mercoledì, aprile 11, 2007

Gasperini: primo, darle


Quest’anno è tornato di moda il (ricorso al) dizionario. In quello di Cassano non esiste la parola “scusa”. In quello di Gian Piero Gasperini da Grugliasco (26-1-1958) e della sua truppa è sparito addirittura un fondamentale. «Voglio le triangolazioni. Per favore, togliete dal vostro vocabolario il passaggio all’indietro». Uno dei princìpi-cardine del suo gioco riecheggiava sin dal ritiro estivo nella vallata dello Stubai, quando nei ventotto gradi di Neustift il tecnico salito da Crotone e il suo secondo Caneo istruivano Rossi e Aurelio, allora i teorici titolari della fascia destra. Era diverso quel Genoa, ma negli uomini, non nello spirito e, tantomeno, nel sistema di gioco. Il 3-4-3. Per molti anacronistico, nella B di vertice una primizia. Per Ulivieri e pochi adepti una panacea. Che però si fonda su filosofie a volte agli antipodi. Il ritmo, per esempio. Compassato e con fulminee accelerazioni, quello ulivieriano. E un’attenzione maniacale per la fase difensiva. Tambureggiante, garibaldino, quasi incosciente – specie in trasferta – quello genoano. Al Ferraris, i liguri creano moltissimo, scialacquando in proporzione. Anche, se non soprattutto, dopo il mercato di gennaio. Un nome per tutti, León: irresistibile in campo aperto, sciagurato negli ultimi sedici metri. Bello e impossibile come il Bologna del primo tempo al Dall’Ara contro il Napoli. Ma quando “quel” Genoa ti mette alle corde, prima o poi il KO arriva. Se non con la star designata Di Vaio, magari su palla inattiva, con i puntuali inserimenti del difensore centrale-bomber De Rosa, visto che lo specialista Adailton (operato ieri al viso) sembra out per il resto della stagione.
Su quel telaio Gasperini ha poi miracolato, con opposti adattamenti, Sculli e Greco: il primo arretrato da punta ad attaccante esterno – esperimento già attuato dal tecnico nelle giovanili della Juventus (dal 1994, Giovanissimi, Allievi e Primavera, con la quale ha vinto un “Viareggio”) – prima che la squalifica appiedasse l’ex Messina; il secondo riciclato a 23 anni da esterno offensivo (9 gol in sette stagioni tra B e C) a centravanti, ora spesso vice del redivivo Gasparetto. La difesa a tre è stata abiurata solo in rari casi: col 4-3-3 sconfitta per 3-1 a Piacenza alla 25ª e per 2-1 a Cesena alla 29ª; 1-1 con l’AlbinoLeffe alla 11ª e 0-0 col Bari alla 18ª col 4-3-3; col 4-3-2-1: successo per 0-1 a Trieste alla 17ª; col 3-5-2-1: 1-1 con la Juventus alla 14ª). «Giochiamo a tre, dietro – spiega il 3-1 laterale sinistro croato Ivan Juric, uno dei suoi pretoriani protagonista per metà stagione (passata a coprire Milanetto e a pressare il portatore di palla avversario) e ora confinato in panca dagli altisonanti nomi acquistati dalla ditta Preziosi & Pastorello – ma difendiamo in dieci perché i laterali devono rientrare. Là davanti resta solo la punta centrale. Un modulo molto efficace contro il 4-4-2». Quest’ultimo, non a caso, mai amato da “Ulli”, che in avanti conta esterni non di ruolo. Juric, che il sistema-Gasperini lo ha sperimentato anche nei tre anni di Crotone, ammette che anche in Calabria «all’inizio non è stato facile, perché i risultati non arrivavano. Dopo due mesi siamo decollati: 9 vittorie consecutive». E promozione in B nel 2003-04. Questione di fiducia, e Preziosi ne ha: «Gasperini (firmato con un biennale a scadenza 2008, ndr) resta, un progetto va valutato nel tempo». Quello che al Bologna manca.
CHRISTIAN GIORDANO

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