
La sua eredità ha segnato generazioni di allenatori francesi: dalla
épopée Vert del Saint-Étienne anni Settanta al miracolo-Camerun di Jean Vincent a Spagna 82; dai
Bleus di Michel Hidalgo campioni d’Europa a Francia 1984 a quelli di Aimé Jacquet iridati a Francia 1998 a quelli della ricotruzione post-fallimento nippocoreano di Jacques Santini. Tutti figliocci del “predicatore”, che all’autoritarismo preferiva l’eloquio. E al cupo difensivismo
le football en joie, il calcio felice.
Albert Batteux nasce il 2 luglio 1919 nel nord-est della Francia, a Reims, nella pianura della Champagne, regione del dipartimento Marne nota per lo spumante. Viene al mondo in una famiglia di 13 figli e in una terra, un tempo ricca, devastata da quattro anni di bombardamenti nazisti (per i tedeschi era il Westfront, il fronte occidentale). Ovvio che il background ne segni carattere e personalità: anche da adulto, e in una professione assai incline al nevrastenico abuso dell’ugola, raramente alzerà la voce. E avendone conosciuto il significato letterale nella miseria della campagna, ferita dai crateri degli obici, e umane dei “poilus” (i “pelosi”, cioè i soldati in congedo della fanteria francese della Grande Guerra), parlando di calcio eviterà di evitare il ricorso ad espressioni belliche tanto in voga come “battaglia”, “duello”, “scontro” eccetera.
Il calcio, si diceva: è la sua passione. Lo pratica sin da ragazzino e ci costruisce una carriera, nello Stade Reims, nel quale entra in prima squadra nel 1937. Batteux non è un fuoriclasse ma un discreto interno destro che soprattutto con l’intelligenza, calcistica e no, conquista un campionato (1949) e una Coppa di Francia (2-0 al Racing Club Parigi nel ’50, gol di Méano e Petitfils) e la nazionale. Vi debutta il 6 giugno 1948, a Bruxelles, perdendo 2-4 contro il Belgio, prima delle sue 8 gare (tutte amichevoli, con un gol) con i “tricolori”.
Prima della stagione 1950-51, l’allenatore Henri Roessler se ne va e così il presidente Henri Germain affida la squadra al 31enne capitano, Batteux. Il futuro “Mounsier Albert” si ritrova così a guidare da tecnico ex compagni, in qualche caso più anziani (per sembrare più vecchio non si separava mai da un basco floscio che gli dava un’aria meno sbarazzina), che formavano l’ossatura di quelle formazioni vincenti: i fratelli Paul (portiere) e Pierre (attaccante) Sinibaldi, il grintoso terzino sinistro Roger Marche (il “Cinghiale delle Ardenne”), il centromediano Robert Jonquet e l’elegante mediano Armand Penverne.
Nei primi due anni il rendimento del Reims è altalenante, specie in trasferta, e arrivano altrettanti quarti posti. Ma la stagione 1951-52 sarà ricordata per l’acquisto, dall’Angers, di una minuscolo e fenomenale ala destra di origine polacca: Raymond Kopaszewski, subito ribattezzato “Kopà”, alla francese.
Dalla stagione successiva, Batteux decide di risolvere la concorrenza interna nel ruolo (fra Kopa, Villanova e Templin) schierando l’ex minatore nella posizione di centravanti tattico e spostando a destra l’olandese Abraham (Bram) Leonardus Appel. Il duo funziona a meraviglia, come la diagonale formata da Penverne, Léon Glovacki (anche lui di origine polacca) e Kopa. Così, nonostante il calo finale, arrivano subito due successi: il secondo titolo nella storia del club (vinto con il miglior attacco, 86 gol fatti, e la miglior difesa, 36 subiti) e la Coppa Latina, che, dopo la Mitropa Cup, è per importanza la seconda competizione per club d’Europa. Si gioca tra il 1949 e il 1957 (sparirà un anno dopo la nascita della Coppa dei Campioni) tra i campioni di Francia, Italia, Portogallo e Spagna. L’edizione del ’53 si disputa a Lisbona e a Porto e dopo aver eliminato in semifinale (2-1) il Valencia, il 7 giugno, allo stadio Da Luz della capitale, lo Stade si impone 3-0 (doppietta di Kopa e gol di Méano) sul Milan del Gre-No-Li, a sua volta vincitore (4-3 dts) sullo Sporting.
Lo squadra di Batteux, che dal ’52 è diventato, sulla spinta popolare e della stampa specializzata, Ct della nazionale, vince e convince grazie a un “calcio champagne” (così denominato per il prodotto che ha reso celebre Reims) spettacolare fatto di palla a terra, passaggi corti e folgoranti accelerazioni, e in campionato farebbe tris se non fosse per il rush finale compiuto dal Lille nel 1953-54, torneo nel quale il Reims era stato in testa fino a due giornate dalla fine.
Nel ’55 la Coppa Latina, non disputata l’anno prima, vede in semifinale la rivincita fra lo Stade e il Milan. Finisce di nuovo con la vittoria dei francesi, stavolta per 3-2 con un “golden gol” ante-litteram al 138° (!) dopo il 2-2 dei 90’ regolamentari più i tempi supplementari. Nella finale di Parigi, il 26 giugno al Parco dei Principi, a spuntarla (2-0) è però il Real Madrid di Múñoz, Di Stefano, Rial (doppietta) e Gento. Un kolossal che avrà presto due grandi sequel sul massimo proscenio continentale.
Campione di Francia nel ’55, lo Stade Reims elimina nella neonata Coppa dei Campioni i danesi dell’Aarhus (0-2 fuori e 2-2), gli ungheresi del Voros Lobogo (4-2 al vecchio Auguste Delaune e 4-4) e gli scozzesi dell’Hibernian (2-0 in casa e 1-0) prima di arrendersi (3-4) al Real Madrid nella finale appositamente allestita dai delegati UEFA francesi, per il 13 giugno, nel teatro che l’anno prima aveva ospitato la Coppa Latina.
La delusione europea si unisce alla perdita di Kopa, passato proprio alle Merengues ma ben sostituito dall’iper-prolifico centravanti Just Fontaine. Batteux se lo porta anche ai Mondiali del ’58, per Batteux un anno d’oro: “doublé” campionato-coppa (allo stadio Colombes di Parigi, 3-1 all’Olympique Nîmes, doppietta del centravanti di fatto Bliard e acuto di Fontaine) con il Reims e terzo posto in Svezia (miglior risultato dell’era pre-Platini), battendo 6-3 nella “finalina” la Germania Ovest campione uscente, dove la Francia del capocannoniere Fontaine (13 centri: record imbattuto) è la grande rivelazione del torneo. I “galletti” vengono eliminati dal Brasile futuro campione e complice l’infortunio, subìto proprio contro la Seleção, della colonna difensiva Jonquet, uno degli otto “reimses” da lui convocati. Chissà come sarebbe finita «se non avessimo giocato buona parte della gara in dieci», si chiedeva “il predicatore” Batteux, sognatore e innovatore, in campo e fuori, dalla prima linea a cinque punte (Kopa, Wisniewski, Fontaine, Piantoni e Vincent) ai “seminaires”, sorta di stage psico-atletici, durissimi, di dieci giorni di training prestagionale. Un sistema di preparazione, erroneamente attribuito a Helenio Herrera, e oggi elevato a scienza, che prima di Batteux, poteva al massimo ambire al prefisso “fanta”.
Il titolo del ’58 vale un nuovo assalto alla Coppa dei Campioni, che però finirà come il precedente: perdendo in finale contro i bianchi di Spagna, tra i quali, con il numero 7, c’è un certo Kopa. Eliminati i nordirlandesi dell’Ards (1-4 a Belfast, 2-6), i finlandesi dell’Helsinki Palloseura (4-0 in casa e 3-0), e i belgi dello Standard Liegi (0-2 esterno ribaltato dal 3-0 casalingo), al Neckarstadion di Stoccarda, il 3 giugno 1959, i sogni di gloria biancorossi vengono infranti da Mateos e Di Stefano, i cui gol regalano al Real Madrid il quarto successo su quattro edizioni della manifestazione.
A parziale consolazione, c’è il ritorno del “Napoleone del calcio”, al secolo Raymond Kopa (che a Madrid è “chiuso” da Di Stefano), che coincide con la penultima fiammata del grande Reims di Batteux: la vittoria nel campionato 1959-60. L’ultima arriva due anni dopo, anche se solo all’ultima giornata e grazie alla miglior differenza reti nei confronti del Racing, 83-60 contro 86-63.
Nel frattempo, il calcio sta cambiando rapidamente, e Batteux capisce che l’ingenua passione del suo Reims ci sarà sempre meno posto. In più deve metabolizzare il deludente Europeo ’60, nel quale la sua Francia, padrona di casa e favorita, assieme all’Unione Sovietica futura campione, viene beffata dalla fortissima Jugoslavia in semifinale. A un quarto d’ora dalla fine, “le coqs” conducono per 4-2, ma stavolte la “joie du football”, complice la serataccia del portiere transalpino Abbes, è tutta degli slavi, che rimontano e sorpassano (4-5) realizzando una delle più grandi imprese nella storia dei grandi appuntamenti per nazionali. La batosta viene bissata dalla sorprendente eliminazione mondiale, patita nel dicembre ’61 nello spareggio di Milano (0-1) con la Bulgaria, avversario-nemesi che il 17 novembre 1993 colpirà un altro Ct transalpino, Gérard Houllier, per la corsa a Usa 94.
Apriti cielo, si scatenano gli strali della critica e addio “Monsieur Albert”. Nel ’63, in seguito all’eliminazione subita in Coppa dei Campioni dal Feyenoord, dopo 25 anni di onorato servizio e con la squadra seconda in campionato, identica sorte gli tocca al Reims, che senza di lui l’anno dopo retrocede.
Si ritira allora a Grenoble, dove guida il Foot 38, una modesta formazione locale. Nel 1967, l’amico e collega Jean Sella, suo assistente a Svezia 58, prima di andarsene al Servette di Ginevra suggerisce al suo ormai ex presidente, Roger Rocher, il nome dell’ideale successore alla guida del Saint-Étienne fresco campione di Francia: Albert Batteux. Dopo aver dimostrato di saper costruire una squadra fatta in casa, spesso scovando e allenando talenti locali agli albori di un professionismo ancora romantico, Batteux vive una seconda giovinezza plasmando una squadra già forte, costruita da un gm talent-scout, Pierre Garonnaire, a metà tra un Italo Allodi e un Luciano Moggi, e già destinata ad altri successi: tre campionati consecutivi e due “doublé”, nel ’68 (2-1 al Bordeaux nella finale di Coppa) e nel ’70 (5-0 al Nantes). Batteux rinnova la squadra lanciando giovani come il portiere George Carnus, il difensore centrale Bernard Bosquier, il regista Jean-Michel Larquè, l’ala sinistra Georges Bereta e “Monsieur venti gol a stagione” Hervé Revelli. E stavolta gli dà una mano anche la fortuna: “il nuovo Kopa”, fatte le debite proporzioni, è un giovane malese, Salif Keita, spettacolare goleador e assist-man acquistato a scatola chiusa e recapitatogli in taxi direttamente dall’aeroporto parigino di Orly. Batteux se ne andrà prima della “épopée verte”, ma la squadra che il pupillo e successore Robert Herbin, ex giocatore del club, che nel ’76 perderà 1-0 dal Bayern Monaco all’Hampden Park di Glasgow la finale di Coppa dei Campioni, è anche figlia sua.
La stagione del ’70 è il canto del cigno per l’idealista Batteux, che per due anni si scontra con il presidente Rocher, una sorta di Bernard Tapie dell’epoca, perché questi gli smantella la squadra. Carnus e Bosquier vanno all’ Olympique Marsiglia di patron Leclerc, poi se ne va Keita. Batteux non capisce né si adegua. E dopo cinque stagioni di successi se ne torna a sud, nella Grenoble tanto amata da Henry Beyle, meglio noto come Stendahl. Le successive, brevi parentesi con Avignonnaise, OGC Nizza e Olympique Marsiglia aggiungono poco a una carriera, chiusa nell’81, grande quanto sottovalutata. Nel frattempo, sulla panchina del “Geoffroy Guichard” si insedia uno dei tanti luogotenenti del Maestro: quel Robert Herbin, che, come era accaduto al Maestro a 31, ad appena 33 anni è il più giovane allenatore di Francia. Batteux sarà il primo a brindare, ovviamente a champagne, ai successi dei Verts, anche se quel calcio non gli piaceva più. Fino a quando una lunga malattia non lo ha estraniato dalla realtà, esprimeva nelle sempre più rare interviste tutto il suo disamore per il football moderno, per il quale, auspicava, l’unica salvezza era nel calcio «ingenuo e libero» di africani e asiatici, che riteneva ormai gli unici depositari del calcio spensierato al quale aveva dedicato la vita. Un’esistenza chiusa nella sua Grenoble il 28 febbraio 2003 e abbracciata, due settimane dopo, nella chiesa di Plaine Fleurie di Meylan, da esponenti di varie generazioni del calcio francese. A sollevarne il feretro ci sono infatti gli ex Ct Jacquet e Hidalgo; lì vicino, Santini, colonna delle sue squadre e all’epoca tecnico dei Blues, il fedelissimo Herbin, Kopa, Fontaine, i più giovani Bernard Lacombe, Thierry Rolland, Alain Michel. Tutti con le facce tristi. Per la prima volta e per sempre, l’ideatore del “football en joie” li aveva lasciati soli.
Christian Giordano
ch.giord@gmail.com
Stelle a 5 punte
Batteux è stato un tecnico vincente e innovativo in tempi nei quali la figura dell’allenatore era ritenuta marginale. La tattica e i moduli di gioco sono di là da venire e in Europa si giocano quasi esclusivamente o con il WM inglese, il Sistema ideato dal manager dell’Arsenal, Herbert Chapman, in seguito alla modifica (1925) della norma sul fuorigioco, o il “verrou” dello svizzero Karl Rappan che nel 1932 architettò una sorta di catenaccio ante-litteram. La terza via di Batteux non rivoluziona alcunché sul piaano tattico, ma si adatta ai giocatori a sua disposizione. Succede con “le foot à la remoise”, gioco di parole in omaggio al prodotto vinicolo e “di Reims” (remois) e a un calcio-champagne del Reims che anticipa di un decennio l’arioso e spettacolare gioco “di rimessa” (remise) senza anticiparne le alchimie difensive. E succede al Saint-Étienne con quello, meno tecnico, più dinamico e altrettanto efficace, che per un lustro (1967-72) sarà definito “à la stephanoise”, alla stefanese, nel quale sono essenziali i tre attaccanti: l’anziano Mekloufi, Bereta e il migliore dei fratelli Revelli, Hervé. Nel mezzo la più grande Francia mai vista prima di quelle di Platini e di Zidane: quella delle cinque-punte-cinque (Wisnieski, Fontaine, Kopa, Piantoni, Vincent), terza (con il miglior attacco, 23 gol in 6 gare) ai Mondiali svedesi. (ch.giord)
LA SCHEDA DI ALBERT BATTEUX
Nato: 2 luglio 1919, Reims (Francia); deceduto a Grenoble (Francia) il 28 febbraio 2003
Ruolo: mezzala Club da giocatore: Stade de Reims (1937-1950)
Palmarès da giocatore: 1 Campionato francese (1949), 1 Coppa di Francia (1950)
Esordio in Nazionale: Bruxelles, 6 giugno 1948, Belgio-Francia 4-2
Ultima presenza in Nazionale: Parigi, 19 giugno 1949, Francia-Spagna 1-5
Presenze (reti) in Nazionale: 8 (1)
Club da allenatore: Stade de Reims (1950-1963), Grenoble Foot 38 (II div., 1963-67), Saint-Étienne (1967-1972), AS Avignonnaise, OGC Nizza, Olympique Marsiglia
Palmarès da allenatore: 1 Coppa Latina (Stade de Reims, 1953), 9 Campionati francesi (Stade de Reims, 1953, 1955, 1958, 1960, 1962; Saint-Étienne, 1967, 1968, 1969, 1970), 3 Coppe di Francia (Stade de Reims, 1958; Saint-Étienne, 1968, 1970)
Panchine in prima divisione: 656 In nazionale da Ct: Francia (1954-62)