giovedì, settembre 25, 2008

Udinese, i Pozzo dei desideri


Talenti e milioni, il miracolo Pozzo
Repubblica — 24 settembre 2008 pagina 8 sezione: BOLOGNA

La luna nel Pozzo. Da ventidue anni il "miracolo" Udinese si specchia nelle sfuriate del patron Giampaolo, anche se poi la baracca la manda avanti il figlio Gino. «Dell' Udinese mi occupo un paio di giorni la settimana, è lui che pensa a tutto. Il resto lo dedico al lavoro e di pallone non voglio sentir parlare». Pozzo opera nella lavorazione del legno, possiede la Casals di Barcellona e la Freud (Frese udinesi), con sedi in Usa, Canada, Russia, Regno Unito e Cina. Dice che col calcio non ci ha rimesso né guadagnato. Alzi la mano chi ci crede. Il figlio è il terminale di una ipercapillare rete che fa capo a 16 scout e che raccatta la meglio gioventù di mezzo mondo, Sud America in primis. «Pato era nostro», racconta Manuel Gerolin, oggi ds al Siena, una vita da mediano e una seconda da osservatore per i friulani. «Nel 2005, dopo 20 minuti di partita telefonai a Gino Pozzo per segnalarglielo. Ma l' Internacional chiese un milione: troppo per l' Udinese». E per una città di 100 mila abitanti che insegna calcio pure alle metropoli. «Ogni scelta deve essere ponderata - spiega Gerolin - e i giovani bisogna farli crescere dando loro la giusta fiducia. Se l' allenatore è bravo, lì fa grandi risultati, se è scarso sono buoni comunque. Il materiale è di prima scelta». Un Ajax italiano, e non solo per il modulo a tre punte diventato imprinting societario che prescinde dal tecnico di turno: da Zaccheroni a Spalletti, dalla strana coppia Dominissini-Sensini al Galeone-bis, da Malesani a Marino. Inteso come Pasquale. Ma anche come Pierpaolo, illuminato dg del pre-Leonardi in Friuli e oggi tornato a regnare al Napoli dove co-costruì la squadra degli scudetti. Qui conta la società, e chi non si piega (vedi Iaquinta, messo fuori rosa nonostante la Champions) paga. è anche così che Pozzo è diventato il re delle plusvalenze: ieri Muntari, Pizarro, Sensini, Jørgensen, Iaquinta, Bierhoff, Di Michele, Felipe. Oggi Pepe, Quagliarella, Di Natale, Zapata e Inler. Domani, Alexis Sanchez "el Nino Maravilla" (se non farà la fine di Montiel). Dal flop Gallego alla cessione di Amoroso al Parma, costato 4 miliardi di lire e piazzato a 75, sembra passato un secolo. Idem dagli affari Bierhoff (2 miliardi) e Helveg (1), rivenduti al Milan per 45, e Bachini (dall' Alessandria per 500 milioni, alla Juventus per 20 miliardi). Solo per fare qualche esempio. Iniziata l' avventura nel luglio del 1986, col club prima retrocesso in B poi penalizzato di 9 punti, nel 1999/2000 l' utile netto raggiunse i 52 miliardi (106 quello lordo; l' anno prima il record di vendita: per 86 miliardi), il parco-giocatori ne valeva 300. A fronte di un' affluenza media di 20-25 mila spettatori a partita, con una base (ultraregionale e attacatissima alla squadra) in verità molto più ampia. Come confermò, nel 1983, il "mitico" striscione filosecessionista «O Zico, o Austria». Già nel 2001, dei 40 nella rosa di Hodgson, 24 sono stranieri. «Il segreto dell' Udinese è nell' organizzazione, e nei collaboratori», spiega Franco Causio, che al Friuli giocò tre anni (a fine carriera) e fu il capitano della prima Udinese di Zico. Quando allo stadio si presentavano in 40 mila e gli abbonati erano 26 mila. Cifre oggi impossibili, e che forse spiegano la voglia, un anno fa, di dirottare a Bologna i propri interessi. Più che il Piave, il Reno mormorò: non passa lo straniero.
CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, settembre 19, 2008

Paraguay ai vinti


Un euro “vale” seimila guaraní, il salario minimo 245 euro. E gran parte della popolazione ne guadagna meno della metà. Eccolo, il Paraguay. Come possa comandare il girone per Sudafrica 2010 un Paese così martoriato da povertà, delinquenza e corruzione, è un mistero che neanche la magia del calcio può spiegare. Forse nemmeno il soprannaturale.
Sarà per questo che ha smesso l’abito talare Fernando Lugo, ex vescovo eletto presidente il 20 aprile e insediatosi da metà agosto, dopo 61 anni di governo conservatore. Nei prossimi cinque, il secondo presidente di sinistra (il primo, Rafael Franco durò dal 1936 al 1937) dovrà dimostrare il che con l’egemonia dell’Alleanza Nazionale Repubblicana sono finiti pure disagio sociale, clientelismo e fame.
In Paraguay essere iscritti al “Partido colorado” (così è comunemente chiamata la ANR) era scontato: ai politici il voto, ai cittadini i servizi base. In teoria. In pratica, per sei decenni ridistribuzione dei redditi, assistenza sanitaria e istruzione sono rimasti privilegi elitari. E così, sostenuto da una coalizione formata in soli otto mesi, Lugo ha inaugurato una nuova era. Quella “del cambiamento”.
La costituzione stabilisce che «ogni paraguaiano ha diritto a una casa e a un pezzo di terra». E uno dei pilastri del programma di Lugo è la riforma agraria. Il neopresidente ha promesso che si occuperà innanzi tutto delle 300 mila famiglie senza terra. Poi penserà all’energia. Il Paraguay consuma appena il 5% dell’energia prodotta dalle centrali e idroelettriche Itaipú (la cassa del Paese) e Yaciretá. Le altre comproprietarie delle centrali, Argentina e Brasile, la pagano molto meno e per una rete distributiva assai più efficiente.
E poi c’è l’istruzione. Villa Chacarita è una efficace istantanea del “moderno” Paraguay. Il più pericoloso insediamento popolare del Paese si trova dietro al parlamento e a pochi metri dalla sede del governo. Fondato dall’ex dittatore Alfredo Stroessner ai margini della baia del fiume Paraguay, vi convivono indigeni e agricoltori espulsi dalle loro terre, impiegati pubblici, malviventi. A mezz’ora d’auto (il doppio col bus di linea) c’è Clorinda, in Argentina. I più giovani attraversano la frontiera per andare a studiare. Lì è gratis, come l’uniforme. Al di qua del confine, non ci sono aule: gli insegnanti fanno lezione sotto gli alberi.
Se tutto questo cambierà, Lugo avrà fatto un miracolo. Ma il ritorno al futuro del Paraguay sarà anche merito di un argentino, il Ct Gerardo Martino, e dei suoi ragazzi.
Christian Giordano