venerdì, aprile 29, 2011

Villas Boas, il piccolo Mou

"Génios". José Mourinho, il maestro, ci è abituato. André Villas Boas, l'ex allievo, comincia a prenderci gusto, perché il "suo" Porto - secondo il presidente Pinto da Costa - è più forte di quello di Mourinho.
Immaginiamo che per rilassarsi e dimenticare per un'ora e mezza i veleni spagnoli, lo Special One si sia concesso una serata davanti alla tivvù: Porto-Villarreal, semifinale di andata di Europa League. Giusto in tempo per vedere la sua ex squadra, e il suo ex osservatore, battere 5-1 la squadra di Giuseppe Rossi, prossimo attaccante del Barcellona. Una manita, come quella che ancora gli brucia, soprattutto dopo i fattacci del Bernabéu.
Ma forse, all'indomani di un post-Clasico giocato fra denunce e comunicati, Mourinho sarà ancor più rabbuiato: quei tituloni così Speciali, prima, erano riservati solo a lui. Adesso, invece, sono tutti pazzi per l'altro, lo Special Two. Un po' perché si presenta bene e va di moda. E molto perché vince e convince.
Tutti lo vogliono, lui ripete che resterà almeno un altro anno al Porto, che intanto ha fissato la clausola di rescissione: 15 milioni, 5 più di quella che Mou aveva all'Inter. L'allievo ha già superato il maestro.
PER SKY 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, aprile 28, 2011

Il rumore del Nemico

"Nemico del calcio". Il titulo - di cui non andare fieri - risale al 2005, dopo Barcellona-Chelsea 2-1, andata dei quarti di Champions. Quando Rijkaard, all'intervallo, entrò nello spogliatoio di Frisk. L'arbitro svedese che, minacciato di morte, poi rassegnò le dimissioni.
A pronunciare quelle parole, "nemico del calcio", fu il presidente della comissione arbitrale dell'UEFA, Volker Roth. Uno dei tanti nemici che Mou - squalificato per 2 turni e multato di 13 mila euro - si è fatto in questi anni.
Per Beckenbauer è "un rozzo maleducato". Per Cruijff resta "un allenatore da titoli, non di calcio". E come lui la pensa Di Stéfano.
Ma il rumore più pericoloso, come sempre, è quello del fuoco amico, Cristiano Ronaldo: "No me gusta jugar asi, pero tengo que adaptarme". E se si espone così il galàctico-simbolo del Real e del clan portoghese-brasiliano, vuol dire che a Madrid, nonostante il primo titulo già in bacheca, c'è aria di crisi. In campo, perché al Camp Nou sarà durissima. E soprattutto fuori, perché l'UEFA e il Barcellona non perdoneranno il nuovo attacco di un vecchio "nemico del calcio".
Ma più ancora del 2-0, la sconfitta che brucia è il primo tempo non giocato al Bernabéu. Perché il nemico del calcio è diventato, anche, nemico del gioco.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, aprile 27, 2011

Lezione di Clásico

Inutile provare a creare gioco con chi non ti fa vedere palla, tanto vale lasciargliela e poi ripartire. Soprattutto se, per la quinta volta in fila, contro i blaugrana finisci in dieci. E a finirti, di solito, è quel dieci.
Contro il Barcellona il mantra mourinhiano ha portato una finale di Champions e una Copa del rey, ma anche il più incredibile primo tempo merengue nella storia della coppa che, del Real, ha costruito il mito.
Tutti dietro la palla, niente pressing, e proprio nel teatro che ha fatto grande el Madrid.
Trivote a metà campo: due mediani, Lass Diarra e Xabi Alonso, ai lati di Pepe, un centrale difensivo, a uomo su Xavi.
In avanti, Di María e Özil a scambiarsi di fascia, con Cristiano Ronaldo unica, isolatissima, punta. E in panchina tre centravanti - Benzema, Adebayor e Higuaín - più Kaká.
L'anti-tiki-taka di Mourinho ha retto nel ritorno di Liga e in Coppa di Spagna, ma è saltato quando Pep ha tolto Pedro per Afellay. Cross e gol di Messi da centravanti che non era ma è diventato. Con Guardiola.
La Pulce non l'aveva vista mai, ma dieci minuti "da Messi" cambiano il mondo. E hanno portato a lezione persino Mou. Persino al Bernabéu. A lezione di Clàsico.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, aprile 26, 2011

Pep alla Mou

C'è cascato in pieno, Pep, nella trappola di Mou. E la manita, nella Champions delle chiacchiere, stavolta la rimedia il blaugrana.
Uno dopo l'altro Guardiola ha perso Iniesta, il confronto dialettico e il controllo.
Un Guardiola alla Mourinho insomma. Che fa un certo effetto proprio perché, a certe sparate, non ci aveva abituato.
Ma anche una manifestazione di insicurezza di molto superiore ai proclami di Remuntada di un anno fa contro l'Inter. Contro Mou.
Eppure c'è stato un tempo in cui i due erano dalla stessa parte. Quattro anni al Barcellona con Guardiola giocatore e Mourinho assistente allenatore di Bobby Robson.
L'allenatore del Barcellona non vuole competere, nella Champions delle chiacchiere, "neanche per un istante". Ha ragione il Pep, perché avrebbe solo da perdere. Peccato però che lo abbia già fatto: e sul quel terreno è Mourinho il Messi del Clásico. A meno che Guardiola, preoccupato per il momento un po' in calo dei suoi, non abbia voluto dare un segnale. Per battere il Real, io sono disposto anche a fare il Mourinho. Voi?
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, aprile 25, 2011

Pepito per Pep, Pipita per Mou

Sarà stata la Pasqua ma di sicuro è stato un weekend di resurrezione per tanti protagonisti annunciati del doppio euro Clásico di Champions.
E se Guardiola ha ritrovato il Villa di inizio stagione, Mourinho in un sol colpo si è visto rigenerati Kaká, Higuaín e perfino Benzema, che da bersaglio preferito ha scalzato Adebayor nelle gerarchie del portoghese.
Al Mestalla dove mercoledì aveva centrato il suo primo "titulo" merengue, la copa del rey contro il Barca, il Real ha travolto il Valencia con una batteria di attaccanti che in qualsiasi altra squadra sarebbero superstar: 6 a 3 alla terza forza della Liga con gol e assist di Benzema, doppietta di gol e assist per Kaká, tripletta e due assist di Higuaín, che è entrato in tutti i primi 5 gol merengue. Kaká ha festeggiato Isabela, la secondogenita, in volo per 22 ore su 48 fra San Paolo e Madrid. "El Pipita" è tornato quello prima dell'infortunio.

Picnic meno divertente del previsto, al Camp Nou contro l'Osasuna, per il poco brillante super Barcellona di questo periodo. Eppure David Villa aveva sbloccato la partita già dopo 23 minuti, ritrovando il gol che al "Guaje" mancava dal 26 febbraio, 3-0 a Maiorca.
Le voci sul probabile arrivo di Giuseppe Rossi, al 17esimo gol in campionato, il 50esimo nella Liga, devono averlo svegliato. Il futuro del Pep passa da Pepito, quello di Mou dal Pipita.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Manu, non Man U

Schalke 04-Manchester United è, anche, Manuel Neuer contro Edwin van der Sar, il futuro negato e il presente senza domani per la porta dei Red Devils. Neuer era con David De Gea dell'Atlético Madrid uno dei candidati alla successione dell'olandese, ma si è promesso al Bayern. Non una notizia per una stella che sognava, un giorno, l'FC Hollywood, come i tedeschi chiamano il club più glamour di Germania. Ma "la" notizia per un ragazzo di Gelsenkirchen nato e cresciuto nello Schalke 04. Ci è entrato a cinque anni, nel '91, e a 11 era in curva nella finale Uefa con l'Inter del '97. Ha giocato in tutte le giovanili, ma non sarà una bandiera blu della Ruhr.
Sotto contratto fino al 2012, adorato dai tifosi, ha rifiutato il rinnovo con Magath, con Ragnick e con il d.s. Heldt. Lo Schalke ha respinto i 20 milioni dello United, e negozierà col Bayern di Jupp Heynckes, l'allenatore del Leverkusen che tornerà a Monaco per la terza volta e ricostruirà dal numero uno della nazionale il Bayern del futuro.
Futuro di cui non farà parte, a Old Trafford, van der Sar. Deriso in Italia, in Inghilterra è diventato l'erede di Schmeichel. Ma a ottobre gli anni saranno 41, e lo stop, provvisorio per la malattia della moglie un anno fa, sarà definitivo.
Per questo Ferguson aveva pensato a Neuer, un altro "libero coi piedi", secondo la stampa tedesca alla vigilia del Mondiale. Da allora Neuer ha convinto tutti, tranne i suoi prossimi tifosi, che non gli perdonano questa imitazione di Oliver Kahn, l'esultanza sollevando la bandierina. Era il 25 aprile di due anni, 1-0 dello Schalke a Monaco. Allora una notizia, oggi "la" notizia.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, aprile 22, 2011

Ganso, il giochino dell'Oca

Benvenuto, in anticipo, Paulo Henrique Chagas de Lima, per tutti "Ganso". Ma chi è Ganso, e perché L'oca?
Il copyright è di Otávio, il magazziniere che al Santos prendeva in giro i ragazzini, timidi come un «branco di oche».
Di quel branco è rimasto lui, il figlio d'arte: il suo papà - mancino e numero 10 come lui - è Amarildo Chagas. A crescerlo, però, sono stati gli zii Júlio e Maria Creuza, la sorella di Amarildo.
21 anni il prossimo 12 ottobre, Ganso è di Ananindeua, stato di Pará. Come Ronaldinho e Robinho, anche lui ha cominciato col futsal, il calcetto indoor. Nel 2005, il suo primo idolo Giovanni lascia il Barcellona e lo porta con sé al Santos.
Nel 2007 il grave infortunio al ginocchio destro, sei mesi fuori. Il 25 agosto 2010 il secondo: lesione al crociato del ginocchio sinistro, 166 giorni fermo. Il 12 marzo scorso, rientra nel Paulistao, il campionato statale di San Paolo: gol e assist nel 2-1 sul Botafogo Ribeirão Preto.
In Brasile un "10" così non si vedeva dai tempi di Ronaldinho e Kaká, e proprio al madridista ha soffiato il posto nella nuova Selecao di Mano Menezes. Il debutto, con Neymar, il 10 agosto nel 2-0 in amichevole con gli Stati Uniti: gol di Pato e Neymar, il suo gemello diverso nel Santos. Neymar è un Balotelli brasiliano, Ganso invece è già maturo. E pronto al grande salto.
Vuole studiare Medicina dello Sport, è fidanzato con Giovanna, 18enne universitaria a Scienze dell'Alimentazione. A lei dedica i gol formando con le dita la lettera "G".
Il fratello Jhonatan, detto Gansinho, gioca nell'Under 20 del São Raimundo e andrà al São Paulo. Paulo Henrique, invece, sogna Milano. Non importa quale. Benevenuto in anticipo, Ganso.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, aprile 21, 2011

Ancelotti, Dead Man Winning?

Chi è, adesso, il Dead Man Walking? Carlo Ancelotti, di fatto già esonerato per l'eliminazione in Champions, in Premier ha agganciato Wenger al secondo posto e a 5 giornate dalla fine torna a sperare in un titolo che sembrava già dello United.
Lo United però ha il fiato grosso: ha perso il derby col City in semifinale di FA Cup, e se ha buttato fuori il Chelsea nei quarti di Champions, con lo zero a zero di Newcastle adesso rischia di ributtarlo dentro in campionato.
Da licenziato in pectore, con i Blues ormai in autogestione, sono arrivati il 3 a 1 esterno sul West Brom e quello a Stamford Bridge sul Birmingham.
Il Manchester United resta lontano, a +6 dalle londinesi, ma a fare paura a Ferguson non può essere questo Arsenal.
Al White Hart Lane, ha dominato il primo tempo di un North London Derby già nella storia fra i più spettacolari di sempre. ma nel secondo tempo la gioiosa macchina da calcio di Wenger ha dimostrato di non saper difendere nemmeno un vantaggio di due gol. Come sanno bene Inter e Milan, un lusso insostenibile contro il Tottenham di quest'anno. Una squadra capace di tutto, anche di insidiare il quarto posto a un City che per scavalcarla ha speso, in un anno, 150 milioni di sterline. Buone, forse, per vincere il primo trofeo dopo 35 anni.
Altrimenti chi sarà il prossimo Dead Man Walking?
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, aprile 20, 2011

Il pé frio di Adriano

Pé frio, piede freddo, in Brasile significa sfortunato. Nel caso di Adriano è quello esquierdo, il sinistro. Cinque mesi fuori per la rottura del tendine d'Achille. Esordio rimandato a settembre col Corinthians, che su di lui aveva puntato forte: nel battage pubblitario e nel merchandising, a partire dalla sua maglia numero 10. Presentata con lui il 31 marzo senza tifosi, che non gli perdonavano la voglia di Flamengo e la stagione al São Paulo.
Grazie alla mediazione di Ronaldo, ha firmato con il Corinthians dopo il no dell'allenatore del "Fla", Luxemburgo.
Adriano doveva debuttare il 22 maggio, contro il Grêmio, prima giornata del Brasileirao, il campionato nazionale. Invece, il destino ancora una volta s'è accanito sull'Imperatore, che tornerà in campo - se tutto andrà bene - fra cinque mesi.
Il tempo che ci ha messo, per recuperare, Júnior César, terzino sinistro del São Paulo, che ha avuto lo stesso infortunio. Ventinove anni lo scorso 17 febbraio, "Adri" era appena guarito dall'infortunio alla spalla subito con la Roma e non gioca una partita vera dal 16 gennaio: gli ultimi 9 minuti a Cesena, dove entrò nell'azione dell'autogol di Pellegrino. Uno che di pé frio se ne intende, ma mai quanto Adriano. L'Imperatore sfortunato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, aprile 16, 2011

Dieci Clásicos per me

Dieci motivi per il Clásico. Real o Barca, Barca o Real? Depende...
Tutti abbiamo una hit parade. Alessandro Pasini, per il Corriere della Sera, ha compilato la sua.
1. Cristiano Ronaldo e Messi. I più forti al mondo. Diversi in tutto, tranne nella capacità di decidere le partite. Da soli.
2. Mourinho o Guardiola. Il profeta o il filosofo. Vincendo la "Decima", sarebbe il primo allenatore a conquistare tre Champions con tre club. Pep insegue il secondo Triplete in tre anni. Ferocemente esplosivo come Ronaldo il portoghese; ferocemente soft come Messi il catalano. Mou grida, Pep sussurra. La battaglia della tattica e delle visioni del mondo.
3. Giallo-no vs. Giallo-sì. Carvalho, giallo al ritorno contro il Tottenham, salterà la prima semifinale di Champions. Iniesta, giallo all'andata con lo Shakhtar, ci sarà. Dei pesi e le misure.
4. Verticale vs. Orizzontale. Il Real punta subito la porta, il Barca è la Filarmonica del possesso palla. Nel 2010 l'inter consegnò il pallone al Barca e vinse. Guardiola ha studiato tutto del Real: non ci ricascherà.
5. Doping vs. Manita. Dalla capitale, da una radio amica, insinuano sospetti sul Barca, che ha subito querelato. In Catalogna agitano la Manita anche sugli autobus.
6. 440 Real, 420 Barça. Sono i milioni di budget annuo. Con il Manchester United i club più ricchi del globo.
7. Marketing vs. Cantera. I Galacticos 2.0 di Pérez o la Masia, la serra creativa blaugrana.
8. Bernabéu vs. Camp Nou. 80.354 a Madrid che certe notti, da Miedo Escenico, sembrano sovrastare i 98.772 di Barcellona. Il segno dei templi.
9. Spagna vs. Catalogna. Il potere centrale contro l'indipendentismo catalano. Il Clasico? Mai stato solo pallone.
10. Carbonero vs. Shakira. La fidanzata di Casillas e la fidanzata di Piqué. La giornalista e la cantante. La liscia e la riccia. La mora e la bionda. potenza del clasico: non vanno d'accordo neanche su quello. Be', depende...
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, aprile 15, 2011

Clásico, identità vs ego

Corpo estraneo. Identità. Sono i due nuovi estremi del Clàsico. Il corpo estraneo è Mourinho, non ancora Speciale nel Real Madrid che speciale è sempre stato e sempre sarà. L'identità, di appartenenza e di calcio, è blaugrana: orgoglio e pregiudizio, il vanto di sentirsi diversi, migliori. Più etici, più bravi, più furbi. "I Palloni d'oro noi li forgiamo, altri li comprano", si vantava l'ex presidente Laporta.
"Sarà un'altra manita" la gaffe del suo successore Rosell in vista del primo di 4 "Clàsicos" in 18 giorni. Dopo, nulla sarà come prima.
Guardiola in panchina li ha sempre vinti: 5 su 5.
Per Mourinho è la grande occasione. Battere il Barca in campionato potrebbe non bastare per il titolo, ma il suo Real può ancora spezzare il dominio del Barca in (Coppa di) Spagna e in Europa.
In Catalogna, dove pure è un ex, lo considerano arrogante come la capitale.
In Castiglia, più che amarlo lo sopportano purché li faccia tornare a vincere. Il Real non è l'Inter, lui lo sa e si è adeguato sin dalla prima conferenza stampa. Poi ha fatto fuori Valdano, ha sfidato colleghi, arbitri, avversari e la stampa. Che all'ennesima provocazione - il suo secondo, Karanka, in conferenza stampa "alla Beppe Baresi" ma prima di un Clàsico - ha reagito alla Mourinho, attaccando. A settembre, vigilia di Champions ad Auxerre, era stato lui a piantare tutti. Stavolta ad andarsene sono stati i giornalisti.
E il rumore dei nemici è più forte: è quello, assordante, del silenzio.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, aprile 14, 2011

Giggs vs Raúl, forever young

Troppo facile definirli vecchietti terribili, campioni per sempre che non vogliono, non sanno arrendersi: al tempo, all'usura, alla voglia d'altro. Ryan Giggs e Raúl González Blanco sono molto di più. Giocano perché amano giocare. E vincere. Mai una polemica, una parola fuori posto, un gossip sbagliato.
37 anni il gallese, il più anziano della Champions, che lui ha vinto due volte: a Barcellona nel 99, a Mosca nel 2008.
Quasi 34 il madrileno, che insegue la quarta in campo e la "Decima" da tifoso... merengue: che storia sarebbe una finale tra il suo Schalke e il non più suo Real.
Per la terza volta (la prima in semifinale) nella coppa più importante, la bandiera del Manchester United inconterà quella, ammainata, del Real Madrid.
874 partite coi Red Devils per Giggs, che gli scontri diretti li ha sempre persi: nel 2000 e nel 2003.
784 quelle in maglia blanca per Raul, che la semifinale contro lo United la giocherà in Königsblauen, il blu reale dello Schalke. La sua ultima scommessa, che va oltre i record personali di gol europei.
Perché Giggs e Raul giocano per divertirsi e per vincere. E per continuare a farlo, Ryan ha lasciato la fascia, si è dato allo yoga, si è specializzato negli assist: 3 su 3 fra andata e ritorno col Chelsea nei quarti; Raul ha lasciato la Real Casa, dove tornerà fra un anno come dirigente. Non prima di aver provato, ancora una volta, a fermare il tempo: il secondo gol in una settimana a Julio César come il terzo a Canizares contro il Valencia a Parigi 2000. Finale di Champions. Né sogno né ossessione per due eterni ragazzi, campioni per sempre.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, aprile 13, 2011

Santos, Meninos da Vila

C’era un volta la giovane promessa, magari strappata alla favela o al meno disagiato suburbio. Oggi ci sono le escolinhas, satelliti specializzati dove il Santos produce e alleva talenti in serie. Per Diego e Robinho 37 milioni subito reinvestiti nel nuovissimo Meninos da Vila, il Centro de Treinamento per le categorias de base costruito nella vicina Saboó, al 1277 di Avenida Martins Fontes.
Dietro Ganso e Neymar premono due ’91: il centrocampista Danilo Luiz da Silva, campione al Sudamericano Under 20, e il 17enne attaccante Tiago Alves, il “nuovo Neymar” che in prima squadra si è appena affacciato.
I prossimi saranno Jean Carlos Chera (15 anni), nella foto, e Gabriel Barbosa Almeida (14), testimonial del club blindati con un quadriennale. Chera è noto da quando, a 9 anni, ebbe un servizio tv per gli elogi del Ct Carlos Alberto Parreira. Almeida, nel 2009, lo volevano Inter e Benfica, ma il Santos rifiutò. Il futuro è adesso.
CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, aprile 11, 2011

La prima volta di Carroll

Eccolo, il primo gol di Andy Carroll in maglia Liverpool. E' arrivato alla quarta presenza da titolare, e dopo venti minuti ecco il secondo. Fernando Torres, dopo dieci gare, il primo col Chelsea lo sta ancora aspettando.
Anche Dalglish ha dovuto avere pazienza. Ma dopo due mesi ha avuto ragione. Il calcio non è matematica, ma King Kenny è uno che i suoi conti li sa fare; 58 milioni e mezzo in entrata per il Nino, record di sempre nella storia della Premier; 26 e mezzo per Suarez dall'Ajax, addirittura 41 al Newcastle per Carroll, in totale un passivo di 9 milioni su cui i Reds hanno scommesso il futuro.
Nella serata in memoria delle 96 vittime di Hillsbrough - la tragedia che il 15 aprile '89 fa cambiò per sempre il calcio inglese e portò all'applicazione del Rapporto Taylor - il Manchester City è stato spazzato via.
E siccome quando piove sul bagnato, grandina, Tévez si stirato e il Mancio non lo avrà nel derby di semifinale di FA Cup contro lo United, come Ferguson con lo squalificato Rooney.
Il City non è mai stato in partita. Come Balotelli, non pervenuto. Entrato al 17' per l'Apache, non ha mai inciso e a 7' dalla fine Mancini l'ha tolto per punzione. Balotelli allo sceicco Mansour è costato 28 milioni, Dzeko 37 e anche lui non si è mai visto, annullato come chiunque passasse sulla fascia destra dal debuttante John Flanagan, 18 annilo scorso primo gennaio.
Con Carroll è l'altra grande scommessa di Dalglish, uno che di centravanti anni 70-80 se ne intende.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, aprile 09, 2011

Lavezzi, il Pocho torna Lobo

Prima del Pocho, c'erano "el Lobo", il Lupo, e "el Loco", il Matto.
C'è stato un tempo in cui Ezequiel Iván Lavezzi non era ancora quella variabile impazzita che con le sue jam session sulle fasce spezza partite ed equilibri.
Era il Lavezzi d'Argentina, quello dell'Estudiantes - prima dell'illusione Genoa - e del San Lorenzo.
"Lupo" perché cupo e famelico di gol, che da prima punta puntualmente sbagliava.
"Matto" perché da lui non sapevi mai cosa aspettarti, in campo e fuori. Lo chiamavano così i tifosi del River, per come faceva ammattire i difensori "Millonarios".
Come prima di arrivare a Napoli, era almeno 5 kg sovrappeso. E allora vai con "la Bestia", "il Gordo".
Un nick per ogni svolta della carriera, iniziata nel Coronel Aguirre di Rosario. A 10 anni, assieme ai futuri catanesi Ledesma e Silvestre, è nella Sexta del Boca Juniors. A 16 se ne va per fare l'elettricista col fratello Dario.
Nella Casa Amarilla - la foresteria del Boca - sente nostalgia di casa e non rende come potrebbe.
Jorge Griffa, talent scout che ha scoperto Valdano, Sensini, Balbo e Batistuta, lo schiera ala destra. "Non avevo mai giocato in quel ruolo, e in partita mi urla di tutto - sorride oggi "el Pocho" - Poi, negli spogliatoi, mi rimprovera davanti a tutti. Avevo deciso di smettere".
Griffa, invece, gli ha cambiato la carriera. A Bologna, Cavani è squalificato e così Lavezzi giocherà centravanti. Come una volta. Come a Brescia. Chissà se anche stavolta rivedremo El Lobo.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, aprile 08, 2011

Aria di Clásicos

L'Athletic a Bilbao per il Real Madrid, l'Almeria in casa per il Barcellona.
Prove tecniche di Clásico, la 31esima di Liga. Pardon, di Clásicos, al plurale: perché se tutto va come da pronostico ne vedremo 4 in 18 giorni.
Quello del Bernabéu fra una settimana, deciderà la Liga, forse già decisa dal primo ko casalingo di Mourinho in campionato dopo 9 anni e 150 partite.
Il Miedo Escenico, la paura del palcoscenico evocata da Mou, ha funzionato con il Tottenham in Champions, ma non ha fatto scomporre lo Sporting Gijon dell'ex rivale Preciado.
E difficilmente fra una settimana spaventerà il Barça, che arriverà allo scontro diretto con almeno 5 punti di vantaggio più uno virtuale per la "manita" dell'andata.
Un 5-0 pesantissimo diventato slogan benefico, "Units", uniti, da mostrare sugli autubus catalani con testimonial d'eccezione quali Puyol, Xavi, Victore Valdes, Busquets e Villa.
Una lezione, quella dell'andata, che il presidente blaugrana Rosell ha pronosticato anche per il ritorno. "Poteva risparmiarselo", ha detto il Pep, che si sente prossimo all'addio, ma prima vorrebbe ripetere il triplete.
Per farlo dovrà battere Mou in finale di Copa del rey a Valencia il 20 aprile, la stessa data di un anno fa con l'Inter, e in semifinale di Champions il 27 aprile e il 3 maggio; Shakhtar e Spurs permettendo.
Prima però occhio alle trappole al San Mamés e al Camp Nou.
Mou, come gli piace fare quando la temperatura sale, ha mandato in conferenza stampa il vice Karanka, mentre a Barcellona Abidal si è allenato coi compagni e Justin Bieber, 17enne pop star canadese, non ha sfigurato allenandosi con Thiago Alcantara, perfetto vice-Xavi contro il Villarreal. E chissà che le sorprese non siano finite.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, aprile 05, 2011

La primavera di Ibra

Benedetta primavera, la canzone di Ibra. L'attaccante che con la bella stagione non solo rifiorisce, ma decide scudetti: 8 in carriera compreso quello revocato alla Juve per Calciopoli, gli ultimi 7 consecutivi. Ajax, Juventus, Inter, Barcellona: dal 2004 Ibra non perde un campionato.
Quest'anno, la sua primavera non è ancora cominciata. Espulso a Bari il 13 marzo, tre giornate di squalifica - poi ridotte a due - per la manata a Rossi. Niente ko a Palermo, niente derby del Pato innamorato, e finalmente decisivo.
La primavera di Ibra comincerà domenica sera al Franchi contro la Fiorentina. E comincerà accanto al Papero, che rimproverava nel girone d'andata. Il migliore giocato da Zlatan in Italia.
Allegri, per lo sprint finale, deve risolvere un problema che tutti gli allenatori vorrebbero: cercare nuovi equilibri per ritrovare l'Ibra perduto da affiancare al Pato rigenerato non solo dalla bella stagione.
I precedenti fanno ben sperare. Persino al Barcellona, nonostante le incomprensioni col "filosofo" Guardiola, in primavera Ibra ha lasciato il segno: 6 gol in 11 partite con i blaugrana; 9 in 10 nell'ultimo anno all'Inter, forse il migliore della carriera assieme alla prima metà stagione col Milan.
Quasi un gol a partita, come nel 2007: solo tre presenze ma anche la doppietta del titolo, entrando nel secondo tempo sotto il diluvio di Parma.
Nel 2005, 6 reti in 8 gare, e scudetto al primo anno in bianconero, come in biancorosso prima e in nerazzurro poi. Per questo Galliani lo ha voluto rossonero: la primavera di Ibra è sempre tricolore.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

Squadra     Stagione  Gare  Gol
Barcellona 2009-10  11      6
Inter          2008-09  10      9
Inter          2007-08    3      2
Inter          2006-07    3      0
Juventus    2005-06    9      1
Juventus    2004-05    8      6

Bernabéu, il rumore degli amici

Stavolta, Mou, vuole sentire il rumore degli amici. E se la trovata del video-promo ricorda da vicino quello per la remuntada del Barca, è perché al suo Real, come la sua Inter un anno fa al Camp Nou, serve quell'aria da noi contro tutti che l'ha reso Speciale.
Speciale come la doppia sfida col Tottenham, per un Real che torna ai quarti di Champions dopo sei eliminazioni agli ottavi consecutive.
E che la pressione sia tutta sugli Spurs, è una balla del grande incantatore. Che per esorcizzare l'ossessione della Decima, vuole un Bernabéu da miedo escenico.
Come ai vecchi tempi, quelli della Quinta del Buitre, di Santillana e Sánchez, di Valdano giocatore, non ancora l'intellettuale, il braccio destro di Pérez che da separato in Casa Blanca premia il Ronaldo di ieri. Quello di oggi, Cristiano, ritroverà Higuain, tornato in campo contro il Gijon, prima sconfitta di Mourinho in campionato dopo 9 anni.
Redknapp, sempre battuto da Mou nei 5 confronti di Premier, non vince da 5 partite, dall'1-0 sul Milan a San Siro. Ma recupera Bale e van der Vaart, che ha già promesso vendetta: "vinciamo 1-0 con gol mio", ha detto l'olandese scaricato da Mou. Al Bernabéu, chissà se il rumore degli ex amici lo seppellirà.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

domenica, aprile 03, 2011

Premier, corsa a uno

Proprio non la vogliono vincere questa Premier. E allora se la prende lui, il vecchietto che la sa più lunga di tutti. All'Upton Park sarà dura: il West Ham lotta per salvarsi, noi per il titolo. Sarà un bel testa coda, aveva detto Ferguson. Detto, fatto.
Solo che a finire fuori pista sono stati gli Hammers, avanti con due rigori in mezzora regalati a Noble. Uno da Evra e l'altro da Mason, che ha visto in area un fallo di Vidic su Cole commesso fuori.
Con sette infortunati e due squalificati, proprio come lui in tribuna, Sir Alex s'era coperto bene, con Rooney unica punta e l'eterno ragazzo Giggs a sostegno. Eppure non era bastato. E allora via con il "suo" United, venti minuti da capolista con Berbatov a inventare e Rooney a risolvere: dal dischetto, su punizione e alla sua maniera. Con i fatti e non solo a parole. Anzi, a parolacce. Che la Football Association punirà duramente, anche perché Roo è recidivo: con l'Algeria in Sudafrica le gridò in mondovisione.
Un peccatuccio veniale per uno che, a 25 anni, ha già segnato 101 gol in Premier. Una Premier forse già sua per la quarta volta, perché il giocattolo Arsenal s'è rotto e pareggia da tre turni e il Chelsea, a -11 dalla vetta, al Britannia contro lo Stoke si è fermato sull'1-1 e sul palo e la traversa di Drogba.
A sfidare lo United i Blues ci riproveranno in Champions. E si sa: Carletto preferisce la Coppa.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it