giovedì, marzo 16, 2006

L'Olocausto del calcio


«VOLEVO scrivere un libro che non si limitasse ad accusare gli olandesi di essere stati “fout” (cattivi). Volevo anche arrivare ai lettori stranieri, perché il mito di un paese tollerante, che durante la guerra fu “goed” (buono), oggi fa più presa fuori dai Paesi Bassi. Volevo anche esaminare il calcio durante la Seconda guerra mondiale in altri paesi europei: mi sconcertava che anche mentre accadevano cose come Stalingrado e Auschwitz si fosse continuato a inseguire un pallone. (…) Il 22 giugno 1941, il giorno in cui i tedeschi invasero l’Unione Sovietica (l’azione decisiva dell’intero conflitto) a Berlino 90 mila spettatori assistevano alla finale del campionato tedesco. Ma cosa avevamo in testa? Mi ricorda la famosa annotazione nel diario di Kafka relativa al 2 agosto 1914: “La Germania ha dichiarato guerra alla Russia. Nuoto nel pomeriggio”».
Queste poche righe racchiudono l’estetica e la poetica di “Ajax, la squadra del ghetto” (Ajax, the Dutch, the War nell’edizione inglese), Isbn edizioni (15,50 euro), il nuovo libro di Simon Kuper, già autore della perla “Football Against the Enemy” nella quale aveva analizzato la rivalità non solo calcistica fra Germania e Olanda. Qui Kuper, giornalista olandese nato nel 1967 in Uganda da genitori ebrei sudafricani, ma vissuti fra Cambridge, il deserto del Kalahari, la California meridionale, l’Uganda, la Giamaica, la Svezia e l’Uptown londinese), racconta l’Olocausto – Shoah, “distruzione”, nel termine ebraico – parlando dell’Ajax e più in generale di calcio, e viceversa. Per farlo parte dagli anni Trenta, «fonte di ogni male, ma affascinanti da un punto di vista calcistico», anche perché «fu in quel periodo che il gioco si trasformò in politica».
Con il consueto stile arguto e ironico, e a volte giustamente sferzante, l’autore – documentatissimo – spazia dalla storia alla cronaca (vedi le argomentate considerazioni legate all’ascesa e all’assassinio, avvenuto il 6 maggio 2002, di Pym Fortuyn, giornalista gay diventato famoso come primo politico populista olandese) cui aggiunge sporadici e attinenti riferimenti a vicende personali. Il vero punto forte del volume è nella certosina raccolta di testimonianze, di fatti e di vicende che la memoria collettiva non soltanto olandese preferisce dimenticare o riporre in un cassetto da tenere ben chiuso. In più sfata tanti di quei luoghi comuni (specialmente sull’Ajax squadra “ebrea” che oggi della stella di David si vergogna, o dello Sparta Rotterdam, la squadra con il maggior numero di soci ebrei, e prontamente espulsi) e di falsi miti (il tradimento fatto ad Anna Frank, catturata da tre poliziotti olandesi e da un tedesco, su una spiata di un olandese) che alla fine se ne perde il conto. E questo è già un bel vanto.
«Ho trascorso settimane nella magnifica biblioteca della KNVB (la Federcalcio olandese, ndr) dove una volta ho pure incontrato Sven Goran Eriksson. Ho preso treni da Parigi a Monaco, e poi fino a Lugano per incontrare un uomo che aveva giocato con la Germania fino al 1942, e durante il viaggio di ritorno mi sono fermato a Strasburgo per incontrare un uomo che si era rifiutato di farlo. Sono andato a Preston per andare a trovare Sir Tom Finney (insieme a Stanley Matthews, i dioscuri del calcio inglese dell’epoca, ndr). Ho letto riviste di tutta l’Europa, e ho cercato di cucire tutto insieme in modo da formare una specie di Storia alternativa della Seconda guerra mondiale». Una Storia capace di andare oltre il materiale reperibile, ad Amsterdam, presso l’Istituto olandese per la documentazione di guerra: sei scaffali e mezzo di libri dedicati alla “Resistenza olandese” e appena mezzo scaffale di opere sul “Collaborazionismo olandese”.
C’è riuscito benissimo, centrando nel processo un altro importante obiettivo: allacciarsi alle vicende odierne, nelle quali ormai nemmeno fanno più notizia i cori razzisti e antisemiti riesplosi (ma forse mai cessati) un po’ ovunque negli stadi. Nello specifico, entra in gioco il Feyenoord, l’antica rivalità con l’Ajax, squadra che al De Kuip viene accolta, come i suoi tifosi, con poderosi sibili a imitazione di quello delle camere a gas. Un plauso alla nuova casa editrice, ISBN Edizioni (legata al gruppo Il Saggiatore), che ne ha pubblicato l’edizione italiana e che non se ne avrà a male per un piccolo rilievo: la traduzione è calcisticamente perfettibile: in fondo basta poco per non confondere, ad esempio, il campionato con la FA Cup.
Nella preziosa e per certi versi inquietante raccolta iconografica, meritano una citazione la svastica nazista che sventola – a mezz’asta, per la morte della principessa Vittoria – al White Hart Lane il 4 dicembre 1935; e la cosiddetta “fotografia infame”: l’Inghilterra che fa il saluto nazista prima dell’amichevole contro la Germania a Berlino il 15 maggio 1938. Una duplice scoperta da aggiungere alle tante racchiuse in questo piccolo capolavoro di ricerca storica, di passione sportiva e di impegno civile che dimostra come la strada della memoria valga sempre la pena di essere battuta.
(Christian Giordano)

Simon Kuper
AJAX, LA SQUADRA DEL GHETTO
ISBN Edizioni, 254 pagine, 15,5 euro

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