Everton, che al guerriero Duncan Ferguson, ormai pensionabile, antepone Beattie e l’altro Bent, Marcus, assistiti sulla fascia dal 22enne McFadden. Le sorti di Fulham e Man City dipendono da McBride-Boa Morte (3+1) e Andy Cole-Vassell (2+2).
La Liga. Sono passati due anni eppure sembra un secolo da quando la Real Sociedad trascinata dall’articolo “il” serbo-turco Kovacevic-Nihat contendeva fino all’ultimo il titolo ai “galácticos” madridisti. I due continuano a realizzare (3 gol Darko, 2 Kahveci, che si gioca il posto con Uranga), ma la sensazione che gli Skurhavy-Aguilera di Spagna fatichino a tornare ai livelli del 2003 è forte. Come lo è quella che difficilmente Bodipo e Navarro, anche con Nené (3) da sinistra, salveranno l’Alavés.
La Bundesliga. Detto del Werder, anche il Bayern non scherza. Al contropiedista principe Makaay (6), Magath abbina a seconda di forma e infortuni Pizarro, Guerrero (2) o Roque Santa Cruz (1) e prega per la salute di Ballack (3), sempre più leader della squadra, che altrimenti si accende solo con l’iraniano Karimi (1) o l’anziano ma ancora valido Scholl (1), o con le estemporanee jam session del giovane Schweinsteiger e del lunatico Deisler. Nel torneo vanno per la maggiore, oltre al dinamico duo in avanti, l’ancelottiano rombo di centrocampo il cui vertice alto fa da rifinitore. Oltre a Bayern e Werder la pensano così Schalke 04 (Lincoln dietro Kuranyi e Larsen, che, rotto il nazionale Asamoah, ha scalzato il connazionale Sand), Amburgo (van der Vaart alle spalle del naturalizzato belga M’penza e del bosniaco Barbarez, riciclato a punta esterna, con l’iraniano Mahdavikia, Lauth e Takahara come seconde scelte), Wolfsburg (D’Alessandro a suggerire per Hanke e Klimowicz), Borussia Mönchengladbach (Liszets in appoggio a Sverkos e al redivivo Neuville). Sempre due punte, ma senza il rombo, si vedono all’Hannover 96 (Brdaric accanto a Hashemian o Hahne), e nello Stoccarda del povero Trap che, accanto a Tomasson, sta provando tutti: lo svizzero Streller, il brasiliano Cacau, il serbo-montenegrino Ljuboja e i virgulti teutonici Gomez (’85) e Tiffert (’82). Più facile scegliere al Bayer Leverkusen, appena rifiutato da Sammer, dove in avanti soffia il vento dell’est: la prima punta è il bulgaro Berbatov (5), la seconda l’ucraino Voronin (2) che sa fare bene tante cose, tra cui la spalla di Sheva in nazionale, ma non benissimo i gol. Che invece riescono a Halil Altintop (7), turco di Gelsenkirchen e fratello del difensore Hamit che in Champions League ha acciuffato il Milan. Al Kaiserslautern taglia dal centro-destra in appoggio alla torre, l’ivoriano Sanogo (1) o l’ex udinese Jancker, fin qui a secco. Al Duisburg le fortune del 4-4-2 di Meier sono legate al tandem tedesco-marocchino Kurth-Ahanfouf (2+3): non retrocedere sta a loro.
La Ligue 1. Fra gli addetti ai lavori il portoghese Pauleta (7) ha più detrattori che estimatori, eppure il Paris Saint-Germain dipende da lui più che dal partner ivoriano Bonaventure Kalou (2), bravissimo nel club, impalpabile in nazionale, o dagli inserimenti di Edouard Cissé (2). Anche se segna (e subisce) meno di Lille (14-7), quinto, e Lens (14-6), settimo, la capolista Lione di Juninho Pernambucano, Wiltord e, a sinistra, Malouda resta forse hors catégorie. Ma intanto capitan Pauleta tiene a galla i parigini, che inseguono a 4 punti una corazzata che per ora va a rete quanto loro (12-5 l’OL, 12-8 il PSG). Menzione d’onore per i piccoletti Curbelo (1,76 x 76) e Kroupi (1,75 x 75), nei cui gol, 3 ciascuno, il Nancy, che ha l’attacco dell’OL e la differenza reti del PSG, ripone le speranze di salvezza. Non male il mix esperienza-gioventù e centimetri-chili fornito dai due Sébastien del Troyes, il 32enne Dallet (3), 1,68 x 62, e il 21enne Grax (4), 1,78 x 74, ma da verificare nel lungo periodo. Come il Rennes, che ha il quarto attacco, 10 reti, alla pari di Le Mans e Marsiglia, seconda in Première division per costi, ma ha la peggior difesa: 19 gol subiti. Hadji e Monterrubio (2+2), coadiuvati dal fantasista mancino Källström (3), potrebbero non bastare. Chissà se lo faranno, nel Bordeaux, il marocchino Chamakh (3) e Darcheville (1), visto che Laslandes deve ancora timbrare. Nel Nizza, Bagayoko, Koné e Vahirua. Nel Monaco, i troppo brutti per essere veri Chevanton-Adebayor (1+1). Nell’Ajaccio, i brasiliani De Faria Manfron Edson Marcelo e Waldir Filho Perreira Lucas (1+2). Nel Metz una punta più “fisica” come il senegalese N’Diaye e una più agile come il sudcoreano Ahn, entrambi a segno una volta. Nel Lille, l’inesauribile nigeriano Osaze (2), oggi Odemwingie, e uno tra Moussilou (1), lo sloveno Acimovic (1) o l’ivoriano Keita. Nel Tolosa, la punta e mezza formata da Moreira e dal brasiliano naturalizzato tunisino “Santos” (2+2).
Valutazioni buone a ottobre ma che, al sole primaverile potrebbero sciogliersi come il gelato bigusto di quella famosa pubblicità.
(Christian Giordano)

Meglio soli che…
Tolti gli atipici come Chelsea e Liverpool, schienato nello scontro diretto anche da Benitez, che ha tenuto in panca Cissé fino all’1-3, chi schiera solo una punta è perché vi è costretto. I Blues (18-2 in differenza reti, miglior attacco e miglior difesa) gioca un campionato a sé, anche sul piano tattico. Mourinho ha in Drogba-Crespo due punte da venti gol a stagione ma preferisce schierarle in alternanza e assisterle con esterni veri, Robben e Duff (con l’aletta Wright-Phillips come eclettico rincalzo, per Gudjohnsen e Carlton Cole neanche le briciole): e se si considera il fiuto del gol dell’interno Lampard (5), ecco che a Stamford Bridge il trequartista diventa l’unico lusso non sostenibile. Discorso simile per il Charlton, nel quale lo strepitoso avvio di Darren Bent (7 gol come l’altro top scorer RVN, ma senza rigori), assistito dalle volate dell’aletta danese Rommedahl, ha azzerato gli spazi per Bartlett, l’ex perugino Bothroyd, lo svedese Johansson, Lisbie, il 21enne opportunista Varney e il 18enne Walker, a beneficio degli inserimenti della mezzala Danny Murphy, seconda bocca da fuoco della squadra. Citazione doverosa per lo striker Geoff Horsfield (4) del West Brom. «Feed the Horse», cantano, al “The Hawthorns”: date da mangiare al cavallo, nel senso dei rifornimenti, e lui vi ripagherà con poderose sgroppate verso la porta o puntuali deviazioni sottomisura. Che poi Robson non potesse sperare troppo in Kanu e Kamara è un altro discorso. Progetto suggestivo ma per ora accantonato quello del Bolton: Borgetti davanti a Giannakopolous-Okocha-Diouf. Davies e Pedersen (un gol in due) però non bastano.
In Spagna la maggioranza prevede una punta e almeno un rifinitore. Tolto il caso troppo particolare del blaugrana Eto’o (6), al Maiorca persino il dogmatico Cúper ha abbandonato il 4-4-2 per l’unica punta (Yordi). Finora ha bollare spesso è stato l’esterno sinistro Arango (3), ma se il convento passa Lampros Choutos, la Segunda División è a un passo. Su tale falsariga, la capolista Getafe (Riki dietro Güiza), Bilbao (Llorente), Málaga (Salva), Espanyol (Tamudo), Celta (Baiano), Racing (Aganzo), Cadice (Oli), Betis (Oliveira, servito da Joaquín dalla destra), Osasuna (Milosevic), Saragozza (l’ex genoano Milito), Deportivo (Tristán innescato dall’eterna promessa Valerón), Villareal (Forlan davanti a José Mari e/o Riquelme), Siviglia (Kanouté ispirato da Saviola) e anche il Valencia, scivolato dalla fantasia di Aimar alla concretezza di Villa (6), che ha messo in panca Di Vaio e decentrato Mista.
All’Hertha, ad affiancare a Pantelic è la fantasia dei trequartisti, Marcelinho e Bastürk, più che una seconda punta (Rafael). Idem per Romulo al Mainz, Vata all’Arminia Bielefeld, il gioiellino Podolski al Colonia (in nazionale Klinsmann lo vede con Kuranyi), Schroth (supportato dagli slovacchi Vittek e Mintal) al Norimberga e Amanatidis all’Eintracht.
In stand-by l’idea di 4-2-3-1 del Le Mans, spiazzato dall’incidente stradale in cui ha rischiato la vita Romaric: solo 2 gare dietro il pennellone (1,91 x 83) brasiliano De Melo (4). Il Sochaux oscilla tra il modulo a una punta centrale, il brasiliano Araujo Ilan (3), appoggiata dall’interessante burkinabé Dagano (1), o sostenuta da una o due mezzapunte, quasi sempre l’ex bolognese Meghni. Lo Strasburgo alterna il 4-2-3-1 con Pagis (1) unica punta e il 4-3-1-2 in cui gli fa compagnia uno fra Gmamdia e Diane.
(c.giord)

Il triangolo nì
Tre punte pure hanno la rarità del Gronchi rosa, con una differenza: nessuno le vuole. Si parla e straparla di 4-3-3 ma in Europa se ne vedono pochi. Uno, forse, al Lens, ma con tre attaccanti “esterni” da scegliere fra Cousin, Thomert, il brasiliano Jussi e l’ivoriano Dindane. Altri, a intermittenza, al Saint-Étienne, dove ai due Frédéric, Piquionne (4) e il senegalese Mendy (1), spesso si aggiunge Feindouno (1); e all’Auxerre, che può scindere la coppia Luyindula-Pieroni (3+2) per giocare a tre tenendo larghi Akalé e “Benjani”, che rende anche nel mezzo.
Anche quello dei Red Devils è spurio, perché Cristiano Ronaldo è un’ala e se sull’out giocano Giggs, Park o Fletcher, si torna all’antico 4-4-2 che ha fatto la fortuna dei Red Devils di Sir Alex. Da WWF il sacrificio tattico cui deve sottoporsi Robbie Keane (2) perché il Tottenham, terzo a sorpresa, possa reggere sia Defoe sia Mido (3+2).
In Spagna, Real e Barcellona hanno una tradizione di calcio offensivo da difendere e cui sottostare. Ma se i merengue Ronaldo e Raúl (50 gol in Champions League, primato strappato a Di Stéfano ma rimasto alla Casa Blanca) sono attaccanti veri, Robinho lo è a “trequarti” e Soldado, che in Champions ha salvato la baracca, per ora è riserva delle riserve. E al Barça, Rijkaard sarà anche di scuola olandese, ma negli anni italiani ha imparato a essere più realista del re se è vero che, davanti a Deco e Xavi, schiera sì Ronaldinho e Giuly (o Messi) ma lascia Eto’o (o Larsson o Maxi López) a far reparto da solo. Al massimo, se c’è da rimontare, gli mette vicino Ezquerro. Il suo è un 2-3-2-2-1, altro che il 3-4-3 (leggibile in orizzontale e in verticale) di cruyffiana memoria.
Tridente più per forza che per amore nel Dortmund: la rottura di un crociato anteriore ha messo fuori causa il gigante ceco Koller (sei mesi di stop ed eventuali mondiali a rischio) e così Smolarek è passato da destra al centro, con alle spalle Rosicki e Buckley.
(ch.giord)

Casi nazionali
Nelle eliminatorie europee per Germania 2006, caduti i vincoli di club, di combinazioni offensive se ne vedono delle belle. E così può capitare che il top scorer sia uno che attaccante puro non è: Cristiano Ronaldo (6), nel caso in coppia con il centravanti Pauleta (4). Somma pari a quella svedese, Ibrahimovic-Larsson (6+4), cui si aggiungono le 5 reti di Ljungberg, fantastico negli inserimenti offensivi. Non male gli olandesi van Nistelrooy-Kuijt (6+2), gli svizzeri Frei-Vonlanthen (4+4) e da segnalare, anche per l’atipicità, il terzetto ceco Baros-Koller-Rosicki (4+4+3). Curioso il rendimento degli slovacchi del Norimberga, Mintal (3) e Vittek (5), quest’ultimo ancora a secco nel club, che in nazionale giocano più avanzati e non sbagliano un colpo. Come l’islandese Gudjohnsen (5), accessorio al Chelsea, imprescindibile in patria.
(ch.giord)

1 commento:

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