domenica, dicembre 11, 2011

Clásico, stop and ego

Quando non ti difendono più nemmeno nemmeno As e Marca, una sorta di doppio house-organ della casa blanca, vuol dire che sul ring di Spagna è volato l'asciugamano. Per manifesta superiorità.

Nel day after del 163esimo Clásico di Liga, perfino la stampa anticatalana è costretta alla resa. Troppo forte questo Barça, anche se, per paradosso, non dovesse vincere la Liga. Potenzialmente comandata ancora dal Madrid in solitario, se vincerà sabato a Siviglia.

Il 3-1 del Bernabéu, esploso già dopo 21" per la paperissima di Victor Valdés, poi ripetuta almeno tre volte, ha messo in discussione nuove certezze. E riaperto vecchie ferite. Come il complesso di CR7, sparito al cospetto di Messi, Xavi e Iniesta - suoi eterni rivali nel Pallone d'oro - e difeso sui giornali da Casillas: "ci porta gol e titoli", ha detto il capitano merengue.

Il gap tecnico col Barcelona è ridotto come quello sul gioco, ma il Pep, ancora una volta, ha dato scacco matto a Mou. Che ci ha provato, ma senza troppa convinzione, a buttarla sul fortunato 2-1 co-prodotto da Xavi e Marcelo e sulla mancata espulsione di Messi, forse da secondo giallo su Xabi Alonso a fine primo tempo. Ma se persino Sergio Ramos ha fatto i complimenti al Barça, definiti "un gran equipo", allora c'è poco da recriminare. Il Barca è ancora la squadra più forte, il modello cui tendere.
Il vero colpo però, è quello assestato da Guardiola all'infinito ego di Mourinho, mai visto così dimesso in panchina: 4 vittorie e 2 pareggi per il Pep nel tempio merengue. Alla faccia del Miedo Escénico. E sesto successo sullo Special One, battuto - ha detto Pep - "pensando di dover soffrire di più contro il primo rivale per il titolo". La vendetta, anche mediatica, va servita fredda. E senza nemmeno un "¿Por qué?"

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

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