martedì, dicembre 18, 2007

Prima di Calciopoli

Prima di Calciopoli
Si fa presto a dire Luci a San Siro (Vecchioni) o Una vita da mediano (Ligabue), dedicata a Oriali, mitico mediano negli anni Settanta-Ottanta e campione del mondo a Spagna 82 e oggi dirigente nerazzurro. Ma in cento anni di iceberg, non va ricordata solo la punta. Ecco allora, in ordine sparso e inni esclusi, canzoni che citano la Beneamata. Nel bene e nel male, una squadra mai banale.
Il professor Vecchioni ha pensato al Ronaldo ancora nerazzurro nella meno nota Ho sognato di vivere. Il Liga, nella cover dei R.E.M. A che ora è la fine del mondo?, si rivolge al Niccolai interista anni Ottanta-Novanta: «Ferri batte il record di autogol». Lo stesso rocker emiliano, in Hai un momento Dio?, fra domande esistenziali se ne pone una di mercato (anche se messa così potrebbe pensare a un ipotetico passaggio di proprietà): «chi prende l’Inter, dove mi porti e poi di’, soprattutto, perché». Gli Articolo 31, in Sputate al re, nel loro consuetomix tra sacro e profano prendono le difese di Vieri, all’epoca non ancora oggetto di pedinamenti: «se il Vaticano fosse a Milano e se d’estate mancasse acqua a Verona, se sapessimo fare i seri, se domenica segna Vieri, se ci accorgessimo che in Europa siamo noi quelli più neri».
Fra i contemporanei, citazioni obbligatorie per Max Pezzali e il gruppo Elio e le storie tese. Il primo, ancora nel duo 883, ha lasciato ai posteri La dura legge del gol e, da solista, Sei fantastica. I secondi Ti amo campionato. In Briatori, al plurale, il Club Dogo Feat. Marracash usa Adriano come sinonimo di uscire la sera. E certo non per recarsi al cinema d’essay.
Nel più melodico passato, l’interista Celentano esagera coi numeri e cita anche i cugini rossoneri: in Eravamo in centomila, tenta lapporoccio con una «bella mora… se non sbaglio lei ha visto Inter-Milan con me/ma come fa lei a non ricordar? / noi eravamo in centomila / allo stadio quel dì / io dell’I… Inter / lei del Mi… Milan». Loredana Berté, in Io amici non ne ho, cantava: «solo l’Internazionale / per sognare sul finale / io amici non ne ho». La panoramica non può essere completa, ma rende l’idea di come il tifo, in particolare quello per il Biscione, sia alquanto trasversale.
La madre di ogni interismo è però Lode a Evaristo Beccalossi, piece scritta e interpretata dall’attore e comico Paolo Rossi sulla memorabile gara di andata dei sedicesimi di Coppa delle Coppe 1982-83, Inter-Slovan Bratislava 2-0. Quella in cui il Becca, la sera del 15 settembre a San Siro, sbagliò due-rigori-due.
Ecco il passo-cult. «Lui guardò negli occhi tutto lo stadio e disse: “Lo tiro io…” e io pensai, con tutto lo stadio: questi sono gli uomini veri. Prese la palla e la mise sul dischetto. Lo fece con la sicurezza dell’uomo che mai e poi mai avrebbe sbagliato. E sbagliò. E io pensai: per me resta un uomo. Ma quando, cinque minuti dopo, ridiedero un calcio di rigore all’Inter, lui guardò negli occhi tutto lo stadio, e tutto lo stadio fece: “No! Puttana Eva... ”. “Lo tiro io”. Mise la palla sul dischetto e lo fece con la sicurezza dell’uomo che mai e poi mai avrebbe risbagliato. E risbagliò. E io pensai: per me resta sempre un uomo. Un po’ sfigato, ma sempre un uomo. Ma quando, cinque minuti dopo, diedero un calcio d’angolo all’Inter e lui guardò negli occhi tutto lo stadio, e tutto lo stadio disse: “Ma questo che cazzo ci guarda sempre? Che cazzo vuole, i soldi?”. Prese la palla e la mise sul dischetto, io pensai: forse è un po’ fuori di testa. E non mi sbagliavo, perché cinque minuti dopo rubò la palla sulla striscia del rinvio al suo portiere, che gli disse: “Cazzo fai?”. “È mia. Vado a casa, non gioco più, basta”. Attraversò tutto il campo. Scartò tutta la squadra avversaria. Da solo davanti al portiere avversario fece una finta, scartò anche il portiere. Davanti alla porta scartò anche la porta, con un dribbling unico scartò dodici fotografi. Palleggiò, di tacco, di punta, di lingua; scarta tutti gli ultras, scarta tutti i poliziotti con i cani lupo; tutti quelli che stracciavano i biglietti… fa fuori un’altra inferriata… Scartò i bagarini, quelli che vendevano le pizzette, gli hot-dog… fu fermato solo in mezzo a piazzale Axum dal tram numero 15… Quando si risvegliò, dopo dieci giorni di coma, la prima frase che disse fu: “Beh, cazzo, ragazzi! Se non è rigore questo”…». Se un alieno vi chiedesse che cos’era l’Inter prima di Calciopoli, niente chiacchiere. Regalategli un cd o portatelo a teatro.
Christian Giordano

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