venerdì, marzo 10, 2006

Ucraina, tramonto arancione

Dopo le proteste contro i brogli delle presidenziali di fine 2004, i capi dell’opposizione Viktor Yushenko e Julia Timoshenko salgono al potere. L’8 settembre scorso, il presidente ucraino Yushenko ha sciolto il governo (durato sei mesi) guidato dalla premier Timoshenko. Il colpo di spugna arriva dopo la crisi innescata dal dimissionario Oleksandr Zinchenko, ex capo del Gabinetto del presidente, che ha denunciato la corruzione dell’entourage presidenziale. Al centro dello scontro politico c’è Petro Poroshenko, magnate televisivo ed ex segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa, al quale il Primo ministro, madrina della Rivoluzione Arancione, imputa un governo parallelo, corrotto e cospiratore, che ha influenzato il presidente (il cui figlio Andriy ha depositato marchi e simboli «arancioni», aggiungendo agli scandali quello dello sfruttamento del merchandising) per impedirle di governare e infine destituirla. Stando alle accuse di Zinchenko, gli alti funzionari di Stato avrebbero tradito gli ideali rivoluzionari arricchendosi dalla revisione delle controverse privatizzazioni fatte dal precedente regime di Leonid Kuchma (è stato l’affaire-petrolio a travolgere il ministro della Giustizia, Roman Zvarych, ndr). Yushenko ha sciolto il governo, avviato un’inchiesta e nominato Primo ministro ad interim il governatore del Dnepropetrovsk, Yuri Yekhanurov, che dovrà traghettare il Paese fino alle legislative del 2006. A farne le spese, oltre alla Timoshenko, il capo dei Servizi di sicurezza Alexander Turcinov e Aleksandr Tetriakov, consigliere del presidente e per la Sicurezza, sospeso fino a fine inchiesta. Gli esponenti della Rivoluzione arancione, che promettevano di ripulire l’Ucraina dopo il malgoverno di Kuchma, vengono travolti dalle stesse accuse di corruzione che avevano combattuto e si incolpano a vicenda di aver tradito ideali e speranze del popolo Maidan (dalla piazza dell’Indipendenza di Kiev in cui nacque il movimento Arancione). Alla faccia del colore-simbolo, scelto perché «comunica la forza delle cose alla luce del sole, contro le tenebre della corruzione. Tutto dello stesso colore, fiori compresi». Fiori, e non opere di bene.
(Christian Giordano)

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