mercoledì, giugno 30, 2010

MaraVilla



Se proprio volete scimmiottare i tabloid (?) stranieri, fatelo nella lingua giusta. "MaraVilla". Sennò il gioco (che non è il "bisticcio") di parole non funziona. Ridicoli.

martedì, giugno 29, 2010

Elia, il Balotelli oranje


Il bello di Eljero Elia, il Balotelli olandese, è che è così forte che spacca le partite.
Il brutto di Eljero Elia è che sa di esserlo. E qualche volta esagera.
Ma forse, a 23 anni, può ancora permetterselo.
Il mondo che non frequenta Eredivisie e Bundesliga lo ha "scoperto" al 67' di Olanda-Danimarca.
van Marwijk lo ha mandato in campo per van der Vaart, e lui, 18' dopo, ha colpito il palo e regalato a Kuyt il 2-0 che ha chiuso la partita.
Col Giappone, stessa scena, ma senza bis: al 72', fuori van der Vaart, dentro Elia.
Un po' il passaggio di consegne avvenuto all'Amburgo, ma con diversa provenienza: il predestinato Rafael dalla premiata scuola calcio Ajax, Eljaro dal Twente, che nel 2007 lo soffiò proprio all'Ajax.
Elia giocava nel Den Haag, la squadra della capitale politica, l'Aja, dove debuttò a 17 anni direttamente dai dilettanti.
Lui voleva l'Ajax, il Den Haag invece lo cedette al Twente, che un anno fa lo ha rivenduto, per 9 milioni di euro, all'Amburgo.
Ora ne vale almeno 15, interessa alla Juventus, ma è blindato fino al 2014.
In nazionale ha segnato già al debutto, lo scorso 9 settembre all'Hampden Park di Glasgow: 1-0 sulla Scozia nelle qualificazioni mondiali. Entrato al 74' al posto di Robben (che ancora giocava a sinistra), ci ha messo 8' per spaccare la partita.
E' il bello di Elia, il Balotelli olandese.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

Martino più bielsista di Bielsa


Piange, Gerardo Martino. Piange perché lui e il suo Paraguay, comunque vada, hanno fatto la Storia.
Il "Tata", il Nonno, meglio del "Loco", il matto: l'allievo Martino ha superato il maestro Bielsa.
il Paraguay per la prima volta nei quarti ha fatto meglio del Cile, e nel particolarissimo mondiale dei tre Ct argentini, adesso Martino ha davanti solo un'icona, re Diego.
Che non allena, a quello pensano i suoi assistenti, Miguel Ángel Lemme, ex vice di Bilardo nel Siviglia, in Libia e nell'Estudiantes, e Alejandro Mancuso, ex idolo soprattutto delle tifose del Flamengo. Maradona ci mette il carisma, il suo erede, Leo Messi, il magico sinistro che in Sudafrica sembra voler tenere i gol per quando più conta.
Nella sua Rosario, però, non è Messi il più amato. Gli idoli sono altri due ex Newell's Old Boys, visto che, dallo scorso 22 dicembre, lo stadio "El Coloso del Parque" si chiama Estadio Marcelo Bielsa e una tribuna porta il nome di Gerardo Martino.
Non siamo alla guerra di religione fra bilardisti e menottisti di qualche decennio fa, anzi: la scuola argentina imperante è bielsista, e Martino - il Nonno per i 22 anni coi rossoneri rosarini - ne è il migliore discepolo.
"Un giorno mi piacerebbe allenare in Svizzera, un Paese dove il calcio è solo calcio", ha detto anni fa Bielsa, che non concede interviste e ha portato il Cile oltre i propri limiti.
Come Martino, che la sua America l'ha trovata in Paraguay, prima con il Libertad e il Cerro Porteño, poi con la nazionale.
Una squadra che nelle qualificazioni ha già battuto Brasile e Argentina e che vuol farle piangere ancora. Ma non di gioia.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

Alemania-Argentina es para siempre


Neppure il tempo di archiviare una classica già nella storia ed eccone un'altra pronta da aggiornare: Argentina-Germania.
Il 29 giugno 1986, a Città del Messico, valeva il Mondiale.
Il Muro di Berlino sarebbe caduto 3 anni dopo, e la Germania più forte era ancora "Ovest".
Un altro mondo, anche in campo: lì comandava lui, il miglior Maradona della carriera. Alle sue costole, da mediano, un centrocampista totale che, a 25 anni, ancora non sapeva di essere speciale: Matthaeus.
Lothar doveva annullare Diego, ci riuscì a metà: perché el Pibe mandò in porta così Burruchaga, a 7' dalla fine, dopo la doppia rimonta tedesca firmata Rummenigge e Voeller.
Era, quella, la prima Germania di Beckenbauer inventato "Teamchef" per diventare, 4 anni dopo a Roma, campione del mondo anche in panchina.
A Italia 90, la rivincita la decise però un messicano: Codesal, che fischiò su Voller un rigore inesistente.
Matthaeus, con la scusa delle scarpe nuove, lasciò il dischetto - e la Storia - a Brehme.
Era la serata delle lacrime di Diego, del "figli di" rivolto ai tifosi italiani che all'Olimpico fischiavano l'inno argentino.
La Seleccion ritroverà la "Alemania" a Berlino 2006, dopo aver eliminato, negli ottavi, il Messico. Come in Sudafrica.
Finì 1-1, e l'Argentina di Pekerman uscì ai rigori.
Il 18esimo e ormai penultimo confronto è quello dello scorso 3 marzo a Monaco.
La Germania di Loew e l'Argentina di Maradona, di fatto, nacquero lì: in difesa, con Samuel al rientro dopo tre anni e mezzo, Maradona schierò tre centrali di ruolo e là davanti, col secondo gol in nazionale, Higuaìn si dimostrò il partner ideale per Messi.
Dall'altra parte, sulla trequarti con Ozil e Podolski dietro l'unica punta Klose, debuttò il 20enne Mueller, che un'estate fa si allenava con gli Amateur, le riserve, del Bayern.
Tre mesi dopo, in palio c'è una semifinale mondiale. L'Argentina di Diego Ct ha più campioni in attacco che le due di Bilardo messe insieme. Ma contro la Germania più giovane, bella e multietnica della storia, qualche consiglio all'antico maestro oggi suo team manager forse lo chiederà.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

domenica, giugno 27, 2010

Fallimento su tutta la linea, e oltre


Anatomia di un fallimento. Un fallimento grande così, come indica Rooney al guardalinee uruguaiano Espinosa.
Un fallimento su tutta la linea, anzi oltre: una nemesi che, 44 anni dopo un altro guardalinee, il sovietico Bakhramov, ha colpito al cuore i tre leoni di Mr Fab.
Un Capello mai così poco "Fabulous, che non vuole dimettersi e ha rinunciato alla clausola rescissoria unilaterale pur di giocarsi da favorito, anche Euro 2012 dopo il mondiale che non poteva perdere. Con il centrocampo inglese, sulla carta, più forte di sempre, un Rooney più prolifico senza l'ombra di Cristiano Ronaldo e da manager, straniero e strapagato come era Eriksson, ma "vincente".
Invece, il progetto nato il 17 dicembre 2007 è naufragato contro una Germania mai così giovane e bella.
Certo, il gol tutt'altro che fantasma di Lampard, dal 38' avrebbe forse scritto un altro Mondiale.
Un Mondiale nato sotto una cattiva stella e finito peggio.
La squadra brillante delle qualificazioni era un ricordo. Gli infortuni di Beckham e Ferdinand prima del via, quello di King in corsa e gli enigmi, mai risolti, del portiere, dell'uomo di fantasia e del partner di Rooney, sono dettagli. Come l'esclusione di Walcott.
Questa era e sarà la squadra di Rooney, arrivato in Sudafrica spremuto. Spento lui, s'è spenta l'Inghilterra.
Capello ha sbagliato con Green, la cui papera con gli Stati Uniti è forse costata il primo posto. Ha gestito il caso Terry e i malumori dell'ex capitano, ha vietato telefonini e WAGS, ha rinunciato alle tende iperbariche e concesso una birra una tantum. Ma s'è ritrovato un gruppo ligio senza furore, terrorizzato. Un ossimoro per una nazionale (mai così poco) inglese. Una squadra in cui né Milner né Barry, altro recuperato dell'ultim'ora, hanno mai risolto il conflitto tattico Gerrard-Lampard.
E che adesso, come un'amante tradita, s'interroga se quel condottiero forte e volitivo sia ancora l'uomo giusto.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giodano@skytv.it

giovedì, giugno 24, 2010

Germania-Inghilterra è per sempre


Nel calcio ci sono classiche più "classiche" delle altre. Germania-Inghilterra è una classicissima, come dicono gli inglesi, "for the ages": per i posteri, cioè per sempre. E dietro ha una storia di almeno 7 sfide indimenticabili.

Berlino, 14 maggio 1938: Germania-Inghilterra 3-6.
La partita della vergogna non per il risultato, ma per il saluto nazista rivolto anche dai giocatori inglesi durante l'inno. Sedici mesi dopo, scoppiò la Seconda guerra mondiale e la rivalità, già, forte, divenne "altro".

Londra, 30 luglio 1966: Inghilterra-Germania Ovest 4-2.
Finale mondiale del 66. Il gol fantasma di Hurst, e il pallone rubato - come cimelio - dal tedesco Haller. Da allora, l'Inghilterra non ha più vinto il mondiale, e per questo, quarant'anni dopo, ha voluto in panchina un vincente.

Torino, 14 maggio 1990: Germania Ovest-Inghilterra 1-1.
Semifinale di Italia 90. Punizione di Brehme deviata da Parker nella porta di Shilton. A 10' dalla fine pareggia Lineker. Si va a i rigori. Segnano Beardsley e Platt, sbagliano "Psycho" Pearce (oggi vice di Capello) e Waddle. Germania Ovest in finale. Gascoigne in lacrime è un'icona senza tempo.

Londra, 7 ottobre 2000: Inghilterra-Germania 0-1.
Dieci anni dopo, l'ultima al vecchio Wembley: Inghilterra-Germania 0-1. Sotto la pioggia e per un posto al Mondiale nippocoreano. La punizione bassa di Hamann, capitano tedesco del Liverpool, supera Seaman e segna il destino di Keegan, che si dimette.

Monaco, primo settembre 2001: Germania-Inghilterra 1-5.
L'apice della gestione-Eriksson è a Monaco, primo settembre 2001. La qualificazione al Mondiale 2002 cancella il ko a Wembley di 11 mesi prima con uno storico 5-1 e la straordinaria tripletta di Owen.

Londra, 22 agosto 2007: Inghilterra-Germania 1-2.
Prima sconfitta inglese nel nuovo Wembley. Vantaggio di Lampard, errore di Paul Robinson sul cross di Schneider e pareggio firmato Kuranyi. Il gol vincente è di un debuttante, Christian Pander.

Berlino, 19 novembre 2008: Germania-Inghilterra 1-2.
L'ultimo precedente. Decise Terry di testa a 6' dal termine. Il suo compagno al centro della difesa, Upson, segnò il primo gol inglese. Con Ferdinand e King infortunati, i due ci riproveranno domenica.
L'ennesimo capitolo di una saga infinita.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, giugno 21, 2010

Hands of God




22 giugno: "la Mano de Dios" di Maradona a Shilton contro l'Inghilterra nei quarti a Messico 86.
Ventiquattro anni dopo, il 20 giugno, la (doppia) "Mano del Diablo" di Luis Fabiano a Barry in Brasile-Costa d'Avorio.
"No, Luis Fabiano ha controllato la palla col braccio, non con la mano", ha detto l'autore della rapina del secolo che, 4 minuti dopo, firmò anche il "Gol del Secolo".
Maradona definì il suo tocco di mano - per cui Shilton non lo invitò alla partita d'addio - la rivincita argentina per i ragazzi morti alle Falkland-Malvinas: "Chi ruba a un ladrone ha cent'anni di perdono", disse ai compagni. Lo ha raccontato nel 2005, nella seconda puntata del suo show televisivo, La Noche del Diez.
Da quello choc sportivo, l'Inghilterra non si è mai ripresa. Un giornalista inglese, Jimmy Burns, ha intitolato "Hand of God" - la Mano di Dio - la biografia del Pibe. E i tabloid inglesi, ancora oggi, giocano con le parole. Ecco allora che per il Sunday Mirror la papera di Green contro gli Stati Uniti diventa immediatamente "Hand of Clod", mani d'argilla. Molli, spera Diego, come la Grecia, la prossima avversaria, l'ultima squadra a cui ha segnato in un Mondiale, il 21 giugno 1994. Quell'esultanza da brividi è già entrata nella storia del calcio, ma le due anime di Diego - "La mano de Dios" e il "Gol del Siglo" - ventiquattro anni dopo, fanno già parte del mito.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@gmail.com

Basta, basta, basta, basta









Giornali e giornalisti ridicoli come il Paese e la nazionale che raccontate.

giovedì, giugno 17, 2010

Forlán, la stella che non ti aspetti


In questo strano Mondiale, finalmente, s’è svegliata una stella. Quella che non ti aspetti. Porta il 10, più Celeste che albi, e si chiama Diego, ma non è il suo erede.
Diego Martin Forlán Corazzo, capocannoniere con due reti in due partite, è figlio e nipote d’arte, e il gol ce l’ha nel sangue.
Eppure il suo primo amore è stato il tennis, non il calcio. A fargli lasciare la racchetta per il pallone fu l’incidente stradale che lasciò paralizzata la sorellina Alejandra, tenuta in vita, per sei mesi, grazie al respiratore artificiale.
“Diventerò calciatore per curarla” promise Diego al padre. Promessa mantenuta.
Forlán ha sempre fatto gol: nell’Independiente, nel Peñarol, nel Manchester United, dove qualcuno mise in dubbio il leggendario fiuto di Alex Ferguson.
Il biondo uruguaiano ci mise 8 mesi e 27 gare per segnare il primo gol coi Red Devils, e su youtube diventò un cult il suo tentativo di reinfilarsi la maglia, tolta per festeggiare quello del 2-1 al Southampton.
In quello United era in concorrenza con van Nistelrooy, Yorke e Cole e Solskjaer. E alla fine Sir Alex lo sacrificò per Rooney. Ma in Spagna, non ha mai deluso. Due volte Scarpa d’oro europea, con Villarreal e Atlético Madrid; ai Colchoneros ha regalato, con la doppietta in finale, l’Europa League. Trofeo dedicato alla fidanzata, la modella argentina Zaira Nara.
E adesso, spezzato il sogno sudafricano nel giorno della memoria per la ribellione di Soweto, e della prima polemica arbitrale, tocca alla Celeste sognare. Sessant’anni dopo il Maracanaço, e con la stella che non ti aspetti.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, giugno 16, 2010

Un mondiale senza grandi


Adesso le abbiamo viste tutte e possiamo dirlo: questo Mondiale, delle grandi, non sa che farsene.
O forse non ne ha.
La Francia sarebbe piaciuta a Soriano: triste (come i suoi campioni in panchina), solitaria (come il suo mai amato Ct) y final; non per la partita che l'11 luglio assegnerà il titolo, ma perché sarà l'ultima di Domenech.
L'Argentina, fatta a immagine ma non ancora a somiglianza del suo Ct, è uno One Messi Show, non una squadra.
L'Inghilterra è partita in discesa, ma inciampata sulla papera di Green, non ha saputo riialzarsi. Un limite non da poco se il traguardo minimo è la settima partita.
Arrivata sottotraccia in Sudafrica, la Germania dell'antipersonaggio Loew è stata l'unica a regalare gol, ritmo e spettacolo. Anche se contro un'Australia lontana parente di quella che, quattro anni fa, ci fece soffrire fino al rigore su Grosso.
L'Olanda, ancora senza Robben e il miglior Sneijder, ha trovato un nuovo profeta: Elia [IMG PALO SU GOL KUYT]. E in un girone con Giappone, Danimarca e il Camerun del peggior Eto'o visto in carriera, può viaggiare a marce basse fino agli ottavi.
Non potrà permetterselo questa Italia. Il Paraguay era l'ostacolo più alto di un girone non impossibile, ma l'1-1 fra Nuova Zelanda e Slovacchia ha riportato tutti sullo stesso piano. A Lippi non basterà una vittoria e un pareggio per non incrociare gli olandesi.
Non sta benissimo neanche il Brasile, che per poco non incappava nella "sua" Corea del Nord.
Dunga vive da separato in patria, peggio di Lippi e Domenech. Ma finché vince ha ragione lui.
Anche se una Selecao così piatta e sottoritmo, non si vedeva dai tempi del Dunga giocatore.
Resta la Spagna, l'ultima a debuttare, la prima a cadere. Contro la Svizzera, sin qui perfetto simbolo di questo mondiale: imprevedibile come il suo pallone. Ma poco divertente.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

L'antimago e "Forrest Gump"


La vecchia volpe è tornata, e non ha finito di stupire. Non gli basta essere uno degli eletti, con Happel e Mourinho, ad aver vinto la Champions League con due club diversi.
Ottmar Hitzfeld, l'antimago che ha vinto più di tutti nella storia del calcio tedesco - 19 trofei - vuole riscrivere quella del calcio svizzero prima di ereditare, da Loew, la panchina della Germania.
E' anche, se non soprattutto, sua la prima, clamorosa sorpresa di questo strano mondiale.
La Spagna, candidata ad allargare al mondo il titolo europeo conquistato due anni fa, è caduta nella trappola. Lasciate che siano loro a fare la partita, deve aver detto ai suoi, sono loro i favoriti. Poi, al primo errore, li puniamo.
La tattica che aveva incartato Lippi a Monaco '97, 3-1 del Borussia Dortmund su una Juve piena di acciacchi. Come questa Spagna.
Oggi come allora, il tedesco è un generale anche fortunato. Fra infortuni più o meno recenti, la panchina di Del Bosque valeva quanto e più dei titolari. Torres e Fabregas, tanto per non far nomi.
Il resto però ce lo hanno messo i suoi ragazzi, a cominciare dallo straordinario Lichsteiner.
Una ex testa calda che in nazionale debuttò zittendo Ronaldinho, dopo averlo annullato, nel gelo del Sankt Jakob-Park di Basilea, il 15 novembre 2006. Da allora, ne ha fatta di strada il ragazzino che aveva bisogno dello psicologo per limitare le sfuriate contro arbitri e compagni. Oggi, il Forrest Gump che alla Lazio è l'idolo della Curva Nord, corre ancora come il vento. E come la vecchia volpe del suo Ct non ha perso la voglia di stupire. La vita è come una scatola di ciccolatini: non sai mai quello che ti capita.
PER SKY SPORT 24 CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

martedì, giugno 15, 2010

Le lacrime del Rooney d'Asia


Lo chiamano il "Rooney d'Asia", ma lui è "solo" - e non soltanto - Tae-Se Jong. Il campione anti-simbolo dello Stato più isolato al mondo: la Corea del Nord.
Un Paese dove gli anni si contano dal concepimento di Kim Il-Sung, il padre della nazione; dove di notte non c'è illuminazione e la domenica non circolano veicoli.
Dove ai turisti il cellulare confiscano il cellulare. Dove la metropolitana, a 90 metri sottoterra, funge anche da rifugio antiatomico. E l'esercito - con 4000 tonnellate di armi biochimiche - è il quarto al mondo per armamenti.
Chissà se pensava a tutto questo, durante l'inno, Tae-Se Jong. Quelle lacrime che gli rigavano il volto forse non erano solo per l'orgoglio di rappresentare al Mondiale il Paese che non apprezza il suo stile di vita occidentale, ma solo i suoi 15 gol in 22 partite (23, contando quella contro il Brasile) con la nazionale.
Una nazionale che secondo il portiere Ri Myong-Guk si è qualificata grazie soprattutto al suo "giocatore più importante". No, non il Rooney d'Asia, che gioca in Giappone, nei Kawasaki Frontale, ha un suo blog, canta pop song nei karaoke e ha girato uno spot con Park-Ji Sung, la stella sudcoreana del Manchester United.
Il giocatore più importante, secondo il portiere che ha regalato il gol a Maicon, è il "Caro Leader" Kim Jong-Il, il Capo del Paese. Un Paese in cui Tae-Se Jong, nato in Giappone da genitori sudcoreani, non ha mai vissuto ma che ama fino alle lacrime.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

E le stelle stanno a guardare

Non ci resta che la Spagna all-stars di Torres e Villa, Xavi e Inesta, Fabregas e Casillas. Tranne quella di Del Bosque, le abbiamo viste esordire tutte le grandi di questo mondiale.
Ma sin qui loro, le stelle, sono state a guardare.
Tranne rare eccezioni tutte hanno steccato la prima.
In 14 partite, solo 23 gol. Nessuno d'autore, a parte quello di De Rossi, non a caso uno dei pochi azzurri con mercato internazionale da top club.
Solo Messi è stato all'altezza della propria fama.
Ha sbagliato 8 palle gol che col dieci blaugrana mai avrebbe fallito, ma ha dato la sensazione di poter vincere da solo. Come il suo maestro 24 anni fa in Messico.
A vincere da solo, ci ha provato anche Cristiano Ronaldo, che colpito così il palo dopo 11 minuti. Ma per lui non era giornata.
E sembrava non esserlo nemmeno per il Brasile. Per domare la Corea del Nord ci sono volute una magia di Maicon (con la collaborazione del portiere Ri Myong Guk) e l'invenzione di Robinho per Elano.
In attesa di Robben e che le stelle si accendano, lo spettacolo sin qui lo hanno messo in scena Podolski, Ozil e Muller. E forse non è un caso che in questo strano mondiale l'unica ad aver dato spettacolo sia stata la Germania. La squadra che le stelle non le ha, ma si lascia guardare.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

Tutti figli di Mou

Vista la metà delle partecipanti, il Mondiale dello Jabulani da spiaggia e delle vuvuzelas un verdetto lo ha già emesso: tutti, a parole e alla lavagna, vogliono imitare Mourinho.
A cominciare dal 4-2-3-1, diventato panacea di ogni scuola. Ormai unica, globalizzata e, per colpa degli infortuni e in attesa di Brasile, Costa d'Avorio e Spagna, e un po' monocorde.
Eppure l'inizio era stato scoppiettante, con Parreira che aveva messo nel sacco Aguirre e per poco non azzeccava la prima sorpresa: invece, il Sudafrica, si è accontentato del primo, e forse più bello, gol del torneo. Si è accontentato anche l'Uruguay del Maestro Tabarez, contro la Francia più sconclusionata mai proposta da Domenech, capace di far partire in panchina il miglior Malouda in carriera.
La squadra più bella, se non più forte, è parsa la Germania, l'unica oltre l'over dei due gol. E che gol.
Veerbeck non è Hiddink e l'Australia, come l'Italia, non è quella del 2006. Ma sin qui la multietnica nazionale di Loew, fra le grandi, è quella che ha convinto di più.
Più dell'Inghilterra, partita benissimo ma poi inciampata sul Green. E comunque non a rischio contro queste Slovenia e Algeria.
E più dell'Olanda, che ha innestato le marce alte solo quando è entrato Elia. In attesa del miglior Sneijder e del ritorno di Robben, van Marwiik s'è messo alle spalle una Danimarca piatta e sfortunata nel girone che s'incrocerà col nostro, l'organizzazione giapponese ha battuto la fisicità un po' anarcoide del Camerun, con Eto'o non pervenuto.
Arriva dall'estremo Oriente anche l'altra bella realtà: la Corea del Sud, con l'Olanda e parte la Germania, l'unica capace di segnare due gol, senza subirne, anche se a una Grecia irriconoscibile.
Irriconoscibile come Krasic, la prima stella annunciata - anche del mercato - che ha bucato l'esordio.
Al contrario di Messi, che ha sì sprecato 8 delle 12 palle-gol dell'Argentina, ma anche dimostrato - 24 anni dopo - con la hola messicana - potrebbe esserci un altro Diez che vince quasi da solo.
PER SKY SPROT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, giugno 13, 2010

Krasic di valori


La buona notizia, per la Juve, è che, se lui continua così, se asta ci sarà, sarà al ribasso.
La cattiva notizia, per i tifosi bianconeri, è che Milos Krasic non può essere questo.
Non è facile giocare con gli occhi del mondo addosso già dal riscaldamento. E infatti il primo tempo di Krasic, contro il Ghana, è come quello della sua Serbia, al debutto mondiale separata dal Montenegro: troppo piatto per essere vero. Schierato da Radomir Antic esterno alto a destra in un 4-4-2 che più scolastico non si può, il talentino di Kosovska Mitrovica sbaglia i primi palloni e per non strafare si limita al compitino.
Ne vien fuori una partita timida, scivolata via senza mai puntare in velocità l'avversario diretto. La dote principale che, con l'azzurro Pepe dall'altra parte, dovrebbe accendere il futuro, e per ora solo futuribile, 4-4-2 di Delneri.
Contro il Ghana, l'ala del CSKA Mosca non va mai al tiro, non prende mai l'iniziativa, non corre rischi.
E quando lo fa, a un quarto d'ora dalla fine, azzarda un colpo di tacco che non riesce a mandare in porta Jovanovic.
L'unico guizzo arriva, al 79', su questo destro che esalta Kingson.
Poi c'è solo il colpo di follia di Kuzmanovic, l'ennesima plusvalenza di Corvino.
Ma qui la buona notizia, per i tifosi bianconeri, è che la Juve ha già dato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

sabato, giugno 12, 2010

Heinze il raccomandato


Giocatore "inutile". Nella migliore delle ipotesi, "finito".
Nella peggiore, "raccomandato", Gabriel Heinze.
Perché - malignano i media argentini - il Ct è in affari col fratello Sebastiàn, di professione procuratore. Anche del "Gringo", il biondo, Gabriel Heinze.
Difensore centrale nell'Olympique Marsiglia campione di Francia, in nazionale di nuovo terzino sinistro, ruolo in cui al Manchester United non ha mai convinto Alex Ferguson.
Ma alla fine - anzi: dall'inizio - ha avuto ragione lui: Diego Armando Maradona. Dopo 5 minuti e 53 secondi, nella prima delle sue uniche due sortite offensive, Heinze, liberissimo sul dischetto, ha infilato così all'incrocio il suo rigore in volo, più che in movimento. 1-0 Argentina, in una partita che sapeva già di spareggio per il primo posto nel gruppo B.
Nella giornata no di Messi sottoporta, ha sprecato 8 delle 12 occasioni da gol, è bastata la rete di Heinze.
E' finita 1-0 come nella finale olimpica di Pechino 2008.
Là decise Di Marìa, che Diego ha sacrificato a interno sinistro nel 4-2-3-1 tendente al rombo con Mascherano davanti la difesa, Veron regista e Messi dietro le punte Higuain e Tévez.
Questa volta ha deciso Heinze, il gringo "inutile", "finito", "raccomandato" che ha fatto di Maradona un Ct da ora, forse, un po' più credibile.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, giugno 11, 2010

Francia-Uruguay 0-0


Inizio ingannevole: sembrava la seconda buona partita su due. Sembrava.
La Francia prova a fare gioco, il "Maestro" Tabarez chiude le fasce a Domenech, che ci mette del suo con scelte incomprensibili: in panchina il miglior Malouda in carriera; 4-2-3-1 con Anelka di punta, l'impresentabile Govou a destra e lo scarico Ribéry a sinistra, il talentuoso ma acerbo Gurcouff trequartista centrale. Ribéry gioca dove voleva, ma piazza solo una fiammata: al 7', accelerazione dell sue e palla bassa in mezzo per Govou, che di piatto brucia tutti ma spedisce a lato.
Uruguay in 3-5-2 bloccatissimo con tre difensori su Anelka e due esterni, i due Pereira (Alvaro a destra e Maximiliano a sinistra), che salgono il giusto: cioè quasi mai. Nel mezzo, gente che fa legna ma nessun regista. E così là davanti Suarez - irriconoscibile - gira a vuoto e Forlan deve fare tutto da solo, crearsi le opportunità e andare al tiro. Ci riesce in un due occasioni, la terza - la più nitida - gli arriva su fallo laterale di Maximiliano Alvarez, sponda chissà quanto volontaria con la coscia sinistra di Suarez e rigore in movimento del due volte scarpa d'oro, che di destro calcia a lato alla destra di Muslera.
Dall'altra parte, un centrocampista solo al comando: Diaby, mostruoso nell'arpionare ogni pallone e nell'adar dentro, ma senza compagni all'altezza tranne Toulalan, vero allenatore in campo.
Deludente Gurcouff, tre volte al tiro dalla distanza ma mai nel cuore del gioco. Non pervenuti Anelka e Ribéry, e con Gignac entrato all'85' (con gli uruguagi in 10 da 4' per l'espulsione di Lodeiro) le non convocazioni di Benzema, Nasri e Gomis gridano vendetta.
Come la testa in libera uscita di Lodeiro. Il talentino dell'Ajax, escluso dall'undici iniziale come il contropiedista Cavani, a differenza del palermitano ha la chance di entrare al 63' e 18' dopo ha già preso due gialli. Il secondo per una proditoria entrata sulla caviglia destra di Sagna: ma si può?
Alla fine, "Blues" a testa bassa e "Celeste" che esulta come avesse vinto. Qualcosa vorrà pur dire.

CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

PLAY-BY-PLAY:
http://www.fifa.com/live/competitions/worldcup/matchday=1/day=1/match=300061453/index.html

I MIGLIORI: Diaby, Evra, Toulalan, Sagna; Alvaro Pereir, Maxmiliano Pereira, Forlan.
I PEGGIORI: Ribéry, Gurcouff, Anelka, Lloris; Lodeiro, Suarez.

Un paseo en la historia

Se in Catalogna, come sostiene l’intellettuale catalano Armando Carabén, il Barcellona è «molto più che un club calcistico» allora, in Spagna, Real Madrid-Barcellona è molto più che una partita. E quella del l7 febbraio 1974 è incisa nella memoria di tutti gli “aficionados barcelonistas”. Quella sera si disputava, in notturna e in diretta Tv nazionale, la 22ª giornata della Liga e i “blaugrana” espugnarono il Bernabéu centrando al contempo il successo più spettacolare, più significativo e più largo di sempre. Un 5-0 impossibile da dimenticare. In campo e fuori. Annichilite le Merengues, il Barça volò verso quel titolo che inseguiva da 14 anni; per l’ex Ajax qualcosa di più che un numero portafortuna. In pieno franchismo (“el Caudillo” morirà l’anno successivo), Cruijff si espose in prima persona chiamando Jordi (Giorgio) il terzogenito, nato otto giorni prima, il 9 febbraio, in onore del santo patrono del capoluogo catalano: ai tempi, due mesi dopo l’assassinio dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, due mesi dopo l’assassinio dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, capo del governo e delfino del “Generalíssimo”, un gesto non facile.
Sotto la dittatura, i nomi non castigliani erano proibiti, ma l’olandese, furbissimo, si rifiutò di registrare all’anagrafe il figlio col nome Jorge e la sua ferma determinazione gli attirò le simpatie di tutta la Catalogna. Il campo fece il resto. La storica goleada consolidò il primato del Barça che si laurerà campione con 50 punti, 16 in più dei madridisti.
CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

Il tabellino
Madrid (Santiago Bernabéu), 17 febbraio 1974
Real Madrid-Barcellona 0-5
Barcellona: Sadurni; Rife, Torres; De La Cruz, Costas, Juan Carlos; Rexach, Asensi, Cruyff, Sotíl, Marcial (Tomé). All. Michels.
Real Madrid: García Ramon; Molgado, Benito; Rubiña, Pirri, Zoco; Aguilar, Velazquez, Amancio, Netzer, Magañas. All. Muñoz.
Marcatori: Asensi, Cruijff, Asensi, Juan Carlos, Sotíl.


Real Madrid Vs Fcbarcelona Classico 1974 - The most amazing bloopers are here

Sudafrica-Messico 1-1


Sudafrica 2010 si apre con una bella partita. Bene il 4-3-3 del Messico nel primo tempo, ma nel calcio conta far gol. Ci riesce per primo il Sudafrica, che col 4-4-1-1 interpreta meglio (Parreira porta a scuola Aguirre, e si sapeva) il secondo tempo grazie anche alla migliore tenuta atletica.
Il "Tri" è squadra agile e tecnica, bellissimi da vedere gli esterni d'attacco Giovani Dos Santos e Carlos Vela, entrambi mancini, pericoloso ma lento il più statico centravanti Franco, che si mangia almeno tre gol (due di testa, bravissimo invece Khune sul piatto destro ravvicinato al 32').
Dietro, Rodriguez chiude coi crampi e rischia due volte di prendere gol, al 70' nel potenziale fallo da rigore su Modise, poi (in corresponsabilità con l'altro centrale Osorio e l'impresentabile portiere Pérez) sul palo colpito al 90' da Mphela.
Bravo il guadalinee ad sbandierare sul gol annulato al 38' a Vela per fuorigioco.
Pareggio giusto per due squadre che puntano, con buone chance, alla seconda fase.
Una preghiera: non chiamate i nazionali sudafricani "Bafana Bafana": loro ce lo ripetono da anni, ma gli inviati italiani proprio non ci sentono. Forse leggono troppo.
CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

I gol:
55' - Splendido il sinistro nell'angolo alto di Tshabalala.
79' - Orrido il tentativo di fuorigioco che ha liberato Marquez, che ha segnato calciando sporco.

play-by-play
http://www.fifa.com/live/competitions/worldcup/matchday=1/day=1/match=300061454/index.html

I migliori: Tshabalala, Pienaar, Khune, Modise; Giovani, Aguilar.
I peggiori: Rodriguez, Pérez, Franco, Osorio.

mercoledì, giugno 09, 2010

Da Mou a Rafa, crisi di progetto


Mou l'amante, Rafa il marito.
José per una notte, magica e irripetibile come quella di Madrid.
Benìtez per sempre, finché crisi non vi separi. Crisi economica, prima che di risultati e comunque dopo averle tentate tutte per salvare matrimoni mai stati, nella sua carriera, di solo interesse.
Il bel tenebroso, fisico asciutto e parlantina brillante, Speciale e predestinato.
Il compagno affidabile, pancetta sporgente, look anonimo e un fascino che non colpisce a prima vista. Fin troppo normale per essere davvero così. Cresciuto al Real Madrid C senza mai baciare la prima squadra, e laureato in educazione fisica col massimo dei voti, a 22 anni, a Madrid.
La Madrid che si è concessa all'Altro e mai a lui.
A lui, "per dare continuità al progetto" si è promessa l'Inter, sedotta e abbandonata dal volubile José ma con una robusta dote da offrire a un bravo ragazzo.
Uno che non sgarra nemmeno in viaggio di nozze, visto che portò la signora Montsé in luna di miele a Milanello. A lezione dal professor Sacchi.
L'altra cattedra milanese adesso è sua, e dei suoi tre assistenti: il vice, Mauricio Pellegrino, l'argentino che fu il suo Baresi, Franco non Beppe, per le difese di Valencia e Liverpool; il preparatore atletico Paco de Miguel e quello dei portieri Xavi Valero.
Eccola la continuità: più che il 4-2-3-1, iperoffensivo per il portoghese, ultradifensivo quello dello spagnolo, ad accomunarli è la maniacale cura dei dettagli, lo studio esasperato dell'avversario.
L'Herrera del Duemila dorme, se dorme, col pc sottobraccio. Vede e rivede, anche sette volte, lo stesso dvd.
Il Mago Rafa, lavora fino a 22 ore filate e dispone di un data-base di 14 mila giocatori.
Nessuno prepara le partite come loro, e nel leggerle in corsa, a Benitez forse è superiore solo Capello.
Già, Capello: perfetta sintesi fra l'amante e la moglie. Nel calcio, come in amore, vince chi (s)fugge.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

lunedì, giugno 07, 2010

Makhulong Stadium, prove tecniche di tragedia


TRAGEDIA SFIORATA
Più un'Hillsborough che un Heysel, la tragedia sfiorata nell'amichevole vinta 3-1 dalla Nigeria sulla Corea del Nord e sospesa per 10' a inizio ripresa con gli africani avanti 1-0. Almeno 20 persone - in gran parte tifosi nigeriani - più una giornalista sudcoreana e un poliziotto sudafricano sono rimaste ferite al Makhulong Stadium di Tembisa, impianto da 12 mila posti alla periferia di Johannesburg che non rientra fra gli stadi del mondiale. L'eccesso di entusiasmo unito alla disorganizzazione, che ha previsto biglietti gratuiti, ha rischiato il disastro quando la polizia ha prima aperto e poi richiuso i cancelli, scatenando una calca che per un miracolo non ha fatto vittime.

SICUREZZA
Sette hooligans argentini sono stati fermati all'aeroporto di Johannesburg, mentre tentavano di entrare in Sudafrica. Lo ha riferito il responsabile della sicurezza della Selecciòn. "Non posso rivelarne i nomi perché la procedura non è stata completata", ha dichiarato un ufficiale della polizia federale argentina che ha coordinato, con le autorità sudafricane, le misure di sicurezza in vista dell'arrivo di centinaia di tifosi dall'Argentina.

MESSI
Lionel Messi è il calciatore più "prezioso" al mondo. Lo sostiene uno studio della rivista tedesca Focus, che per stilare la classifica dei 15 calciatori più costosi ha consultato un pannello di 51 esperti internazionali. A determinare le 'quotazioni' sono stati valutati 25 fattori, tra cui il potenziale sportivo e di mercato, l'immagine e le entrate dei singoli campioni.
Ai primi quattro posti ben tre giocatori della Liga spagnola: sul podio con Messi del Barcellona, come in campionato, due galactici del Real Madrid, Cristiano Ronaldo e Kakà. Medaglia di legno per un altro blaugrana, Xavi. Nella lista anche Ballack e Lampard (Chelsea) e Ribéry del Bayern Monaco.

USA
Gli Stati Uniti si sono allenati al Pilditch Stadium Pretoria anche il giorno dopo il 3-1 sull'Australia, ultima amichevole prima del debutto del 12 giugno a Rustenburg contro l'Inghilterra. L'unico a preoccupare il Ct Bob Bradley è l'attaccante Jozy Altidore, che in allenamento 4 giorni fa si è distorto la caviglia destra.

AUSTRALIA
Il secondo portiere dell'Australia, Brad Jones, ha lasciato il ritiro per motivi personali: il suo figlioletto di 4 anni, Luca, è malato di leucemia. La federazione ha chiesto l'autorizzazione alla FIFA per far rientrare in patria il giocatore del Middlesbrough che in nazionale è il vice di Schwarzer. I Socceroos che debutteranno il 13 giougno contro la Germania non hanno ancora deciso se sostituirlo. In caso affermativo, il Ct olandese Pim Verbeek chiamerebbe Eugene Galekovic dell'Adelaide United, tagliato dalla lista dei 23.

HONDURAS
La maledizione premondiale ha colpito anche l'Honduras, che ha rischiato di perdere due giocatori-chiave: Wilson Palacios e David Suazo, che si sono infortunati nell'amichevole persa 3-0 contro la Romania. Il centrocampista del Tottenham per uno stiramento alla gamba sinistra, l'attaccante del Genoa per un problema muscolare a quella destra. La nazionale centroamericana sbarcherà mercoledì a Johannesburg, e il Ct Reinaldo Rueda conta di recuperarli per l'esordio del 16 giugno contro il Cile.

SLOVENIA
Il Ct della Slovenia, Matjaz Kek, ha detto che Zlatan Ljubijankic ci sarà dall'inizio nell'esordio del 13 giugno contro l'Algeria. L'attaccante del Gent era in dubbio per una botta a una caviglia, ma l'infortunio si è rivelato meno grave del previsto.
CHRISTIAN GIORDANO
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venerdì, giugno 04, 2010

Milito, che spavento


ARGENTINA
Primo allenamento a porte aperte per l'Argentina, e primo spavento per Maradona.
Leggera distorsione alla caviglia destra per Milito all'Università di Pretoria. L'attaccante dell'Inter ha interrotto la seduta e oggi verrà sottoposto ad ulteriori accertamenti. Milito ha lasciato il campo zoppicando, ma uscendo ha salutato i giornalisti facendo il segno del pollice alzato. Più affettuoso invece il saluto del Ct a Higuain, Clemente, il suo referente Veron e il suo capitano, Mascherano.

INGHILTERRA
Inabile ma subito arruolto, il capitano non giocatore dell'Inghilterra. Beckham è convalescente dalla rottura al tendine di Achille sinistro subita in Milan-Chievo in campionato, ma in campo, nella seduta atletica di esercizi a terra, è il primo a dare l'esempio alla truppa di Capello. E con quel taglio alla Marines lo "Spice boy" può anche fare a meno del tappetino.

JABULANI
Jabulani, in lingua zulu "fare festa". La festa, però, hanno tutti cercato di fargliela, e prima ancora di giocare. Sarà anche il pallone "più rotondo di sempre" ma secondo Buffon vola come un Super Tele. Anche i brasiliani Julio César, Luis Fabiano, Julio Baptista e il Ct verdeoro Dunga l'hanno bocciato. E così Marcelinho Carioca, ex nazionale famoso per i suoi calci piazzati, ha voluto testarlo. Il suo verdetto? Un attaccante non può lamentarsi della palla, perché lei si ribella a chi la maltratta.

CILE
com'è che si dice in questi casi? i tifosi andranno al Mondiale con tutti i mezzi: In sudafrica, quelli del Cile anche in overland. il 14 giugno la carovana arriverà al Tambo International Airport di Johannesburg, due giorni prima dell'esordio della Roja a Nelspruit contro l'Honduras.
Gli overlander trasporteranno 56 aficionados, che seguiranno la nazionale di Bielsa a bordo dei loro potenti 4x4 almeno fino al 25. Nella speranza che l'avventura non si fermi alla prima fase.

MESSICO
I figli so' piezz' 'e core anche in Messico. Il padre di Javier "Chicharito" Hernandez, l'attaccante della "tricolor" appena acquistato dal manchester united per 8 milioni di sterline, si è dimesso da allenatore delle giovanili del Chivas Guadalajara perché il club gli ha negato l'autorizzazione a seguire il figlio al Mondiale.
"Ho chiesto il permesso e me l'hanno rifiutato," ha detto papà Hernandez. "Ci ho pensato due giorni con la mia famiglia, poi ho deciso. Volevo vederlo giocare al Mondiale. Il lavoro è secondario".
CHRISTIAN GIORDANO
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giovedì, giugno 03, 2010

Beckham, capitano non giocatore


INGHILTERRA
L'Inghilterra è sbarcata all'OR Tambo International airport di Johannesburg guidata da Capello e da Beckham, che il Ct ha voluto a tutti i costi in Sudafrica come capitano non giocatore. La squadra ha poi raggiunto il Royal Bafokeng Sports Campus, dove è stata accolta da canti e balli tradizionali e dove preparerà l'esordio, il 12 giugno a Rustenburg contro gli Stati Uniti.

AUSTRALIA
L'Australia, invece, è la stata la prima a sbarcare in Sudafrica e ieri il Ct, l'olandese Pim Verbeek, ha concesso alla squadra una visita al Museo dell'Apartheid a Johannesburg. Un momento molto signigificativo, in particolare, per Tim Cahill, discendente di una famiglia di origini samoane e inglesi.

BRASILE
Brasile, la grande paura è passata: Julio César sta bene. Lo assicurano su Twitter la moglie, Susana Werner, e la CBF, la federcalcio brasiliana, tramite il Castellacci verdeoro, José Luiz Runco. Contro lo Zimbabwe, il numero uno era uscito al 25' per un colpo alla schiena. Ma gli esami hanno escluso lesioni, quindi Julio César ci sarà il 15 giugno a Johannesburg contro la Corea del Nord. Ci saranno anche Kakà, in campo come previsto per 45' dopo aver smaltito il problema muscolare alla coscia sinistra, e Juan, a riposo per affaticamento.

SPAGNA
La Spagna campione d'Europa ha solo il 4% di probabilità di diventarlo del mondo. Lo sostiene uno studio, commissionato dalla UBS, che vede il Brasile, col 22%, principale candidata al titolo, seguito dal 18% della Germania e dal 13% dell'Italia. La UBS però vanta un precedente importante: nel 2006 pronosticò campioni gli azzurri di Lippi.
CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

mercoledì, giugno 02, 2010

Rambo di tuono


PORTOGALLO
Viso dipinto, tuta mimetica e flessioni per preparare al meglio il mondiale. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo e Nani si è allenato con i soldati dell'Aeronautica portoghese tra i monti della Serra de Estrela. Prima della partenza per il Sudafrica, l'ultima amichevole sabato 5 giugno a Belgrado contro la Serbia.

FRANCIA
Comincia con il pedale sbagliato la corsa di Nicolas Anelka al Mondiale. A Saint-Pierre, l'attaccante dei Blues di Ancelotti e dei Bleus di Raymond Domenech è caduto in mountain bike, per fortuna senza conseguenze. Un piccolo incidente nel percorso di avvicinamento a Sudafrica 2010, l'ultimo traguardo del mai amato Ct sulla panchina della Francia. Già pronto il Prandelli d'oltralpe, è l'ex Bordeaux Laurent Blanc.

ARGENTINA
"La camiseta del pueblo", la maglia del popolo titola il quotidiano sportivo argentino Olé. E se la 10 - nel Barcellona come nella Seleccion - è ormai un diritto acquisito di Messi, il Maradona del terzo millennio, la 11 è di Tévez. Anzi: di Carlitos. Come al Boca nel 2004 con cui vinse la Copa Sudamericana(l'Europa League del continente) e al Corinthians nel 2005, quando - da numero 10 - vinse il Brasileirao e divenne l'idolo del presidente brasiliano Lula.

CILE
Bielsa ha scelto i 23 del Cile per il Mondiale. Nessuna sorpresa: l'ultimo escluso è Cereceda, difensore del Colo Colo, incluso fra i preconvocati solo per via dell'infortunio di Estrada, centrocampista dell'Universidad de Chile già promessosi al Montpellier, poi recuperato. Tre i giocatori del campionato italiano che il Ct porterà in Sudafrica: Isla e Sanchez dell'Udinese e Carmona della Reggina.

SERBIA
Sarà l'ultimo Mondiale per Nemanja Vidic, 29 anni a ottobre, il difensore centrale del Manchester United che dopo l'estate lascerà la nazionale serba. In Sudafrica non ci sarà invece Brkic: il portiere del Vojvodina di Novi Sad è stato l'unico taglio del Ct Antic. La Serbia è nel Gruppo D con Australia, Germania e Ghana.
CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

martedì, giugno 01, 2010

Walcott e mangiato


INGHILTERRA
Azzardo 17enne per Eriksson nel 2006, scommessa persa per Capello in Sudafrica. E' Walcott, eterna promessa dell'Arsenal e grande escluso dai 23 di "Mr Fab". L'ala che in Germania non giocò neanche un minuto ma andò al Mondiale senza ancora aver debuttato in Premier League, nelle preferenze del Ct ha lasciato il posto Joe Cole, a lungo infortunato col Chelsea ma sempre positivo in nazionale. Ci saranno anche Barry, guarito dalla distorsione subita nel KO col Tottenham costato al Man City il posto in Champions, e Carragher, che pure aveva detto addio ai tre leoni. Solo quattro gli attaccanti: Rooney, Crouch, Heskey e Defoe. L'esordio a Rustenburg il 12 giugno contro gli Stati Uniti. Per i Maestri inglesi la rivincita della storica sconfitta del 1950.

COSTA D'AVORIO
Una Costa d'Avorio offensiva quella di Eriksson. Ben 6 gli attaccanti che il Ct ha inserito nei 23 che da Gstaad, in Svizzera, andranno in Sudafrica. I due del Chelsea Drogba e Kalou, Dindané, Doumbia, Koné e Gervinho, protagonista a gennaio in Coppa d'Africa. Gli ivoriani debutteranno il 15 giugno a Port Elizabeth col Portogallo. Poi, il 20 il Brasile a Johannesburg e il 25 la Corea del Nord a Nelspruit.

SLOVACCHIA
La Slovacchia che andrà in Sudafrica è già una famiglia. Il Ct Vladimir Weiss ha infatti incluso nei 23 anche il figlio, Vlaidimir Junior, che Mancini rivorrebbe al Man City dopo il prestito al Bolton. stanno anche i tre che preoccupavano Weiss senior: il centrale difensivo del Liverpool Skrtel, che ha vissuto una stagione di infortuni, e gli attaccanti Holosko del Besiktas e Vittek del Lille, in gol contro il Genoa in Europa League. Holosko si è rotto il piede destro a settembre, Vittek viene dalla grave distorsione al ginocchio sinistro subita contro Malta.

GIAPPONE
A rischio, per il Ct del Giappone, c'è da tempo la sua panchina. Così, di rischi, Okada ha preferito non correrne nella scelta dei 23 che andranno in Sudafrica. Confermato il quartetto che gioca in Europa: i centrocampista Hasebe del Wolfsburg e Matsui del Grenoble, la rivelazione del CSKA Mosca Honda e l'attaccante del Catania Morimoto. Ci saranno anche l'ex Reggina e Celtic Nakamura, che però non è al meglio, e il Pallone d'oro asiatico Endo, centrocampista del Gamba Osaka. L'esordio il 14 giugno contro il Camerun, poi l'Olanda il 19 e la Danimarca il 24.

BRASILE
Tutto inventato, anzi no. Con questo abbraccio a fine allenamento si conclude la telenovela tutta brasiliana del presunto scontro di gioco fra Felipe Melo e Kakà. Il centrocampista della Juventus e l'attaccante del Real Madrid sono corsi uno verso l'altro e poi, scherzando, tra gli applausi e i cori dei presenti, hanno fatto cenno che no, stavolta non era successo niente. La squadra di Dunga affronterà domani lo Zimbabwe e domenica la Tanzania, ultime amichevoli prima all'esordio del 15 giugno a Johannesburg contro la Corea del Nord.

OLANDA
Evento raro nella storia della nazionale olandese, la preparazione al Mondiale si sta svolgendo senza polemiche. merito, forse, anche della bucolica Seefeld, in Austria, dove Kuyt e van Bronckhorst possono rilassarsi giocando a golf. Per la sua ultima avventura arancione, però il capitano si allena duro in attesa di diventare, già dopo l'estate, allenatore la Primavera del "suo" Feyenoord, o la nazionale Under 21 come assistente di Cor Pot, l'ex vice di Advocaat allo Zenit ora di Spalletti.

SUDAFRICA
A Big Benny, Parreira ha detto stop: McCarthy è stato escluso dai 23 del Sudafrica. Una bocciatura clamorosa, da parte dell'ex Ct del Brasile casmpione del mondo nel 94, ma già nell'aria per colpa di un feeling mai nato. Pupillo di Mourinho con cui al Porto vinse la Champions 2004, McCarthy però ci ha messo del suo: si è presentato in ritiro fuori forma e sovrappeso e non segna dal 26 dicembre. Suo il vantaggio nell'1-1 del Blackburn al DW Stadium col Wigan. Poi 5 spezzoni di partita in sei mesi al West Ham. Parreira ha tagliato anche il portiere Fernandez, i difensori Moon e Mdledle e il centrocampista Cale. Ma l'assenza più ingombrante sarà quella del 32enne miglior marcatore nella storia della nazionale sudafricana: 32 reti in 78 presenze.

GHANA
Un altro escluso eccellente, ma per tutt'altri motivo, è il capitano del Ghana, Mikael Essien. Infortunatosi al legamento mediale del ginocchio sinistro in Coppa d'Africa, il,centrocampista non è più rientrato nella lunga cavalcata che ha portato il chelsea di Ancelotti al Double campionato-Coppa d'Inghilterra. E come Carletto anche Rajevac, il Ct serbo delle Black Stars ghanesi, ha dovuto arrendersi. Essien tornerà in campo la prossima stagione.
CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it