Era il titolo del suo talk show alla tv. I KO con Brasile e Paraguay potevano essere i titoli di coda dei suoi 11 mesi da Ct. Contro Perù e Uruguay l'Argentina si giocherà i Mondiali che la Selección non manca dal 1970. Ma la AFA pensa già a un tutor
di
Christian Giordano
«Mascherano e altri dieci». Cominciò così la seconda carriera del più grande one man show che il calcio ricordi. Il 30 ottobre 2008, giorno del suo 48° compleanno, Diego Armando Maradona diventava il 39° Director Técnico nella storia della nazionale argentina.
Fra gli intoccabili sono poi entrati Lionel Messi, buona grazia, e Jonás Gutiérrez (avessi detto). Gli altri 8 cambiano sempre. Pure troppo: 62 convocati nelle prime 9 partite (5 ufficiali, 4 amichevoli), cifre da far impallidire Arrigo Sacchi.
“Io non ho paura di nessuno. Molti di voi [giornalisti] li sopporto da quando avevo 15 anni, figuratevi se mi fate paura adesso che ne ho 48. Io resto al comando. Vado avanti, nessuno mi spezza. Se c'è bisogno di andare allo spareggio, lo faremo. Ci andammo già nel ’94 con l’Australia e ci qualificammo tranquillamente”.
Nel suo caso, con la squadra quinta a -1 dall’Ecuador e a +1 su Uruguay e Venezuela, lo spareggio (fra la quinta del Sud America e la quarta della Concacaf) sarebbe un successo, e la qualificazione tutt’altro che tranquilla. Anche perché, pur battendo il materasso Perù (Marmelada Peruana del ’78 docet), per l’ultima del girone Sudamericano si va a Montevideo. Non proprio una passeggiata sul Río de la Plata.
Cinque i peccati capitali imputabili alla sua gestione: favoritismi, demagogia, sentimentalismo, polemiche, avversione per schemi ed esercitazioni.
Pallini. Come tutti, Diego ha i suoi e su quelli insiste, anche contro l’evidenza. Sceglie i migliori (o presunti tali) ruolo per ruolo e si incaponisce su quelli, senza farne un gruppo né dotarli di uno straccio di manovra. Unico il canovaccio tattico: tutti avanti a portar palla e, come contro il Paraguay, praterie concesse agli avversari.
Non si tratta solo dei vecchietti come Juan Sebastián Verón (addirittura spostato a destra, col Paraguay, per non fargli perdere palloni nella zona cruciale della mediana) o Martín Palermo, ariete del Boca convocato dopo nove anni per dare all’attacco quel peso che manca a Carlos Tévez e Lisandro López, peraltro infortunati per il Paraguay, il genero Sergio Agüero e Messi. Peso che potrebbe avere con Diego Milito, che in nazionale non è mai stato il cecchino da 28 gol in 33 partite visto in Serie A, ma che resta il centravanti più intelligente e generoso del globo.
Potrebbe essere la soluzione ideale in un tridente con Messi e uno fra Agüero e Tévez, visto che il 4-4-2 di Diego non prevede l’“enganche”, come in Argentina chiamano il trequartista che fa da raccordo con le punte. Ma in Tévez il Ct rivede se stesso: il ragazzino cresciuto nel barrio e diventato leader. Milito, invece, non lo “vede” proprio, idem con Cambiasso e Burdisso, anche se a centrocampo poi sacrifica Gago per Maxi Rodríguez e in difesa fa esordire, col Paraguay, il 36enne Rolando Schiavi, che pure la sua onesta carriera l’ha fatta. Il bello è che nell’assedio finale, il deb più anziano nella storia della Selección, sfiora il clamoroso pari.
Emotività del momento. Come la scelta di schierare la coppia centrale del Vélez Sársfield campione nel Clausura 2009, Nicolás Otamendi e Sebastián Domínguez, all’esordio col Brasile. Scelta subito abiurata con il ritorno di Heinze per Otamendi e a sinistra il ripescaggio di un altro Vélez, Emiliano Papa, terzino mediocre ma funzionale in un sistema. Su Otamendi (’88) e Domínguez (’80), 2 presenze a testa, ci si potrebbe lavorare, ma il tempo – come il sistema – non c’è.
Chi di esperienza ne ha da vendere, ma forse fa troppa ombra al Ct, è il 31enne Juan Román Riquelme. Regista lento quanto letale, in disgrazia nel Villarreal di Pellegrini, al Boca è ancora un mito che, è il caso di dirlo, cammina. «Ho fatto di tutto per trattenerlo in nazionale» ha detto Diego. Ma la rottura era già insanabile con uno che in campo è da sempre il braccio della mente Bianchi, «il miglior allenatore che abbia mai avuto».
Da buon demagogo, per il big-match col Brasile al Monumental di Buenos Aires preferisce Rosario: manto migliore, minore freddezza sugli spalti. Morale: la Seleção passeggia 3-1 di fronte ai 40 mila del Gigante, catino tutt’altro che ribollente. In ritiro, invece, emula il “mago” Herrera ma solo nei bigliettini che lascia in spogliatoio, negli armadietti, persino sotto il cuscino: «Forza Lionel» (Messi), «È il tuo giorno Seba» (Verón), «Dacci dentro Pupi» (Zanetti).
Anche il populismo è quello dei tempi d’oro: «La pressione, oggi in Argentina, ce l’ha chi non sa se il giorno dopo avrà 10 pesos per mangiare. La pressione nel calcio non esiste. Esiste la responsabilità, e quella la devono mostrare i giocatori».
Del resto lui, con la fascia al braccio, conosceva bene l’arte dell’arruffapopoli: la guerra delle Falkland-Malvinas contro l’Inghilterra a Messico 86, la Napoli “dimenticata” contro gli azzurri a Italia 90. Nel calcio moderno però non basta. Anche perché, incredibile ma vero, è il lavoro tecnico il suo tallone d’Achille. La squadra non ha schemi, specie su palla inattiva. Alle esercitazioni specifiche Diego preferisce cose meno noiose: la partitella coi ragazzi del Tristán Suárez, club di quarta serie; infinite sessioni di due contro due al calcio-volley, con la rete bassa.
Anche dal punto di vista logistico la sua gestione lascia a desiderare. Per gente abituata ai voli transcontinentali e obbligata a rendere al massimo ogni tre giorni, la comodità non è un optional e anche un trasferimento mal organizzato diventa un problema. Per raggiungere Rosario, mezz’ora d’aereo da Buenos Aires, Maradona ha imposto il pullman: quattro ore di viaggio.
In spogliatoio il malcontento serpeggia, naturalmente off record. E non bastano l’andare a messa tutti insieme o i video, proiettati in ritiro, nei quali amici, parenti e fidanzate dei giocatori li incitano al grande passo, con musica di sottofondo e la carica di Mario Pergolini, noto conduttore tv argentino.
Che qualcosa sia incrinato, se non rotto, nel feeling col gruppo lo dimostra il post-ko col Paraguay: il Ct nemmeno è sceso negli spogliatoi per salutare la squadra.
L’AFA smentisce ma l’ipotesi di un “uomo di campo” da abbinare al carisma del Pibe è più che una voce. Maradona sin qui ha fatto di testa sua, senza considerare granché Bilardo (per qualcuno ormai un burattino a uso delle tv) e fidandosi solo del suo clan. A cominciare da quel Fernando Molina, fidanzato della primogenita Dalma, messo a capo dell’ufficio stampa. In affari di campo, Diego ascolta solo Miguel Ángel Lemme, ex vice di Bilardo nel Siviglia, in Libia e nell’Estudiantes, e Alejandro Mancuso, in passato idolo delle tifose del Flamengo.
Da Ezeiza, la Coverciano argentina, rimbalzano tre nomi. Secondo il Clarín, il più accreditato è il 41enne Claudio Vivas, già secondo di Marcelo Bielsa, ex Ct della albiceleste ora al Cile. Un altro papabile è Antonio “el Turco” Mohamed, l’allenatore del Colón. Un evergreen, invece, è Bilardo che potrebbe affiancare o sostituire “el Pibe” anche in caso di qualificazione raggiunta in extremis. Perché Diego, aggrappato al comando e in Europa più per l’ennesima cura dimagrante al centro Henri Chenot di Merano che per osservare giocatori, è un uomo solo allo sbando. Uno per tutti, tutor per uno.
CHRISTIAN GIORDANO,
Guerin Sportivo n.39, 29 settembre 2009
La classifica del girone sudamericano
SQUADRE G V N P GF GS PUNTI
Brasile* 16 9 6 1 32 9 33
Paraguay* 16 9 3 4 22 13 30
Cile 16 8 3 5 27 20 27
Ecuador 16 6 5 5 21 23 23
Argentina 16 6 4 6 20 19 22
Uruguay 16 5 6 5 26 18 21
Venezuela 16 6 3 7 22 27 21
Colombia 16 5 5 6 10 14 20
Bolivia 16 3 3 10 20 34 12
Perù 16 2 4 10 9 32 10
(*) Già qualificate per Sudafrica 2010.
Il cammino dell’Argentina pre-Maradona:
3/10/07 Buenos Aires,
Argentina-Cile 2-0 (26’ e 45’ Riquelme)
16/10/07, Maracaibo, Venezuela-
Argentina 0-2 (15’ G. Milito, 18’ Messi)
17/11/07, Buenos Aires,
Argentina-Bolivia 3-0 (41’ Agüero, 57’ e 74’ Riquelme)
20/11/07, Bogotá, Colombia-
Argentina 2-1 (36’ Messi, 62’ Bustos, 83’ Moreno)
15/06/08, Buenos Aires,
Argentina-Ecuador 1-1 (69’ Urrutia, 89’ Palacio)
18/06/08, Belo Horizonte, Brasile-
Argentina 0-0
06/09/08, Buenos Aires,
Argentina-Paraguay 1-1 (13’ aut. Heinze, 60’ Agüero)
10/09/08, Lima, Perù-
Argentina 1-1 (82’ Cambiasso, 93’ Fano)
11/10/08, Buenos Aires,
Argentina-Uruguay 2-1 (5’ Messi, 12’ Agüero, 39’ Lugano)
15/10/08, Santiago del Cile, Cile-
Argentina 1-0 (35’ Orellana)
Il cammino dell’Argentina di Maradona:
28/03/09, Buenos Aires,
Argentina-Venezuela 4-0 (25’ Messi, 47’ Tévez, 51’ Rodriguez, 72’ Agüero)
01/04/09, La Paz, Bolivia-
Argentina 6-1 (12’ Martins, 34’ rig., 55’ e 66’ Botero, 45’ Da Rosa, 87’ Torrico; 25’ González)
06/06/09, Buenos Aires,
Argentina-Colombia 1-0 (55’ Díaz)
10/06/09, Quito, Ecuador-
Argentina 2-0 (72’ Ayovi, 83’ Palacios)
05/09/09, Rosario,
Argentina-Brasile 1-3 (65’ Dátolo; 23’ Luisão, 30’ e 68’ Luis Fabiano)
09/09/09, Asunción, Paraguay-
Argentina 1-0 (27’ Valdéz)
10/10/09, Buenos Aires,
Argentina-Perù
13/10/09 Montevideo, Uruguay-
Argentina