venerdì, febbraio 27, 2009

Zenit, ancora una bianconera


Un film in bianco e nero il cammino continentale dello Zenit. E sempre sottotitolato in italiano: prima la Juventus nella fase a gironi della Champions League. Adesso l'Udinese negli ottavi di finale della Coppa Uefa. Trofeo che la squadra di Advocaat vinse un anno fa al City of Manchester Stadium: 2-0 ai Rangers. Doveva essere la finale più voluta e più scontata: il Bayern di Toni contro la sua ex Fiorentina.
Invece, il 14 maggio, i gol di Denisov e Zyrianov regalarono al club russo il suo primo trofeo europeo.
Il bis - la Supercoppa Europea - arrivò pochi mesi dopo, il 29 agosto a Montecarlo: 2-1 al Manchester United, fresco vincitore - a Mosca nel derby inglese contro il Chelsea - della Champions League. Strani incroci del calcio: i russi vinsero la campagna d'Inghilterra, gli inglesi quella di Russia.
Destini incrociati anche fra lo Zenit e le strisce bianconere italiane. Respinto con perdite dalla Juventus in Champions (1-0 a Torino, 0-0 a San Pietroburgo) e fallito il bis nel campionato russo, vinto dal Rubin Kazan, il colosso targato Gazprom ha ridimensionato le proprie ambizioni.
Dopo i 30 milioni versati alla Dinamo Mosca per il 25enne trequartista portoghese Danny, ieri autore dei 2 assist, il club tanto caro a Abramovich ha ceduto a gennaio Arshavin all'Arsenal per 15 milioni di euro e per 14, dal prossimo luglio, il capitano, Tymoschuk, al Bayern Monaco. E a breve potrebbe perdere anche Advocaat. Abramovich lo vorrebbe Ct della Russia per tenersi Hiddink a tempo pieno al Chelsea. Una mossa che a Marino non dispiacerebbe.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 27-2-2009

lunedì, febbraio 23, 2009

Mou sa come si fa


Ripasserà i suoi già leggendari taccuini, José Mourinho. C'è il Manchester United, e nel discorso alla truppa il sergente Mou racconterà come si batte. Perché lui sa come si fa: 6 vittorie, 5 pareggi e solo una sconfitta per il portoghese - fra Porto e Chelsea - nei 12 confronti con Alex Ferguson.
Al momento del sorteggio, il Manchester United sembrava di un altro pianeta. Oggi forse lo è ancora, ma l'Inter gli orbita più vicino. In Premier, lo United non subiva gol da novembre. Nel weekend il Blackburn, prima di andare al tappeto, lo ha anche chiuso alle corde. Come il Bologna con l'Inter.
Abiurato il 4-3-3, ecco rispolverato il rombo. L'Inter di Mancini. Sì, ma anche di Mourinho, che il rombo lo adottava già al Chelsea: con Makélélé alla Cambiasso davanti la difesa e Lampard alla Stankovic, libero di fiondarsi dentro dalla trequarti.
Una rivoluzione, tutt'altro che silenziosa, più nelle parole che nei fatti. E i fatti dicono che Mancini in Champions non ha mai superato i quarti. La sensazione è che la differenza vera ruoti attorno alle lune di Ibrahimovic e Adriano.
Per conoscere il futuro, Mourinho interpella il passato. Tre le partite-chiave che lo rendono fiducioso.
Semifinale di Carling Cup, 26 gennaio 2005, Manchester United-Chelsea 1-2. Sponda di Drogba, imbeccato da Robben, taglio e gol di Lampard.
Man U-Chelsea 1-3 del 10 maggio 2005. L'1-1 di Thiago arriva su tiro da fuori, ma dopo una perfetta preparazione per vie interne. Avrebbe fatto sciogliere Sacchi, invece, il 2-1 di Gudjohnsen: l'apoteosi del movimento senza palla, con due-passaggi-due in transizione.
Finale di FA Cup 2007. Al 116esimo, Drogba, spalle alla porta, allarga di prima per Lampard e chiude l'uno-due con il pallonetto su van der Sar.
In contropiede Cristiano Ronaldo, Rooney, Berbatov e Tévez sanno essere letali. Ma se c'è uno che sa come fermarli, quello è il sergente Mou.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 23-2-2009

domenica, febbraio 22, 2009

Chievo, zitti e Mutu


Sembra lontanissimo quello spontaneo "terzo tempo" di Fiorentina-Inter 0-2 del 2 dicembre 2007, quando i giocatori si attesero a fine partita per una stretta di mano in campo, quando quel gesto non era ancora obbligatorio.
Oggi i finali di gara dei viola sono incandescenti.
Non solo per l'abitudine di Mutu e compagni di segnare sul filo del fischietto, in quegli ultimi minuti che non sono più Zona Cesarini, ma Zona Fiorentina.
Tre giornate fa, all'89esimo, Gilardino regalò ai suoi i tre punti contro una bella Lazio che - disse Prandelli - non meritava di perdere.
La settimana scorsa, al Ferraris contro il Genoa, finì 3-3 con un recupero-fiume e una punizione per un fallo che, secondo i rossoblù, non c'era. Anzi, andava invertito. Da quell'episodio nacque la mischia che, al 94esimo, portò al pari di Mutu. La rabbia dei genoani tracimò fuori dallo stadio e sfociò nel dramma di Gabriele Amato, il tifoso rimasto schiacciato dal pullman della Fiorentina.
Stavolta la tensione resta sul campo da gioco e fortunatamente non ha conseguenze. A Firenze, il Chievo perde 2-1 ancora con un gol di Mutu, che a metà campo atterra Mandelli sotto gli occhi dell'arbitro Brighi. Che lascia proseguire il gioco. Il difensore del Chievo resta dolorante a terra, la Fiorentina - come da regolamento - continua a giocare. Cross da sinistra di Pasqual, sponda di Bonazzoli e destro vincente proprio di Mutu. E' il 49' della ripresa, in campo - e non solo - succede di tutto.
Tre partite, sette punti: la Zona Fiorentina funziona. E sa di Champions. Ma non può - anzi, non deve - durare. Perché il viola di rabbia è un colore che non piace a nessuno.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 22-2-2009

sabato, febbraio 21, 2009

Indicazioni per le telecronache

(dal miglior direttore che abbia mai avuto)

FUNZIONI
1ª VOCE (telecronista)
Base.
È il regista della telecronaca. Fare play-by-play. Non fermarsi a questo, se e quando possibile. Aggiungere notizie, informazioni, curiosità sui giocatori e sulle squadre. Se da luogo e non da tubo, fondamentale uno stretto rapporto con il regista e/o chi si occupa della produzione, in particolare su indicazioni (bilaterali) riguardo la possibile scelta delle immagini.
Obiettivo: abbassare il livello della funzione narrativa anche per evitare tautologie fra parole e immagini (non fraintendere: parlare di ciò che si vede – o, per quanto riguarda il regista, inquadrare ciò di cui si parla -, ma approfondendo, spiegando; evitare assolutamente frasi del tipo “vediamo il replay”, “ecco il primo piano di…”, “stiamo vedendo il fallo…” eccetera).
Supporto.
A) Se non presente l’analista, occorre che il telecronista cerchi di svolgere, nei limiti del possibile, anche le funzioni di questi. Cercare di analizzare tatticamente la gara e/o le singole giocate, in modo da interpretare in diretta lo svolgimento del gioco e/o anticiparne i possibili esiti, commentando anche i gesti tecnici o atletici dei singoli e/o della squadra.
Obiettivo: creare tensione (positiva, di approvazione, o negativa, di dissenso) in chi ascolta.
B) Chiarire le norme regolamentare nel momento in cui una decisione arbitrale possa essere interpretata in diversi modi.
Obiettivo: soprattutto nelle azioni dubbie, non è quello di prendere posizione, ma di cercare di fornire tutti gli strumenti necessari al telespettatore perché possa costruire al meglio la propria valutazione. Oltre a mostrare ogni immagine possibile, occorre fornire tutte le informazioni – regolamentari, tecniche, tattiche, interpretative eccetera – che si ritengono necessarie per questo scopo. Questo permette di coinvolgere attivamente il telespettatore, rendendolo protagonista e partecipe, in grado cioè di elaborare una opinione da solo, senza venire influenzato, avendo un ruolo attivo, non più passivo o marginale.

2ª VOCE (analista)
Base.
Analisi tecnica della partita e/o delle singole giocate con interventi mirati (eventualmente sollecitati dal telecronista, che nel limite del possibile non deve mai chiamarlo in causa direttamente) che non devono soverchiare quelli del telecronista (rapporto 2:4 o, al massimo e in circostanze particolari, 2:3 a favore del telecronista) e devono servire a interpretare in diretta lo svolgimento del gioco e/o anticiparne i possibili esiti, commentando anche i gesti tecnici o atletici dei singoli e/o della squadra. Se non vi sono circostanze particolari (per esempio: attesa troppo lunga), il telecronista non dovrà chiamarlo in causa (se non per presentarlo all’inizio) prima del fischio iniziale della partita. Regola valida in particolare nelle produzioni (per esempio: l’anticipo o il posticipo) in cui la strutturazione della scaletta e delle riprese non permettono divagazioni esterne a essa.
Obiettivo: creare tensione (positiva, di approvazione, o negativa, di dissenso) in chi ascolta.

BORDOCAMPO
Base.
Occuparsi esclusivamente di rilievi cronistici, senza addentrarsi in valutazioni tecniche. Durata interventi: salvo casi particolari, non più di 15-20 secondi.
Obiettivo:
A) spiegazione di ciò che accade;
B) anticipo di ciò che accadrà (nel posticipo, avvertire in regia notizie – per esempio sostituzioni – che possano servire per le riprese e eventualmente vengano fornire dal TC).

INTERVISTE
Base.
Preparare le domande: improvvisare il meno possibile. Conoscere chi si intervista. Stare sulla partita, variare il meno possibile su fatti esterni. Prepartita: 2 domande, massimo 3 solo in casi particolari (per esempio: risposte brevi, necessità di approfondimento in base a una risposta eccetera). Postpartita: 3 domande, massimo 4 (una di queste sul futuro). Interviste: ascoltare il lancio; se viene citato l’intervistato, non citare di nuovo il nome e iniziare con la domanda; se non si è riusciti ad ascoltare il lancio, citare il nome non all’inizio, ma all’interno della domanda (per esempio “L’Inter straordinaria di questa stagione quale altra formazione del passato ricorda a XXX YYY, dirigente storico nerazzurro che ne ha viste tante?”).
Per interviste in lingua straniera, utilizzare questa sequenza (salvo casi particolari; per esempio: l’intervistato ha molta fretta e bisogna sfruttare tutto il tempo a disposizione per parlare con lui): domanda in lingua straniera, domanda in italiano, risposta, traduzione risposta, domanda in lingua straniera eccetera.

LINGUAGGIO
Eliminazione di tutti i termini negativi che possono, attraverso lo sport, venire ad avere un'accezione positiva: no a termini bellici o che richiamino la guerra; no a termini che possano urtare o offendere gruppi etnici, convinzioni religiose, realtà sociali, specie se minoritarie.
Eliminare la formula di uscita: “linea a…”; sostituire con: “(nome di colui che segue)”, nel caso di collegamenti pre e post partita o collegamenti all’interno di trasmissioni; nulla nel caso di interventi durante la partita da parte del bordocampista.
Eliminare la formula di entrata: “grazie a…”, riferita a chi ci ha preceduto, specie se si tratta di interventi ripetuti nel corso di una telecronaca; sostituire con nessuna formula particolare, ma cercare (quando è possibile) di riprendere e/o approfondire i concetti ribaditi nell’intervento precedente.
Non leggere GRF formazioni; approfondire con schieramento o eventuali sorprese di formazione. Non leggere GRF, ma cercare di spiegare e/o approfondire ciò che viene segnalato nella GRF.
Ricordare a inizio telecronaca: 1) telecronista + eventuale 2° voce; 2) bordocampista/i+eventuale coordinatore giornalistico; 3) regista; se possibile in quest’ordine; non necessariamente con interventi ravvicinati; sicuramente il/i bordocampista/i prima di chiamarlo/li in causa la prima volta.

TERMINI DA EVITARE IN SRV, TC, BC
GUERRA – Battaglia, bomba, bombardamento, bomber, bordata, cannone, cannoniere, carro armato, cartucce, cecchino, cilecca, esplosione (in particolare riferito a stadi, panchine, tribune, gambe – il sinistro, il destro: vale anche per “carica il…”: non c’entra con la guerra, ma fa schifo), fucilata, missile, siluro, tirare a salve, tiratore.
SOCIALE – Extracomunitario (usare solo se riferito a specifiche norme e regolamenti); negro (se è proprio necessario dare una connotazione: nero; se possibile, però, evitare qualsiasi connotazione riguardo il colore della pelle, riferirsi alla nazionalità, al paese di origine o di provenienza); handicappato (il termine potrebbe anche essere usato, ma ha assunto connotazione negativa; usare “disabile” o, meglio ancora, “diversamente abile”); “carrozzella” (se ci si riferisce a un disabile usare “carrozzina” o, meglio, “sedia a rotelle” o “sedia a ruote”; la carrozzella la tirano i cavalli); apprezzamenti o riferimenti espliciti, in particolare se ironici, a gusti sessuali, soprattutto se riferiti alle categorie più “deboli”: omosessuali, donne, bambini (per esempio compiacimento o esagerazione “machista” della condizione eterosessuale; sottolineature di “diversità” fisiche e sessuali; aneddoti che possono portare a ridicolizzare una condizione sessuale, qualunque essa sia eccetera).
GENERICI – “Miracolo” (nessun problema a utilizzarla, ma non abusarne: se ogni buona giocata diventa un “miracolo”, si svilisce il significato che si vuole dare con questa parola; e comunque non credo che Nostro Signore si interessasse moltissimo di sport…); “eroe” (non ci sono eroi in alcun avvenimento sportivo); “dramma/drammatico” (il fatto accaduto deve proprio essere eccezionalmente negativo, ma anche in questo caso meglio evitare questa parola: non ci sono drammi nello sport); “mister” (da evitare assolutamente se riferito a allenatori durante le interviste); ostilità (in particolare: “al termine delle…”).

giovedì, febbraio 19, 2009

Ajax e Lech, alla ricerca dei tempi perduti


Non è più l'Ajax di Cruijff e nemmeno quello di van Gaal, ma quella maglia fa sempre un certo effetto. Sarà per il calcio totale, diffuso assieme al Verbo, inderogabile, del 4-3-3. O per i tanti campioni sfornati da quell'inesauribile vivaio. Che oggi, da quando si è rotto il sodalizio con il colosso bancario ABN Amro, è diventato l'unica risorsa di un club lontano dai fasti del passato.
Già, i giovani. Il primo tratto in comune con la Fiorentina, che stasera al Franchi ospiterà gli olandesi per l'andata dei 16esimi di Coppa UEFA. Il secondo tratto in comune è la vocazione offensiva, imprinting classico delle squadre di Prandelli, l'allenatore viola con più gare in Europa: già 23. E che certo non ha voglia di fermarsi qui.
Anche la Fiorentina giocherà con i tre là davanti, ma Prandelli deciderà all'ultimo se schierare dall'inizio Semioli sulla destra o avanzare Montolivo dietro la coppia Gilardino-Mutu. Torna quindi in panchina Jovetic.
Panchina sulla quale, in Polonia, si accomoderà Di Natale mentre la sua Udinese sfida il Lech Poznan. Sulla spinta dei 4 risultati utili in campionato, Marino non abbandonerà il 4-4-2. E in vista della trasferta di domenica contro il Torino, ricorrerà ad ampie dosi di turnover. Ma anche il suo collega Smuda avrà un'assenza pesante: quella dell'ex capitano, Piotr Reiss, in carcere per la Calciopoli polacca.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 19-2-2009

mercoledì, febbraio 18, 2009

Man U, il paradiso non può attendere


Fuga per le vittorie. Cinque, quelle della missione impossibile di Sir Alex Ferguson. Che stasera, nel recupero di Premier contro il Fulham, comincia a salire i 25 gradini che porterebbero in paradiso lui e il Manchester United. Pokerissimo mai riuscito a nessuno, ma possibile per questi Red Devils. Una squadra quasi perfetta, da Van der Sar portiere dei record al Pallone d'oro Cristiano Ronaldo. Passando per Rooney, al rientro (in panchina) dopo un mese out per lo stiramento al flessore.
Quello con il Fulham è il primo di 9 incontri in 25 giorni (su 4 fronti) che decideranno la stagione. Stagione iniziata con la conquista del Community Shield e del Mondiale per club e che potrebbe finire con il bis in Premier e in Champions e il Double nelle coppe nazionali: la FA Cup e la Coppa di Lega, trofeo che contenderà in finale al Tottenham il primo marzo.
Traguardi lontani. Prima c'è il Fulham degli ex interisti Hodgson e Dacourt, trampolino per allungare a +5 sul Liverpool e ipotecare il campionato a 13 giornate dalla fine. Come ha fatto l'Inter, a + 9 sulla Juventus e a +11 sul Milan con 14 gare rimaste.
Una partita speciale per van der Sar. Se resterà imbattuto per i primi 64', avrà battuto il record di Abel Resino: 1275 minuti senza prendere gol nell'Atlético Madrid, Liga 1990-91. Un primato non assoluto, però. In Europa ha fatto meglio il belga Dany Verlinden del Club Bruges: 1390 minuti nel 1990. Nel mondo, il brasiliano Gerardo Mazaropi del Vasco Da Gama: 1816 minuti tra il maggio '77 e il settembre '78.
All'ex juventino servirebbero altre 7 partite senza prendere gol, per raggiungerlo: mission impossible. Ammesso che ce ne siano, per questo United.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Manchester United (4-4-2): van der Sar - Rafael, Ferdinand, Vidic, Evra - Cristiano Ronaldo, Carrick, Giggs, Park Ji Sung - Tévez, Berbatov.
Fulham (4-4-2): Schwarzer - Paintsil, Hughes, Hangeland, Konchesky - Davies, Murphy, Dacourt, Gera - Zamora, Johnson.

FONTE: SKY SPORT 24, 18-2-2009

lunedì, febbraio 16, 2009

Arsène e i Bluffbirds


"A fluke", un bluff. Così Arsène Wenger ha definito la corsa del Cardiff City finalista in FA Cup un anno fa. Secondo il manager dell'Arsenal, un sogno, quello di giocare a Wembley, realizzato dai gallesi solo perché "le grandi erano già fuori". Compresi i suoi Gunners.
Che stasera nel replay del quarto turno di Coppa d'Inghilterra, dovranno dimostrare che lo 0-0 dell'andata, contro una squadra quinta in seconda divisione, è stato solo un episodio. Da riscattare come il pareggio nel derby contro il Tottenham in campionato. Ultimo segnale di una crisi cominciata con l'infortunio di Fabregas, fermo almeno fino ad aprile. Una crisi che dovrà essere risolta in fretta. Perché dietro l'angolo c'è la Champions, c'è la Roma.
All'Emirates Stadium, Eduardo sarà fra i convocati ma partirà dalla panchina. In difesa a sinistra rientrerà Clichy, guarito dalla ferita alla testa patita contro gli Spurs. Non ci saranno invece Eboué, squalificato per il rosso preso con il Tottenham, e Arshavin, tesserato a gennaio. Né gli infortunati Adebayor, Walcott e Rosicky. In forse Ramsey, gallese di Caerphilly che per un problema ai legamenti del ginocchio sinistro rischia di saltare la sfida con i suoi ex Bluebirds.
82 anni dopo la finale vinta 1-0 dal Cardiff proprio sull'Arsenal, per gli uomini di Dave Jones un'occasione irripetibile. E stavolta, altro che bluff.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 16-2-2009

sabato, febbraio 14, 2009

È biancoblù il cielo sopra Berlino


Dopo l'Hoffenheim, l'Hertha. La Bundesliga è il campionato delle favole. I berlinesi battono 2-1 il Bayern Monaco, scavalcano proprio l'Hoffenheim e si arrampicano - da soli - in cima alla classifica. Non accadeva dal 1° ottobre 2006.
Decisiva la doppietta di Andrij Voronin, attaccante ucraino ripudiato dal Liverpool che al Bayern, in carriera, ha segnato 4 gol con tre maglie: uno con il Colonia, uno con il Bayer Leverkusen e i due che hanno regalato all'Hertha successo e primato.
Doveva essere il giorno del sorpasso del Bayern sull'Hoffenheim, rivelazione stagionale caduta 4-1 in casa contro il Bayer Leverkusen nell'anticipo di venerdì.
Invece, stavolta l'Olympiastadion non porta bene a Luca Toni e compagni. Seconda sconfitta esterna consecutiva per la squadra di Jürgen Klinsmann (dopo l'1-0 di Amburgo) e infortunio muscolare per il centravanti italiano.
Il Bayern tiene palla, l'Hertha segna: a difesa schierata e in contropiede.
Al 38' berlinesi in vantaggio con Voronin, che di testa anticipa Lell sul cross da destra di Ebert.
Inutile il gol di Miroslav Klose, che al 61' firma il momentaneo pareggio. Doppia prodezza di Drobny che respinge le conclusioni di conclusioni di Lucio e Schweinsteiger, prima di arrendersi sul tap-in sottomisura.
Al 77' Voronin concede il bis e i tre, pesantissimi, punti alla squadra di Lucien Favre.
Il Bayern resta a 38 punti, a -1 dall'Hoffenheim e a -2 dall'Hertha, la seconda favola di stagione.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

FONTE: SKY SPORT 24 (14-2-2009)

venerdì, febbraio 13, 2009

Nesta con noi


Mai stato superstizioso, Alessandro Nesta. Altrimenti non avrebbe speso una carriera portando sulla schiena il 13. Ma proprio di venerdì 13 la schiena, che da due anni lo tormenta, è tornata a tradirlo. Nel 2004 Pelé lo inserì fra i 100 più forti calciatori viventi. Avesse dovuto compilare una lista dei più jellati, il più credibile erede di Franco Baresi avrebbe lottato per il podio.
Considerato per anni, con Fabio Cannavaro, il difensore più forte, completo ed elegante del mondo, Nesta ha avuto una grande carriera che sarebbe stata straordinaria senza gli infortuni. Tanti, troppi. A volte banali - come quello al pollice per usura da joystick - e proprio per questo ancora più beffardi.
A volte gravi, come quelli in nazionale. Una causa, quella azzurra, alla quale Alessandro ha dato tanto, specialmente ai Mondiali: a Francia 98 il legamento collterale interno del ginocchio destro saltato dopo neppure due minuti nello scontro con l'austriaco Pfeifenberger; nel 2002 una botta al piede destro, gli impedì di giocare l'ottavo di finale contro la Corea del Sud; a Germania 2006 lasciò posto e gloria a Materazzi già dal 24' della seconda partita, contro la Repubblica Ceca. Un calvario, quello con la nazionale, chiuso a malincuore l'11 ottobre a Tblisi, Georgia-Italia 1-3.
L'ultimo incidente, che lo affligge da due anni, è una protrusione discale con schiacciamento di due vertebre. In questa stagione, non ha mai giocato in competizioni ufficiali. Schierato da Ancelotti nell'amichevole di Tirana il 14 ottobre, sembrava aver recuperato. Ma da allora era andato in panchina solo una volta, in campionato contro la Sampdoria. Dopo due mesi di terapie a Miami (come nel 2006 per la riabilitazione della spalla sinistra operata), il peggio sembrava alle spalle. Invece, al primo test vero, ecco il nuovo crac: la schiena di Nesta è di nuovo bloccata.
Un nuovo consulto, a ore, deciderà l'ennesima terapia. Si pensa anche a un'operazione. Ma a 32 anni, nonostante il contratto a scadenza 2011, questa soluzione potrebbe anche significare uno stop definitivo. Non se lo merita, uno che sfida la jella dalla prima partita.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

FONTE: SKY SPORT 24 (13-2-2009)

"Onorevole Giacomino, salute!"



Ci sono colori, odori, umori che quando ti entrano sottopelle non te li lavi più via. Neanche se dalla tua Bologna giri il mondo perché della tua passione, il pallone, hai fatto un lavoro. Perché sin da ragazzino eri il più bravo, il più lucido, il più geometrico.
Giacomo Bulgarelli, bolognese di Portonovo di Medicina, classe 1940, del calcio italiano è stato uno dei registi più puri e più seri. Ma mai seriosi. Era bolognese dentro, prima di esserlo in campo, Bulgarelli. Amava ridere e scherzare, la buona tavola e le dotte conversazioni, senza prendersi troppo sul serio. Anche quando ne avrebbe avuto il titolo.
Da bandiera del club mai lasciato, nel '64 vinse il secondo scudetto "impossibile" di Fulvio Bernardini: otto anni dopo Firenze, Bologna; per il Dottore un altro miracolo lontano dalle metropoli.
UPSOUND BULGARELLI BOLOGNESITA'
Della squadra tricolore Pavinato era il capitano, Bulgarelli il simbolo. Il cervello che innescava Nielsen e Pascutti. Che teneva palla e faceva respirare i suoi e il gioco. Come in nazionale.
Mondino Fabbri lo riteneva così indispensabile da farlo giocare con un ginocchio rotto. Era il Mondiale del 66. Allora non c'erano le sostituzioni e quando Giacomino sentì crac, lasciò i suoi senza luce. E fu "Corea".
Come il Ct di cui era pupillo, Bulgarelli pagò caro quel ko. In nazionale rimase fino al vittorioso Europeo di Roma 68, ma non giocò mai. L'ultima delle sue 29 presenze in azzurro (con 7 gol) risaliva all'anno prima.
Col calcio giocato chiuderà il 4 maggio 1975, dopo 486 partite e 58 gol in rossoblù.
Nella sua seconda carriera, il Bulgarelli telecronista è stato un'ottima seconda voce. Chiara e precisa com'era lui in campo. Ha continuato a vivere a Bologna e a tifare rossoblù. Ma solo su ribalte locali. Per quella nazionale serviva un altro stile. E Bulgarelli ne ha sempre avuto. Più di tutti. Perché anche quello, quando ti entra sottopelle, non te lo lavi più via.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

FONTE: SKY SPORT 24, 13-2-2009

martedì, febbraio 10, 2009

Dunga vita al re


Brasile 2, Italia 0. Dunga porta a scuola Lippi. Ci fosse stato Donadoni, sai le pernacchie. Invece sulla panchina azzurra è tornato il Salvatore, che a fine gara ha detto - senza nemmeno degnare di uno sguardo il povero inviato Rai (Carlo Paris) - che "adesso il Brasile è più forte di noi, fra un anno e mezzo vedremo".
Con Donadoni forse l'Italia avrebbe perso lo stesso, ma di sicuro non "così". Lippi schiera Gilardino fra un'ala vera, Pepe, e una punta esterna riadattata, Di Natale. Qusto è un blog e possiamo scrivere cose che nessun giornale pubblicherebbe. Di Natale ha mezzi tecnici immensi, ma una personalità - figlia legittima di evidenti limiti "culturali" - fatalmente inadeguata ai grandi eventi, più che ai grandi palcoscenici. Euro 2008 lo ha dimostrato ampiamente, il flop all'Emirates Stadium ne è solo l'ennesima conferma. Un conto è giocare a San Siro in Serie A, tutto un altro è farlo a livello internazionale. Con media, avversari, arbitri e ambiente "internazionali".
Torniamo al campo. Dunga ha una Squadra: 4-2-3-1 con Adriano punta unica e pura; trequarti con Elano (regale), Ronaldinho e Robinho; il deb Melo e il veterano Gilberto Silva (qui di casa per anni di Arsenal) in mediana; e davanti a Julio César linea difensiva a quttro con Juan e Lucio centrali, Maicon (opaco) e Marcelo esterni.
Lippi prova a imitarlo con risultati risibili: 4-3-3 che sa molto di 4-3-2-1 con Gilardino centravanti (mal) assitito da Pepe e Di Natale; centrocampo in perenne inferiorità numerica con De Rossi e Pirlo (decentrato sul centro-sinistra e alla peggior prova in azzurro) che si pestano i piedi e Montolivo, mai in partita; a protezione di Buffon, la strana coppia Legrottaglie-Cannavaro, Zambrotta (vivace e reattivo, ma poco preciso nei cross e nella lettura delle situazioni) e Grosso terzini.
Italia in gol proprio con Grosso, ma l'arbitro Webb (sostituto del designto Riley) annulla per fuorigioco (dubbio). Il Brasile invece segna per davvero e su splendida azione manovrata conclusa dal solito gran destro di Elano.
Uno che con questo stadio smbra avere un conto particolare. Qui segnò una doppietta-fotocopia nel 3-0 all’Argentina nell’amichevole di lusso del 3 settembre 2006: un gol per tempo, inserimento dalla destra e diagonale, sul primo e sul secondo palo. I suoi marchi di fabbrica.
Il raddoppio avviene invece al termine di una "pedalada" di Robinho, lesto a rubar palla a Pirlo e a ubriacare l'intera difesa azzurra prima di schienarla - con Buffon - infilando un chirurgico diagonale nell'angolino basso lontano, alla sinistra del portiere. Spettacolo brasiliano unito a fisicità, ritmi e concretezza da Prmier League (i marcatori giocano nel Man City). La sintesi perfetta. Anche grazie a Julio César, che sulla linea di porta ha negato un gol fatto a Toni.
Lippi ha provato a reagire cambiando all'intervallo Montolivo (non pervenuto), Pepe (giù atleticamente ma tosto anche mentalmente) e Gilardino (isolatissimo) con Camoranesi, Perrotta (autore di un fallaccio, evitabile, su Ronaldinho) e l'appesantito Toni. Le cose migliorano anche perché il Brasile non infierisce, pur in un clima che si surriscalda un po'.
Adesso le migliori "teste giornalistiche" dell'ex Belpaese sdottoreranno sul montone anni Ottanta di Dunga, sugli improbabili abbinamenti cromatici di calzoni-camicia suggeritigli dalla figlia stilista, sulla "esagerata" rabbia agonistica che lo ha portato a scontrarsi con Zambrotta & C per quella che era pur sempre un'amichevole. In realtà, Dunga ha fatto un gran lavoro. Su Amauri ha ragione lui ("Ai miei tempi la nazionale non me la impediva nessuno"), su Cesare Battisti ("Rispettate le leggi altrui") no.
E per uno che nella vita ha fatto sempre il guerriero, giocando "da sdraiato" nella terra del "futebol bailado" non è poco. Il capolavoro, fra un anno e mezzo, sarebbe battere l'Argentina di Messi-Aguero-Tévez e compagnia (che a spese nostre vedremo tra poche ore a Marsiglia) giocando con una Squadra lontana anni-luce da quella triste che da giocatore lo laureò campione del mondo a USA 94. Quel giorno a Pasadena c'era in campo anche Donadoni, e pianse lacrime amare. In questa serata, davanti alla tv, magari gli sarà scappato un sorrisetto.
CHRISTIAN GIORDANO

IL TABELLINO
Italia-Brasile 0-2
Italia (4-3-2-1): Buffon - Zambrotta, Le Grottaglie, Cannavaro, Grosso - De Rossi (59′ Aquilani), Pirlo (70′ Dossena), Montolivo (G. Rossi) - Pepe (46′ Camoranesi), Gilardino (46′ Toni), Di Natale (46′ Perrotta). Ct: Lippi.
Brasile (4-2-3-1): Julio César - Maicon, Lucio, Juan (75′ Thiago Silva), Marcelo - Gilberto Silva (87′ Josué), Felipe Melo - Elano (68′ Daniel Alves), Ronaldinho, Robinho (87′ Julio Baptista) - Adriano (80′ Pato). Ct: Dunga.
Ammoniti: Perrotta, Zambrotta e Grosso (I).
Reti: 13′ Elano, 26′ Robinho.

Pensavo fosse Kaká invece era Quaresma


Sarebbe piaciuto a Troisi, questo carrozzone che ha smosso 200 milioni di sterline. Aperta fra le fanfare (20 per il mediano Lassana Diarra dal Portsmouth al Real Madrid), la finestra di gennaio prometteva botti veri, invece ha mantenuto scintille. Ecco un primo, fatalmente provvisorio bilancio.

Arsenal - «F-Arsh» ha titolato il Sun alla fine del farsesco tormentone - durato 228 giorni - che ha portato Andrey Arshavin (’81) all’Emirates Stadium per 16,5 mln di sterline, 70.000 la settimana al fantasista. Uno che, pur di vestirsi col “23” dei Gunners, ha noleggiato un jet privato per arrivare a Londra sotto la neve (l’Inghilterra non ne vedeva tanta da 18 anni) e ha sborsato lui al club di San Pietroburgo i 2,5 milioni di “bonus loyalty”, l’indennizzo per liberarsi del sontuoso contratto rinnovato in primavera.
In Champions non può giocare, ma l’accesso alla prossima - fuori Fabregas e Rosicky - dipende da lui.

Aston Villa - Con Carew ko (schiena), a O’Neill serviva una prima punta bella grossa da affiancare ad Agbonlahor. Dal Wigan Athletic, per 3,7 mln di euro, è arrivato Emile Heskey. Partner di Wayne Rooney in nazionale, ha firmato fino al 2012. Un colpo per conservare il quarto posto, cioè i preliminari di Champions. Al QPR l’ala destra Wayne Routledge (’85), rientrato dal parcheggio al Cardiff City.

Blackburn - In attacco i Rovers avevano bisogno di estro. Ecco allora il senegalese El-Hadji Diouf (’81), preso dal Sunderland per 2,2 mln di euro. In prestito dal Marsiglia il rinforzo difensivo: il coetaneo francese Gaël Givet.

Bolton - Altro difensore transalpino per i Wanderers, ma arriva dai russi dello Zenit. È Sebastien Puygrenier (’82), fisicone (1.87 x 88) già in gol in campionato nel 3-2 interno sul Tottenham. Partita in cui ha segnato una doppietta Mark Davies, centrocampista prelevato dai Wolves. Attesa per Ariza Makukula, centravanti in prestito dal Benfica che nel Portogallo fa la “punta de lança” per Cristiano Ronaldo, Deco e Quaresma. Nel ko (3-1) con l’Italia, a Zurigo un anno fa, non toccò palla. Il Serginho di Spagna 82.

Chelsea - Mai di così basso profilo, in un lustro di era-Abramovich. Quaresma è il sesto portoghese in rosa (con Hilario, Ricardo Carvalho, Paulo Ferreira, Deco e Bosingwa) e il fatto che il suo agente, Jorge Mendes, sia lo stesso dell’allenatore Felipe Scolari, ex Ct del Portogallo, non è una coincidenza. Due centrocampisti in entrata dalla Bundesliga: il prospetto turco Gökhan Töre (’92) dal Bayer Leverkusen e, a parametro zero dall’Hertha Berlino, il brasiliano Mineiro. E altrettante rinunce. Una munifica (17.4 mln di euro dal City), e indolore grazie al miglior Ashley Cole visto a Stamford Bridge: Wayne Bridge, buon terzino sinistro cronicamente rotto. L’altra, pesantina: Carlo Cudicini, gratis al Tottenham. Prestiti in uscita: Jack Cork (Watford), Carl Magnay (MK Dons), Ben Sahar (De Graafschap).

Everton - Nella polveriera di Goodison Park (Anichebe e il manager Moyes sono alla rottura), è arrivato in prestito Jô (’87) dal Man City. Pagato in estate 18 mln di sterline allo Spartak Mosca, dove spaventò due volte l’Inter in Champions, al City ha giocato dall’inizio solo sei volte. L’ultimo dei tre gol data settembre. Per Moyes una scommessa vinta, perché Yakubu è fuori tutta la stagione, la matricola James Vaughan forse idem e Louis Saha battaglia sempre coi flessori. Tim Cahill spostato a punta non può fare sempre miracoli. Ceduto in prestito John Paul Kissock.

Fulham - Roy Hodgson ha avuto dall’Inter lo scontento Olivier Dacourt. Ma ha perso Bullard (5,3 mln), Leon Andreasen e Lee Cook. Prestitit: via Hameur Bouazza e Seol Ki-Hyeon, ecco Giles Barnes. Troppo poco.

Hull City - Esperienza e sostanza per i Tigers. A metà campo, Jimmy Bullard (’78) - il Quagliarella inglese per i gol “impossibili” - dal Fulham; l’irlandese Kevin Kilbane (’77) dal Wigan; il greco Stylianos Giannakopoulos gratis dal Bolton. In attacco, l’angolano Manucho (’83), in prestito dal Man Utd e il portoghese Luis Boa Morte (’77) dal West Ham.

Liverpool - Se non vince il titolo, sarà flop. Fuggiti i “nemici” Pennant (per sei mesi al Portsmouth) e Keane (tornato agli Spurs), Benítez non ha più alibi. Ma se Gerrard o Torres hanno un raffreddore, è notte fonda.

Manchester City - Sfumato Kaká (chimera mai nata, perché da noi il calcio è politica, e sondaggi), il principe Mansour ha provato a fare una squadra. In porta, dal Newcastle, il nazionale irlandese Shay Given (’76) - invano sponsorizzato in Italia dal Trap. In difesa a sinistra Bridge, all’ultima chance della carriera. In mediana, l’olandese Nigel de Jong: con 19,5 mln l’Amburgo ha rifatto la rosa (Sinouh, Gravgaard, Ndieng, Tavares, Rincon e Streit). In attacco, il gallese Craig Bellamy: 15,5 mln al West Ham per un ’79.

Manchester United - Ferguson punta alla “Quadruple” e intanto pensa al futuro: dal Partizan, Adem Ljajic (’91) in attacco e Zoran Tosic (’87) a centrocampo. Tosic, 12 presenze in nazionale A, ha già debuttato in FA Cup (al 72’ per Cristiano Ronaldo contro il Tottenham nel quarto turno) e, tre giorni dopo, il 27 gennaio, in campionato (al 77’ per Berbatov) nel 5-0 sul WBA.

Middlesbrough - Scambio di prestiti in attacco: l’egiziano Mido (’83) al Wigan per il giamaicano Marlon King (’80). Mediocrità al potere, anche se l’ex romanista Mido ha segnato al debutto: suo il rigore dell’1-1 col Liverpool.

Newcastle United - Un sacrificio vero (Given) e due brodini per un club allo sbando: Kevin Nolan (’82), prolifico centrocampista dal Bolton e Peter Løvenkrands (’80), redivivo attaccante danese preso a parametro zero dallo Schalke 04. Quattro gol in 8 partite in Champions tre anni fa, una buona stagione in Bundesliga poi, fra infortuni e impieghi fuori ruolo (largo a sinistra) è scomparso. Ai Magpies dopo due settimane di prova.

Portsmouth - Fallita l’abbinata con Defoe (tornato agli Spurs), in attacco il Pompey si accoppia il perticone Crouch col sottovalutato Theofanis Gekas (’80), greco esploso al Bayer Leverkusen. Poi un acquisto per reparto: in difesa, l’algerino Nadir Belhadj dal Lens per 4.5 mln; a metà campo Hayden Mullins dal West Ham United e due prestiti: il 21enne portoghese Pelé, ex interista preso dal Porto (dove era finito nell’affare-Quaresma) e l’ala Jermaine Pennant, in rotta con Benítez al Liverpool.

Stoke City - Due veterani: l’attaccante James Beattie (’78) in prestito dallo Sheffield Utd e il centrocampista Matthew Etherington (’81) dal West Ham. Mah.

Sunderland - In entrata il difensore israeliano Tal Ben Haim in prestito fino a giugno dal Man City. In uscita Chimbonda, Diouf, Jordan Henderson, Liam Miller e Ross Wallace. Giudizio: vedi sopra.

Tottenham - Gli Spurs devono essere speciali se, nonostante la classifica, chi li lascia fa di tutto per tornarci. Tre indizi come prova: la punta Jermaine Defoe (ripreso dal Portsmouth per 16,2 mln), il difensore francese Pascal Chimbonda (dal Sunderland) e - in extremis - Robbie Keane, ex tifoso tradito al Liverpool e subito rinominato capitano da Redknapp con il placet di King, Woodgate e Jenas. Pagato 20 milioni di sterline in estate, ha segnato 7 gol in 28 presenze (20 da titolare), troppe a sfiancarsi sull’out. Bei colpi il portiere italiano Carlo Cudicini (a parametro zero dal Chelsea) e il centrocampista honduregno Wilson Palacios (dal Wigan per 15 mln). Via libera a Kevin-Prince Boateng, Hossam Ghaly, César Sánchez e Paul Stalteri. La salvezza però resta dura.

West Bromwich Albion - Solo attaccanti in prestito: l’argentino Juan Carlos Menseguez dal San Lorenzo, il francese Marc-Antoine Fortuné (’81) dal Nancy, Jay Simpson (’88) dall’Arsenal (già in gol in FA Cup contro il Peterborough e in Premier nel 2-2 con l’Hull) e lo scozzese Craig Beattie, di rientro dal Crystal Palace.

West Ham United - Gianluca Nani ha preso dal suo ex Brescia il futuribile Savio Nsereko (’89), mezzapunta ugandese di passaporto tedesco. Titolo e MVP agli Europei U19 con la Germania di Hrubesch, due gol in 1’ al Pisa in B, ora in Premier con Zola: per 8,5 mln. In prestito dallo Spartak Mosca il difensore ceco Radoslav Kovac.

Wigan Athletic - Heskey, King, Palacios e Kilbane rimpiazzati con Mido (in prestito dal “Boro”) in avanti, Hugo Rodallega (colombiano pagato al Necaxa 4.8 mln) sulla trequarti e Ben Watson (dal Crystal Palace per 2 mln) nel mezzo. Auguri.

CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo n. 6, 10 febbraio 2009

giovedì, febbraio 05, 2009

Larghi di oltremanica


Una “trivela” vi seppellirà. È l’augurio che si fanno Quaresma e Moratti, che per averlo s’è svenato: 24 milioni di euro più Pelé (neo-Portsmouth) per strapparlo al Porto e regalarlo a Mourinho. E ora prestato al Chelsea affinché lo rigeneri. Nel solco della tradizione. Peccato poi non ritornino, i virgulti appassiti alla Pinetina e rigenerati nell’Eden Premier League.
Sul terzino/centrale Mickaël “Pino” Silvestre (nella foto) si sprecavano battute, quando sbarcò al Manchester United (1999). In Inter-Vicenza 1-1 del ’99 sbagliò un gol da due passi: gli tirarono uova. Nell’anno a San Siro era “Minga Bun”, nei nove all’Old Trafford conquista 5 campionati, Champions, FA Cup, Coppa di Lega, 2 Community Shield e la nazionale A francese. Ora vivacchia all’Arsenal.
Lo stesso club dove per 11 stagioni è tornato leggenda Dennis Bergkamp, già stella all’Ajax ma “Tacchino Freddo” in Italia (1993-95). Da noi qualche buontempone lo considera ancora un bidone eppure vinse da solo la Coppa Uefa ’94 (memorabile il gol “sforbiciato” al Norwich). Secondo Thierry Henri, uno che ha duettato con Zidane, Ronaldinho e Messi, «più grande con cui ho giocato».
Nel 2000 ad Appiano arriva l’acerbo irlandese Robbie Keane, paracadutato a 20 anni in quel caos mica tanto calmo che fu l’Inter lippiana. Il gol sbagliato contro l’Helsingborgs su assist di Pirlo, allora mezzapunta, gli “consigliò”, a dicembre il Leeds. Chiuse con 6 gare e zero gol. Simbolo e ora di nuovo capitano del Tottenham dopo il tonfo al Liverpool: 20 milioni di sterline per 7 gol in 28 pres (20 da titolare). Inter e “Reds”, le squadre per cui tifava da bambino, non gli hanno detto bene.
Perfino Vratislav Gresko, simbolo dei 21 flop post-Roberto Carlos come terzino sinistro, ha trovato rifugio: due anni senza infami né lode al Blackburn (2003-05).
Gemelli diversi l’attaccante nigeriano Obafemi Martins e la mezzapunta turca Emre Belözoğlu, la strana coppia riformatasi al Newcastle (2006-08). “Oba Oba” - che faceva impazzire Roberto Mancini per l’incapacità di coordinarsi davanti la porta - ha continuato a far gol. Il “Maradona del Bosforo” (sic), costato 6 milioni di euro, era già un ex.
Lo sembrava anche Patrick Vieira, l’unico a compiere il tragitto inverso: tornare in Italia dopo aver sfondato in Inghilterra (Arsenal). Con Juventus e Inter ha vinto molto e si è rotto in proporzione. La Serie A, evidentemente, logora chi la fa.
CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

Bucci, il quinto elemento


Napoli, si sa, è la terra della Smorfia. E non deve essere un caso se, nel "libro dei sogni", il 5 è il numero della mano. Cinque come le sue dita. Che, per un portiere, sono gli arnesi del mestiere.
Al Napoli, però, forse stanno esagerando: con Luca Bucci, infatti, addirittura 5 sarebbero i portieri schierati in una stagione da Reja: 5 presenze per Gianello, 14 per Iezzo, 4 per Navarro e 1 (o meglio, 59 minuti) per Sepe. E il Napoli è pure recidivo. Nel 2000-01 Zeman e poi Mondonico ne ruotarono 4: Coppola, Fontana, Mancini e Mondini. Il quinto, Visconti, non entrò mai.
Se e quando Bucci scenderà in campo, dunque, sarà record.
Nessuna squadra infatti ha mai messo in campo cinque portieri in un solo campionato. A meno di non voler considerare il Venezia '99-2000, che ci riuscì, ma col trucco.
Dei sei portieri in rosa, infatti, giocarono Benussi, Casazza, Konsel e Taibi, che in settembre emigrò al Manchester United. Ma a San Siro contro il Milan, al posto dell'espulso Casazza, in porta andò il difensore brasiliano Bilica. Che addirittura parò un rigore a Shevchenko. E forse per questo, ma non per gli almanacchi, meriterebbe di essere calcolato.
Bucci d'altronde è abituato a lottare per il posto con una ricca concorrenza: gli capitò già al Torino nel 2002-03 con Fontana, Manninger e Sorrentino; e al Parma nel 2005-06 con De Lucia, Lupatelli, e Guardalben. Squadre in cui era, di fatto, il quarto portiere: fossimo in lui, una puntatina sul 5 la faremmo. Ovviamente sulla ruota di Napoli.
PER SKY SPORT24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 5-2-2009

martedì, febbraio 03, 2009

Villans People


L'Aston Villa è da sempre un'eccezione, in una regione nota per il
conservatorismo, l'industria pesante, la prima Spaghetti Junction
(groviglio di viadotti e sottopassaggi su canali e fiumi), gli
incroci, i rockettari della Electric Light Orchestra. Club
storicamente innovatore, in campo e fuori, nell'epoca vittoriana
traghettò il calcio al professionismo. Nella nostra, ha cofondato la
Premier League (1992) ed è quotato in Borsa (dal '97). Draga il
mercato globale e si è concesso ai capitali Usa, ma in rosa mantiene
un saldo nucleo inglese. Si allena a Bodymoor Heath, centro
ristrutturato per 13 milioni di sterline, ma gioca al Villa Park dal
1897.
A fare da spartiacque, in 135 anni di storia "claret and blue",
l'irripetibile Coppa dei Campioni 1981-82 e simboleggiata dalla stella
nel nuovo stemma sociale. Prima, a cavallo del XX secolo, 7 campionati
(6 entro il 1910) e altrettante Coppe d'Inghilterra. Nel '36 la
retrocessione, nel '57 l'inaspettata FA Cup sul Manchester United dei
"Busby Babes" (2-1, doppietta di Peter McParland). Altra discesa nel
'59, con immediata risalita, e Coppa di Lega vinta alla prima edizione
('61). L'inferno inizia nel '67 con la terza scivolata in Second
Division. La dirigenza si dimette in massa e nel dicembre '68, il
finanziere londinese Pat Matthews sceglie come presidente "Deadly"
Doug Ellis. Che salvò un club insolvente, con debiti per 20.000
sterline e 12 mila spettatori a partita. Nel '70, l'onta della terza
serie, lasciata due anni dopo. Nel '73, comincia l'era Ron Saunders in
panchina. Il Villa torna in prima divisione nel '77 e al titolo
nell'81. Coppa Campioni e Supercoppa europea però le vincerà Tony
Barton, il vice. Da allora, allenatori cambiati come calzini (tre
negli Anni 90) e un grigio anonimato, spezzato solo con la seconda
piazza nell'88-89. Nell'ultimo anno di inferno post-Heysel, nemmeno
valse un posto Uefa. Oggi, sarebbe il paradiso.
CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo n. 5, 3 febbraio 2009

Finalmente "Arshenal"


Dalla Russia con amore. E con il jet. Privato. Così Andrei Arshavin ha lasciato lo Zenit e San Pietroburgo per Londra, per firmare con l'Arsenal.
Un aereo noleggiato per battere tutti sul tempo, e anche il maltempo. Mai tanta neve, in Inghilterra, negli ultimi 18 anni. Così tanta da far decidere alla Football Association, la federcalcio inglese, di posticipare alle 23 la chiusura del mercato, prevista per le 17. A patto però che nei PC federali fossero arrivate, dai club interessati, due e-mail di conferma che le trattative avviate erano state concluse. Nel caso del trequartista, 28 anni il 29 maggio, per 12 milioni di sterline subito, a salire fino a 15 secondo clausole legate al rendimento e ai risultati.
Un affare per tutti, ma soprattutto per lo Zenit, che fra 18 mesi lo avrebbe perso a parametro zero.
L'intrigo vero, infatti, era legato a chi avrebbe dovuto versare ai russi il cosiddetto "loyalty bonus", l'indennizzo di 2,25 milioni di sterline dovuto alla partenza anticipata di Arshavin. Che all'Arsenal guadagnerà, fino al 2012, 70.000 sterline la settimana. Ventimila in meno di quanto previsto dal contratto rinegoziato con lo Zenit la scorsa primavera.
Una cifra che sfonda il tetto salariale dei Gunners e un'altra regola ferrea del manager Arsène Wenger: niente eccezioni per chi ha oltre 25 anni. A meno che non sia uno in grado di cambiare la squadra. Uno come Arshavin. La Champions attuale non può giocarla. Quella della prossima stagione, vitale per la squadra a -5 dall'Aston Villa e dal quarto posto, dipende soprattutto da lui.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 3-2-2009

Quanto va veloce l'Aston di Martin


«Prepared», prepàrati. Dell'Aston Villa è il motto, sopravvissuto come il nome, compattato nell'acronimo AVFC, al restyling imposto dal 2 maggio 2007 allo stemma sociale dalla nuova proprietà. Quella che fa capo a Randy Lerner, tycoon Usa che nell'agosto 2006, dopo 23 anni di reggenza Doug Ellis, s'è accollato il club. Per 66,7 milioni di euro.
Il miracolo Villans nasce lì, grazie al patrimonio - stimato da "Forbes" in 1,2 miliardi di euro - del già proprietario dei Cleveland Browns della NFL. Brooklyniano, classe '62, Lerner è un chairman popolare e generoso. Ama il basso profilo e sa cosa vogliono i tifosi.
Con la squadra in zona- Champions League, ha messo sul piatto 30 milioni di sterline per il mercato invernale. In estate, ne aveva spesi oltre 40 per Brad Friedel, Brad Guzan, Luke Young, Carlos Cuéllar, Nicky Shorey, Steve Sidwell e James Milner. In più aveva prolungato il contratto a sette giocatori. Per il capitano Martin Laursen - che ha ereditato la fascia da Gareth Barry, tentato a inizio stagione dal Liverpool - il rinnovo era arrivato la scorsa stagione.
Chiari segnali: al Villa Park, adesso, i migliori restano.
Ashley Young, ala di 23 anni, è quello che guadagna di più: 56 mila sterline la settimana. A 52.500, c'è la punta John Carew (please, "Carèv" alla norvegese o "Carù" all'inglese: "Chèriu" non esiste), che dopo un avvio da 5 gol in 9 gare di campionato, uno in Intertoto e uno in Coppa Uefa, è ancora fuori per guai alla schiena.
Contratti pesanti sono stati stipulati con l'altra ala Milner (10 milioni al Newcastle), l'interno Sidwell, rinato dopo il flop al Chelsea, il deludente difensore spagnolo Cuellar e Friedel, 37enne portiere statunitense arrivato dal Blackburn per far dimenticare Scott (S)Carson, preso in prestito nell'agosto 2007 e spedito con ignonimia al West Bromwich Albion per i troppi erroracci. Uno sul "suo" palo, lo scorso 10 gennaio, ha regalato ad Agbonlahor il gol e agli ex compagni la vittoria per 2-1.
Soldi a parte, il primo artefice della rinascita è l'allenatore Martin O'Neill. Nordirlandese, 56 anni, motivatore implacabile, l'ex centrocampista del Nottingham Forest bicampione d'Europa (1979 e 1980) ha raccolto una squadra 16esima in campionato e ha scalato 5 posizioni l'anno: 11° posto nel 2007, 6° nel 2008.
Quando arrivò, dopo un'estate come opinionista per la BBC a Germania 2006, trovò una società nel caos. Con alla porta quattro consorzi - guidati dal miliardario americano Randy Lerner, dal tifoso storico Michael Neville, dal giudice Nicholas Padfield e dall'agente di Sven-Göran Eriksson, Athole Still - tutti ansiosi di rilevare le quote di "Deadly" Ellis, poi rimasto come presidente onorario, e con O'Neill come prima scelta per la successione di David O'Leary.
La squadra era da ricostruire, quasi come la fama di O'Neill. Uno che in Premier League mancava da sei anni e veniva da una storia analoga a quella romanista di Cesare Prandelli. Più fortunata, però. Dopo il miracolo-Leicester, O'Neill aveva vissuto cinque stagioni da sogno al Celtic, condotto a tre titoli di Scottish Premier League e alla finale Uefa, persa 2-3 a Siviglia contro il Porto di José Mourinho. Poi, per stare vicino alla moglie malata Geraldine, aveva lasciato Parkhead.
Migliorate le condizioni della consorte, rieccolo in pista.
Al Villa Park, ci è voluto un po' ma poi il marchio di fabbrica di O'Neill è emerso: squadre alte e grosse e atleticamente forti, 4-4-2 senza fronzoli, contropiede come se piovesse. Anticalcio, l'accusa più benevola. Ma anche limitata adattabilità di gioco e schemi agli uomini a disposizione. E, rotto il perticone Carew, un'alternativa sottorete ad Agbonlahor. A O'Neill, come a Capello (di cui fu, con Mourinho, l'unico concorrente credibile per la panchina inglese), là davanti piace il centravanti-boa. Senza il norvegese, sottovalutata meteora romanista, ha schierato un 4-5-1 spesso asfittico, con Milner avanzato a seconda punta. Marlon Harewood, ormai, è scaduto a rincalzo fisso.
Non a caso, il 23 gennaio, per 3,5 milioni di sterline, accordo fino al 2012, è arrivato dal Wigan Athletic il 31enne Emile Heskey, pupillo del tecnico già nei 4 anni di comune militanza al Leicester (1995-99). Forse un piano-B rispetto ai 25enni Dean Ashton, al West Ham fino al 2013, e Kevin Doyle, nazionale irlandese del Reading valutato 7 milioni (euro o sterlina quasi pari sono), ma pur sempre partner di Wayne Rooney in nazionale.
La rosa non pare competitiva sui tre fronti (la League Cup se n'è andata il 23 settembre, 0-1 dal QPR) e O'Neill ha ammesso che arriverà il momento delle priorità. Più che i 16esimi di Uefa col Cska Mosca la più alta ce l'ha il campionato, perché il quarto posto - obiettivo pure di Arsenal e Everton - significa Champions League. Soldi veri, e fasti del passato ritrovati.
Suggestioni a parte, le analogie fra la squadra campione d'Europa nel 1982 e questa squadra si sprecano. Tony Barton la vinse schierando nel torneo 14 giocatori, O'Neill in questa Premier ha ruotato nell'undici iniziale 15 elementi. Gli infortuni di Bouma e Laursen (due mesi out per l'intervento al ginocchio destro, dopo che i guai al sinistro stavano per farlo smettere col calcio), però, suonano come campanello d'allarme in difesa. Reparto che perderà anche Nicky Shorey, 27enne strapagato al Reading 4 milioni in agosto: O'Neill gli ha detto che deve cercarsi un'altra sistemazione.
«Questo gruppo è più forte del nostro - giura Shaw, oggi 49enne, tornato al club come addetto ai media - Ashley Young, Milner e Agbonlahor sono tutti sulla ventina, giocano divertendosi. Noi avevamo un manager, Ron Saunders (con buona pace del vice, Tony Barton, subentrato dalla semifinale di andata contro l'Anderlcht, ndr), che faceva di tutto per toglierci pressione, e O'Neill fa lo stesso».
Neanche i Villans '82 avevano grandi stelle o un gioco spettacolare.
Estro di Shaw a parte, Gordon Cowans (oggi istruttore nelle giovanili)
smistava per l'ala Tony Morley che crossava per lo sgraziato Peter Withe. L'1-0 di Rotterdam arrivò così.
«Sono passati quasi 25 anni da quella Coppa, rivincerla è il nostro sogno», disse O'Neill nella conferenza stampa di presentazione, il 14 agosto 2006. I tempi non sono maturi, ma se si avvererà sarà perché al Villa si sono "prepared" per tempo.
CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo n. 5, 3 febbraio 2009

domenica, febbraio 01, 2009

Raúl come Di Stéfano


Tre-cen-to-set-te. Raúl González Blanco raggiunge "don" Alfredo, che adesso, finalmente, ha chi con parlare.
Il linguaggio, universale, è quello del gol: Raúl eguaglia il Mito con un golletto brutto, sporco e "cattivo". Ma utile al Real Madrid per aprire il 2-0 col Numancia nella 21esima di campionato e salire a -9 dal Barcellona, capolista che proverà a riallungare a Santander contro il Racing.
Neanche il gol numero 307 di Di Stéfano, l'ultimo in camiseta blanca prima di svernare all'Espanyol, fu un capolavoro. Arrivò su rigore, negli ottavi di Coppa di Spagna, a San Sebastiàn contro la Real Sociedad. Finì 1-0 per le merengues. Era il 17 maggio 1964. La Saeta Rubia - la Freccia Bionda (per il colore dei pochi capelli e la velocità, di gambe e di pensiero) - chiudeva con 403 partite e 11 stagioni con i blancos, e ormai 38enne.
Raúl ci arriva a neanche 32 anni, e con ben 714 partite. Una storia d'amore cominciata oltre 14 anni fa, il 5 novembre 1994: con la prima rete in prima squadra. Naturalmente all'Atlético Madrid. Il club dove è cresciuto e per cui tifava la famiglia.
Adesso, il capitano ha tutto il tempo per prendere il largo. O per recuperare, là dove il numero 7 ancora insegue il 9: nei titoli di "Pichichi", capocannoniere del campionato (2 per Raúl González, 5 per Di Stéfano). Il trono di miglior marcatore del Real nella Liga è invece a soli due passi: 216 a 214. E Raul ha già messo la freccia.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
FONTE: SKY SPORT 24, 1-2-2009

Los 307 goles de Di Stéfano:
Liga: 282 partidos, 216 goles
Copa de Europa: 58 partidos, 49 goles
Copa del Rey: 57 partidos, 39 goles
Copa Latina: 4 partidos, 2 goles
Copa Intercontinental: 2 partidos, 1 gol

Los 307 goles de Raúl
Liga: 503 partidos, 214 goles
Liga de Campeones: 123 partidos, 64 goles
Copa del Rey: 35 partidos, 18 goles
Supercopa de España: 35 partidos, 7 goles
Supercopa de Europa: 3 partidos, 1 gol
Copa Intercontinental: 3 partidos, 1 gol
Mundialito de clubes: 12 partidos, 2 goles

Ha giocato con tre geni


"Il Chelsea di Abramovich ha vinto due scudetti, poi non ha vinto più niente" (25-1-2009)

"Il Brasile ha vinto quattro titoli mondiali" (1-2-2009)

Palmarès (dal giugno 2003, inizio dell'era-Abramovich):
2 Premier League (in Inghilterra lo "scudetto" non esiste, ndr): 2004-2005, 2005-2006
1 Coppa d’Inghilterra: 2006–2007
2 Coppe di Lega: 2004-2005, 2006-2007
1 Community Shield: 2005

Piazzamenti (dal giugno 2003, inizio dell'era-Abramovich):
Premier League: secondo posto 2003-2004, 2006-2007, 2007-2008
Coppa di Lega: finalista 2007-2008
Champions League: finalista 2007–2008

Mondiali vinti dal Brasile:
1) Svezia 1958, Svezia-Brasile 2-5
2) Cile 1962, Brasile-Cecoslovacchia 3-1
3) Messico 1970, Brasile-Italia 4-1
4) USA 1994, Brasile-Italia 3-2 dcr (0-0)
5) Corea del Sud-Giappone 2002, Brasile-Germania 2-0

CHRISTIAN GIORDANO