lunedì, maggio 31, 2010

Brasile, è già Melodramma


SPAGNA
La Spagna ha raggiunto il ritiro di Schruns, in Austria, dove si allenerà sopra i 1300 metri. I Campioni d'Europa, accolti da centinaia di tifosi e da una cantante di flamenco, hanno ricambiato tanto calore firmando autografi prima di allenarsi agli ordini di Del Bosque.

PORTOGALLO
Calvario finito per Pepe, di fatto il primo "acquisto" merengue di José Mourinho. Gli staff medici del Real e del Portogallo hanno autorizzato il 27enne centrale, fermo da dicembre per l'intervento al crociato anteriore del ginocchio destro lesionato contro il Valencia, ad allenarsi con la squadra. Decisivo nelle qualificazioni, Pepe potrebbe essere schierato da Queiros già al debutto, il 15 giugno contro la Costa d'Avorio.

GERMANIA
Nella Germania crescono le quotazioni di Podolski. Dopo la mediocre stagione al Colonia, l'attaccante ha convinto il Ct Loew con una buona prestazione e un gol nel 3-0 sull'Ungheria sabato. Al contrario, in odore di taglio è Jansen, al rientro da un lungo infortunio al piede sinistro. Jansen sa giocare a centrocampo e in difesa, ma non ha i 90 minuti e il Mondiale è troppo vicino. In attacco potrebbe farcela Klose, nonostante la panchina al Bayern. Loew porterà in Sudafrica 6 attaccanti, e il capocannoniere dell'ultimo mondiale potrebbe essere preferito alla rivelazione Kiessling: 21 gol in Bundesliga col Bayer Leverkusen.

AUSTRALIA
Torna il buon vento per la bandiera australiana. [img bandiera ritiro SNTV]
Emerton ha ripreso ad allenarsi in gruppo a due settimane dal match di apertura contro la Germania. Il 31enne centrocampista destro del Blackburn ha superato L'infortunio al polpaccio però non sarà rischiato nell'amichevole contro la Danimarca, e lo stesso vale per Kewell. L'ex attaccante del Liverpool continua la riabilitazione dal problema all'inguine e Verbeek, lo avrà per l'esordio, contro la Germania. Ci sarà anche Schwarzer, il portiere del Fulham ha recuperato dalla lussazione al pollice che lo aveva tenuto fuori dal test contro la Nuova Zelanda.

COREA DEL SUD
Addio mondiale per il sudcoreano Kwak Tae-Hwi, infortunatosi al ginocchio sinistro nell'amichevole contro la Bielorussia. il 28enne difensore era tornato in nazionale a novembre dopo un'altra lesione ai legamenti dello stesso ginocchio. Al posto di Kwak, il Ct Huh Jung-Moo chiamerà uno tra Kang Min-Soo dei Suwon Bluewings e Hwang Jae-Won dei Pohang Steelers, campioni in carica della Champions League asiatica. La Corea del Sud completerà la preparazione affrontando la Spagna domani.

FRANCIA
Brivido Francia: Gallas ha interrotto l'allenamento. Il difensore centrale dell'Arsenal ha dolori al polpaccio sinistro, lo stesso che gli dà problemi da marzo e che rischiava di fargli saltare il mondiale. Domenech dice che l'infortunio non lo preoccupa. Ma intanto Gallas potrebbe saltare il test di Saint-Pierre contro la Cina il 4 giugno. Nel debutto mondiale con l'Uruguay, comunque, ci sarà.

BRASILE
"Spazzatura". Felipe Melo ha definito così le voci del suo presunto scontro (non solo di gioco) con Kakà. "Mai e poi mai rischierei di far male a un compagno. Poi, trattandosi di Kakà, sto ancora più attento, lui è una nostra stella". E che Kakà sia l'unica vera stella di questo Brasile di Dunga lo conferma la scelta del Ct di affidare al triste numero 8 blanco del primo anno a Madrid il leggendario 10 verdeoro di Pelé e Zico.

ARGENTINA
L'Argentina si nasconde: Maradona ha fatto coprire con dei teloni le recinzioni del centro di allenamento di Pretoria, per evitare sguardi indiscreti. A mantenere i contatti con l'esterno ci pensa Aguero. Su Twitter, l'attaccante dell'Atlético Madrid ha smentito le voci sulle incomprensioni fra Maradona e giocatori importanti come Mascherano, Heinze, Rodriguez, Gutierrez e Higuain. Aguero ha anche svelato che il Ct ha messo in camera insieme il leader carismatico Veròn con la superstar Messi, nella speranza che Leo sia anche nell'Argentina quello del Barcellona.

NIGERIA
Nonostante il recente problema al ginocchio, Obi Mikel sarà nei 23 della Nigeria che Lagerbäck porterà al Mondiale. Il Ct a tempo che la Svezia ha esonerato proprio per aver fallito il pass a Sudafrica 2010, invece farà a meno degli altri infortunati Anichebe, Uche e Apam. Esclusi per scelta tecnica Utaka, Akpan, Terna e Ideye. La Nigeria giocherà l'ultima amichevole contro la Corea del Nord il 6 giugno a Johannesburg, dove sei giorni dopo debutterà contro l'Argentina.
CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

Niente successo, siamo inglesi

Inghilterra caput mundi ad aprile/maggio nella speranza di esserlo, sul campo, a giugno/luglio. Magari con i gol di Wayne Rooney, sempre più simbolo del Manchester United, il club più ricco e più indebitato al mondo, e della nazionale di Fabio Capello. Roo e Mr. Fab sono gli uomini-copertina dei patinati Champions e FourFourTwo.

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Al bimestrale Uefa l’attaccante totale dei Red Devils si racconta a cuore aperto. Dalla passione giovanile per la boxe, lasciata dieci anni fa e oggi coltivata a fine allenamento, all’esplosione come goleador puro: «Segno di più perché gioco più vicino alla porta». Come vuole Capello che ha sudato freddo nel vederlo uscire zoppicante col Bayern. La maledizione inglese che ha colpito Keegan, Robson e Beckham (due volte) e Owen, però, lo ha risparmiato. E allora il Ct, che sul mensile inglese campeggia nella tuta blu che tanto bene portò al suo predecessore Alf Ramsey, parla dell’altro tema a lui caro: “Le regole vanno rispettate”. Dal cellulare spento a tavola (pena vassoi volanti) al merchandising “ufficiale”.


Una delle voci (con diritti tv, sponsor e botteghino) che per il magazine americano Forbes fanno del Man U, per il sesto anno in fila, il top club globale davanti a Real Madrid, Arsenal e Barcellona: 1,37 miliardi di euro il valore, oltre 600 milioni il debito. Numeri decisivi nella cessione galáctica di Cristiano Ronaldo ai merengue, fuori per la sesta volta consecutiva agli ottavi di Champions.
“Un altro bel casino”, titola il mensile inglese, World Soccer, che giocando sulle parole (mess e Messi) s’interroga sul flop da 254 milioni spesi da Pérez per spezzare l’egemonia del Barcellona.

Per il cinquantennale, WS stila poi una classifica delle 50 partite indimenticabili degli ultimi 50 anni.
Per i suoi trenta, invece, il settimanale francese L’Équipe mag riproduce le sue splendide copertine. Più di tutti ne ha avute Michel Platini (33), sul podio con Alain Prost (28) e Zinédine Zidane (21). Le tre più amate dai lettori: i Blues mondiali nel 1998, Federer re al Roland Garros 2009, il ritratto di Cantona 2007. Noblesse oblige.
Christian Giordano
ch.giord@gmail.com

lunedì, maggio 24, 2010

In ginocchio dal re






Ma si può iniziare un'intervista così, con "Dottor Moratti"? No, in Italia non si può: si deve.
CHRISTIAN GIORDANO

domenica, maggio 23, 2010

Lucio a San Siro


Luci, anzi Lucio a San Siro. Roberto Vecchioni, interista di sangue neroblù, scrive la sua canzone forse più celebre nel 1971. Trent'anni dopo, stagione 2001-2002, Lucimar Ferreira da Silva - 24enne difensore brasiliano del Bayer Leverkusen - vedrà spezzarsi in una settimana il sogno impossibile del "Grande Slam": Bundesliga, Coppa di Germania, Champions League. Tutto sfumato, il Triplete al contrario.
Il campionato lo vincerà il Borussia Dortmund.
La coppa tedesca andrà allo Schalke 04.
La Champions verrà alzata dal Real Madrid e firmata dal capolavoro di Zidane.
Dalla tripletta sfiorata col Bayer a quella centrata, otto anni dopo con la seconda Grande Inter.
Coppa Italia e campionato contro la Roma, Champions League contro il Bayern.
Quel Bayern che dopo 5 stagioni, 3 "double" campionato-coppa di Germania e 2 supercoppe tedesche, lo ha sbolognato, credendolo finito.
Un errore che al numero 51 di Sabener Strasse qualcuno avrà rimpianto amaramente.
Un bellissimo giorno chiuso da una bellissima notte. Di luci a San Siro, per salutare un'annata irripetibile. Che per gli interisti è già finita, ma per lui no. Perché un anno dopo la sua seconda Confederations Cup, sogna di alzare, da capitano del Brasile, la Coppa più importante. Anche se in Sudafrica non potrà contare sul loro tifo.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

sabato, maggio 22, 2010

22 maggio, un sabato da Campioni


L'unica differenza, si spera, è che il loro non sia un mercoledì da leoni, ma un sabato da campioni
Quella fra Inter e Bayern è una finale già storica. La prima a rompere la tradizione UEFA del mercoledì, la prima che si giocherà di sabato.
Un altro segno dei tempi. Lontani, lontanissimi - 45 anni - dall'ultimo successo nerazzurro, 38 dall'ultima finale interista. Era il 1972, il 31 maggio, al De Kuijp di Rotterdam questo ragazzino di vent'anni - Gabriele Oriali - proprio non riuscì a tenere Johan Cruijff, autore dei due gol che diedero all'Ajax il secondo di tre trofei consecutivi.
Oggi, questo signore che del ragazzino ha ancora l'irrefrenabile entusiasmo e su questo campo fu campione del mondo nel 1982, può però contare su un dato: quella di stasera sarà la terza finale di un'italiana in Coppa dei Campioni o Champions League giocata il 22 maggio. Due finali, 2 vittorie.
Nel 1963 a Wembley per battere il Benfica di Eusébio servì una doppietta del nostro José Altafini, decisivo almeno quanto Giovanni Trapattoni, già allenatore in campo a 24 anni, nella prima Coppa dei Campioni italiana.
Un'altra, il 22 maggio 1996, la vincerà la Juventus all'Olimpico di Roma, ai rigori contro l'Ajax di Louis van Gaal. Ad alzarla, un altro volto di SKY: Gianluca Vialli. Ancora scottato da Wembley 1992, quando perse contro il Barcellona di Cruijff, non trovò la forza per presentarsi sul dischetto. Fu quello, comunque, il suo mercoledì da leoni. Stasera basterebbe un semplice, bellissimo sabato italiano. Sabato 22 maggio.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

giovedì, maggio 20, 2010

Miti del calcio: Cruijff


Oh, se vi fidate i testi e la sceneggiatura li ho scritti io con Paolo Rossi (oggi a Juventus Channel, all'epoca ancora no).
Questi dvd sono usciti anni fa con la Gazzetta dello Sport nella collana "I miti del calcio". Ho scritto anche Di Stéfano e Platini e non mi ricordo più quali altri.
CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

martedì, maggio 18, 2010

Grecia, l’Angelos con la pistola


di Christian Giordano
Mai come per la culla della civiltà il passato spiega il presente e aiuta a decifrare il futuro. Che dopo il mondiale sarà senza il quasi 72enne Ct tedesco Otto Rehhagel. In marzo la federazione gli ha offerto un rinnovo biennale, al 30% in meno dello stipendio a causa della grave crisi economica che attanaglia la Grecia e, di riflesso, l’intera UE. Il primo artefice dell’incredibile titolo europeo 2004 è a fine corsa, e Sudafrica 2010 sarà il suo canto del cigno dopo la mancata qualificazione a Germania 2006 e il disonore della sospensione, poi annullata, imposta il 3 luglio di quell’anno dalla FIFA alla federcalcio «non sufficientemente indipendente in materia decisionale dal governo greco». Reduce dal flop a Euro 2008 (tre sconfitte contro Svezia, Russia e la Spagna futura campione), si è qualificata come seconda, battendo nel doppio spareggio con la favorita Ucraina: 0-0 all’Olimpico di Atene, 1-0 di Dimitris Salpigidis su assist di Georgios Samaras alla Donbass Arena, casa dello Shakhtar Donetsk. Più realista del re “König” Otto, che coi ripiegamenti di Samaras e Gekas ha plasmato un 4-3-3 che in fase di non possesso scala nel più compatto 4-5-1. Davanti a Alexis Tzorvas, erede del monumento Nikopolidis, i laterali sono l’esperto Loukas Vintra, suo compagno nel Panathinaikos, e Vasilis Torosidis dell’Olympiacos; al centro due veterani, l’ordinato Vangelis Moras del Bologna e il rude Sotiris Kyrgiakos, il Materazzi ellenico non solo per l’eccellente gioco aereo e fra i pochi a salvarsi nel peggior Liverpool di Rafa Benítez. Due terzi del centrocampo sono del Pana, giustiziere della Roma in Europa League e fresco di “double” campionato-coppa di Grecia: il metronomo Kostas Katsouranis, tornato in patria da campione di Portogallo col Benfica nel 2009, e il carismatico Giorgios Karagounis, meteora per due anni all’Inter (2003-2005) con Cúper prima e Zaccheroni poi. In attacco la star di Euro 2004, Angelos Charisteas, perticone che di testa la prende semper lü ma che nei club non ha mai reso come in nazionale. Col Norimberga si è salvato ai playout contro l’Augsburg. Sulle ali, il tecnico e versatile Georgios Samaras del Celtic e il vero bomber Theofanis Gekas (pronuncia: “Ghekas”), 30 anni, di proprietà del Bayer Leverkusen che a dicembre, dopo il rientro dal Portsmouth, l’ha prestato all’Hertha Berlino con cui è retrocesso. Con 10 reti, una in più del totem inglese Wayne Rooney, è il capocannoniere europeo delle qualificazioni e nel Bochum, con 20 reti, è stato il top scorer della Bundesliga 2007. Dalla panchina si alzano (poco) il secondo portiere Kostas Chalkias del PAOK, altro reduce di Euro2004 con Karagounis, Charisteas e il declinante soldatino di fascia destra Yourkas Seitaridis; i difensori Sokratis Papastathopoulos (Genoa), l’irruento Avram Papadopoulos (Olympiacos), che passa spesso col giallo e col rosso intesi come cartellini, e Nikos Spyropoulos (Pana), promettente ma inesperto; come i centrocampisti Lazarous Christodoulopoulos (altro Pana), 2 presenze, e l’ex capitano dell’Under 21 Grigoris Makos dell’AEK. In attacco, sono più che semplici riserve il velocissimo Salpigidis (Pana), match-winner in Ucraina, e Pantelis Kapetanos, 15 gol in nello Steaua (uno meno di Andrei Cristea della Dinamo, miglior marcatore della Liga I romena) che ha esordito il 3 marzo in amichevole col Senegal. È lui il futuro, assieme all’enfant prodige Sotiris Ninis (1990), ala destra che la Roma conosce bene: all’Olimpico, un gol e il rigore procurato. Il 23 settembre ha firmato per 4 anni e una clausola rescissoria di 10 milioni per l’estero e di 17 per i club greci. Oltre ai giallorossi, in fila c’è il Manchester United. La culla della civiltà sopravvivrà anche senza Rehhagel.
Christian Giordano

Probabile formazione (4-3-3): Tzorvas – Vintra, Moras, Kyrgiakos, Torosidis – Katsouranis, Tziolis, Karagounis – Samaras, Charisteas, Gekas. Ct: Rehhagel.

I 30 convocati:
Portieri:
Michalis Sifakis (Aris Salonicco), Alexandros Tzorvas (Panathinaikos), Kostas Chalkias (Paok Salonicco);
Difensori:
Giorgos Seitaridis (Panathinaikos), Loukas Vintra (Panathinaikos), Evangelos Moras (Bologna/Ita), Sokratis Papastathopoulos (Genoa/Ita), Sotiris Kyrgiakos (Liverpool/Ing), Avraam Papadopoulos (Olympiacos), Vasilis Torosidis (Olympiacos), Nikos Spiropoulos (Panathinaikos), Stelios Malezas (Paok Salonicco), Giorgos Tzavellas (Panionios), Kostas Manolas (AEK Atene), Giorgos Galitsios (Olympiacos), Stergos Marinos (Panathinaikos);
Centrocampisti:
Kostas Katsouranis (Panathinaikos), Alexandros Tziolis (Siena/Ita), Giorgos Karagounis (Panathinaikos), Sotiris Ninis (Panathinaikos), Christos Patsatzoglou (Omonia/Cip), Grigoris Makos (AEK Atene), Sakis Prittas (Aris Salonicco), Lazaros Christodoulopoulos (Panathinaikos);
Attaccanti:
Angelos Charisteas (Norimberga/Ger), Dimitris Salpigidis (Panathinaikos), Pantelis Kapetanos (Steaua Bucarest/Rom), Theofanis Gekas (Hertha Berlino/Ger), Giorgos Samaras (Celtic/Sco), Kostas Mitroglou (Olympiacos).

SI È QUALIFICATA COSÌ:
Lussemburgo-Grecia 0-3
Torosidis, Gekas, Charisteas
Lettonia-Grecia 0-2
Gekas 2
Grecia-Moldavia 3-0
Charisteas 2, Katsouranis
Grecia-Svizzera 1-2
Charisteas
Israele-Grecia 1-1
Gekas
Grecia-Israele 2-1
Salpingidis, Samaras
Svizzera-Grecia 2-0
Moldavia-Grecia 1-1
Gekas
Grecia-Lettonia 5-2
Gekas 4 (1 rig.), Samaras
Grecia-Lussemburgo 2-1
Torosidis, Gekas

Spareggio:
Grecia-Ucraina 0-0
Ucraina-Grecia 0-1
Salpingidis

IL PAESE
• Superficie: 131.940 kmq.
• Popolazione: 11.257.285 milioni.
• Capitale: Atene (4.013.368 abitanti).
• Lingua: greco moderno (inglese, francese, italiano)
• Religione: cristiano ortodossi 97%, musulmani, cattolici, protestanti, pentecostali, ebrei, Testimoni di Geova, avventisti, liberi metodisti.
• Valuta: euro.
• Ordinamento: repubblica parlamentare.
• Economia: turismo; agricoltura (frumento, orzo, mais, riso, avena, viti, agrumi, terzo produttore mondiale di olio d’oliva), cotone, tabacco; industria: tessile, alimentare, manifatturiera (tabacco), chimica, petrolchimica, siderurgica e metallurgica (piombo, alluminio).
• PIL pro-capite: 16.860 euro.

Slovenia, rifondazione ex comunista


di Christian Giordano
Indipendente dal 1991, il Paese dell’ex Repubblica federativa jugoslava che più mirava all’integrazione europea è, dal 2004, nell’UE. Al suo secondo mondiale, ora nell’Europa che conta c’è anche nel calcio. Merito del 48enne Ct Matjaz Kek, che col suo 4-4-2 tutto tecnica e carattere ha dimostrato ai connazionali che oltre a basket, sport invernali e fluviali, c’è un universo chiamato pallone. E che soddisfazione farlo eliminando nel doppio spareggio la favoritissima ex grande madre Russia del santone Guus Hiddink. Inserita nel Gruppo C con Inghilterra, Stati Uniti e Algeria, lotterà per il secondo posto dietro la corazzata di Fabio Capello. Tra i pali, questione di famiglia, e all’italiana: titolare la 25enne stella Samir Handanovic (ancora per poco all’Udinese, con vista Bayern se a Monaco non arriverà Hugo Lloris del Lione), riserva il cugino Jasmin, reduce da un’annataccia col Mantova. In difesa, sulle fasce Miso Brecko (Colonia) e Bojan Jokic (buon finale col Chievo, in prestito dal Sochaux), al centro Marko Suler (Gent) e l’esperto Bostjan Cesar (al Grenoble rivelazione, dopo le parentesi con Marsiglia e il prestito inglese al West Brom). In mediana gli esterni saranno l’estroso Andraz Kirm (Wisla Cracovia) e Valter Birsa, ex punta riciclatosi incursore all’Auxerre; nel mezzo la diga Aleksander Radosavljevic del Larissa e il suo duale capitano Robert Koren, prezioso nella promozione in Premier del WBA di Roberto Di Matteo. Tutta “tedesca” la coppia là davanti, Zlatko Dedic (nella foto), retrocesso in Zweite Bundesliga col Bochum, e Milivoje Novakovic del Colonia. Occhio a non sottovalutarli: l’ex Cremonese, Frosinone e Parma è stato l’“eroe” che nello spareggio ha segnato il gol-qualificazione, il compagno di reparto è stato con 5 gol il capocannoniere della squadra nelle eliminatorie. A non far dormire tranquillo Kek, però, è la scarsa profondità della rosa. Tramontata la generazione del regista Milenko Acimovic, che ha detto addio alla nazionale nel 2007, e del recordman all-time Zlatko Zahovic (35 gol in 80 presenze, ma protagonista in negativo nel 2002), per fare meglio delle tre sconfitte con Spagna, Sudafrica e Paraguay di otto anni fa, il Ct non poteva che puntare alla linea verde come i boschi della sua Maribor. I cambi in difesa sono Branko Ilic del Lokomotiv Mosca, centrale spesso impiegato a destra, Matej Mavric vice-Cesar del Koblenz, il possente Dejan Kehlar del Cercle Bruges e il terzino sinistro Suad Filekovic, rimasto in patria al Maribor. A centrocampo, il lento ma solido Andrej Komac del Maccabi e come riserva di Koren l’incompiuto Dalibor Stevanovic del Vitesse. Discorso a parte merita il gioiellino René Krhin, classe 1990 che nell’Inter ha vinto il Viareggio. Mourinho lo ha fatto debuttare in Serie A il 13 settembre, Inter-Parma 2-0, al 78’ posto di Sneijder, Kek la settimana prima, il 5, addirittura a Wembley, per gli ultimi 18’ nella onorevole sconfitta per 2-1 in amichevole contro l’Inghilterra. In attacco Zlatan Ljublijankic, compagno di Suler nel Gent e al contrario di Nejc Pecnik (Nacional Madeira), autore del decisivo 1-2 nell’andata a Mosca, più portato al lavoro sporco che al gol. Dopo il buon cammino nelle qualificazioni, 6 vittorie, due pareggi e due sconfitte (di misura in Repubblica Ceca e in Irlanda del Nord), toccherà ai match di Polokwane, Johannesburg e Port Elizabeth confermare che la rifondazione è compiuta. Con l’Inghilterra alla terza partita e forse già qualificata, il futuro è adesso.
Christian Giordano

Probabile formazione (4-4-2): S. Handanovic – Brecko, Suler, Cesar, Jokic – Kirm, Radosavljevic, Koren, Birsa – Dedic, Novakovic. Ct: Kek.

I 30 convocati:
Portieri: Samir Handanovic (Udinese), Jasmin Handanovic (Mantova), Aleksander Seliga (Sparta Rotterdam), Jan Koprivec (Gallipoli)
Difensori: Miso Brecko (Cologne), Bostjan Cesar (Grenoble), Branko Ilic (Lokomotiv Mosca), Bojan Jokic (Chievo), Dejan Kelhar (Cercle Bruges), Matej Mavric Rozic (Koblenz), Marko Suler (Gent), Elvedin Dzinic (Maribor), Aleksander Rajcevic (Koper), Suad Filekovic (Maribor)
Centrocampisti: Valter Birsa (Auxerre), Andraz Kirm (Wisla Cracovia), Andrej Komac (Maccabi Tel Aviv), Robert Koren (West Bromwich Albion), Rene Krhin (Inter), Aleksander Radosavljevic (Larissa), Dalibor Stevanovic (Vitesse Arnheim), Mirnes Sisic (Pas Giannina), Darjan Maric (Rapid Bucarest), Dare Vrsic (Koper);
Attaccanti: Zlatko Dedic (Bochum), Zlatan Ljubijankic (Gent), Milivoje Novakovic (Colonia), Nejc Pecnik (Nacional Funchal), Miran Burgic (AIK Solna), Tim Matavz (Groningen).

SI È QUALIFICATA COSÌ
Polonia-Slovenia 1-2
Dedic
Slovenia-Slovacchia 2-1
Novakovic 2
Slovenia-Nord Irlanda 2-0
Novakovic, Ljubijankic
Repubblica Ceca-Slovenia 1-0
Slovacchia-Slovenia 0-0
Nord Irlanda-Slovenia 1-0
Slovenia-San Marino 5-0
Koren 2, Radosavljevic, Kirm, Ljubijankic
Slovenia-Polonia 3-0
Dedic, Novakovic, Birsa
Slovacchia-Slovenia 0-2
Birsa, Pecnik
San Marino-Slovenia 0-3
Novakovic, Stevanovic, Suler

Spareggio:
Russia-Slovenia 2-1
Pecnik
Slovenia-Russia 1-0
Dedic

IL PAESE
• Superficie: 20.273 kmq.
• Popolazione: 2.055.942.
• Capitale: Lubiana (280.081 abitanti).
• Lingua: sloveno (ufficiale); italiano, ungherese.
• Religione: cattolici 83%, musulmani 2,4%, ortodossi 2,3%, protestanti 2,2%, atei e agnostici 10,1%.
• Valuta: euro.
• Ordinamento: repubblica parlamentare.
• Economia: turismo, agricoltura (patate, luppoli, frumento, barbabietola, cereali, uva), allevamento (pecore, pollame); apparecchiature per energia elettrica, utensili per macchinari; industria: legname, tessile, chimica, elettronica (anche militare), camion, prodotti ferrosi di laminatoio e di metallurgia (alluminio, piombo, zinco).
• PIL pro-capite: 17.310 euro.

lunedì, maggio 17, 2010

Un anno di Bundes, i verdetti


I CAMPIONI
Con van Gaal, spesi oltre 60 milioni per la peggiore partenza negli ultimi 60 anni. Poi il sogno tripletta da sfilare a Mourinho, già suo vice a Barcellona. Il severo professore olandese boccia Toni e i super acquisti estivi Pranic e Tymoschuk, fa capoclasse Schweinsteiger in mezzo al campo e promuove i "suoi" giovani: Badstuber in difesa, gli esterni Alaba e Contento. Ma soprattutto Thomas Muller, erede del grande Gerd non nel ruolo, ma nel nome, e nel feeling col gol: 13 alla sua prima Bundesliga, 3 in meno della superstar Robben, trascinatore più di Ribéry anche in Europa. Come la rivelazione Olic, triplettista in semifinale col Lione. L'uomo del 22esimo Meisterschale bavarese, però, è lui: questo signore inondato di birra.

IL CAPOCANNONIERE
Milan e Juve, ormai sfumata con Benitez, avevano visto giusto: a differenza del suo Wolfsburg, Dzeko si è confermato ad altissimi livelli. Anzi: è andato oltre. Capocannoniere con 22 gol, e 7 ciliegine come 7 assist. Ne ha beneficiato, anche se meno di un anno fa, il brasiliano Grafite, top scorer della scorsa Bundesliga e preferito da Dunga ad Adriano, Pato e Ronaldo per il Mondiale. Il motivo è, anche, quel lungagnone, tecnico e svelto, che segna in tutti i modi. E ormai pronto per altri lidi. Se resterà, sarà allenato dall'ex Ct inglese McClaren, fresco di titolo olandese col Twente.

LA SORPRESA
Sono due, una per girone. Con quel rush finale lo Schalke 04 di Magath, autore un anno fa del miracolo Wolfsburg, miracolo solo sfiorato in questa stagione coi blu di Gelsenkirchen. Per la serie: quando il manico fa la differenza. L'altra, il Bayer Leverkusen. Sorpresa fino al 7 marzo quando era capolista imbattuta. Poi il 7 marzo, appunto. Battuto 3-2 dal Norimberga che poi si è salvato al playout con l'Augsburg, terzo in Zweite Bundesliga. Perso il treno per il titolo, il capolinea - come per il Dortmund - è arrivato con l'accesso diretto alla Europa League.

LA DELUSIONE
Non può che essere l'Hertha Berlino, retrocesso dopo 13 anni. Adesso quella tedesca è l'unica capitale europea senza una squadra in massima divisione. Chiuso il rapporto con Funkel, che non è riuscito a salvare la squadra dopo aver sostituito Favre in ottobre, ora retrocessione può fare rima con smobilitazione: il 30enne portiere ceco Drobny non ha accettato il rinnovo. E come lui, potrebbero andarsene in tanti.
Citazione d'obbligo per Hoffenheim e Amburgo, fuori dall'Europa, e il girone di andata dello Stoccarda. Se avesse giocato dall'inizio come nel ritorno, sarebbe stato il vero avversario del Bayern nella corsa al titolo.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

sabato, maggio 15, 2010

Chelsea-Portsmouth, la 129a favola


Con Chelsea-Portsmouth, a Wembley, sarà la 129esima volta che ci viene raccontata una favola. La favola della finale di FA Cup, il trofeo calcistico più antico, affascinante e imprevedibile al mondo.
Non è solo l'ennesimo remake del piccolo contro il grande, ricco contro povero, Davide contro Golia. O per dirla all'inglese dell'underdog che diventa giant killer: il piccolo, già retrocesso e in amministrazione controllata Portsmouth contro il grande, milionario neocampione d'Inghilterra Chelsea.
C'è un Ancelotti che appena arrivato allo Stamford Bridge può centrare il primo Double "vero", campionato e coppa nazionale, nella storia dei Blues, che quella coppa l'hanno alzata già 5 volte, l'ultima un anno fa nella toccata e fuga di Hiddink.
Dall'altra parte c'è un Portsmouth che in partite ufficiali non batte il Chelsea da 50 anni. Ma che proprio in Coppa d'Inghilterra è l'unico ad aver spezzato, nel 2008 con l'"ex" Kanu, il dominio dei blu londinesi cominciato nel 2007.
In FA Cup il Chelsea non perde da 23 partite. Dai quarti di finale del 2008, 1-0 per il Barnsley. In panchina c'era proprio Avram Grant, lo stesso che avrebbe portato il Chelsea a uno scivolone di Terry dalla Champions a Mosca e che a Wembley, sulla panchina del Pompey, proverà a rubare il sogno al principe Carletto.
Che spera nel secondo regalo in sei giorni sotto l'albero di Natale, con Drogba prima punta davanti a Kalou e Anelka. Dietro, recupera Terry dal problema al metatarso. Il capitano vuole esserci: la storia non aspetta.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

PROBABILI FORMAZIONI:
Chelsea (4-3-2-1): Cech - Paulo Ferreira, Alex, Terry, Ashley Cole - Lampard, Ballack, Malouda - Kalou, Anelka - Drogba. All. Ancelotti.
Portsmouth (4-1-4-1): James - Finnan, Mokoena, Ricardo Rocha, Mullins - Wilson - Dindane, Yebda, Brown, Belhadj - Piquionne. All. Grant.

giovedì, maggio 13, 2010

Mondiale, e le stelle stanno a guardare


Il sistema di gioco sceglietelo voi. Non dovrebbe essere difficile con questi nomi. I grandi esclusi da Sudafrica 2010.
Numero uno Frey, mai entrato nelle grazie di Domenech neanche prima dell'esplosione del lionese Lloris. Stesso discorso per Julio Sergio con Dunga, che gli ha preferito Doni, sua riserva nella Roma.
In difesa Maradona non ama gli esterni, visto che nella sua Argentina ha voluto solo Blanco del Lanùs. E non Zanetti che, da solo, i ruoli sulle fasce, li sa interpretare tutti e se serve, come per Mournhio, può anche rivivere una vita da mediano.
A sinistra, l'inglese Bridge si è chiamato fuori per il triangolo-scandalo Terry-Perroncel, ma il francese Cissokho protagonista in Champions col Lione meritava una chance. A destra, il forfait del 35enne Neville si deve all'età e agli acciacchi, come quelli costati il Mondiale a Lescott e a Brown.
Come centrali il brasiliano Alex del Chelsea e Mexes, sicuro di partire per il Sudafrica, prima di perdere il posto nella Roma.
A centrocampo, la multinazionale dei delusi potrebbe schierare un super rombo con un volante argentino - Cambiasso o il madridista Gago davanti la difesa, Vieira e Seedorf interni e un trequartista brasiliano, Ronaldinho o Diego. In attacco, Pato e Adriano: un mix letale di velocità e potenza. Come cambi, l'olandese van Nistelrooy e il francese Benzema, cui solo Domenech poteva preferire Ben Arfa, eterna promessa più in panca che in campo nel Marsiglia di Descahmps campione di Francia.
Una squadra da sogno per chi sogna da Ct, ma lontana dalla realtà di chi Ct lo è per mestiere.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

Escluse mondiali


Il mondiale, loro, lo vedranno in tv. ma guardate che squadre si potrebbero schierare con gli scarti di Italia, Argentina, Brasile e Francia.
Cominciamo dal 4-2-3-1 NON di Lippi. In porta, Storari che ha lasciato il milan per giocare e ha trascinato la Samp a giocarsi un posto in Champions.
Difesa con Cassetti e l'infortunato Santon esterni, l'escluso dell'ultimo momento Legrottaglie e quello della prima ora, Bovo. In mediana uno che ci ha creduto fino alla fine, Perrotta, e uno, Ambrosini, pupillo di Donadoni, che aveva già smesso di crederci dall'avvento del Lippi-bis.
Sulla trequarti, Marchionni - rimpianto della Juventus nella prima parte di stagione - e il talento puro ma non facile da gestire di Cassano e Balotelli al servizio del Totti prima punta, ruolo cucitogli addosso da Spalletti.
L'Argentina lasciata a casa da Maradona potrebbe far paura a quella che il Ct porterà in Sudafrica. Un 4-3-1-2 con Bizzarri tra i pali; in difesa gli esterni - ruolo che Dieguito proprio non vede - Zabaleta del Man City e l'interista Zanetti e i centrali Silvestre del Catania e l'infortunato Angeleri dell'Estudiantes. A centrocampo, Gago e Cambiasso come diga e Lucho Gonzalez, campione di Francia col Marsiglia, incursore. Come "enganche" dietro le punte Riquelme, idolo del Boca che il Pibe, ricambiato, mai ha amato. In attacco i due Lopez, Maxi che ha salvato a suon di gol il Catania e Lisandro, protagonista in Champions col Lione.
Non male anche questo 4-2-1-3 del Brasile. Julio Sergio, promosso da Ranieri da terzo miglior portiere al mondo a titolare, ma bocciato da Dunga per la sua riserva, Doni. Sulle fasce Rafael o Rafinha e Marcelo, al centro Alex e Miranda sogno troppo caro per il nuovo Milan low-cost. In mediana Thiago Motta, che ha invano flirtato con l'azzurro, e Menegazzo, meteora a Siena e Catania, poi esploso a Bordeaux. In avanti un poker d'assi. Diego dietro il tridente dei scartati Pato-Adriano-Ronaldinho.
E che dire del 4-4-2 mai provato da Domenech? Davanti a Frey, Chalmé e Cissokho esterni, Mexes e Escudé centrali. Centrocampo con il talento di Gouffran e Nasri e la sostanza di Vieira e Moussa Sissoko, quello del Tolosa. Di punta Benzema e Gomis. Un quartetto mondiale, che, come noi, il Sudafrica lo vedrà in tv.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, maggio 11, 2010

Mondiale, -30: non stanno tutti bene


A un mese dal Sudafrica, i nazionali non stanno tutti bene: tutt'altro.
Toccando ferro per gli ultimi 90', e a differenza di altri Ct, Lippi non deve recuperare infortunati, ma "solo" ricaricare tanti uomini-chiave. Iaquinta a parte, quasi tutti bianconeri. Buffon, l'intera difesa, Candreva, Camoranesi e Marchisio, ma non Amauri, fuori dai giochi senza mai esserci entrato.
Sta peggio Capello: la maledizione quadriennale ha già colpito Beckham, Owen e Woodgate e può portargli via Barry, se non Rooney, uscito anche con lo Stoke ma non a rischio. Il mancino del Man City è la quadratura perfetta per schierare Gerrard e Lampard in un centrocampo, appunto, mondiale. Ma teme per la distorsione alla caviglia destra subita contro il Tottenham, sconfitta costata al Mancio il quarto posto, cioè la Champions.
In preallarme Scott Parker, il capitano del West Ham salvo per miracolo.
Un miracolo è stato anche il recupero "alla Totti" di Ashley Cole. La caviglia sinistra, fratturata in febbraio al Goodison Park contro l'Everton, è guarita: e quale miglior test di questo gran gol nell'ottovolante che ha regalato il titolo al Chelsea e fatto dei Blues la squadra più prolifica nella storia della Premier. Campionato sfuggito al Man Utd all'ultima giornata anche per gli infortuni: Rooney, ma pure Ferdinand e Neville. E Hargreaves, out da 19 mesi.
L'Arsenal deve ringraziare, si fa per dire, Chiellini se ha perso van Persie, rientrato in tempo per van Marwijk ma non per Wenger.
Pesante anche il tributo pagato dal Bayer Leverkusen e dalla Germania, in Sudafrica senza Adler in porta e Rolfes a metà campo. Il portiere è stato operato alle costole, il capitano al ginocchio destro. Loew porterà Neuer dello Schalke 04 come titolare e Wise del Werder come secondo. E forse richiamerà Butt del Bayern, sette anni dopo le sue tre presenze. Il Sirigu della Bundes? Una chance ce l'ha Weidenfeller del Dortmund.
E chissà come sarebbe finita, in Champions League, se il Barcellona avesse avuto Iniesta. Se lo chiede la Spagna di Del Bosque, in ansia anche per Torres, Xavi e Fabregas. Senza di loro il Mondiale, come Mou, sarebbe un po' meno Speciale.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

giovedì, maggio 06, 2010

Nish you were here

Ragazzo prodigio vincitutto con l’Inghilterra giovanile, David Nish (Burton-on-Trent, 26-9-1947) ancora va a scuola quando lo chiama in panchina la prima squadra del Leicester City.

Coi Foxes segna già al debutto, contro lo Stoke City nel dicembre 1966, e subito sciorina versatilità: fantasista, interno assai difensivo, terzino fluidificante. All’innata eleganza abbina efficacia, affabilità, carisma. E a Wembley 1969, non ancora ventiduenne, è il più giovane capitano in una finale di FA Cup.

Prima di lasciare Filbert Street, somma 10 caps nell’Inghilterra Under 23 e diverse presenze nella selezione di Football League. Riportato il Leicester City in massima divisione nel 1970-71, firma per il Derby County neocampione: 225.000 sterline, la cifra-record del calcio britannico scucita da Brian Clough per portarselo al Baseball Ground.

Alla fine della prima stagione ai Rams, il 12 maggio 1973, arriva la prima delle sue 5 presenze (tutte da titolare e senza gol) in nazionale, 2-1 sull’Irlanda del Nord all’Anfield Road di Liverpool con doppietta di Martin Chivers. Il cerchio si chiuderà il 18 maggio 1974 con la terza gara del successore di Alf Ramsey, Joe Mercer, sconfitta per 2-0 contro la Scozia all’Hampden Park di Glasgow.

Nel 1974-75 vince da protagonista il campionato col Derby County, annullando, nel processo, le migliori ali del torneo. Messo in bacheca lo Charity Shield del 1976 (2-0 sul West Ham United con reti di Kevin Hector e Roy McFarland), dopo tre interventi al ginocchio destro sverna nella meno competitiva NASL, la prima lega pro nordamericana: ai Tulsa Roughnecks nel 1979, ai Seattle Sounders (comprese le stagioni indoor) dal 1980 al 1982.

Dopo la partita di addio, nel dicembre 1979, tra i Rams dell’epoca e quelli con cui aveva vinto il campionato, e il rientro in patria nel 1983 dopo l’esperienza statunitense, un’esistenza normale. «Ho consegnato latte a Swadlincote, nel Derbyshire, vicino alla mia città, Burton-on-Trent. Poi ho preso in gestione un pub a Donisthorpe, sempre dalle mie parti, e infine un service in subappalto dall’ufficio postale di Derby».

Nell’estate 1988 raggiunge due vecchi compagni al County, Bruce Rioch e Colin Todd, grazie a una telefonata che gli (ri)cambia la vita. «Di punto in bianco, mi chiama Bruce Rioch. Io ero ancora nel calcio come player-manager ai Gresley Rovers della West Midlands League e Bruce mi offrì un incarico tecnico al Middlesbrough, dove poi ho lavorato al fianco di Brian Little».

Nel luglio 1991, quasi venticinque anni dopo la prima firma da professionista, altro giro al Filbert Street come Youth Development Officer e, a metà anni 90, come allenatore delle giovanili del Leicester City.

Oggi è di nuovo al Derby County come capo scout alle dipendenze di John Gregory al club del Pride Park. Fino al prossimo ritorno nell’eterna lotta fra il Leicester e il Derby del cuore.
Christian Giordano
ch.giord@gmail.com

In campionato:
Club Gare Gol
Leicester City (1966-1972) 228 25
Derby County (1972-1979) 184 (10) 10
Tulsa Roughnecks (NASL, 1979) 28 6
Seattle Sounders (NASL, 1980) 57 4
Totale: 497 (4) 45

In nazionale: 5 0

Palmarès da giocatore:
1 Second Division (Leicester City, 1970-71)
1 Campionato inglese (Derby County, 1974-75)
1 Charity Shield (Derby County, 1975)

È la stampa (italiana), bellezza

Corriere della Sera








La Gazzetta dello Sport












Libero









La Stampa

OM e Didì, a volte ritornano: a vincere


O-EM. Diciotto anni dopo.
Dal Deschamp giocatore, che l'anno dopo avrebbe alzato da capitano, a Monaco contro il Milan, la prima Champions League della storia; al Deschamps allenatore, alla terza impresa della carriera: dopo la finale di Champions col Monaco e la promozione dei record con la Juventus, ecco il titolo con la squadra più amata di Francia, l'Olympique Marseille.
E proprio nell'anno della ritrovata grandeur europea del calcio francese, con il derby Bordeaux e Lione nei quarti di Champions.
Che rivincita per "Monsieur" Deschamps, uno che allenava già in campo e che con Blanc, alla Juventus, non si è mai preso, e non solo per la diversità di vedute sulla campagna acquisti.
A due giornate dalla fine, al clan dei marsigliesi per diventare campione servivano il successo al Vélodrome sul Rennes e la NON vittoria dell'Auxerre a Lione. Il Marsiglia ha vinto 3-1 con gol di Heinze, Niang e Lucho Gonzàlez. E dallo Gerland è arrivato il 2-1 dell'altro Olympique, mai così amico. E sulla Canebière si scatenava la festa.
Per l'OM è il titolo numero 9. Per Didier è la conferma che a Torino qualcuno, forse, si era sbagliato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

lunedì, maggio 03, 2010

CR9 e Kaká, attenti a quei due

Chissà se avrà visto "la" partita, Alex Ferguson.E se sì, chissà se si sarà pentito di averlo ceduto al Real Madrid. Perché quella al Bernabéu, contro l'Osasuna, è stata "la" partita di Cristiano Ronaldo in camiseta blanca. Due gol e un palo ma soprattutto il cuore già diventato merengue.E' lui l'anima di una ancora non-squadra, quella di Pellegrini, che di leader o presunti tali ne ha sin troppi.Cristiano è "come il" Real, ha detto a fine partita il direttore generale Jorge Valdano: perché non si arrende mai.Una settimana fa era stato lui a mandare in gol Kaká e a tenere "el Madrid" aggrappato al Barca. Stavolta, ci ha pensato quasi da solo. Al 25', uno contro tutti, per rimediare allo svarione di Raul Albiol che aveva portato in vantaggio la squadra di un grande ex, Camacho.Poi, sulla pennellata di Higuain, ha firmato il 3-2 che, parola di Pellegrini obbligherà Guardiola a fare 99 punti, per vincere la Liga. Se il Real è ancora lì, nonostante una fase difensiva (più che una difesa) impresentabile, il merito è soprattutto dei due amiconi. Cristiano Ronaldo e Kaká. Che insieme si trovano a meraviglia. E che insieme, per gli infortuni, hanno giocato troppo poco. Nel turno precedente, a Saragozza, era stato Kaká l'uomo della provvidenza e proprio su assist di CR9.Di nuovo titolare dopo 7 settimane dalla sostituizione col Lione in Champions, Kaká è tornato a scuotere la testa a 20' dalla fine. Perché Pellegrini si è complicato la vita intasando l'attacco con Benzema. Comunque finirà la Liga, un errore che l'Ingegnero pagherà caro. I gemelli, separati dalla nascita, sono fatti per giocare insieme.PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

domenica, maggio 02, 2010

Bayern Müller, da Gerd a Thomas


Müller. Con quel cognome, il Rossi tedesco, in Germania sei uno dei tanti.
Ma se giochi a calcio, e lo fai nel Bayern Monaco, con quel cognome, Müller, non puoi essere uno qualunque.
Troppa storia, in quelle maglie, tornate a righe verticali come negli anni 70. Gli anni delle 3 Coppe dei Campioni consecutive. Di Beckenbauer, Breitner e, appunto, Müller. Gerd, non Thomas.
Il simbolo, con van Gaal, e forse più delle stelle Robben e Ribéry, del Bayern di nuovo Uber Alles.
Un Bayern che, come l'Inter, insegue il Triplete centrato un anno fa dal Barcellona: Champions, campionato e coppa nazionale.
Il Meisterschale, il piatto dei vincitori della Bundesliga, è già stato servito, seppure virtualmente. Il titolo numero 22 lo hanno firmato la tripletta di Müller e la sconfitta dello Schalke 04 in casa col Werder Brema. Lo Schalke di Magath, l'ex Bayern artefice, l'anno scorso, del miracolo Wolfsburg. Quest'anno il miracolo-bis non gli è riuscito, ma il miracolo vero era stato portare sin lì i blu di Gelsenkirchen. Una squadra dura come i minatori della Ruhr che la incitano anche a sogno spezzato, ma che non poteva competere con questo Bayern che potrebbe scrivere la storia.
La Storia che ha sempre visto lo Schalke eterno secondo. E il Bayern in trionfo coi gol di Müller. Ieri Gerd, oggi Thomas.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it