giovedì, aprile 08, 2010

El Clásico y el Cruijffismo


Nel Clásico, c'è molto più del calcio. Ogni Real Madrid-Barcellona, e sabato sera più che mai, non è solo il derby di Spagna, la Catalogna libera contro il club che fu caro a Franco. E' uno scontro di filosofie, di identità.
Al Camp Nou, nessuno lancerebbe mai slogan tipo "Ibras y Pedroes". Gli "Zidanes y Pavones" sono un'ideologia marketizzabile solo al Real Madrid. Al Barça, dove il catalanismo è la prima fede, quel principio ce l'hanno nel dna: assi stranieri sì, purché innestati in un tessuto locale.
Alla politica dei rivali, dopo lo storico Triplete, s'è convertito persino Pérez. Per il suo secondo "FlorenTeam" ha barcellonizzato il Real dei Galácticos: 254 milioni di euro per amalgamare la crema del calcio mondiale (Cristiano Ronaldo, Kaká, Benzema) con prodotti spagnoli DOP (Raul Albiol, Arbeloa, Xabi Alonso). Ma con almeno due differenze.
La prima è che il Barça i suoi talenti se li alleva alla Masia, dove i Fabregas che "scappano" sono l'eccezione, mai la regola.
La seconda, anche oggi, la fa il Cruijffismo. La sottile linea blaugrana tramandata dal grande Johan, al suo primo Clásico da presidente onorario, fino a Guardiola, dagli Under 16 alla prima squadra: 4-3-3 e futbol tiki-taka. «Lo stile che dà al Barcellona un'identità. E che il Madrid deve ancora trovare». Parola di Zidane.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

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