mercoledì, giugno 20, 2007

Il Poltronissimo Franco


Facile, ora, sparare su Franco Carraro. Vero. Ma prima di interrogarsi sul come eravamo, urge risposta al semplice quesito: i glutei di chi sarebbero saltati, previa indicazione dei poteri forti, per una riga sgradita, un’intervista meno prona, un’inchiesta scomoda oltreché fatalmente priva di intercettazioni telefoniche? Così è anche se non ci pare, a meno di non illudersi che Bernstein & Woodward del Washington Post avrebbe davvero rovesciato una nazione, e che nazione, se a sua volta non fossero stati strumenti, se non gangli, di un’entità superiore sì ma non ultraterrena. Calciopoli non è il Watergate e Carraro non è Nixon, nonostante la comune idiosincrasia, più che all’esposizione, ai sincopati tempi televisivi. Poche, e anche per questo memorabili e mirate (Vespa, Annunziata), le ultime recite su piccolo schermo da parte di un nocchiere che da quarant’anni riemerge da marosi di ogni tipo, economico-finanziari, politici, giudiziari (non soltanto sportivi). In acque nazionali e internazionali.
Il Signore in blu - sempre impeccabile e rigoroso, nel look come nelle abitudini (sonno dalle 23 alle 5, cyclette quotidiana, santa messa il sabato alle 18) - è l’uomo per tutte le stagioni, per ogni poltrona. Meglio se presidenziale e reiterata. Banche (MedioCredito Centrale, merchant bank della ex Banca di Roma oggi Capitalia, grazie a Cesare Geronzi), Federcalcio (tre volte) e Lega (due), CONI, Comuni (di Roma, sindaco per il fu PSI, poi Tangentopoli decimò la giunta e lui non si candidò per le Amministrative del 1993) e Dicasteri (Ministro del Turismo e dello Spettacolo nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI), compagnie di bandiera (vicepresidente Alitalia), colossi edilizi (Impregilo, grazie a un altro Cesare, Romiti) e chissà cos’altro.
«Padovano educato a Milano» secondo se stesso, «siciliano allevato a Londra» secondo Gianni Rivera, e residente a Roma, il figlio del Luigi patron del Milan 1966-67 nasce il 6 dicembre 1939. Alla morte del padre ne eredita la presidenza. Non è la prima, visto che a 23 anni è già, oltre che tricampione europeo (e “bronzo” al Mondiale), il numero uno della Federazione Italiana Sci Nautico. Lo resta fino al 1976.
Dieci anni prima, ma nel calcio, era entrato nel Consiglio Direttivo della Lega e lì aveva cominciato l’ascesa: consigliere federale, presidente della Commissione per i rapporti fra la FIGC e l’Assocalciatori, presidente del Settore Tecnico; vicepresidente della FIGC, poi della Lega, ancora vicepresidente (vicario), poi presidente e infine Commissario Straordinario delle FIGC, presidente del Comitato Organizzatore di Italia 90. Nella UEFA è Presidente della Commissione per i Dilettanti e Presidente della Sottocommissione per i Professionisti, Consigliere speciale dell’Esecutivo; è tuttora membro del Matters Working Group della Unione Europea e membro del Comitato Esecutivo. Nel 75-76 è incaricato da Artemio Franchi, ai tempi presidente della UEFA, insieme al Presidente della Federcalcio belga, Wouters, dei contatti con la Commissione Europea per
trattare la questione della libera circolazione dei calciatori in Europa. Altro che Bosman. Venne trovato un compromesso, durato fino alla metà degli Anni 80; nel 1986, da Commissario della Federcalcio, incontra a Bruxelles la Commissione Europea per un’altra soluzione di compromesso. Coordinatore delle Leghe Europee e vicepresidente della Commissione per i Professionisti, gli altri incarichi nella UEFA. Nella FIFA è membro del Comité Amateur e del Bureau, nella Commissione d’Organizzazione di Messico 86, presidente della Commissione Audit Interno. Con FIFA e UEFA collabora per trovare l’accordo del 5 marzo 2001 sulla procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea nei confronti della Federazione internazionale. Un piede in tre scarpe, comode come pantofole. Membro CIO dal 1982, è vicepresidente della Commissione Finanze, membro della Commissione Riforme e del Comitato Esecutivo, presidente della Commissione del Programma, dell’Associazione dei Comitati Nazionali Olimpici Europei. Ma l’interminabile lista della spesa direbbe (e darebbe) relativamente poco se sganciata dalle capillari ramificazioni che si possono tessere solo negli ambienti-bene. Allo scopo co-provvede il matrimonio con Sandra Alecce, 58 anni lo scorso 29 gennaio, affascinante e minuta regina dei salotti romani, erede del Nino boss della IFI (Industria Farmaceutica Italiana), dalla quale avrà Luigi e Albertina. Carraro Sr. è anche proprietario del 92% della Autosalone Astoria Srl, fondata negli anni Cinquanta, nota a Roma per essere stata la concessionaria di auto del principe De Curtis, in arte Totò. Ora è un’autorimessa di lusso, il Parioli Parking, ed è gestita da una società che per l’affitto versa 34 mila euro l’anno a una società gestita da Carraro Jr. Luigi ha messo su anche due società con Romano Malavolta Jr, erede dell’omonimo gruppo alimentare abruzzese con un giro d’affari da 75 milioni di euro, nonché attuale presidente del Teramo Calcio (appena retrocesso in C2 dopo aver perso lo spareggio-salvezza con l’Ancona): la Italiana Gestioni Srl di Giulianova (immobili turistici) e la Axian di Teramo (casseforti, forzieri e porte blindate), in cui attraverso la Netcorp è socia Benedetta Geronzi.
Casa Carraro è la meravigliosa villa “Bosco Parrasio” di via Garibaldi, sulle pendici del Gianicolo, dal 1725 sede dell’Accademia dell’Arcadia con Cristina di Svezia: nel 1973 l’Arcadia l’affittò a Suni Agnelli che nel 1978 girò il contratto al Nostro. Nel 1993 il canone pare fosse fermo a un milione e ottocentomila lire. Quando si dice l’equo canone. Al “Corriere della Sera” Carraro precisa: «L’affitto è più alto e il contratto scadrà nel 2003». La locazione è stata rinnovata: 3500 euro mensili per trent’anni. Idem l’obbligo di sostenere, da parte del “poco abbiente” inquilino, le spese di restauro. Un impegno non affrontabile con i rimborsi-spese federali, ma alla portata dello stipendio erogatogli dal Gruppo Capitalia: 780.000 euro l’anno. Reddito che ha origini lontane.
Negli anni Novanta, proprio nel salotto della «madre Teresa dei ricchi» (così l’amica Giancarla Rosi chiama Sandra) arrivò al “Poltronissimo” l’incoronazione dei Cesari: Romiti - che lo nominò presidente della società di costruzioni Impregilo - e il banchiere Geronzi, che lo portò ai vertici del Mediocredito, la merchant bank della ex Banca di Roma, ora Capitalia. Esercizio sterile chiedersi in quale altro Paese il capo della Federazione avrebbe potuto assolvere ai propri doveri pur indossando la giacca di un alto papavero di Capitalia (che, mediante Italpetroli controllava la Roma, ed era creditrice del Parma) e MedioCredito (sottogruppo di Capitalia, e fra i maggiori azionisti della Lazio pre-lotitiana).
La triplice nomina a ministro (dal luglio 1987 al novembre 1989) è invece conseguenza dell’imminenza di Italia 90: ma non fu Carraro, futuro Presidente del Comitato Organizzatore, a tagliare i nastri dei rinnovati stadi di quel Mondiale. All’inizio del 1989, il segretario del PSI, Bettino Craxi, e quello della DC, Arnaldo Forlani, strinsero un accordo (il “patto del camper”), che prevedeva, tra l’altro, che il sindaco di Roma sarebbe stato un socialista. Alle amministrative, in ottobre, Carraro è il candidato in pectore per il Campidoglio e il mese successivo viene eletto sindaco di Roma.
Passate le consegne al commissario, Carraro abbandona la politica attiva e si dedica al management. Dal 1994 al 1999 è presidente (direttore fino al 2002) del colosso Impregilo SpA (nato dalla fusione del 1989-90 fra FIAT Impresit e Cogefar, confluite nella Cogefar-Impresit, che incorporerà le società Girola e Lodigiani e poi la Castelli), per dimensioni e fatturato il principale gruppo italiano nelle costruzioni e nell’ingegneria e leader nella realizzazione di infrastrutture per il trasporto (specie ferroviario), trattamento delle acque e nelle opere per l’ambiente e il territorio. Manco a dirlo, suo l’appalto per il ponte sullo Stretto di Messina.
Nella lettera con cui, l’8 maggio 2006, si dimise dalla presidente della FIGC travolto dalla scandalo-intercetttazioni, Carraro scrisse: «Ricordo che abbiamo sempre rispettato le regole. Vi è stata solo un’eccezione, nell’estate 2003, quando abbiamo deliberato, forzando le procedure regolamentari, l’ampliamento dell’organico della Serie B. È stata una decisione dolorosa, “il minore dei mali” in presenza del clima che si era creato e dell’indispensabilità di cominciare i campionati alle date previste. Una decisione straordinaria consentita da una legge dello Stato e approvata dal CONI». Per quella vicenda carrro è indagato per minacce a corpi giudiziari dello Stato, su denuncia dei TAR di Catania, e per abuso di ufficio a Roma. Inibito per 4 anni e 6 mesi nella sentenza della CAF su calciopoli, in secondo grado venne multato di 80.000 euro (senza inibizione, in pratica un’assoluzione) nella sentenza della Corte Federale.
Dal 2004 è membro del consiglio esecutivo della UEFA, ruolo strategico per la candidatura italiana all’organizzazione di Euro2012. Dopo il flop, lo accusano addirittura di aver complottato per non far ottenere il torneo all’Italia. Per tutta risposta mette il proprio mandato nelle mani di Giancarlo Abete, suo successore al comando della FIGC, che lo convince a non dimettersi. In passato ci aveva già provato Gianfranco Fini a chiederne pubblicamente il congedo. «Dimissioni per Carraro? Non ne vedo la ragione», disse Berlusconi dalla Costa Smeralda, dove all’epoca Carraro seguiva l’acquisto dei locali possedimenti dell’Aga Khan da parte del finanziere libanese-americano Torn Barrack. Fu Mediocredito a tirare fuori 195 dei 300 milioni di euro pagati da Barrack. Il resto lo misero banche amiche quali la Abaxbank, guidata all’epoca da Fabio Arpe, fratello del Matteo ad di Capitalia e Mediocredito: insomma il banchiere che presiede le societàche finanzia, e difatti Carraro è a capo di Shardana e Smeralda Holding, due delle società di Barrack. E su 25 milioni di euro di azioni della Smeralda holding, Mediocredito vanta un pegno.
Abete però ha buona memoria. Nel 1978, il presidente del Vicenza, Giussy Farina, sborsò alle buste 5 miliardi di lire per sottrarre Paolo Rossi alla Juventus: Carraro lasciò la presidenza FIGC (per quella del CONI) sbattendo la porta: «Il calcio sta diventando un business, è una vergogna, me ne vado»). Averne di dirigenti così. Duri come il marmo. Di Carraro.
CHRISTIAN GIORDANO

La scheda di FRANCO CARRARO
Nato: Padova, 6 dicembre 1939; cresciuto a Milano, risiede a Roma
Studi: laurea in Scienze Economiche e Commerciali
Stato civile: sposato con Sandra Alecce, due figli
Sport praticati: scherma (fioretto), sci alpino, sci nautico, tennis, golf, vela
Palmarès: 3 volte campione europeo di sci nautico (1958, 1959, 1960); terzo ai Mondiali (1957)
Presidenze: Federazione Italiana Sci Nautico (1962-76), Commissione Tecnica dell’Unione Mondiale dello Sci Nautico (1963-67); Milan (1967-71); Commissione per i rapporti fra FIGC e AIC (1971), Settore Tecnico (1972-74), FIGC (1976-78; 2001-06); CONI (1978-87); Comitato Organizzatore di Italia 90; LNP (1997-2001); Commissione UEFA per i Dilettantisti (vicepresidente della Sottocommissione UEFA per i Professionisti). Commissione Audit Interno FIFA (2002)
Altri incarichi sportivi: Consigliere speciale dell’Esecutivo UEFA; nella FIFA, membro dell’EU Matters Working Group e del comitato Esecutivo, membro del Comité Amateur e del Bureau, membro della Commissione d’Organizzazione di Messico 86. Nel 1975-76 il Presidente UEFA, Franchi, insieme al Presidente della Federazione Belga, Wouters, gli affida i contatti con la Commissione Europea per la libera circolazione dei calciatori in Europa: il compromesso trovato dura fino a metà Anni 80; nel 1986, da Commissario della Federcalcio italiana, incontra a Bruxelles la Commissione Europea per trovare un altro compromesso. Membro del Consiglio Direttivo LNP (1966-68); dal 1968 al 1972 Consigliere Federale (1968-72); dal febbraio 1973 Vicepresidente della FIGC (da febbraio 1973), presidente LNP (da giugno 1973). Vicepresidente vicario FIGC (1975-76), presidente FIGC (1976-78). Commissario Straordinario FIGC (1986-87). Presidente dell’Associazione dei Comitati Nazionali Olimpici Europei (1980-87).
Incarichi extrasportivi: tre volte Ministro del Turismo e dello Spettacolo nei governi Goria, De Mita e Andreotti VI (1987-90). Sindaco di Roma (PSI, 1989-93). La sua giunta fu travolta dagli arresti di Tangentopoli, e Carraro non si ricandidò alle Amministrative del 1993. Presidente di Impregilo (costruzioni edili, 1994-99), direttore fino al 2002. Venezia Nuova Consortium (1995-2000). Vicepresidente (1999-2000) di Mediocredito, merchant bank della ex Banca di Roma, ora Capitalia, presidente dal 2000. Vicepresidente di Alitalia (1981-87).