venerdì, marzo 10, 2006

Podolski, Wunderkind


MENO di due anni fa, Lukas Podolski era “solo” il centravanti della Under 19 tedesca alle prese con il complicato approdo al calcio professionistico. Oggi su questo 20enne di belle speranze, che il suo ex allenatore Huub Stevens magari dopo qualche pinta di troppo ha definito al livello «del giovane Johan Cruyff, del giovane Ryan Giggs o di Wayne Rooney», il Ct Jurgen Klinsmann e forse la Germania intera basano le proprie speranze per il prossimo mondiale.
A 18 anni, Podolski era ancora nelle giovanili del Colonia. Poi Marcel Koller, tecnico della prima squadra, in lotta per non retrocedere dalla Bundesliga e in ristrettezze economiche, si affida a quel ragazzino dal fisico compatto (1.80 x 81 kg) di cui in società si dice un gran bene. Podolski viene chiamato ad allenarsi coi “grandi” e subito dopo, il 22 novembre 2003, debutta fra il tripudio delle gradinate in quello stadio che frequentava con regolarità da tifoso.
Nella primavera successiva, nonostante le 10 reti in sole 19 partite del ragazzo meraviglia (impresa mai raggiunta da un 18enne in 43 anni di Bundesliga), il Colonia non riesce a evitare la retrocesione. Podolski potrebbe andarsene dove vuole, invece resta e a suon di gol (24) riporta il club là dove lo aveva trovato: in prima divisione. Anche per questo Lukas, enfant du pays, dimostra di essere diverso, speciale.
«È il posto giusto per imparare», disse durante la stagione in Zweite Bundesliga. Ancora prima che il campionato 2004-2005 cominciasse, Podolski era diventato il primo giocatore di seconda divisione ad approdare in nazionale dal 1975. L’allora Ct Rudi Völler lo fece debuttare il 6 giugno contro l’Ungheria, buttandolo nella mischia nel secondo tempo. “Prinz Poldi” (il principe Poldi) o “Poldissimo”, così lo chiamano i suoi tifosi, andò anche agli Europei portoghesi e al momento vanta già 7 reti in 15 presenze con la Nationalmannschaft.
Lukas non ha mai nascosto la propria ammirazione per il Barcellona, la sua seconda squadra dopo il Colonia, club al quale è legato fino al 2007. Ma in patria giurano che si tratta di un film già visto: un talento così non può che andare al Bayern. E il tecnico dei bavaresi Felix Magath l’ha buttata lì: «Credo che Podolski possa produrre a Germania 2006 lo stesso impatto avuto da Wayne Rooney nell’Inghilterra a Euro 2004. Rooney è più potente e robusto, ma Podolski è più elegante nel tocco. E a guardarlo giocare, non diresti che ha appena 20 anni. Ha l’astuzia del veterano, anche se è solo un ragazzo».
La sua immensa popolarità deriva anche da un potente lavoro d’immagine oltre che dalle sue doti calcistiche. Podolski è diventato un personaggio di culto per le giovani generazioni tedesche, appare dappertutto, ha già un sito personale e per certi versi ricorda Valentino Rossi: ha un sorriso che conquista. «Lukas trova istintivamente le parole giuste al momento giusto», dice la sua agente Kon Schramm «E non dice una cosa per un’altra».
In Germania dicono che ha la personalità e l’equilibrio di un Rudi Völler e il potenziale di marketing di un David Beckham. È l’unico calciatore tedesco scelto dalla teutonica adidas per affiancare Javier Saviola, Arjen Robben, Alessandro Del Piero e David Trezeguet nella promozione del nuovo modello di scarpa da calcio. La stessa multinazionale dell’abbigliamento sportivo ha già creato la collezione LP-10, dalle iniziali del giocatore e dal numero di maglia che indossa al Colonia. E appare accanto a Rooney e a Ronaldinho sulla copertina di un gioco per computer.
La cosa più sorprendente, perlomeno agli occhi di chi meno lo conosce, è constatare come ancora riesca a tenere i piedi ben piantati a terra, felice di descriversi come un ragazzino alle prime armi. «Ogni volta che vado in nazionale, osservo campioni come Oliver Kahn e Michael Ballack. Ho così tanto da imparare da loro», ammette con modestia. A cominciare da come gestire l’assalto dei media, che rifugge per stare in compagnia della famiglia, trasferitasi in Germania da Gliwice (a nord di Cracovia), in Alta Slesia, quando Lukas aveva due anni, e della fidanzata Monika. «Lei ha sempre qualcosa in tavola per me quando torno dall’allenamento. In genere piatti polacchi, proprio come faceva mia mamma», sogghigna il ragazzo meraviglia. Uno che ha già capito tutto.
(Christian Giordano)

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