martedì, marzo 17, 2009

Everton, la classe degli operai


Per capire l’impatto di David Moyes in sette anni di Everton, bastano i corsi e ricorsi storici del calendario di FA Cup. I Blues mancavano i quarti dal 2002. Allora come oggi, contro il Middlesbrough. Lo 0-3 del Goodison Park, il 10 marzo, sancì l’addio alla coppa e al Walter Smith.
Quest’anno, il Boro è stato battuto 2-1 e il prossimo 18 aprile, all’Old Trafford contro il Manchester United, l’Everton si giocherà l’accesso alla finale. Il punto più alto in una gestione oculata ma avara di soddisfazioni, con gli ottavi di Coppa Uefa 2008 - persi ai rigori in casa contro la Fiorentina - come ciliegina su una torta di più o meno aurea mediocrità.
L’Everton non è un club “povero” ma certo non dispone di risorse paragonabili a quelle (straniere) di Man Utd, Liverpool e Chelsea. È una società ben gestita, che non spende cifre folli che non. Un po’ come l’Arsenal, ma senza averne l’infinita, capillare rete di osservatori che assieme ai capitali Emirates (e Usmanov) ne fa le fortune. Chiarito questo, sono troppi anni che i Blues deludono pure nel piccolo-medio cabotaggio: nel passaggio da uno scozzese all’altro (2002-03), in Premier la squadra è stata 7ª, 17ª, 4ª, 11ª, 6ª e 5ª.
A differenza delle Big Four o di qualche club di seconda fascia, l’Everton non è di un magnate americano (Glazer al Man U, Gillett e Hicks al Liverpool; Lerner al Villa, diretto concorrente per la zona-Champions) né di un nuovo ricco dell’est (Abramovich al Chelsea, Gaydamak al Portsmouth) o di uno sceicco del petrolio (Mansour al Man City). Il club ha un “board of directors” proprietari delle azioni del club. Il presidente, Bill Kenwright, ex attore, è un famoso produttore teatrale e prima di tutto un grandissimo tifoso. Liverpudlian di nascita (1945) ma Evertonian nel dna, è lui la figura principale della squadra. Non è un riccone da listone di “Forbes”, ma prende lui le decisioni.
La migliore? Affidare la panchina a un 39enne ex stopper (535 gare di campionato fra Celtic e squadre minori) che nel gennaio ’98 rilevò da Gary Peters un Preston North End in zona-retrocessione per portarlo, nel 2000, in Division II e, la stagione dopo, per la prima volta in quarant’anni, a un soffio dalla First, sfumata allo spareggio (0-3) col Bolton.
All’Everton, Moyes ha costruito la squadra piano piano e senza superstar e oggi ha una delle formazioni più difficili da battere. Gioca un calcio operaio, non bellissimo, ma funzionale e soprattutto “di squadra”. Per certi aspetti un 4-4-1-1 ancora molto inglese, con un sacco di palle lunghe e di cross, che ha nella sgusciante mezzapunta Tim Cahill il suo miglior giocatore d’attacco. E quello con più gol di testa in questo campionato.
Moyes si è fatto benvolere sin dalla sua prima conferenza stampa, il 14 marzo 2002, definendo la sponda blu del Mersey come «The People’s Club», la squadra della gente. «Io sono di Glasgow – dichiarò –, una città che non è molto diversa da Liverpool. La maggior parte delle persone che incontri per strada sono tifosi dell’Everton. Un grande club come questo è un sogno, una fantastica opportunità e l’ho colta al volo».
La prima mossa del 2008-09 è stata prendere come assistente Steve Round al posto di Alan Irvine. Il primo acquisto, Lars Jacobsen, è giunto dopo 2 partite. Subito dopo sono arrivati l’interno ecuadoriano Castillo e il centravanti francese Louis Saha. L’ultimo giorno di mercato, il portiere Carlo Nash a parametro zero, e Marouane Fellaini, preso dallo Standard Liegi che aveva fatto soffrire il Liverpool fino a 3’ dalla fine dei supplementari nel preliminare di Champions: 15 milioni, acquisto-record nella storia del club. Il quarto, e sempre per un attaccante, stabilito da Moyes dopo James Beattie (6 al Southampton a gennaio 2005), Andy Johnson (8,6 al Palace nel 2006), e Yakubu (11,25 al Boro nel 2007).
Fellaini firmò un’ora prima della chiusura della finestra agostana, alla fine di quella di gennaio lo ha fatto il nazionale brasiliano Jô, centravanti prestato dal Man City per sostituire Yakubu, che il 30 ottobre, nell’1-0 sugli Spurs al White Hart Lane, si è rotto il tendine di Achille. Addio stagione. Idem per il regista esterno Arteta (crociato destro) e l’attaccante Victor Anichebe, azzoppato al ginocchio destro da Kevin Nolan del Newcastle. Le buone notizie sono il nuovo centro tecnico da 14 milioni a Finch Farm e il primo contratto da pro’ (due anni e mezzo), firmato il 4 marzo, dall’attaccante Jose Baxter, capitano dell’Under 17, nel vivaio da quando aveva sei anni. La firma più pesante invece c’era già stata il 14 ottobre: Moyes ha rinnovato per cinque anni, a 60 mila sterline la settimana. Chiaro l’impatto?
Christian Giordano, Guerin Sportivo n. 11, 17 marzo 2009

I 4 acquisti-record di Moyes (in sterline)
6 mln - James Beattie (Southampton), gennaio 2005
8,6 mln - Andy Johnson (Crystal Palace), maggio 2006
11,25 mln - Yakubu Aiyegbeni (Middlesbrough), agosto 2007
15 mln - Marouane Fellaini (Standard Liegi), settembre 2008

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