venerdì, marzo 17, 2006

I "ridolini" dell’altro mondo



di CHRISTIAN GIORDANO
 
All’indomani dell’infausta spedizione cilena la FIGC, presieduta da Giuseppe Pasquale, esclude gli oriundi dalla Nazionale, consente l’acquisto di un solo straniero e introduce il controllo anti-doping. Milan e Inter hanno iniziato il loro ciclo di successi, e il solo a non accorgersene sembra il Ct Edmondo Fabbri. 
 
Mondino, per certi versi un Arrigo Sacchi ante litteram, crede in Rivera, meno negli altri rossoneri e con il club nerazzurro ce l’ha a morte per essere stato, nel ’62, sedotto e abbandonato. Ripicche personali a parte, il Ct ritiene che la forza dello squadrone di Herrera risieda soprattutto nella regìa dello spagnolo Suárez e nei contropiede del brasiliano Jair. Non potendo contare su quei due fuoriclasse, del blocco nerazzurro, fortissimo in difesa, Fabbri mantiene, oltre a Mazzola, solo i terzini, prima Facchetti poi anche Burgnich, e solo sporadicamente la coppia centrale formata da Guarneri-Picchi. A tutti gli altri, Corso compreso, dà l’ostracismo con il pretesto che non sarebbero adatti ai suoi schemi, nei quali non è previsto il “battitore libero”.

Che la gara non sia una passeggiata lo si intuisce dopo 30”, con un destro di Ih Seung-Hwi che sibila a un paio di metri dall’incrocio. 
Gli azzurri reagiscono, con Mazzola, che al 2’ recupera un rilancio della difesa asiatica, lancia Perani che si porta avanti la palla di testa, supera Sin Yung-Kyoo, ma il portiere Li devia in angolo. 
Un minuto dopo Rivera parte in velocità, cross per Perani che, di suola, mette fuori da due passi. La (presunta) superiorità italiana sembra fotografata dal tunnel con cui Rivera irride Han Bong-Zin, uno dei perni del centrocampo coreano. 
Al 4’ Bulgarelli parte da metà campo e centra rasoterra in area, Perani, ancora lui, controlla di destro e ciabatta fuori di sinistro. 
Al 7’, arriva la quarta occasione da rete per gli azzurri: Barison di testa spedisce a lato un traversone di Rivera. I coreani cominciano a capire quanto sia fragile la difesa a “W” degli italiani, specie in Guarneri, che non è coperto, come invece gli capita nell’Inter, dalla bella polizza d’assicurazione costituita dal libero Picchi. 11’, fuga di Pak Sung-Jin, palla a Yang Sung-Kook, allontana provvidenzialmente Janich. Ih Seung-Hwi ci prova dalla grande distanza, per Albertosi normale amministrazione. 
La gara, diretta senza affanni dall’appesantito francese Pierre Schwinte, scorre via piacevole ma col passare dei minuti la troppa frenesia fa perdere efficacia alla manovra azzurra. 
Al 16’, Barison è in ritardo su una bella palla di Fogli, al 20’ Pak Sung-Jin tenta la conclusione da lontano. Al 23’ un bel dialogo tra Rivera e Mazzola è interrotto da Oh Yoon-Kyung, un minuto dopo ecco la madre di tutte le occasioni: ancora per Perani, su lancio di Bulgarelli, ma l’ala del Bologna sciupa battendo addosso al portiere. I coreani prendono fiducia, fino a non disdegnare il dribbling, in particolare con Yang Sung-Kook che un paio di volte si fa beffe di Romano Fogli. Aumentano improvvisamente i ritmi di gioco coreani, che per qualificarsi devono vincere, l’Italia li soffre e deve operare di rimessa. Non c’è grande spazio per Mazzola, ben controllato a uomo da Ha Jong-Won. 
Al 33’ c’è la prima svolta della gara. Saltato come un birillo da Pak Sung-Jin, il claudicante Bulgarelli (l’unico che prova a fare da collante tra il nostro traballante centrocampo e gli isolatissimi attaccanti), nel tentativo di recuperare palla commette fallo da dietro e s’infortuna: il legamento del ginocchio salta e la gara dell’interno finisce lì. 
Non sono ammesse sostituzioni (solo il secondo portiere, Pierluigi Pizzaballa, può eventualmente sostituire, per infortunio, il titolare, Enrico Albertosi) e così, a un’ora dalla fine, l’Italia resta in dieci.

I medici avevano rassicurato Fabbri che quella del “Bulgaro” era solo una leggera contusione, così il Ct lo aveva schierato nonostante le legittime riserve espresse dal giocatore. Il colmo si ha però con Barison, il giocatore più alto tra i 22 in campo, che, secondo gli schemi di Fabbri, deve andare a battere i calci d’angolo. 
Al 41’ un’insistita azione delle “zanzare rosse” mette il solito Pak Sung-Jin in condizione di lanciare un pallone in area, Guarneri ribatte, Ha Bong-Zin rimette dentro di testa, gli azzurri stanno a guardare Pak Doo-Ik che, leggermente defilato sulla destra, si avventa sulla palla, la controlla e lascia partire un diagonale di destro. È il primo vero tiro asiatico verso la porta avversaria, ma va a finire nell’angolo basso alla destra di Albertosi. I 20 mila dell’Ayresome Park non credono ai propri occhi: Corea del Nord 1, Italia 0. Gli azzurri provano a reagire, con Rivera che di testa mette il quinto pallone buono sui piedi di Perani, che calcia fuori. Al 44’ è Fogli a procurargli la sesta palla-gol dell’incontro, ma il bolognese mette ancora a lato.

Il secondo tempo si apre con il contemporaneo intervento in area su Perani di tre coreani (che attaccano e difendono sempre in sette), Schwinte, giustamente, fa continuare. 
Al 4’ è l’autore del gol a non sfruttare una limpida azione di contropiede, perché il pallone gli rimane sotto lo scarpino. Adesso ci si mette anche l’arbitro, con un assurdo gioco pericoloso fischiato a Mazzola. 
Al 5’ ci prova uno dei difensori, Ha Jong-Won, con una conclusione da lontano, parata. 
Al 6’ Barison si fa tutto il campo sulla sinistra, tiro ribattuto da Li Chan-Myung, arriva Rivera che non vede il liberissimo Perani e si fa anticipare da Lin Zoong-Sung. 
All’8’ grande occasione per Barison che, lanciato da Rivera, spreca con un sinistro da dimenticare. Ancora Barison cerca poi il lancio in una zona morta, Rivera recupera lo stesso la palla, supera in pallonetto un avversario, avanza e prova il sinistro dai venticinque metri, Li Chan-Myung compie la parata della vita. Sul calcio d’angolo, cross di Mazzola, ponte di Facchetti, Barison cicca la girata a rete. 
All’11’ lancio di Mazzola in area per Perani, finta per Landini, i coreani si salvano in corner. 
Al 14’ altro angolo, lo batte Rivera, il colpo di testa di Fogli sfiora la traversa sull’errata uscita del numero uno coreano. Foss’anche solo per l’impegno, a questo punto gli azzurri meriterebbero il pareggio. 
Al 16’ Perani viene anticipato dal portiere, sul capovolgimento di fronte Han soffia palla a Facchetti, in evidente difficoltà, forse più mentale che fisica, e mette in area un pericoloso traversone, Kim Bong-Hwan arriva in ritardo per la deviazione vincente. 
Due minuti dopo, su cross di Pak Doo-Ik, è provvidenziale l’intervento di Guarneri. Adesso i coreani non si limitano più a difendere il golletto e gli azzurri appaiono impotenti. 
Al 21’ la palla buona arriva sui piedi di Barison, lanciato dal positivo Rivera, ma l’attaccante mette clamorosamente fuori. 
Un minuto dopo c’è la risposta di Ih Seung-Hwi, tiro respinto, dall’altra parte Barison è troppo defilato per centrare la porta. 
Albertosi, per la fretta, comincia a sbagliare qualche rinvio di troppo, gli azzurri ormai “partono” con la testa: Landini provoca un contropiede, condotto da Pak Doo-Ik e da Han Bong-Zin, con quest’ultimo che tira di poco a lato sull’uscita del portiere. I coreani prendono fiducia, eseguono belle triangolazioni e gli azzurri non tentano neanche il pressing.

Oltre che su Perani, che sta sparendo dal campo, il raddoppio di marcatura tocca anche a Rivera. Al 32’ una pericolosa punizione di Pak Doo-Ik va di poco alta. Tempo un minuto e il fantasista rossonero prima colpisce il portiere che gli si fa incontro in uscita, poi si scusa. I coreani rinunciano alla melina. 
Ci riprova Perani al volo, ma batte altissimo. Mazzola, cui l’arbitro non fischia più niente, cerca di adoperarsi anche nei collegamenti tra i reparti, ma si vede che non è quello il suo mestiere. Pak Doo-Ik si sente il “Man of the Match” e spesso e volentieri scappa via a Janich. Al 38’ Barison e Facchetti si ostacolano su un cross, poi l’interista mette fuori. 40’, debole girata di Mazzola, scatta il contropiede dei coreani ma nulla succede. Poco dopo, si spegne anche l’ennesima conclusione fiacca del volenteroso Perani. Al 43’ Landini salva su un contropiede, sul ribaltamento di fronte Facchetti tenta un destro debolissimo. Gli asiatici chiudono in attacco, con occasioni per Han Bong-Zin e Pak Doo-Ik sventate da Guarneri. Al 45’ esatto Schwinte fischia la fine.

Dopo l’incredibile sconfitta degli inglesi contro gli USA nel 1950, è la più grossa sorpresa dall’invenzione del gioco. Un telecronista asiatico si lascia andare: «La caduta dell’Impero Romano è niente di fronte alla nostra vittoria». Fabbri arrivò in Inghilterra proclamando «adesso siamo in guerra». Da allora, nel dizionario del nostro calcio, Corea è sinonimo di Caporetto.
Christian Giordano, Guerin Sportivo


Il tabellino
Middlesbrough (Ayresome Park), 19 luglio 1966, ore 20.30
VIII Coppa Rimet, IV girone degli ottavi di finale, III gara
Corea del Nord-Italia 1-0 (1-0)
Corea del Nord: Li Chan-Myung; Lim Zoong-Sung, Sin Yung-Kyoo; Ha Jong-Won, Oh Yoon-Kyung, Ih Seung-Hwi; Han Bong-Zin, Pak Doo-Ik, Pak Sung-Jin, Kim Bong-Hwan, Yang Sung-Kook. Ct: Myung Rye-Hyun.
Italia: Albertosi; Landini I, Facchetti; Guarneri, Janich, Fogli; Perani, Bulgarelli, A. Mazzola, Rivera, Barison. Ct: Fabbri.
Arbitro: Schwinte (Francia).
Rete: 42’ Pak Doo Ik.
Spettatori: 20.000 circa.


Federazione di fenomeni
La squadra delle amichevoli premondiali si era dissolta nel nulla. Dopo le pessime prove con Cile e URSS, il Ct Edmondo Fabbri aveva capito di non poter competere con i coreani sul piano della velocità e aveva impostato una formazione più portata all’aggiramento sulle fasce, che ad azioni volte a saltare l’uomo. Con un Facchetti appena sufficiente, forse, il piano sarebbe riuscito. 
Invece l’Italia paga proprio la disastrosa forma del suo fluidificante sommo, cancellato dal campo dai coreani (la cui vittoria era quotata dai bookmaker inglesi addirittura 500 a 1); e pensare che il medico della Nazionale, Fino Fini, aveva dichiarato che, Bulgarelli a parte, gli azzurri erano tutti in perfette condizioni fisiche. La squadra soffre però anche le incertezze del tecnico, in bambola nell’italica attesa di un qualche evento miracolistico. I miracoli premiano invece gli asiatici perché Perani sbaglia sei-occasioni-sei, Barison tre, Rivera una. Come nel 2002 molte colpe saranno attribuite alla Federazione, rea di aver lasciato sola la squadra. Il presidente della FIGC era arrivato prima della gara con il Cile ed era subito rientrato in Italia per affari, Franchi aveva trovato una situazione già compromessa. 
Ne nasceranno polemiche e scandali epocali dai quali Fabbri, che vedeva congiure e doping dappertutto (ma non sapremo mai se a torto o a ragione), o si riprenderà più. 
Il 15 settembre, per risollevarsi e tutelare il vivaio nazionale, il calcio italiano chiuderà le frontiere, per riaprirle solo nel 1980. 
Un provvedimento che ricorda il blocco dei giocatori extracomunitari deliberato il giorno prima della débâcle al Mondiale nippocoreano. Sempre Corea (del Nord nel 1966, del Sud nel 2002), cause e protagonisti della disfatta e perfino i motivi (più economici che tecnici) della svolta erano diversi, non l’italico ricorso alla terapia del “pannicello caldo” praticata dal presidente federale di turno. 
Da Pasquale a Carraro, nel solco della tradizione. (ch.giord)


Balle spaziali
La Corea? Per la nostra stampa più pasticciona ed etichettarola, «una squadra di Ridolini» (frase che Valcareggi mai pronunciò), con un «bomber dentista» che «finì in un gulag», «costretta a nutrirsi di insetti» per espiare la sconfitta con il Portogallo (da 3-0 a 3-5) nei quarti. Panzane. 
Al personaggio delle comiche degli Anni 20, interpretato da Larry Semon, Valcareggi era ricorso per far capire che i coreani correvano tanto e alla velocità della luce. L’autore del gol non ha mai fatto l’odontotecnico, ma ci sono voluti 23 anni perché qualcuno si prendesse la briga di chiederlo al diretto interessato. 
Nell’ottobre 1989 Sergio Di cesare, prima firma della Gazzetta dello Sport per il calcio internazionale, ne ebbe l’occasione a Singapore, dove Pak Doo-Ik, divenuto Ct della Corea della Nord, preparava le finali asiatiche delle eliminatorie per Italia 90. Ex militare dell’esercito, l’insegnante di ginnastica Pak Doo-Ik era rimasto nel calcio conseguendo il patentino di allenatore. 
Nel 2001 uscì “Ultimo gulag”, un libro di un esule coreano, tale Kong Chol-Hwan, contenente le scandalose rivelazioni che gli avrebbe fatto (condizionale d’obbligo) nel gulag di Yodok l’ex centrocampista Park Seung-Zin, soprannominato “Scarafaggio” perché, per sopravvivere, si sarebbe nutrito di insetti. 
Tesi smontata alla vigilia del Mondiale 2002 dal documentario dei giornalisti inglesi Dan Gordon e Nick Bonner, The Game of Their Lives (La partita della vita), nel quale i superstiti del 1966 appaiono alla stregua di “eroi” nazionali. Troppo vero e poco suggestivo per vendere. (ch.giord)

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