sabato, luglio 31, 2010

L'orco Bruno

Cannibalizzato da Sudafrica 2010, il mondo sulla stampa estera somiglia tanto a quello senza mondiale. Non si può che cominciare dal Brasile, choccato non per l’uscita della Seleção di Dunga, prevista in aprile da Placar, ma per quella - disumana – di Bruno, portiere licenziato dal Flamengo. Il Correio da Bahía sbatte il mostro in prima pagina: «A frieza do goleiro». “Il portiere al fresco”, ma anche “la freddezza del portiere”: perché dalla sua gang Bruno ha fatto seviziare e uccidere l’amante, la pornoattrice Eliza Samudio, per un figlio indesiderato. Poi, dato in pasto ai cani il cadavere, sono andati a bere birra in piscina. Arrestati nel Minas Gerais, rischiano l’ergastolo.

Il settimanale cinese Xinmin mette in copertina le lacrime più famose del Mondiale, quelle del nordcoreano Tae-Se Jong, ma la cover-story non è quella del “Rooney d’Asia”, indesiderato dal regime per lo stile di vita “troppo occidentale”. Nato in Giappone da genitori sudcoreani, il centravanti della nazionale è il simbolo delle generazioni asiatiche straniere in patria e fuori. «Per attirare i talenti esteri (“waiguo pengyou”, gli amici stranieri) di cui ha bisogno, la Cina deve riscrivere la legge sull’immigrazione del 1985, ormai obsoleta». Lo farà?

Si parla di calcio (non) giocato, su L’Équipe mag. Arsène Wenger, allenatore francese dell’Arsenal, analizza il fiasco sudafricano dei Blues di Raymond Domenech, appena rimpiazzato da Laurent Blanc. Duro l’alsaziano: «Senza giocatori intelligenti, non puoi vincere».




Più tenero, forse troppo, il patinato magazine danese Sportsfan con un giocatore di Wenger nei Gunners, Nicklas Bendtner, protagonista mancato al mondiale. Un gol nel 2-1 al Camerun per il centravanti, per glamour il Beckham di Danimarca: è fidanzato con Caroline Fleming, baronessa di 13 anni più grande di lui e potenziale ereditiera da 400 milioni di sterline.

A proposito di soldi, con LeBron James ai Miami Heat la NBA non sarà più la stessa. Figuriamoci i Cavaliers e l’intero Ohio: il quotidiano The Plain Dealer non l’ha presa bene, come il patron dei Cavs, Dan Gilbert, che gli ha scritto una lettera pubblica al vetriolo. «Gone», andato. E il sale è nella didascalia: «Sette anni a Cleveland. Niente anelli». Zeru tituli. A South beach “The Chosen One”, il Prescelto, è condannato a vincere (e prima dei Cavs). Ma si divertirà.
Christian Giordano
ch,giord@gmail.com

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