venerdì, marzo 31, 2006

Nessun miracolo italiano

Se per Ulivieri, «considerando per come era partito (0 punti in 3 gare ma unico a giocarle in otto giorni, ndr), il Cesena è la sorpresa della stagione», lo deve, al contrario, a un lavoro che poco ha a che fare con l’improvvisazione: programmazione, serenità e tradizione dell’ambiente e rispetto di ruoli e competenze. Che di tricolore hanno il verde del campo, il bianco delle carte a posto e il rosso come simbolo della sanguignità romagnola e non del passivo nel bilancio.
Caposaldo non negoziabile, il tetto massimo agli ingaggi: 110.000 euro (già dall’anno scorso in B, in C1 si aggirava sui 90-100 mila) con poche e mirate eccezioni. Turci, che quest’anno sta facendo la differenza, viaggia sui 400, ma 250 glieli versa la Samp. Ciaramitaro (116.000), in comproprietà col Palermo e riscattabile per 50.000, vale già 1.1 milioni di euro e per riprenderselo i rosaneri stanno trattando sulla base di 550 mila). Le stelline Salvetti e Pestrin, vertice basso e alto del centrocampo bianconero quello sì dei miracoli, ne prendono 100 mila, con il mediano cha ha accettato di ridursi un pelo il compenso ma di spalmarlo in tre anni (dai 120 che erano, 100, 105, 110).
Caposaldo non acquistabile: conoscere il calcio e i giocatori. E in questo il presidente Giorgio Lugaresi (figlio del “mitico” Edmeo, che contribuì a fare le fortune di “Mai dire gol” della Gialappa’s Band e oggi presidente onorario), con lex bianconero Antonio Genzano ds, Marino (Rino) Foschi (sì, quello del Palermo: siamo in Italia, no?, ndr) consulente del mercato e Fabrizio Castori (col vide Massimo Gadda) in panchina, può dormire sonni tranquilli. La squadra è giovane ma lotta per la A e, grazie anche ai 9 innesti di giovani del vivaio, autentica serra creativa seconda in Italia solo all’Atalanta, è costata meno di 500 mila euro. Un quarto di quanto speso dal Bologna a gennaio per prendere tre seppur arzilli vecchietti – Marazzina (un ’74), Nervo e Zauli (’71) – piú la comproprietà di un ’80 ma piú di quantità che di qualità. Il colpaccio sono stati gli acquisti a costo zero (i portieri Turci e Sarti o i difensori Bova e Ferrini, l’esterno offensivo Papa Waigo, arrivato per debito di riconoscenza con Castori dal Lanciano), con prestiti (Morabito per la difesa) o formule “ingegnose” (il centrale difensivo Zaninelli, arrivato nel giro che ha portato a Treviso i Filippini). Se proprio non si può fare a meno di spendere, meglio farlo al minimo come col difensore ghanese Ola. Peraltro sfortunatissimo, perché, giunto in comproprietà dal Teramo (C1, 25 presenze e un gol l’anno scorso), si è rotto il tendine rotuleo al 1’ della stagione, in Coppa Italia con lo Spezia.
Ovviamente poi bisogna fare risultato. E qui ambiente e l’ex carneade Castori (sul quale la società ha avuto la lungimiranza e il coraggio di puntare nonostante i fattacci col Lumezzane e la squalifica in essere) hanno contato. Il tecnico, ha cambiato tre sistemi di gioco prima di approdare al 4-3-3 cucito addosso a Salvetti, che per rendere deve sentirsi amato (coma a Verona ma con Prandelli e non con Malesani) e puntare la porta, non volgerle le spalle come invece in rossoblù gli chiedeva Guidolin («Faccia giocare un altro, giocando così non le sono d’aiuto»). Da allora, pur imbottita di giovani, la squadra ha volato. Fra i 18 della prima squadra, oltre ai centrocampisti Piccoli, infortunato, e Valdifiori, 20enne poco impiegato (3 presenze), il Cesena ne ha cresciuti in casa sette: Bernacci e Chiaretti in attacco, Biserni, Fattori e Salvetti in mediana, Ferrini e Rea in terza linea. Da altre parti, un lusso assai meno sostenibile.
(Christian Giordano)

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