venerdì, marzo 10, 2006

Charlton, Jack di cuori


UNA carriera double face, quella di “Big Jack”: da uomo all’ombra del più talentuoso fratello minore Robert (Bobby), a uomo che fa ombra, soprattutto ai suoi giocatori: per il carisma, il caratteraccio e la statura, fisica e morale. Da giocatore, ha vissuto nell’eterno complesso di inferiorità (tecnica) nei confronti di Bobby. Chiusa la parentesi agonistica, il Charlton più famoso è diventato lui, Jackie, l’unico inglese sopportato, e anzi amato, d’Irlanda.
John (Jack) Charlton nasce l’8 maggio 1935 ad Ashington, piccola (28 mila abitanti) cittadina mineraria del Northumberland situata a una trentina di km da Newcastle, dove il nord-est diventa, se possibile, ancora “più” nord-est.
La famiglia ha il calcio nel sangue. Il fratello, di due anni più piccolo (11-10-1937), è stato forse il più forte calciatore inglese d’ogni tempo, di sicuro il più completo. Gli zii Jack, George e Jim Milburn hanno giocato nel Leeds United e un altro, Stan, ha difeso i colori di Chesterfield, Leicester City e Rochdale. Ma il più famoso di tutti, perlomeno fino all’esplosione di “Wor Kid” Bobby, è stato il cugino di primo grado di mamma Cissie, Jackie Milburn, leggendario centrattacco del Newcastle United (177 reti in 353 partite tra il 1946 e il 1957). Il falso storico che vuole la signora Charlton come primo “insegnante” di calcio dei propri pargoli va quindi sfatato: per loro stessa ammissione, al massimo una qualche influenza sportiva, zii a parte, l’ha esercitata il nonno.
Jackie comincia a giocare in una squadretta parrocchiale, la Ashington YMCA (Young Men’s Christian Association, una sorta di Azione Cattolica Ragazzi anglosassone ma più potente e ben radicata nel territorio e nel tessuto sociale), dove attraverso il calcio i seguaci del credo di “Sir” George Williams, che fondò l’organizzazione a Londra il 6 giugno 1844, cercano di «costruire una comunità fatta di giustizia, di amore, di pace e di riconciliazione». Nobili obiettivi, che però non sempre collimano con l’esigenza di un agonismo magari meno sano ma più competitivo avvertita dal primogenito di casa Charlton, che difatti passa allo Ashington Walfare.
A quindici anni, come gran parte dei giovani locali del tempo, segue le orme paterne andando a lavorare nelle miniere di carbone della zona. Intanto, nel 1952 – grazie alle insistenze della madre e ai buoni uffici di cui gode ancora un “monumento” come l’omonimo zio, ottiene un provino con il Leeds United. Ad accompagnarcelo è proprio il celebre parente e stavolta le cose, nonostante un precedente rifiuto da parte del ragazzo, vanno in porto: il primogenito di casa Charlton lascia la miniera per firmare il suo primo contratto da calciatore professionista.
Il debutto avviene il 25 aprile 1953, tredici giorni prima del 18° compleanno, contro il Doncaster Rovers. Il National Service (la leva militare, ndr) gli tarpa le ali, ma una volta assolto, “Big Jack” si conquista subito un posto da titolare al centro della retroguardia. Stopper all’antica lungo e sgraziato, assai rigido anche nella corsa, Charlton (1,86 per 82 kg) si inserisce in pianta stabile al centro della difesa, dove fa coppia con il più tecnico Norman Hunter, così da permettere al fisicaccio di John Charles, altro portento del gioco aereo, di fare sfracelli in attacco. E se Billy Bremner è la pietra angolare della squadra, il muro Charlton-Hunter ne costituiscono le solidissime fondamenta. Anche Jackie, però, in quanto a fiuto del gol, non scherza, anzi. Strano ma vero, quando l’allenatore Don Revie, tra il 1961 e il 1962, lo schiera con la maglia numero 9, “la Giraffa” lo ripaga segnando 14 reti in 25 partite.
Con il Leeds conquista due promozioni nella massima serie (2° posto nel 1955-56, 1° nel 1963-64), un campionato di Division One (1968-69), una FA Cup (1972) e una Coppa di Lega (1968) sempre battendo 1-0 l’Arsenal, e due Coppe delle Fiere (1-0 e 0-0 al Ferencváros nel 1968, 2-2 e 1-1 con la Juventus nel 1971), inoltre nel 1967 la Football Writers’ Association lo nomina calciatore inglese dell’anno. Ma Charlton e il Leeds della gestione-Revie sono anche una sfortunata macchina da secondi posti: nel 64-65 regala per differenza reti il titolo al Manchester United di Bobby, l’anno dopo finisce 5 punti dietro il Liverpool e l’agognato successo del 1969 viene “pagato” con tre crudeli piazzamenti alle spalle, nell’ordine, di Everton, Arsenal e Derby County. Beffa delle beffe, nella prima stagione senza Charlton, la 73-74, il Leeds rivince il campionato. In Coppa d’Inghilterra, la storia si ripete con tre sconfitte in quattro finali: 1-2 ai supplementari con il Liverpool nel 1965, 2-2 a Wembley e 1-2 nel “replay” all’Old Trafford con il Chelsea nel 1970, in entrambe le occasioni dopo l’extratime, e 0-1 con il Sunderland nel 1973. In Coppa delle Fiere, l’antenata della Coppa UEFA, andò meglio: solo una sconfitta, nel 1967, contro la Dinamo Zagabria (2-0 e 0-0) delle stelle Filip Blaskovic e Slaven Zambata.
Più dolce il bilancio con la Nazionale, raggiunta quasi a trent’anni, il 10 aprile 1965 nel 2-2 contro la Scozia a Wembley, lo stesso avversario contro il quale, nel 1958, aveva debuttato Bobby (0-4 inglese all’Hampden Park di Glasgow). Schierando entrambi i Charlton l’Inghilterra trovava due emuli di Frank e Fred Forman del Nottingham Forest, in campo insieme nel lontano 1899. Con i Leoni Jack colleziona 35 presenze (nessun altro del Leeds vi ha giocato tanto) e 6 reti e si laurea campione del mondo, in casa nel ’66, per una volta assieme al fratello-coltello Robert. I due hanno vissuto in perenne ma tutto sommato sana competizione e solo in tarda età hanno avuto qualche frizione dovuta però a vicende extracalcistiche. Nel libro “Jack & Bobby – A Story of Brothers in Conflict”, l’autore Leo McKinstry racconta che il maggiore non ha mai perdonato al più piccolo di non aver fatto abbastanza per mamma Cissie quando questa era gravemente malata.
Il 28 aprile 1973, venti anni e 772 partite (95 gol) dopo il debutto con i bianchi del Leeds – record difficile anche solo da avvicinare – lascia il club della sua vita e dal quale Bill Shankly, storico manager del Liverpool, aveva tentato in tutti i modi di strapparlo salvo poi ripiegare sul più “economico” Ron Yeats, scozzese del Dundee United già inseguito quando Shankly guidava l’Huddersfield. Appesi gli scarpini, guida Middlesbrough (1973-77), Sheffield Wednesday (1977-83) e Newcastle United (1984-85).
Nella nuova carriera di tecnico, a differenza del fratello Robert, che non riesce a salvare il Preston North End dalla retrocessione in Third Division, Jack comincia col botto. Al Boro ottiene subito la promozione in Division One (centrata con il record di punti, 65, e di distacco inferto alla seconda, 15 al Luton Town) e la nomina di manager dell’anno 1974. La magica stagione è coronata dal cavalierato all’Ordine dell’Impero Britannico (OBE), ottenuto, per i servigi resi alla patria calcistica, lo stesso giorno in cui gli Ironsides battono il Liverpool (0-1) ad Anfield Road. Vent’anni dopo Bobby, già OBE nel 1969 e CBE (Commander) nel 1974, lo “supererà” diventando il primo Sir, baronetto, per meriti calcistici dai tempi di Stanley Matthews. Nel 1974-75, i rossi chiudono con un onorevole 7° posto in campionato e in Coppa di Lega cedono (0-1 col Birmingham) in semifinale. Nel 1976, l’anno del centenario della società, a compensare il deludente 13° posto in Premier League e l’eliminazione in Coppa di Lega (1-4 complessivo con il Manchester City) provvede il primo trofeo conquistato dal club dopo il passaggio al professionismo: la neonata Anglo-Scottish Cup, “erede” della Texaco Cup ma non più allargata ai club irlandesi o nordirlandesi, arrivata superando in finale (1-0 esterno su autorete di Les Strong, 0-0 ad Ayresome Park) il Fulham, dopo aver eliminato Sunderland, Carlisle United, Newcastle United, Aberdeen e Mansfield Town. Archiviati il 12° posto del torneo 1976-77 e la sconfitta per 0-2 con il Liverpool nei quarti di finale di FA Cup, Charlton si dimette, sostituito da John Neal, per poi scendere, l’anno venturo, in Third Division dove rimpiazzare Len Ashurst allo Sheffield Wednesday.
Nel 1980 porta gli Owls in Division II e dopo tre anni (chiusi al 10°, al 4° e al 6° posto) saluta la compagnia, ma sbaglia perché la stagione successiva la squadra di Howard Wilkinson centra la sospirata promozione in First Division. Trascorso un anno sabbatico, Charlton accetta la sfida: allenare il Newcastle United, la squadra per cui da ragazzino, assieme al fratello Bobby, faceva il tifo dalle gradinate di St James’ Park.
Big Jack sembra l’uomo giusto al posto giusto: è un “prodotto” locale, viene da buoni risultati con Middlesbrough e Sheffield Wednesday e dispone del carattere necessario per reggere alle pressioni dovute al sedersi su una panchina storicamente bollente come quella dei Magpies (si pronuncia “Megpìs”, non “Megpais” come spesso propinato via-etere, ndr). Invece, dura poco più di un anno.
Nel febbraio 1986, tra la sorpresa generale, non ultima la sua, viene nominato Ct dell’Irlanda. Con lui alla guida la Repubblica, costruita attorno al nucleo ereditato dall’inesperto e poco fortunato Eoin Hand e sul quale vengono innestati la punta John Aldridge e il regista Ray Houghton ma non Liam Brady (che Charlton ritiene troppo portato a rallentare il gioco), conquista il primo trofeo della propria storia, un triangolare a Reykjavik con Cecoslovacchia e Islanda. Il traguardo successivo è la storica qualificazione agli Europei del 1988 e ai Mondiali del 1990 e del 1994. Grazie anche ai buoni risultati della “Jacko’s Army”, il calcio conosce nelle 26 contee del Paese un boom senza precedenti: in otto anni il numero di praticanti registrati è quasi raddoppiato.
Le imprese raggiunte in dieci anni con i Trifogli gli valgono la cittadinanza onoraria irlandese (onorificenza concessa appena sei volte) e, nel 1994, le chiavi della città di Dublino. Per farla breve, è il primo inglese capace di conquistare il cuore degli irlandesi.
Al di là delle facili etichette di grande antipatico, di principe del non-gioco, Charlton piace perché non ha padroni. La sua integrità, nonostante una certa disinvoltura nelle naturalizzazioni, è stata spesso scambiata per goffaggine, arroganza, inopportunità, mancanza di tatto, ma è il prezzo da pagare per restare fedeli ai propri convincimenti, tattici e no. Per tutta la carriera, sia da giocatore sia da allenatore, ha dimostrato leadership, coraggio, abnegazione, lealtà e ha sempre suscitato rispetto. Lo testimoniano le parole scritte da Don Revie nella brochure stampata per la partita d’addio di Charlton: «Gli sarò sempre grato e anche il Leeds United dovrebbe. Nessun altro club ha avuto un servitore più fedele».
Oggi, Jackie passa il suo tempo dividendosi tra la caccia, la pesca, sua grande passione che spesso sposa con iniziative benefiche in favore dei disabili, i discorsi a invito, la pubblicità (è testimonial, fra le altre cose, di una azienda di videogiochi legati al calcio) e la carica di Deputy Lord Lieutenant del Northumberland. Il 29 aprile 2004 il rettore della University of Leeds, in occasione del centenario dell’ateneo, gli ha conferito honoris causa la laurea in Legge. Per farti uscire dall’ombra il calcio, come la vita, a volte segue percorsi imperscrutabili.
(Christian Giordano, 9 - continua)

Irlandese onorario
Fino al 1921, anno in cui, separando l’Ulster (Irlanda del Nord), l’Inghilterra riconosce il regime di «dominion» allo Stato libero dell’Irlanda meridionale (Eire), la Repubblica aveva soltanto una rappresentativa calcistica. La tradizione, oggi mantenuta solo nel rugby, ha avuto effetti nefasti per il calcio della parte sud dell’isola, perlomeno sul piano dei risultati. A parte due eccezioni, nel 1903 e nel 1914, quando vinse, a sorpresa, l’“Home Championship”, torneo riservato alle selezioni britanniche, l’Eire subiva sistematicamente la fuga verso nord dei suoi migliori talenti. Poi, nel 1986, venne Jack Charlton. Prima di Euro ’88, e tolti i quarti di finale raggiunti dai “verdi” alle olimpiadi parigine del 1924 (in cui furono eliminati dall’Olanda), la Repubblica d’Irlanda non aveva mai preso parte ai grandi appuntamenti internazionali. Al primo tentativo, la Nazionale del trifoglio non solo sfiora la semifinale (l’olandese Kieft segna il gol della vittoria all’82’), ma vince il suo personale campionato battendo (ed eliminando) proprio gli odiati “cugini” inglesi. Arrivare agli Europei fu un enorme passo avanti per un Paese dalle imprese pedatorie mai all’altezza del talento prodotto da un bacino di appena 4 milioni di abitanti. L’alibi della scarsità della popolazione, infatti, regge fino a un certo punto, perché mentre la ancor più minuscola Irlanda del Nord partecipava tre Coppe del Mondo, i “Southerners” fallivano ripetutamente l’approdo a Europei e Mondiali. Fu proprio in seguito alla fallita qualificazione per Messico 1986 che a Charlton e a Maurice Setters – due inglesi! – fu affidato l’incarico di rompere con il passato. Puntando su uno stile di gioco, definito “Under Pressure”, che mirava a spegnere sul nascere la manovra degli avversari già nella loro metà campo e approfittando di una certa libertà di regolamentazione su vere o presunte ascendenze irlandesi di giocatori nati calcisticamente a Glasgow, Preston, Liverpool, Huddersfield e West Ham, i due hanno scritto la storia del calcio irlandese degli ultimi anni. Al suo debutto sulla panchina del Lansdown Road, lo stadio dublinese dove gioca la nazionale, “Jacko” era stato contestato perché aveva trascurato i tecnici (ma forse troppo compassati) Brady e O’Leary. Su un pennone fu issata una bandiera con un chiaro invito a tornarsene a casa. Dieci anni, un europeo e un paio di mondiali dopo, quella casa si chiama Irlanda.
(ch.giord)

La scheda
JOHN (JACKY) CHARLTON
Data e luogo di nascita: 8 maggio 1935, Ashington (Northumberland, Inghilterra)
Ruolo: stopper
Club da giocatore: Ashington YMCA, Ashington Walfare, Leeds United (1952-1973)
Presenze (reti) in massima divisione: 629 (70)
Presenze (reti) con il Leeds United: 772 (95)
Esordio in nazionale: 10 aprile 1965, Londra (Wembley), Inghilterra-Scozia 2-2
Presenze (reti) in nazionale: 35 (6)
Palmarès da giocatore: 2 promozioni in Division I (1955-56, 1963-64), 1 campionato del mondo (1966), calciatore inglese dell’anno 1967 per la Football Writers’ Association, 1 campionato inglese (1968-69), 1 Coppa d’Inghilterra (1971-72), 1 Coppa di Lega inglese (1967-68), 2 Coppe delle Fiere (1967-68, 1970-71)
Club da allenatore: Middlesbrough (1973-77), Sheffield Wednesday (1977-83), Newcastle United (1984-85)
Nazionali da Ct: Irlanda (1986-95)
Palmarès da allenatore: 1 campionato di Division One (Middlesbrough, 1974), allenatore dell’anno 1974, Order of the British Empire (1974), 1 promozione in Division Two (Sheffield Wednesday, 1979-80)

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