martedì, marzo 28, 2006

Premiership a.C e d.C.

IL calcio inglese è campione d’Europa, in campo (col Liverpool, che non potrà confermarsi vincitore della Champions League) e fuori. Questo, in sintesi, il “verdetto” emesso dalla Deloitte & Touche nel suo Annual Review of Football Finance 2005 (quello del 2006, riferito alla stagione 2004-05, uscirà a giugno). Sottotitolato “A changing landscape”, un panorama che cambia, la bibbia della finanza calcistica europea stabilisce che nella stagione 2003-04:
• l’Inghilterra è la nazione leader in Europa con un fatturato di 7,5 miliardi di sterline (11,25 mld di euro);
• i 92 club delle prime quattro divisioni inglesi hanno generato ricavi per oltre 1,75 miliardi di sterline (2625 milioni di euro), con quelli di Premiership a fare la parte del leone (i 3/4 del totale, cioè 1326 milioni di sterline, +6% rispetto ai 1246 del 2002-03) e hanno versato in tasse governative circa 600 milioni di sterline (225 mln di euro);
• i costi legati ai giocatori hanno sfondato per la prima volta il muro del miliardo di sterline (1,5 mld di euro), in parte grazie alle cifre-record spese dal Chelsea;
• Chelsea a parte, il monte-stipendi dei giocatori è per la prima volta diminuto da quando (1992) esiste la Premiership;
• il margine di profitto dei club di Premiership è il più alto di sempre;
• i club di Football League hanno compiuto grandi sforzi nel controllo dei costi e nella riduzione delle perdite.
Gli effetti dovuti al successo del Liverpool nella Champions League 2004-05 saranno computati e analizzati nel report 2006, ma si può già stimare che quella vittoria abbia portato ad Anfield Road fino a 30 milioni di sterline (11,25 mln di euro) di ricavi, con l’implicita promessa di ulteriori entrate. I club di Premiership hanno ricavato 1,3 miliardi di sterline (1,95) nel 2003-04. Cifre che fanno della prima divisione inglese il maggior campionato europeo (mentre per presenze negli stadi nessuno batte la Bundesliga) e con un margine-record, visto che rappresenta il 18% del mercato calcistico continentale.
La stagione 2003-04 è stata anche la prima intera per il Chelsea sotto la presidenza di Roman Abramovic. E non è fuori luogo parlare di un’annata spartiacque nella storia del calcio non solo inglese. I numeri spigano come si possa parlare non solo di due ere, a.C. e d.C. (avanti e dopo Chelsea), ma anche di come ogni discorso economico segua due percorsi paralleli, con cifre completamente diverse se nel computo vengono compresi o no i Blues. Il rapporto Deloitte & Touche stima in 300 milioni di sterline la cifra già investita a Stamford Bridge, ricompensata dal primo titolo in Premiership (il secondo nella storia del club, il terzo è già in cassaforte). I soldi spesi dal Chelsea in ingaggi e nella campagna trasferimenti hanno contribuito a sfondare per la prima volta il tetto del miliardo di sterline (1,5 mld di euro). Ma il tasso di crescita (7%) è il più basso nella storia della Premiership. Dato che desta ancora più sensazione se si pensa che, togliendo il Chelsea, per la prima volta il monte-ingaggi dei giocatori è diminuito.
I club hanno aumentato del 6% i ricavi, arrivati a 1,3 miliardi di sterline (66.3 milioni di media per club, oltre il 50% rispetto ai 43 di una società della Serie A italiana, il competitor più vicino). La crescita è figlia in primis dei diritti tv (fino al 9%, cioè 50 milioni di sterline) e degli introiti dello stadio (fino al 9%, cioè 32 milioni di sterline).
Tra i “big five” (Premiership e Championship, Serie A, Bundesliga, Liga, Ligue 1), solo i club della prima divisione inglese hanno raggiunto guadagni-record (149 milioni di sterline, 7.5 di media per club), assieme ai tedeschi gli unici a trarre profitti, anche se quest’ultimi con valori sensibilmente più bassi rispetto al 2002-03.
L’Inghilterra vanta anche i migliori stadi del continente, cui si è aggiunto il City of Manchester Stadium. Deloitte & Touche prevedono che entro la fine dell’estate 2006 il totale degli investimenti per impianti e infrastrutture supererà i 2 miliardi di sterline. Nella scorsa stagione, l’affluenza è stata di 29,3 milioni di spettatori, la più alta dal 1969-70. Se il Chelsea è il Rockerduck del calcio inglese, il Man Utd resta il Paperone di quello mondiale: 172 milioni di sterline di ricavi, ma Abramovic & C., che inseguono a 144, hanno ridotto il gap e spezzato il duopolio dei Red Devils e dell’Arsenal. Cifre già vecchie: nonostante l’annataccia 2005, il Real Madrid, dopo 8 stagioni di leadership targata Old Trafford, ha messo la freccia.
(Christian Giordano)

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