martedì, settembre 27, 2011

Manch'era una volta

Regine solitarie di Premier, comprimarie in Champions. È lo strano, ma non identico cammino che unisce, anche nel ricordo di Monaco '58, United e City. Sofferto 1-1 in rimonta a Lisbona col Benfica, e 3-3 da "clamoroso all'Old Trafford" con il Basilea per Ferguson, che perso resta primo anche in Europa, ma quanta fatica...
Sofferto 1-1 in rimonta in casa col Napoli e tracollo a Monaco, dove solo uno strepitoso Hart ha evitato un ko ancora più pesante e forse decisivo per la differenza reti negli scontri diretti.
Ma se Ferguson, senza l'infortunato Rooney, ha esagerato col turnover, Mancini aveva il problema opposto: e infatti è scoppiata la doppia grana Tevez-Dzeko.
Il City ha retto mezz'ora, non un bel segnale contro uno squadrone che punta dritto alla finale del 19 maggio nella "sua" Allianz Arena.
Un'altra finale di Champions invece era stampata nei ricordi di Fink, l'allenatore del Basilea che da giocatore, nel '99 a Barcellona, era in campo con il Bayern contro lo United. Fink entrò all'80' per Matthaeus e nel recupero perse una coppa già vinta. All'Old Trafford stava per vendicarsi. Ma poi Ferguson, ancora una volta, gli ha guastato la festa: ha buttato dentro Nani, che ha pescato Young. Fine di due favole. L'altra è quella di Alexander e Fabian Frei, dieci anni di differenza ma non sono fratelli. Per una sera anche gemelli. Del gol.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, settembre 24, 2011

CR7 & Leo, i neutrini son tornati

Se avevate paura, tranquilli: sono tornati. E con loro, Real e Barça. CR7 e LM10: due fenomeni, uno galactico, l'altro stellare, due neutrini che viaggiano, palla al piede, oltre la velocità della luce, e strapazzano la teoria della relatività. Tre gol per Cristiano Ronaldo. Tre gol per Leo Messi, e guardate come.
Altro che Liga non più corsa a due, con il Betis Siviglia capolista a sorpresa e oberato dai debiti. Altro che Mourinho in crisi con un punto in due partite con le pericolanti Levante e Racing.
Trascinato dal suo uomo simbolo, e da un Kaká che finalmente somiglia a Kaká, il Real riscatta lo scialbo 0-0 di Santander. E lo fa ancora una volta in 10, per il rosso a Di Maria, già graziato nella rissa di Valencia col Levante.
E dire che dopo 15 secondi i merengues erano già sotto 1-0, con Michu, il più svelto a fiondarsi sulla papera di Casillas. Poi sul neopromosso Rayo Vallecano si è scatenata la marea blanca: Cristiano Ronaldo, Higuaín, il persino il francesino Varane e il gattone Benzema. Ci ha provato, il Rayo, a riaprire il derby minore di Madrid, ancora con Michu. Ma s'è aperto il diluvio.
Quasi come quello che al Camp Nou ha travolto l'Atletico: 5-0 blaugrana una settimana dopo l'8-0 sull'Osasuna. Il 2-2 di Valencia è dimenticato. Messi è pichichi (capocannoniere) con 8 gol, uno in più di CR...7. Tranquilli, sono tornati.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, settembre 23, 2011

Premier, la guerra dei mondi

Gli opposti si incontrano, nella sesta giornata della Premier League. Le squadre più continentali del torneo contro club ancora profondamente britannici.
Si comincia alle 13.45 con Manchester City-Everton, un testacoda di bilanci, prima ancora che di classifica. Mancini guida la squadra che ha speso di più al mondo, Moyes quella col peggior rapporto fra grande tradizione e piccolo budget. Eppure la storia recente dà ragione ai Blues cugini poveri, in tutti i sensi, del Liverpool: l'Everton ha vinto gli ultimi 4 scontri diretti col City e 7 degli ultimi 8. Per il Mancio, qualcosa di più che una cabala da sfatare.
Alle 16 si giocano Arsenal-Bolton, Chelsea Swansea e Liverpool-Wolves. All'Emirates Stadium, si sfidano le due squadre meno in forma del torneo. I Gunners vengono dal peggior avvio in campionato non solo dell'era-Wenger, ma addirittura dal '53-54, stagione chiusa al 12esimo posto. Il piazzamento del Bolton (con Newcastle e Stoke) nello scorso campionato. In questo, dopo il 4-0 al debutto in casa QPR, i Trotters non hanno più vinto, eppure solo le due di Manchester e il Chelsea, cioè le prime tre in classifica, hanno segnato di più.
Dopo la lezione di calcio di Ferguson e le occasioni sprecate all'Old Traffford, i Blues devono rialzarsi subito a Stamford Bridge con lo Swansea. Dovrà risollevarsi in fretta anche il Liverpool, umiliato 4-0 al WhiteHart Lane dal Tottenham di Adebayor, ex Arsenal e City tornato in Inghilterra dal prestito al Real Madrid.
Anche lo Stoke viene da un pesante 4-0, quello di Sunderland. Ma al Britannia Stadium arriva il peggiore avversario possibile: lo United, capolista solitaria a punteggio pieno. Non è solo Davide contro Golia, è una sfida fra i mondi. Quello globalizzato anti-Barcellona, contro quello piccolo e antico della tradizione.
È la Premier, dove gli opposti, a volte, si incontrano.
PER SKY SPORTT 24, CHRISTIAN GIORDANO

PREMIER LEAGUE, 6a giornata, sabato 24 settembre 2011:
13.45 Manchester City-Everton
16.00 Arsenal-Bolton
16.00 Chelsea-Swansea
16.00 Liverpool-Wolverhampton
18.30 Stoke City-Manchester UTD

100 Cattivi per sempre


100 - BRUNO
23-12-1984 - PORTIERE - FLAMENGO
L’OJ Simpson brasiliano. Accusato a giugno 2010 dalla polizia del Minas Gerais di sequestro e omicidio dell’amante, la pornostar paranaense Eliza Samudio, incinta di un figlio indesiderato. Dato in pasto ai cani il cadavere, con i complici va a bere una birra in piscina. La presidente Patrícia Amorim lo licenzia, anzi no. L’Orco Bruno.

99 - PASQUALE FOGGIA
3-6-1983 – CENTROCAMPISTA - SAMPDORIA
Il 24 ottobre 2007, in allenamento al Cagliari, duro battibecco col compagno Davide Marchini. Una settimana dopo, al ristorante, Marchini è aggredito da un amico di Foggia, presente al pestaggio. L'allenatore, Marco Giampaolo, non convoca il presunto mandante, la società, visto il valore di mercato dell’ex azzurro, isola Marchini. Coraggio, fallo ammazzare.

98 - MIDO
23-2-1983 - ATTACCANTE – ZAMALEK, AJAX, CELTA, MARSIGLIA, ROMA, TOTTENHAM, MIDDLESBROUGH, WIGAN, WEST HAM, EGITTO
«L’allenatore è un dilettante. In federazioni sono dilettanti. Credono di sapere tutto loro, ma non capiscono niente». Cambiate squadre e nazioni e avrete sempre l’Anelka egiziano, la meteora romanista. Per il francese Patrick Remy, suo allenatore in Belgio al La Gantoise, era «del tutto non professionale, e pensa di essere una star». Con la scusa della religione («con me solo islamici»), dopo una sostituzione contestata e le scuse, il Ct Hassan Shehata lo ha escluso dalla nazionale. Un altro faraone rimasto piccolo. Di-lattante.

97 - ALDO SERENA
25-6-1960 - ATTACCANTE – INTER, MILAN, TORINO, JUVENTUS E ITALIA
“Baby face” alla Rosato, vocina da bambinetto (ma analyst ostico anche per il suo capo Galliani), l’ariete di Montebelluna era l’epitome dell’atleta razza-Piave. Un leone del gioco aereo, con Christian Vieri è l’unico ad aver giocato il derby con i 4 club di Milano e Torino. In Roma-Inter ’88-89 passeggiò a tacchetti spianati sul ventre di Giuseppe Giannini, compagno in azzurro. Aldo sgradimento.

96 - COLIN HENDRY
7-12-1965 - DIFENSORE – BLACKBURN, MAN CITY, RANGERS, COVENTRY E SCOZIA
“Braveheart” lascia l'Inghilterra per coronare il suo sogno, giocare per i Rangers. Grande slam il primo anno e un non-rapporto con l'allenatore Dick Advocaat (nemico di Gattuso). Torna a far paura in Premier, ma più cattiva di lui è la vita. La moglie Denise muore a 42 anni, nel 2002, per un intervento estetico del chirurgo svedese Gustav Aniansson. Il 23 giugno 2010, Hendry (scommettitore cronico) dichiara bancarotta alla corte di Blackpool per oltre un milione di sterline fra tasse e creditori. Il 13 agosto 2011, lo aggredisce la diabetica “Miss Piggy”, la 60enne casalinga Williamina McFarlane, che gli aveva prestato 85 mila pound mai rivisti. Cuore pavido.

95 - PIETRO VIERCHOWOD
6-4-1959 - DIFENSORE – COMO, FIORENTINA, ROMA, SAMPDORIA, JUVENTUS, MILAN E ITALIA
Dr Jekyll e Mr Hide: in campo un leone, fuori un agnellino dalla vocina quasi stridula. Velocissimo, lo Zar (per le origini russe) vinse scudetti storici (Roma 82-83 e Samp 90-91), e alla Juve una Champions da titolare a 37 anni. Da allenatore mai nato, tre mesi di mobbing alla Triestina di Tonellotto, effimero profeta della macrobiotica. Da commentatore tv una macchietta come tanti ex duri (Bagni, Bellugi, Benetti, Gambaro, Collovati).

94 - PIERLUIGI CASIRAGHI
4-3-1969 - ATTACCANTE – MONZA, JUVENTUS, LAZIO, CHELSEA E ITALIA
Erede di Boninsegna, in area e in aria “Pigi” sapeva farsi rispettare. Più cattiva di lui la malasorte che il 28 novembre 1998, a 29 anni, gli spezza legamenti crociati e carriera nello scontro con Shaka Hislop, portiere del West Ham. Dieci operazioni e due anni dopo, nel marzo 2002, rescinde col Chelsea. Sfortunato per vincere.

93 - DIEGO PABLO SIMEONE
28-4-1970 - CENTROCAMPISTA – PISA, INTER, LAZIO, ARGENTINA
«Adoro quando i tifosi avversari mi fischiano. Vado in trance. Gioco duro, cerco lo scontro». Duro ma sincero, con la BBC 12 anni dopo Francia 98: «Ho indotto io Kim Milton Nielsen ad espellere Beckham, meritava al massimo il giallo». Al mondiale 2002 “cura” un altro 10, il nigeriano Jay-Jay Okocha. Da cult il saluto agli Ultras della Lazio al suo arrivo: mostra gli attributi, per far vedere che li aveva. Gaucho Marx.

92 - PAUL INCE
21-10-1967 - CENTROCAMPISTA – WEST HAM, MAN UTD, INTER, LIVERPOOL, MIDDLSBROUGH, WOLVES E INGHILTERRA
Guv’nor, il governatore. Keane prima di Keane. Il cagnaccio di lotta e di governo tanto caro a Ferguson, maestro per cui ancora stravede. Facciamo finta che ai tempi dello United, uscendo dalla doccia il manager si ritrovi due suoi giocatori (l’altro era Lee Sharpe) nascosti sotto un tavolo. E che quello con la pistola ad aria se ne esca urlandogli: «Dacci i soldi o sei morto». Ince adesso se la ride: «Volevo il rinnovo del contratto, Sir Alex voleva salvarsi il c. Al suo posto avrei fatto lo stesso».

91 - CARLOS MOZER
19-9-1960 - DIFENSORE – FLAMENGO, BENFICA, MARSIGLIA E BRASILE
«Non sono un violento», disse al suo apice, nel 1991. «Sono un duro. Il violento è chi entra per far male. Io entro sulla palla, senza cattiveria. Certo, meglio darle che prenderle». Al Bangu, il dottore giocò a Dio e con iniezioni di ormoni gli regalò 15 cm. Goethals con Basile Boli ci eresse il Muro di Marsiglia. La forza della dissuasione.

90 - PATRICK BLONDEAU
27-1-1968 - DIFENSORE – MONACO, MARSIGLIA
«Io sono di Viste, sobborgo di Marsiglia, e lì devi sapere come difenderti». Come in Bologna-OM di Coppa UEFA, testata a un poliziotto con elmetto «perché Luccin fu colpito da dietro, non eravamo protetti». Proverbiali le intimidazioni a Gallardo, Simone, Deroff del Nantes (tibia e fibula rotte). Rolland Courbis e il boss della mafia marsigliese Francis “il Belga” (portò a spalla la bara) i suoi padri spirituali. Per un pugno di franchi.

89 - ÉRIC DI MECO
7-9-1963 - DIFENSORE - MARSIGLIA
«Ho un grosso problema di immagine. È come nel wrestling, ci sono i buoni e i cattivi. Io sono uno dei cattivi». Mediocre ala che Arsène Wenger e Gerrard Banide riciclarono a terzino sinistro, deve la fama al trattamento su Laurent Fournier («ma aveva cominciato lui») in PSG-OM 0-1 del dicembre 1992 e al rosso su Mo Johnston in Francia-Scozia 3-0 dell’11 ottobre 1989. Figlio di “Minot”.

88 - PEDRO MONZÓN
23-2-1962 - DIFENSORE – INDEPENDIENTE, ARGENTINA
A Italia 90, “el Moncho” era l’agente in missione del Ct Bilardo: proteggere “el Diez”, Maradona. Al 65’ di Argentina-Germania Ovest 1-0, primo espulso in una finale mondiale. Fuori del calcio, alcool e droga. Da allenatore dell’Olmedo (Ecuador), due mesi di squalifica per aggressione a un arbitro. Il destino nel cognome.

87 - CYRIL ROOL
15-4-1975 - CENTROCAMPISTA – BASTIA, LENS, MARSIGLIA, MONACO, BORDEAUX, NIZZA
«Oggi in Francia, basta uno starnuto e sei espulso». Lui però esagerava: 25 rossi e 187 gialli in carriera, record nazionale. Faccia d’angelo, in campo si trasformava nel Vierchowod transalpino. Nel 1993 in D2 al Bastia scatenò un pandemonio al Furiani. Frédéric Antonetti, a sua volta ex maestro di cartellini, gli consiglia di radersi la testa e ne consolida la fama di Bad Boy. In Lione-Bordeaux del 15 maggio 2005, Garibian espelle lui e non Malouda che a Rool aveva rotto il naso. Caos calvo.

86 - ROBERTO ROSATO
18-8-1943/20-6-2010 - DIFENSORE – TORINO, MILAN, GENOA E ITALIA
“Faccia d'angelo” per i tratti gentili, nella sua area era un killer. Gemello diverso di Gianni Rivera (nato lo stesso giorno), Nereo Rocco lo volle al Milan del giovane Franco Carraro, che al Torino versò 400 milioni di lire. L’unico avversario più cattivo di lui se lo è portato via. Per Brera era il Pirata.

85 - LEONEL SÁNCHEZ
25-4-1936 – ALA SINISTRA – UNIVERSIDAD DE CHILE
Nella Battaglia di Santiago, l’infame Cile-Italia 2-0 ai Mondiali del ’62, il figlio del pugile Juan stese con un gancio sinistro Humberto Maschio nel parapiglia post-espulsione di Ferrini. Mario David andò a farsi giustizia con due falli, e Sánchez stese anche lui. L’inglese Ken Aston espulse David, gli articoli premondiali di Ghirelli e Pizzinelli li pagarono gli azzurri e Aston fece carriera alla Fifa. Tiromancino.

84 - ALEX FERGUSON
31-12-1941 - ALLENATORE – MANCHESTER UNITED
“Phonate” il neologismo per le sue terribili sfuriate all’intervallo. In una di queste, nel 2003, scarpino in faccia a Beckham: punti al sopracciglio, e occhio rischiato. A chi non è più da United, foglio di via obbligatorio per età (Beckham), acciacchi (van Nistelrooy), affari (CR7) o biografia (Stam). Un mostro. Soprattutto di bravura.

83 - GHEORGHE HAGI
5-2-1965 - CENTROCAMPISTA – STEAUA BUCAREST
A Euro2000, tackle spaccacaviglia all’azzurro Antonio Conte. Ospite a Johannesburg alla Danone Cup Under 12, non gli chiede scusa neanche dieci anni dopo. Idem col portoghese Vitor Manuel Melo, mai perdonato perché lo espulse per doppia ammonizione: la seconda, per simulazione. Lo sguardo è ancora assassino.

82 - HRISTO STOICHKOV
8-2-1966 - ATTACCANTE – CSKA SOFIA, BARCELLONA, PARMA E BULGARIA
Stessi genìa di Hagi. Radiato poi amnistiato al CSKA in patria, al primo anno di Spagna (’90-91) saltò mezza Liga per lo storico pisotón (pestone) all’arbitro Urízar Azpitarte, che da allora è per tutti “Alpisarte”. Riconciliati 17 anni dopo a “20minutos” di Antena 3, l’ex fischietto disse del bulgaro: «Fuera del terreno de juego era “una maravilla”, pero que en el campo "se transformaba”».

81 - ROMEO BENETTI
20-10-1945 - CENTROCAMPISTA – MILAN, JUVENTUS E ITALIA
L’Eisenfuss (piede di ferro) italiano. Milan-Bologna, 10 gennaio 1971: al 15’ entra in ritardo su Franco Liguori, dall'alto in basso sul ginocchio destro. Bernardis addirittura fischia simulazione al rossoblù. Lesioni a legamento collaterale mediale, menisco, due crociati e capsula posteriore: i professori Bartolini a Villa Erbosa e Albert Trillat a Lione lo rimettono in piedi. O torno io o smetto. Smise.

80 - FABIO CANNAVARO
13-9-1973 - DIFENSORE – NAPOLI, PARMA, INTER, JUVENTUS, REAL MADRID, AL-AHLI, ITALIA
Nell’anno del Pallone d’oro, all’andata contro la Lazio forbice su ginocchio e caviglia di Valon Behrami: due mesi out; al ritorno, gratuito tackle da tergo a centrocampo su Gaby Mudingayi, frattura scomposta della tibia: allo juventino neanche un giallo, Dabo espulso per proteste dopo un gol annullato. «Mi piacerebbe che Fabio prendesse un aereo da Torino e venisse a trovare questo ragazzo», l’appello del bianconero-romanista Veltroni. Caselle vuote.

79 - LUIS MONTI
15-5-1901 - DIFENSORE – JUVENTUS, ARGENTINA E ITALIA
Non è più “Doble Ancho” (armadio a due ante), ma «il centromediano che cammina» fa ancora paura. Con “Dillinger” scientifico massacratore, nel 1934 l’Italia fascista è per la prima volta mondiale. Complice l’arbitro svedese Ivan Eklind, quello della semifinale con l’Austria: dopo Sindelar, in finale Monti brutalizza Svoboda con ditate negli occhi, pugni in faccia, spintoni e calci. In spogliatoio, “marca” i suoi. Per altro.

78 - ULRICH (ULI) STIELIKE
15-11-1954 - LIBERO – BORUSSIA M’GLADBACH/REAL MADRID
A Spagna ’82 il duro per antonomasia del calcio tedesco, si fa parare da Ettori il rigore contro la Francia e scoppia a piangere come un bambino. Aguzzino di Altobelli in memorabili Real-Inter di Coppa UEFA, nella finale Mundial trova nel ner-azzurro Lele Oriali il più degno alter ego. A gennaio 2008, commuove il mondo dimettendosi da Ct della Costa d’Avorio per stare vicino al figlio malato, che non ce la farà.

77 - ENRIQUE PÉREZ DÍAZ “PACHíN”
28-12-1938 - DIFENSORE – REAL MADRID
Antesignano del picchiatore merengue, che avrà illustri epigoni in José Santamaria e Uli Stielike. In Coppa Campioni 1961-62 massacrò lo juventino Omar Sivori, e non contento gli passeggiò coi tacchetti sulla schiena. Una specie, quella del killer dedicato, che farà scuola ai Mondiali: il portoghese Hilario farà fuori Pelé a Inghilterra 1966, l’uruguaiano Ignacio Luis Ubiña “curerà” Gigi Riva a Messico ’70.

76 - JOE JORDAN
15-12-1951 - ATTACCANTE - LEEDS, MANCHESTER UNITED, MILAN, SCOZIA
Icona-horror anni 80, nelle aree di rigore immolò i denti davanti. In Inghilterra lo chiamavano “Jaws”, come il film. Il Milan voleva Zico, cercò Jan Ceulemans e prese lui, che litigò con Radice e mezza squadra. Fedele a San Siro in B, a Leeds ancora lo odiano per il tradimento United. Da vecchietto, secondo di Harry Redknapp al Tottenham, mette in tasca gli occhiali e ri-spaventa i suoi ex tifosi in Champions. Gattuso gli ringhiava, ma stando bene attento a “farsi tenere” alla larga. Lo Squalo.

75 - RINO GATTUSO
9-1-1978 - CENTROCAMPISTA – PERUGIA, RANGERS, MILAN, ITALIA
Duro dal cuore tenero, in campo fa la guerra e fuori la pace. Nel dicembre 2003 ha fondato una onlus e una scuola calcio, “Forza Ragazzi”, per i bambini della sua Corigliano Calabro, dove ha aperto la Gattuso & Catapano che alleva molluschi. I terribili tackle di inizio carriera se li è messi alle spalle, ma Dick Advocaat che ai Rangers lo voleva in difesa e l’«uomo di m.» Leonardo non li ha dimenticati. Dio perdona, Ringhio-ceronte no.

74 - BILLY BREMNER
9-12-1942/7-12-1997 - CENTROCAMPISTA - LEEDS, SCOZIA
Per il Sunday Times, «60 kg di filo spinato». Vincente nato, rosso come il fuoco, era l’epitome del Brave Heart scozzese. Oltre a MAckay che lo alza per il bavero, l’altra icona è quella di lui e Kevin Keegan, espulsi nel Charity Shield 1974 a Wembley che escono dal campo a petto mezzo nudo strappandosi la maglia. Tartan Terrier.

73 - DAVE MACKAY
14-11-1934 – CENTROCAMPISTA/LIBERO - TOTTENHAM, SCOZIA
Quando il 17enne finto duro Glenn Hoddle debuttò spaccando il naso a “Big” Duncan Forbes, centr’half del Norwich, il popolo Spurs esultò: «Abbiamo il nuovo Mackay». L’energumeno che in una nota foto del 1966 alza per il bavero un giovane Bremner. «Il più duro che ho affrontato. Di certo il più coraggioso». Parola di George Best.

72 - NORBERT (NOBBY) STILES
18-5-1942 - CENTROCAMPISTA – MANCHESTER UNITED E INGHILTERRA
Il brutto e il cattivo. L’ugly per eccellenza del calcio britannico. Senza denti come Jordan ma vent’anni prima, implacabile francobollatore del talento altrui, è stato l’incubo dei fuoriclasse nei Sixties. Come dicono in Inghilterra, il più duro al mondo che di nome faccia Norbert. Il vero “animal” del Ct Alf Ramsey al Mondiale ’66.

71 - THOMAS (TOMMY) SMITH
5-4-1945 - DIFENSORE - LIVERPOOL
“Anfield Iron”, un animale in gabbia al cui confronto Ron “Chopper” Harris del Chelsea pareva un chierichetto. Prima di una partita in casa un tifoso del Liverpool gli lanciò carne cruda: «per essere sicuro che avessi mangiato». Per Bill Shankly, suo storico manager ai Reds, «è nato adulto. Anzi no: non è nato, è stato estratto». Dal 6 giugno 2007, operato d’urgenza dopo un infarto, vive con sei bypass. Il tempo di ricucire ed era ad Anfield. La sua vera casa. Incredibile ma vero: mai espulso.

70 - JULIAN DICKS
8-8-1968, BIRMINGHAM CITY, WEST HAM, LIVERPOOL
Una parolaccia già nel cognome. Poveri avversari. «I tifosi pagano fior di soldoni per andare alle partite, e certi giocatori neanche si impegnano. Li ho messi in lista, e due o tre li ho tolti dalla circolazione. Gli altri restano hanno la chance di misurarsi con me». Il suo “preferito”, Cantona, nella lista ci ha messo lui. Terminator.

69 - STUART PEARCE
24-4-1962 – TERZINO SINISTRO – NOTTINHMA FOREST E INGHILTERRA
Devoto del punk rock (The Lurkers e The Stranglers, imboscati e strangolatori), cuore di quercia, era l’invasato che a Italia 90 sbagliò con Chris Waddle ai rigori contro la Germania Ovest e scoppiò in lacrime. Solo uno come Basile Boli, a Malmö ’92, osò abbatterlo a testate. Non sa cosa ha rischiato. Psycho.

68 - ROBERTO BONINSEGNA
13-11-1943 - ATTACCANTE – CAGLIARI, INTER, JUVENTUS, ITALIA
Sui gomiti la polverina irritante con cui “massaggiava” gli occhi degli sventurati che lo marcavano. Picchiava più di quanto lo picchiassero. Idolo di Gianni Brera che lo rinominò Bonimba, da Bagonghi, il nano del circo. Nella partita della lattina, a M’Gladbach in Coppa Campioni ’71-72, con il giovane avvocato Peppino Prisco fece giurisprudenza. Travolta 7-1 dal Borussia, l’Inter ottenne la ripetizione, e si qualificò. In finale a Messico 70, “rubò” a Riva l’1-1 col Brasile. Centravanti tutta.

67 - RAYMOND DOMENECH
24-1-1952 – DIFENSORE/ALLENATORE – LIONE E FRANCIA
Il grande antipatico. Baffoni alla Bergomi sin da 18enne, già al debutto «volevo si parlasse di me, bene o male. Era una sfida, volevo entrare nel personaggio». Non ne è più uscito. Nemico del Ct Tardelli con l’Under 21, a USA 94 rivendeva i biglietti della Federazione. Alla giornalista Estelle Denischiede chiese la mano in conferenza stampa, e a Sudafrica 2010 la rifiutò a Parreira, Ct dei padroni di casa. Attore nato.

66 - CLAUDIO GENTILE
27-9-1953 - DIFENSORE – JUVENTUS, FIORENTINA E ITALIA
“Gheddafi” per i natali a Tripoli (e perché a casa Fiat il Colonnello non è mai stato estraneo). A Spagna 82, si lasciò i baffoni un po’ per far terrore e molto per scaramanzia. Reliqua di un’epoca la maglia strappata di Zico, che lo perdonò: «uno dei marcatori più corretti». Una espulsione in carriera, e per due gialli. Maradona, invece, ha ancora gli incubi, ma a “Gheddafi” non diteglielo, o si arrabbia davvero.

65 - PAUL BREITNER
5-9-1951 – DIFENSORE/CENTROCAMPISTA – BAYERN MONACO, REAL MADRID, GERMANIA
“Der Afro” o “il maoista” per la chioma e le idee sinistrorse quando non era facile averle, figuriamoci esprimerle. Con Zidane e Vavá unico in gol in due finali Mondiali, litigò con tutti, specie col “Kaiser” Beckenbauer. Feroce in campo come in tv, aveva un mantra: «Si deve imprarare a fare fallo. Il calcio è sport di combattimento, più di judo e karate. È come la boxe, il contatto fa parte del gioco». «Non voglio essere un esempio», l’autobiografia. Esaudito.

64 - PATRICK VIEIRA
23-6-1976 - CENTROCAMPISTA – MILAN, ARSENAL, JUVENTUS, INTER, MAN CITY, FRANCIA
Dieci rossi in Premier: era “Octopus”, la Piovra, a proteggere i giovani e talentuosi Gunners dai bulletti che volevano portar loro via la paghetta per il pranzo. Con Juve e Inter, è lui il bullo del quartiere che fa razzia di titoli. Al Man City, dorata pensione con qualche tackle da vecchi tempi. E dire che al Milan ne dubitavano la virilità.

63 - OMAR SIVORI
2-10-1935/17-2-2005 - MEZZAPUNTA – RIVER PLATE, JUVENTUS, NAPOLI, ARGENTINA, ITALIA
Il tunnel come affermazione, riscatto, rispetto. Lo schiaffetto del gigante buono John Charles come unico limite. Maradona in un calcio che i ribelli neanche li immaginava. “El Cabezón” per la testa dura e il ciuffo scuro come la sua “cara sucia”, perfido come il sinistro e la linguaccia: 6 giornate per la lite con l’arbitro Concetto Lo Bello, e disse basta. Heriberto Herrera, il ginnasiarca paraguaiano, pretendeva di irregimentarlo. Finì a pallonate.

62 - ZINÉDINE ZIDANE
23-6-1972 - CENTROCAMPISTA – BORDEAUX, JUVENTUS, REAL MADRID, FRANCIA
Il vecchio ragazzo più buono al mondo, basta guardarlo coi bambini alla Danone Cup dell’amicone Franck Riboud. Ma se lo provocano torna lo Yazid di Place de Tartan a Marsiglia, e sbrocca: 14 rossi in carriera. Testata a Jochen Kientz dell’Amburgo con la Juventus in Champions (5 giornate), pestone al saudita Fuad Amin a Francia 98, incornata al cuore di Materazzi in finale a Berlino 2006. Zizou le Fou.

61 - JAAP STAM
17-7-1972 - DIFENSORE – PSV, MILAN, MAN UTD, LAZIO, MILAN, AJAX, OLANDA
Fa paura a guardarlo, e Ferguson se ne innamora salvo scaricarlo per un’autobiografia. Allo United certe cose si fanno, ma non si scrivono. Al secondo anno italiano, squalifica di 5 mesi (ridotti a 4 dalla CAF) per nandrolone dopo Atalanta-Lazio del 13 ottobre 2001. I cragnottiani provano a rifilargli azioni anziché bonifici. Lui declina: al supermercato non le prendono. Nosferatu della porta accanto.

60 - ALBERTO TARANTINI
3-12-1955 – TERZINO SINISTRO – BOCA JUNIORS, RIVER PLATE, ARGENTINA
Criniera e temperamento leonini, affamato della palla ma digiuno di senso della posizione e disciplina, sbarca a Birmingham da campione del mondo e se ne va con ignominia dopo 23 partite: stende il centravanti del Man U Brian Greenhoff e in casa prova a ripetersi fra il (suo) pubblico che lo contestava. Tarantinolato.

59 - MARCO LANNA
13-7-1968 – DIFENSORE – SAMPDORIA, ROMA
Van Basten e João Paulo (carriera finita) ringraziano. Per un’entrata più pericolosa che cattiva, in Bari-Sampdoria del 15 settembre 1991, l'attaccante brasiliano salterà la stagione e non tornerà più lui. Per Vujadin Boskov, a parte il gialappico «chi ha sbagliato, Pagliuca?», ogni gol era colpa sua. Brutto anatroccolo.

58 - ROBERTO RIVELINO
8-5-1978 - CENTROCAMPISTA – CORINTHIANS, FLUMINENSE E BRASILE
Tagliente come il suo sinistro, in campo e soprattutto fuori. A Germania Ovest ’74, nella battaglia persa 2-0 contro l’Olanda, prende e allenta gomitate e calcioni. A Pelé, a bordo piscina in ritiro: «Di’ la verità, ti sarebbe piaciuto essere mancino, eh?». Per la serie, nessuno è perfetto. Neanche “O rei”.

57 - DIEGO LUGANO
2-11-1980 - DIFENSORE – SÃO PAULO, FENERBAHÇE, PSG, URUGUAY
Il Cannavaro della Copa América 2011, alzata da capitano assieme al premio Fair Play. «Come dare il Nobel per la pace a bin Laden» (peraltro appena giustiziato, il 2 maggio) disse “el loco” Abreu, suo compagno nella Celeste neocampione del Sudamerica. L’aspetto angelico cela il leader che migliora i compagni di reparto e abbatte, alla lettera, gli avversari. Sedotto dalla Juve, dopo una vita in Turchia chiude coperto di petroeuro al PSG del nuovo ds Leonardo. Boccoli d’oro.

56 - MAURO TASSOTTI
19-1-1960 - DIFENSORE – LAZIO, MILAN, ITALIA
Al Milan coi piedi quadrati, diventò il miglior terzino destro della sua generazione. Trascurato in azzurro, ci arriva a 32 anni con Sacchi Ct che lo porta a USA 94. Il sogno americano finisce, come la sua carriera in nazionale (7 presenze), 2-1 nei quarti alla Spagna con la gomitata in faccia a Luis Enrique (sì, lui) in area di rigore. L’ungherese Sándor Puhl non vide. La prima prova tv sì: 8 turni di squalifica.

55
LEONARDO
5-9-1969 – ESTERNO SINISTRO – FLAMENGO, SAN PAOLO, VALENCIA, KASHIMA ANTLERS, PSG, MILAN E BRASILE
Parla di amore e allegria, ma se gli girano sono dolori. A USA 94 con una gomitata d’inaudita violenza frattura lo zigomo di Tab Ramos: tre mesi e mezzo d’ospedale. Un raptus agonistico che gli costerà 4 turni, la squalifica “mondiale” più lunga dopo quella di Tassotti allo stesso torneo. Al Milan, è l’unico a cantarle a Berlusconi («è un narciso, abbiamo idee diverse»). Lascia la bollente panca dell’Inter per una dorata scrivania al PSG, ma stavolta senza la classe riservata a Gattuso. Insospettabile.

54 - FERNANDO COUTO
2-8-1969 - DIFENSORE – PORTO, PARMA, BARCELLONA, LAZIO, PORTOGALLO
Cascata di riccioli neri, principe dei privée parmensi fra donnine e coppe di champagne, in campo fra un fallaccio e un’esultanza col salto mortale in avanti (da fermo con le mani sulla nuca), intimidiva già col nervosismo. Pioniere della prova tv: 3 giornate per lo sputo a Erjon Bogdani in Parma-Livorno del 2007 e 4 (una per il rosso, più 5000 euro di ammenda) per il pugno a Giorgio Chiellini in Juventus-Parma del 2008. Couto interruptus.

53 - FABIO CAPELLO
18-6-1946 – CENTROCAMPISTA/ALLENATORE/CT – SPAL, ROMA, JUVENTUS, MILAN, REAL MADRID, INGHILTERRA
Schiena (troppo) dritta da giocatore, mascella volitiva da condottiero. Odiato e temuto dai giornalisti. Peccato la coerenza. «Mai alla Juve, li conosco, sono dei gesuiti», e nottetempo lasciava la Roma per la Triade dell’amico Giraudo. Sognava l’Inghilterra cara a papà Guerrino, prigioniero dei campi nazisti. L’avrà ai suoi piedi in azzurro (ah, Wembley ’73) e da Ct, costretto a tirar vassoi perché il gruppo non spegne il cellulare nemmeno a ore pasti. Sostituire Montella e Del Piero le sue fisse: «Un giorno Alex mi ringrazierà». Anche no.

52 - ANTONIO BOGONI
10-1-1957 - DIFENSORE – SAMBENEDETTESE, CAGLIARI, ASCOLI, CESENA
Stopper all’inglese: gran fisico e voglia di sganciarsi. In Ascoli-Lazio del 1983-84, spezzò tibia e perone a Bruno Giordano. Un incidente simile a quello di Totti contro l’empolese Vanigli. In Curva Sud all’Olimpico, come risposta ai laziali che irridevano gli infortuni di Francesco “Kawasaki” Rocca, un vergognoso striscione romanista: «Grazie Bogoni».

51 - FELIPE MELO
8-5-1978 - CENTROCAMPISTA – FIORENTINA, JUVENTUS, GALATASARAY, BRASILE
Detestato in spogliatoio, ha il rosso facile. Nei quarti con l’Olanda a Sudafrica 2010, fa tutto lui: assist per Robinho, autogol, Sneijder perso nel 2-1 oranje ed espulsione per il pestone a Robben. Al ritorno in Brasile un’accoglienza “all’italiana”. Corvino l’ha preso per 8 milioni dall’Almería e l’ha rivenduto a 25 alla Juve, che non riusciva a liberarsene: con lui andrebbe messo in classifica il ds viola solo per questo.

50 - FRANCESCO TOTTI
27-9-1976 - ATTACCANTE – ROMA E ITALIA
Anche i Puponi, nel loro grande, s’incazzano. A Euro 2004 lo sputo a Christian Poulsen, agente speciale danese con telecamera dedicata. Il «provocatore sistematico» Balotelli, inseguito e scalciato da tergo in finale di Coppa Italia 2010. Gli arbitri: Byron Moreno, futuro spacciatore che lo espulse per simulazione al Mondiale 2002 contro la Corea del Sud, il «vaffa» in faccia a Rizzoli (1000 euro di multa), che gli aveva disturbato il tiro. Altro mondo i derby: la T-shirt «Vi ho purgato ancora» il must; una profezia il giudizio tranchant su Zarate, che lo aveva dato per finito, «Perché, è un campione?». Da libro Cuore la difesa del suo domestico filippino Mario Perez, dopo la lite a un parcheggio finita coi carabinieri: «Aho’, ma che stai a fa’? Uno litiga, basta un vaffanc… e te je meni come un fabbro? Ma che te dice la testa?». Er capita’.

49 - CHRISTIAN POULSEN
28-2-1980 – CENTROCAMPISTA/DIFENSORE – COPENHAGEN, SCHALKE 04, SIVIGLIA, JUVENTUS, LIVERPOOL, EVIAN E DANIMARCA
A Euro 2004 un killer in missione speciale: provocare Totti, seguito da una telecamera personalizzata. Calcetti, spintoni, mani addosso: l’azzurro sputa e in difesa del totem la Figc chiama Giulia Bongorno, l’avvocato di Andreotti. In Champions però sceglie il cliente sbagliato, Gattuso, che dopo il 2-2 a San Siro gli ringhia in faccia. «Un bambino» dirà il mediano dello Schalke 04, che per il solitamente mite Ancelotti «è solo un vigliacco».

48 - JOSÉ MOURINHO
26-1-1963 - ALLENATORE – PORTO CHELSEA, INTER, REAL MADRID
La demolizione psicologica dell’altro come modo di esistere. O con me o contro: con l’io subito dopo Dio. Le manette, i «zeru tituli», Lo Monaco «di Tibete», «Barnetta»-Beretta, Ranieri il vecchietto «che dopo 5 anni d’Inghilterra dire “good afternoon” e “good morning” era un problema», il dito nell’occhio all’assistente di Guardiola, Tito Villanova da Mou ribattezzato «Pito» (il fischio degli arbitri). L’Unicef, l’Uefa, i «¿Por qué?» del Barcellona troppo potente: nemici che “esistono” grazie a lui. Finché dura.

47 - FRANCO BARESI
8-5-1960 - DIFENSORE – MILAN E ITALIA
Il braccio alzato per il fuorigioco come manifesto di un’epoca. Ultimo libero classico di un ruolo estinto dalla “zona”, riconvertito centrale da Sacchi con robusti VHS del povero Signorini di Parma. Kaiser Franz annuisce, e quando non li tiene più, abbatte: Rummenigge e Vieri le icone delle sue ere. Le lacrime di Pasadena ’94 l’umana imperfezione. Con dispetto del geloso Galliani, “Milanista del secolo” solo per Berlusconi, nemico storico di Rivera. Fuori del campo, carne tenera per avvoltoi.

46 - ROY McDONOUGH
16-10-1958 - ATTACCANTE – WALSALL, COLCHESTER, SOUTHEND
“Red Card Roy” per i 21 rossi in carriera (13 in quasi 500 presenze da professionista): se non un record, quasi. Centravantone paracadutato negli anni 80 direttamente dai 50-60. Amato e odiato, al Chelmsford era così impopolare che dopo un gol in un replay di Coppa contro l’Heybridge fu fischiato dai tifosi. I suoi.

45 - SERGIO BRIO
8-5-1978 - DIFENSORE – LECCE, PISTOIESE, JUVENTUS
Maniche corte anche d’inverno, leve troppo lunghe. Mordeva i centravanti, ma nel 1983 un cane poliziotto azzannò lui. «Quel cane c’aveva un foulard giallorosso, e sulla gamba porto ancora i segni». La Juventus espugnò l'Olimpico 2-1, la Roma però vinse lo scudetto. Brio del cagnaccio si liberò «con una tacchettata, il problema era la vaccinazione, per fortuna ci pensò il povero dottor Laneve». Vita da stopper.

44 - AURELIO “LELLO” SCAGNELLATO
26-10-1930/10-7-2008 - DIFENSORE - PADOVA
Con Ivano Blason, Giovanni Azzini e Silvano Moro uno dei “Panzer” difensivi del Padova di Nereo Rocco, terzo in Serie A nel 1957-58. Storico capitano, è recordman di presenze in biancoscudato: 349 partite e nessun gol, in 13 campionati consecutivi, 8 in Serie A. Una jena col saio.

43 -  GRAEME SOUNESS
6-5-1953 - CENTROCAMPISTA – LIVERPOOL, SAMPDORIA, RANGERS E SCOZIA
Per Garth Crooks, uno che lo ha visto da vicino, Souey era un «uncompromising brute». Espulso al debutto nei Rangers per un’entrata a piedi uniti su George McCluskey dell’Hibernian così proditoria da scatenare una rissa fra tutti i 22 in campo. Da codice penale il tackle sul ginocchio del rumeno Iosif Rotariu in un Rangers-Steaua 2-1, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni 1987-88. Per lo svizzero Bruno Galler solo giallo. Alla Samp, “Champagne Charlie” (per lo charme sulle donne) era già da pensione.

42 - PASQUALE BRUNO
19-6-1962 - DIFENSORE – LECCE, COMO, JUVENTUS, TORINO, FIORENTINA, HEARTS, WIGAN
"O Animale" per la grinta che spesso sfociava in violenza tout court. Torturatore di Marco van Basten, che con lui a terra si vendicò ancheggiandogli in faccia. Al Toro, memorabile la sceneggiata isterica post-espulsione dopo aver “curato” «il signorino» Roby Baggio nel derby di andata 91-92: 8 giornate dal giudice Alberto Fumagalli.

41 - ANTONIO UBALDO RATTÍN
16-5-1937 – DIFENSORE/MEDIANO – BOCA JUNIORS E ARGENTINA
Nato a Tigre (nomen omen), capitano della Selección a Inghilterra ’66 espulso nei quarti dal tedesco Rudolf Kreitlein, fece sbottare il Ct inglese, Sir Alf Ramsey: «Animals», l’epiteto con cui, da allora, in terra d’Albione apostrofano gli argentini. L’affaire Simone-Beckham al mondiale nippocoreano 2002 e persino le Falkland-Malvinas sono un po’ figli suoi. Un mastino, anche in politica. Nel 2001 alla Camera dei Deputati coi conservatori del Partito d’unità federalista, guidato dall’ex torturatore Luis Patti. Primo ex calciatore al Congresso e presidente dellla Commissione Sport, ha lasciato nel 2005. “El Caudillo” (come la biografia firmata Alfredo Luis Di Salvo) dieci anni prima di Daniel Passarella.

40 - LUCIO
8-5-1978 - DIFENSORE – BAYER LEVERKUSEN, BAYERN MONACO, INTER E BRASILE
La fama lo precedeva già dai tempi del Leverkusen. In Roma-Inter 2011-12, non alza il piedone maligno che impatta sulla tempia del portiere Maarten Stekelenburg in uscita bassa. Il brasiliano potrebbe ma non salta. Per l’olandese, 24 ore in osservazione. Poi, le scuse ufficiali della società. Buio a San Siro.

39 - ADRIAN MUTU
8-1-1979 - ATTACCANTE – INTER, VERONA, PARMA, CHELSEA, JUVENTUS FIORENTINA, CESENA E ROMANIA
Un cameriere, Racaj Berat, pestato brutalmente per minacce razziste («finirai come la rumena ammazzata in metrò a Roma» la provocazione). Lo sputo a Mihajlovic, i 17 milioni nella causa col Chelsea per cocaina, il legame coi fratelli Becali, la positività a un farmaco dimagrante «importato dalla Romania», e altre bravate. L’ultima (?) in nazionale l’11 agosto 2011, quando lui e Gabriel Tamaş rientrano ubriachi in ritiro a 2 giorni dall’amichevole contro San Marino: radiati dal Ct Victor Piţurcă. Fiorentina e Romania hanno detto stop. A Cesena quanto durerà?
38 - JENS LEHMANN
10-11-1969 - PORTIERE – SCHALKE 04, MILAN, B. DORTMUND, ARSENAL, STOCCARDA E GERMANIA
«Non ho niente di cui vergognarmi». O quasi. Allo Schalke, furibondo per la sostituzione nell’1-6 col Leverkusen, tornò a casa coi mezzi: 50 km per sbollire. Traditore al Borussia Dortmund, fu espulso dopo aver attraversato il campo per litigare con un suo attaccante, il brasilano Amoroso, reo di sbattersi poco in difesa. In Champions 2009-10, fa pipì dietro i cartelloni pubblicitari: «Ero nervoso, e comunque affari miei: la tv non può riprendere tutto». Grande fardello.

37 - OLIVER KAHN
15-6-1969 - PORTIERE – KARLSRUHER, BAYERN MONACO E GERMANIA
«In questo business conta solo vincere, e i soldi». «Essere il numero due, non riesco neanche a immaginarlo». Klinsmann lo “aiutò” preferendogli Lehmann al Germania 2006. Crudele con sé come con compagni (Kuffour, Sagnol) e avversari (Herzog). Fece scandalo piantando la moglie incinta di otto mesi per la cameriera Verena Kerth, poi rimpiazzata con la modella Giulia Siegel. Un “Titan” piccolo piccolo.

36 - NORMAN HUNTER
29-10-1943 - DIFENSORE – LEEDS UNITED E INGHILTERRA
“Bites Yer Legs”, e lui te le mordeva, eccome, le caviglie. Con Jackie Charlton per un decennio la cerniera centrale del Leeds brutto, sporco e cattivo di di Don Revie. Una volta il trainer dei bianchi Les Cocker disse che “Storming” Norman aveva una gamba rotta: «Di chi è?», la risposta di Hunter. Il Cacciatore.

35 - LOTHAR MATTHÄUS
21-3-1961 - CENTROCAMPISTA – BORUSSIA M., BAYERN, INTER, GERMANIA O.
“Altoparlante” per le critiche, frequenti e mai espresse a bassa voce. A USA 94 il Ct Bertie Vogts lo accusò di fare la spia per Bild, il tabloid tedesco più popolare. Ruolo che “der Lothar”, isolato in spogliatoio, imputò al nemico storico Jürgen Klinsmann e a Thomas Helmer. Invece il basco caliente Bixente Lizarazu, con una bella pizza in faccia, gli fece subito capire che chi aveva a che fare. Pur essendo il figlio spirituale di Jupp Heynckes, al Bayern del GM Uli Hoeness è persona non grata.

34 - MUNTARI SULLEY
27-8-1984 - CENTROCAMPISTA – UDINESE, PORTSMOUTH, INTER, SUNDERLAND E GHANA
Aggressivo e possente, deve alla fama di irruento cartellini che ad altri sarebbero se non risparmiati almeno procastinati. Esploso all’Udinese, al Portsmouth si conferma l’intimidatore di metà campo tanto caro a Mourinho. Entrato al 79’ di Catania-Inter 3-1 del 2009-10, senza toccare palla, in un minuto becca due gialli, espulsione e rigore di Mascara del momentaneo 2-1. Un record.

33 - DENNIS WISE
16-12-1966 - CENTROCAMPISTA - CHELSEA
Secondo Alex Ferguson «poteva scatenare una rissa anche in una casa vuota». Altro membro della “Crazy Gang” del Wimbledon, ha dato il peggio con Chelsea e Leicester. Nel 1995, per l’aggressione di un tassista a Londra, tre mesi di prigione, sentenza poi annullata in appello, incidente che costrinse Glenn Hoddle a togliergli la fascia di capitano. Nell’aprile 1999, in Coppa delle Coppe, morse Marcelino Elena del Mallorca. Solo in quella stagione, 15 partite out per squalifica. Al Leicester, lite con Robbie Savage alla festa di Natale 2001 e ko al povero Callum Davidson, naso e mascella rotti nel fare da paciere in un’amichevole precampionato in Finlandia. Licenziato, riassunto in appello, fu minacciato di morte dai tifosi e infine ceduto. Wise (saggia) decisione.

32 - TOMMY BANKS
10-11-1929 - DIFENSORE – BOLTON E INGHILTERRA
The Bolton Butcher, il macellaio di Bolton. Ideale contraltare sinistro di Roy Hartle, che con lui formava la leggendaria coppia di terzini dei Wanderers anni 50. È per loro che l’ex milanista Jimmy Greaves definì il Burnden Park «l’unico campo inglese dove servivano i parastinchi anche nelle prime file di entrambe le tribune».

31 - FRANK BARSON
10-4-1891/13-9-1968 - DIFENSORE – ASTON VILLA, MAN UTD E INGHILTERRA
Il duro dei duri. Icona della brutalità Anni 20, epoca in cui il gioco era un tantino più rude (eufemismo), lasciava gli stadi scortato dalla polizia che lo proteggeva dalla furia dei tifosi. Sette mesi di squalifica per l’orribile trasferta contro il Fulham. A un suo manager puntò la pistola. Prima della finale di FA Cup 1920, l’arbitro Jack Howcraft entrò nello spoglatoio dei Villans e lo ammonì in via preventiva: «Alla prima mossa sbagliata che fai, Barson, vai fuori». Pioniere.

30 - BRIAN KILCLINE
7-5-1962 - DIFENSORE – NOTTS COUNTY, COVENTRY, NEWCASTLE
The Killer. Un incrocio tra Billy Connolly e un vichingo (per i lunghi capelli e i baffoni). famous for his long hair and moustache. All’esordio col Crystal Palace, Ian Wright ebbe modo di “conoscerlo” contro il Coventry City: un’entrata da dietro che lo spedì sulla luna. «Volai, letteralmente, per 20 metri». All’atterraggio trovò il sorriso sferzante del Killer: «Benvenuto nel mondo reale, figliolo».

29 - WILLIE WOODBURN
8-8-1919/2-12-2001 - DIFENSORE – RANGERS E SCOZIA
Classico centre-half scozzese anni 40-50 che faceva sembrare Bremner, Mackay e simili delle fragili Sassenach milksops (femminucce anglosassoni). Nel 1947, 14 giornate per un «violento scambio» di vedute con Dave Mathie del Motherwell, nel 1953 21 turni per aver preso a pugni Billy McPhail, attaccante del Clyde. Sospeso a vita dopo una squalifica di sei anni e ultimo britannico a subire la radiazione, è entrato lo stesso nella Hall of Fame della Scozia e dei Rangers.

28 - JAMES (CHIC) CHARNLEY
8-5-1978 - DIFENSORE – PARTICK THISTLE
“Trouble” (guai) di secondo nome, che all’anagrafe era Callaghan. Recordman britannico di espulsioni a livello di prima squadra: 17 in quasi 20 anni di carriera. In allenamento in un parco di Glasgow fu attaccato da due tizi con spade da samurai, e se la diedero a gambe. Con un taglio a una mano, gli bastò un pugno.

27 - JOHN TERRY
7-12-1980 - DIFENSORE – CHELSEA E INGHILTERRA
Il 12 settembre 2001, al Posthouse hotel di Heathrow, ubriaco con Gudjohnsen, Lampard e Morris dà scandalo davanti agli americani bloccati in aeroporto per gli attentati alle Twin Towers. Il triangolo Vanessa Perroncel-Wayne Bridge (ex amico e compagno nonché testimone di nozze)? Roba da educande. Leader nato (in partitella, a 16 anni, sgridava i veterani Vialli e Hughes), bullo in campo e fuori.

26 - EDMUNDO
2-4-1971 - ATTACCANTE – VASCO, PALMEIRAS, CORINTHIANS, FIORENTINA, SANTOS, NAPOLI, CRUZEIRO, TOKYO VERDY, URAWA REDS E BRASILE
“O Animal” ha appena ottenuto la prescrizione per l'accusa di omicidio colposo dopo l'incidente d’auto a Rio de Janeiro del 1995 (3 morti). Il popolo viola non gli ha invece mai perdonato la “fuga” al Carnevale mentre la Fiorentina del Trap 98-99, campione d’inverno, era in piena corsa-scudetto. “Fuga”, peraltro, concessa per contratto. Su Youtube spopolano i video-pulp delle sue gesta sudamericane. Stessa città di Leonardo (Niterói), brasiliani diversi.

25 - FERENC PUSKÁS
2-4-1927/17-11-2006 - ATTACCANTE – HONVED, REAL MADRID, UNGHERIA
Simbolo e capitano della Honvéd e della Grande Ungheria prima e del Grande Real Madrid poi, con l’Aranycsapat (Squadra d’oro) perde la testa nella Battaglia di Berna. Al termine di Ungheria-Brasile 4-2, semifinale al Mondiale svizzero del 1954 finita con due rigori, tre espulsi (József Bozsik, Nilton Santos e Humberto) e giocatori in ospedale, Maurinho prende a pugni Zoltan Czibor e Pinheiro s’azzuffa col Colonnello, che con una mano gli spacca una bottiglia in testa e con l’altra brandisce una scarpa. Il bernoccolo di Berna.

24 - DIEGO ARMANDO MARADONA
30-10-1960 - MEZZAPUNTA – ARGENTINOS, BOCA JRS, BARCELLONA, NAPOLI, SIVIGLIA, NEWELL’S OLD BOYS
A neanche vent’anni difende lui, da capitano, i compagni del Boca dall’assalto dai Barras Bravas xeneize, i tifosi più violenti, penetrati sin negli spogliatoi. A Spagna 82, tacchettata di frustrazione in pancia al brasiliano Batista, futuro laziale in campo come vice Zico solo in quella partita. Nemico per la vita di Passarella, Blatter e Bush Jr, sodale dei caudillos Fidel Castro, Hugo Chávez e Evo Morales, vive nel mito suo e del Che. E spara con un fucile ad aria compressa sui giornalisti che lo assediano sotto casa, «per sapere anche cosa mangiano a colazione le mie figlie». Con la coca, cattivo soprattutto con se stesso.

23 - RON “CHOPPER” HARRIS
13-11-1944 - DIFENSORE - CHELSEA
Negli anni 60-70, ogni grande squadra inglese aveva il suo agente speciale. Con Tommy Smith (Liverpool), Norman Hunter (Leeds) e Peter Storey (Arsenal), “Chopper” è stato fra i più duri. Recordman di presenze in Blues (795, 655 in campionato), il club gli ha finalmente intitolato una suite a Stamford Bridge. «Andavo allo stadio e vedevo ricordati Roy Bentley, Bobby Tambling, Kerry Dixon, Zola, Dennis Wise. C’era persino un ingresso “Nigel Spackman”. Ma io, niente. Se fossi stato un peso, capirei, ma...». Nessuno tocchi Chopper.

22 - LUIS FERNÁNDEZ
2-10-1959 - CENTROCAMPISTA - PSG
«La persona che in campo mi spaventa non è ancora una nata». Francese nato in Spagna, orfano di padre a sei anni, guerriero del “carré magique”, il quadrilatero magico (con Giresse, Tigana e Platini) della Francia campione d’Europa 1984, e in panchina. Specie col quarto uomo. Il 29 maggio 99, espulso da allenatore del Bilbao, 6 giornate per spintoni. Il 2 marzo 2002, il bis col PSG in coppa di Lega contro il Bordeaux: 6 mesi di squalifica. «Il calcio non è mondo di buoni sentimenti o per innocenti agnellini».

21 - STEFAN EFFENBERG
2-8-1968 - CENTROCAMPISTA – BORUSSIA MÖNCHENGLADBACH, BAYERN, FIORENTINA E GERMANIA
A USA 94, contro la Corea del Sud, sostituito dal ct Berti Vogts alzò il dito medio verso le tribune del Cotton Bowl di Dallas. Escluso dalla nazionale, tornerà solo per due amichevoli, e con lui finirà Vogts. Re dei tabloid quando lasciò la moglie Martina per Claudia Strunz, al tempo sposa di Thomas Strunz (quello del Trap-show). Un classico l’autobiografia in cui sparlò di Matthäus. Un’aggressione fuori da un night-club nel 2001, e il vero scandalo in un’intervista a Playboy del 2002: in Germania i disoccupati sono troppo pigri per cercarsi un lavoro, basta sussidi. Testa di calcio.

20 - SINISA MIHAJLOVIC
20-2-1969 - CENTROCAMPISTA – STELLA ROSSA, ROMA, SAMPDORIA, LAZIO, INTER E JUGOSLAVIA/SERBIA E MONTENEGRO
Lingua micidiale come il suo sinistro su punizione. Otto giornate di squalifica per calci e sputi a Mutu in Chelsea-Lazio di Champions 2003-04. Tre (più 12.700 euro di ammenda) per la lite con Vieira. Con Totti, per il no alla partita d’addio, si detesta. “Onore alla Tigre Arkan” lo striscione in curva laziale, si dice commissionato, per il criminale di guerra che gli salvò zio Ivo. A Bologna, da allenatore, ancora risuonano in spogliatoio i suoi calcioni a porte e bottiglie d’acqua.

19 - JOSÉ BATISTA
6-3-1962 - DIFENSORE - DEPORTIVO ESPAÑOL e URUGUAY
Espulso dopo 56 secondi (record FIFA) nello 0-0 dell’Uruguay contro la Scozia a Messico 86 per un’entrata che stava per ridurre ai minimi termini il già piccolo Gordon Strachan. Un pivellino rispetto al nostro Pino Lorenzo, che in un Bologna-Parma da spaghetti-western del 9 dicembre 1990 uscì col rosso dopo 10”.

18 - RAMÓN AGUIRRE SUÁREZ
18-10-1944 - DIFENSORE - ESTUDIANTES
Quello della gomitata in faccia al milanista Nestor Combin nella finale di ritorno dell’Intercontinentale 1969 contro l’Estudiantes di Osvaldo Zubeldía (3-0 rossonero a San Siro, 2-1 per il “Pincha” con gol di Suárez nello stadio del Boca). Degno compare il portiere Alberto Poletti (radiato, poi graziato), che calciava tutto quel che capitava. Parafrasando Rocco, «se xe el balon, pasiensa». Trenta giorni di prigione per Poletti, Manera (più 20 giornate di squalifica) e Suárez (30 turni), gli ultimi due inibiti per 5 anni dall’attività internazionale. E Rivera capitano coraggioso: senza Combin (francoargentino arrestato per renitenza alla leva) non si parte.

17 - NIGEL DE JONG
30-11-1984 - CENTROCAMPISTA – AJAX, AMBURGO, MAN CITY E OLANDA
No contest Cattivo dell’anno nel 2001: gamba rotta allo statunitense Stuart Holden e al francese Hatem Ben Arfa, kung fu-kick nella finale Mondiale di Sudafrica 2010 al petto dello spagnolo Xabi Alonso. Escluso per condotta violenta dalla nazionale di Bert van Marwijk.

16 - ZLATAN IBRAHIMOVIC
3-10-1981 - ATTACCANTE – MALMÖ, AJAX, JUVENTUS, INTER, BARCELLONA, MILAN E SVEZIA
Una bufala l’autopresentazione all’Ajax («io sono Zlatan e voi chi c. siete»). Veri gli showdown con Materazzi e Chiellini, il pugnetto al costato al barese Rossi e quello da prova tv a Cordoba (3 giornate) che alla Juve fece infuriare Moggi. Su Matrix, vendetta co-firmata Rafa Benítez. Lo spagnolo glielo affidò nel derby di andata 2010-11, e lo slavo-svedese in 5’ firmò il rigore-vittoria. In allenamento leggendarie risse con van der Vaart (Ajax), Zebina (Juve), Cordoba (Inter) e Onyewu (Milan). Ah, mena anche con la lingua. Henchoz? «Sono andato da una parte, poi dall’altra e lui è andato a prendersi un hot-dog». Carew? «Quel che fa col pallone io lo faccio con un’arancia». Guardiola? «Un filosofo». Ibracadabra.

15 - KEVIN MUSCAT
7-8-1973 - DIFENSORE – MILLWALL, RANGERS, WOLVES E AUSTRALIA
Per l’inglese Ian Wright, con Bergkamp altra sua vittima preferita, era “Nessuno”. Per i francesi quello che “gambizzò” l’ex milanista Christophe Dugarry in amichevole, Australia-Francia dell’11 novembre 2001. «Un atto di brutalità», per il Ct dei galletti Roger Lemerre. Colpa di Roger Pires, secondo Muscat, «che mi aveva sputato in faccia». Il 24 febbraio 2004, l’Alta Corte di Giustizia di Londra lo condanna a 250 mila sterline per danni a Matty Holmes del Charlton Athletic, cui spezzò gamba e carriera a soli 29 anni. Solo un’altra tacca per «l’uomo più odiato d’Inghilterra».

14 - JOSÉ LUIS CHILAVERT
27-7-1965 - PORTIERE – VÉLEZ SÁRSFIELD, PARAGUAY
«Se vuoi vincere vale tutto. Vincere siggnifica soldi». Carattere fumantino letale il sinistro su calcio da fermo, e il gancio mancino. Fisico e modi da buttafuori, a curriculum l’aggressione agli argentini Martín Palermo («ci crede boliviani») e Marcelo Gallardo (quasi strangolato). Con Maradona si detesta («drogato e alcolizzato, non è un esempio»). Al brasiliano Roberto Carlos sputò in faccia perché aveva ironizzato sulle sue origini guaraní. Indios de puta.

13 - DANIELE DE ROSSI
24-7-1983 – CENTROCAMPISTA – ROMA E ITALIA
Per lui Italia-USA a Germania 2006 dura 26’, fino alla gomitata in faccia a Brian McBride: 4 turni. Rientra in finale, sostituendo Totti, suo capitano nella Roma. “Capitan Futuro” segna il terzo rigore “mondiale”. I veri cattivi però sono gli sciacalli che a Siena lo insultano per la morte del suocero, Massimo Pisnoli, ucciso l’11 agosto 2008 ad Aprilia forse in un regolamento di conti. Al triplice fischio di Damato corsa alla Mazzone (in Brescia-Atalanta 3-3 del 2001-2) verso la curva Robur. I compagni di squadra, lo fermano. Tanto astio risale a un fallaccio sul senese Ardito (all’Olimpico, in Coppa Italia 2004-5) e all’espulsione di Brevi, 17 settembre 2006. È con Balotelli la prima vittima del codice etico prandelliano. La gomitata a Srna dello Shakhtar, ritorno degli ottavi di Champions 2011, gli vale la decima espulsione e 3 giornate di squalifica (19 totali in giallorosso). Ghiaccio bollente.

12 - VINNIE JONES
5-1-1965 - CENTROCAMPISTA – WIMBLEDON
Sul ring con l’originale non sarebbe durato un round, ma è stato il Frank Barson degli anni 80-90, quelli della Crazy Gang al Wimbledon. La strizzatina ai “gioielli” di Gascoigne ne fa un’icona da action-movie a Hollywood. Sulle 13 espulsioni (una con due gialli in 5 secondi), ha costruito una carriera. Un cult il VHS del 1992 “Soccer’s Hard Men”, 6 mesi di sospensione e 20 mila streline di multa. Un investimento.

11 - JOEY BARTON
2-9-1982 - CENTROCAMPISTA – QPR
A maggio 2005 investe un pedone (gamba fratturata). Arrestato il 13 marzo 2007 per lesioni a un tassista a Liverpool, è scagionato nel maggio 2008. Il 1° maggio 2007, in allenamento al Man City, spacca la faccia all’ex interista Ousmane Dabo: 4 mesi di squalifica. Il 20 maggio 2008, aggressione fuori da un McDdonald’s a Liverpool: 77 giorni di galera. Il fratello Michael è all’ergastolo per l’omicidio razzista di Anthony Walker. Subito capitano al QPR, oggi picchia su Twitter. L’involuzione della specie.

10 - ÉRIC CANTONA
24-5-1966 - ATTACCANTE – MANCHESTER UNITED
Ribelle per dna, cattivo per vocazione. Cambiò il calcio inglese quando Alan Wilkie lo espulse in Crystal Palace-Man U del 25 gennaio 1995. Il kung fu-kick al provocatore Matthew Simmons come manifesto “contro”. Nel 1987 il pugno in faccia al compagno Martini e l’entrataccia su Der Zakarian del Nantes (tre giornate, poi ridotte a due), in nazionale il «sac de merde» in diretta tv al Ct Michel che lo aveva sostituito. Al Marsiglia, nel gennaio ’89, altro cambio in amichevole con la Torpedo Mosca: pallone scalciato al pubblico e maglia gettata via (sospeso 4 settimane). Al Montpellier, scarpette in faccia al compagno Lemoult: Blanc e Valderrama convincono 6 senatori e società a non cederlo: 10 giorni di stop. Al Nîmes, nel dicembre ’91, pallonata all’arbitro e squalifica di un mese, diventata di tre con l’«idioti» alla commissione federale. The King.

9 - PAOLO MONTERO
3-9-1971 - DIFENSORE – PENAROL, ATALANTA, JUVENTUS, SAN LORENZO, URUGUAY
Figlio d’arte (papà Julio, difensore centrale del Nacional, vinse 5 campionati, Libertadores e Intercontinentale), in 13 anni d’Italia ha preso 21 rossi (16 in Serie A, un record). Il 13 ottobre 1996, Vicenza-Juventus 2-1, a bordo campo per soccorrere un compagno a terra, colpisce il fotografo ufficiale del Vicenza che lo denunciò per danni morali e patrimoniali. Il 9 marzo 2000, in Celta Vigo-Juventus 4-0, ottavi di Coppa UEFA, gomitata al volto di Valery Karpin; espulso, lasciò il campo insultando il pubblico. Il 3 dicembre 2000, Inter-Juventus 2-2, pugno in faccia Luigi Di Biagio e tre turni di squalifica per la prova tv. Mai pentito né vergognato di nulla, nella sua recente autobiografia (L’ultimo guerriero) ha ammesso che alla Juve, a fine partita, con qualche compagno andava spesso negli spogliatoi degli avversari per cercare la rissa. Oggi procuratore, il 27 giugno 2006 ha preso il primo da Montevideo per stare vicino a Gianluca Pessotto. Tornera a casa solo quando l’ex compagno si rimetterà. “Pigna” colada.

8 - MARCO MATERAZZI
19-8-1973 - DIFENSORE – PERUGIA, EVERTON, INTER E ITALIA
Entrate ad alzo-ventre su Shevchenko e le battaglie con Ibra i marchi di fabbrica pre e post la testata a Zidane che a Berlino 2006 ha cambiato il calcio: moviola in campo usata e mai ammessa dalla FIFA. Orfano di madre a 15 anni (col fratello Matteo con cui non parla da anni), era insultato in ogni stadio d’Italia, ma è bianco e nessuno faceva niente. Ad agosto 2009 ha querelato la produzione di Rai 2 per una battuta ritenuta lesiva in L'ispettore Coliandro: «Quel bastardo di Materazzi si è fatto espellere pure ’sta domenica, e ho perso a fantacalcio». Il risarcimento chiesto è di un euro a spettatore, circa 2 milioni. Ah, ma cosa ha risposto a Zizou che, stizzito per la marcatura, gli aveva chiesto se per caso a fine partita volesse la sua maglia? «Preferisco la p. di tua sorella». A Yazid non si fa.

7 - SEBASTIANO ROSSI
20-7-1964 - PORTIERE – CESENA, MILAN, PERUGIA
Specializzato in uscite a ginocchio spianato. Irascibile e talentuoso, a Foggia respinse al mittente un razzo lanciatoglia dalla curva. Al Milan, contro il Perugia abbatté una volta Rapajc e l’altra Bucchi, che recuperava il pallone dopo il rigore di Nakata: rosso e 5 giornate, pagate col posto di titolare ad Abbiati nello scudetto ’99. Non amava la concorrenza. Quando dal Piacenza arrivò in rossonero Taibi, che in allenamento fece una prodezza su Weah, se la prese col liberiano: «George, come hai fatto a sbagliare un gol così?». Nella notte tra il 7 e l'8 maggio 2011, lo arrestano per un pugno in bocca a un maresciallo (in borghese) dei carabinieri in un bar a Cesena. Rilasciato dal carcere di Cesenatico, è in attesa di giudizio. In cattività.

6 - EDGAR DAVIDS
13-3-1973 - CENTROCAMPISTA – AJAX, MILAN, JUVENTUS, BARCELLONA, INTER, TOTTENHAM, AJAX, CRYSTAL PALACE E OLANDA
«Mela marcia» per i senatori al Milan. Colleziona risse e cartellini: in Italia ne ha già 9 rossi e 69 gialli quando, dopo Juve-Milan, finisce a cazzotti col romeno Cosmin Contra, degno allievo rossonero (16 ammonizioni, 15 per gioco scorretto nel 2000-01). Maniaco dell’eleganza, “Pittbull” in campo e fuori azzanna. A Euro 96, rispedito a casa per i duri rilievi al Ct Guus Hiddink. Nel 2005, al Tottenham, viene alle mani con Robbie Keane. Nel 2010, in allenamento al Crystal Palace, Julian Bennett lo critica per un passaggio sbagliato: lui lo afferra e gli urla «qui il capo sono». All’Inter, nel 2004, il fotografo Mario Romano lo denuncia per aggressione. Troppi scatti in via Montenapoleone, e 7 giorni per contusioni. Nel 2000 Sarah, l’ex modella che gli aveva dato un figlio, lo denuncia per violenze: «Mi maltratta da quattro anni. Una volta mi ha stretto alla gola così forte che pensavo volesse uccidermi». Alla Juve neanche Moggi lo teneva a bada.

5
DUNCAN FERGUSON
8-5-1978 - DIFENSORE – DUNDEE UTD, RANGERS, EVERTON, NEWCASTLE
Top scorer scozzese della Premiership inglese, e solo 7 caps in nazionale. Colpa di 9 rossi in carriera, e risse in doppia cifra. Nel 2001, vittima di una tentata rapina nella sua casa di Rufford, Near Ormskirk, affrontò i due malviventi e uno finì in ospedale per tre giorni. L’altro riuscì a fuggire ma poi fu catturato e i due si beccarono 15 mesi di detenzione. Per “Big Dunc” o "Duncan Disorderly" 4 condanne per aggressione. A due tassisti, a un pescatore in pub di Anstruther, al difensore John McStay, tre mesi di prigione per la testata (non vista da Kenny Clark né dai guardalinee) in Rangers-Raith Rovers del 16 aprile 1994. Il primo incidente portò a una multa di 100 sterline per aver colpito un poliziotto, il secondo a 200 di multa per pugni e calci a un tifoso, il terzo a un anno di libertà vigiliata. Filotto di Scozia.

4 - DANIEL PASSARELLA
25-5-1953 - DIFENSORE – RIVER PLATE
Il guerriero di Chacabuco alzò da capitano la Coppa davanti a Videla a Baires 78, il mondiale della dittatura. In finale contro l’Olanda, pronti-via e con una gomitata fa saltare due denti a Johan Neeskens, non proprio un agnellino. Presidente del primo River in B, nemico storico di Maradona, da allenatore e Ct flop in serie e mai giocatori con i capelli lunghi. Batistuta e Crespo lo renderanno più malleabile. Libero-goleador di Fiorentina e Inter, in nerazzurro a Genova contro la Sampdoria entrò sulla tibia di un raccattapalle che tardava a restituirgli il pallone per la rimessa laterale. Da veterano, per nonnismo sui novellini, spalmava escrementi sulle maniglie delle porte nei ritiri. Un uomo chiamato Caudillo.

3 - HARALD “TONI” SCHUMACHER
6-3-1954 - PORTIERE – COLONIA E GERMANIA OVEST
Francia-Germania Ovest, semifinale di Spagna 82, uscita criminale a mezz’aria su Patrick Battiston, che perde i sensi e tre denti davanti, una vertebra danneggiata. Poi entra in coma, lo salva l’ossigeno a bordocampo. Platini pensava fosse morto: «Era pallido, e senza pulsazioni». L’arbitro olandese Charles Corver nemmeno fischiò punizione, e Schumacher rinviò dal fondo. Fra Martina e Antognoni in Fiorentina Genoa del 22 novembre 1981 fu il fato, qui no. «Se vuole, gli pago il dentista. Non c’è comprensione tra professionisti». Nel sondaggio di un quotidiano francese sul personaggio più impopolare, “Toni” scalzò Hitler. In realtà poi si scusò, e quando le due nazionali si reincontrarono, a Messico 86, Patrick disse che l’incidente era «perdonato e dimenticato». Nell’autobiografia, Anpfiff (Fischio d’inizio), altra uscita a vuoto: le accuse (senza prove) di corruzione e abuso di sostanze nel calcio tedesco gli costarono l’addio alla nazionale e al Colonia. Fischio finale.

2 - ANDONI GOIKOETXEA
23-5-1956 - DIFENSORE – ATHLETIC BILBAO E SPAGNA
Recidivo, il Macellaio di Bilbao. Il 24 settembre 1983 raggiunse fama eterna con l’infame tackle su Maradona al Camp Nou in un Barcellona-Athletic di campionato. Fiutata l’impresa da posteri, Goiko conserverà a casa in una teca di vetro «la scarpe usata per distruggergli la caviglia (sinistra)». Due anni prima “El Gigante de Alonsotegui” aveva riservato analogo trattamento a un altro asso straniero blaugrana, il 21enne tedesco Bernd Schuster, che ci rimise il ginocchio destro e il futuro di stella scritto in nazionale da “der Blonde Engel” (l’angelo biondo) nel vittorioso Euro 80. «Lo de Schuster no fue absolutamente nada» la sentenza del basco. Nada da fare: il vero Schuster, in campo dopo un anno, non si vide più. Blu-sangue e arena.

1 - ROY KEANE
10-8-1971 - CENTROCAMPISTA – NOTTINGHAM FOREST, MANCHESTER UNITED, CELTIC E IRLANDA
Di lui aveva paura persino Ferguson, uno che adora la volenza per giusta causa. Per esempio, vincere. Fu Fergie a convincerlo a lasciare il Forest per lo United, anche se Roy si era già promesso al Blackburn di Kenny Dalglish: «Con o senza di te in campionato dominiamo, ma con te possiamo vincere in Europa». Vero, anche se la finale di Barcellona ’99, come Scholes, la salterà per squalifica. Sir Alex lo invitò a casa con l’assistente Brian Kidd (oggi vice di Mancini al City), e giocarono a biliardo. «Il boss era un buon giocatore, neanch’io ero malaccio, ma ritenni prudente farlo vincere». L’unica eccezione di una vita votata a quello, vincere. A 12 anni, imbattuto nella boxe. Poi da bandiera dello United più forte di sempre. Quando non gli riusciva, si faceva sentire. Coi compagni, con la «Prawn sandwich brigade» (i tifosi più impegnati a gustarsi i sandwich ai gamberetti che a sostenere la squadra), con allenatori e avversari. Al Mondiale 2002 piantò tutto, e insultò il Ct Mick McCarthy («inglese di m…») per la gestione a dir poco amatoriale della nazionale e del ritiro. Prima di Arsenal-Manchester United del 1° febbraio 2005, memorabile lo show a telecamere spianate fra capitani nel tunnel di Highbury; a Patrick Vieira, che già litigava con Paul Scholes, compagno di mille battaglie del nostro ringhiò: «Se cerchi la rissa, lascia stare i piccoletti. Vieni qua e prenditela con me. Ci vediamò fuori.»
Il 27 settembre 1997, col Man U sotto 1-0 all’Elland Road contro il Leeds United, Alf Håland protestava con l’arbitro accusando Keane, a terra, di fingere un infortunio per evitare il cartellino. Poche ore dopo “Keano” era sotto i ferri col crociato anteriore da ricostruire. Stagione finita. Tre anni e mezzo dopo, nel derby del 22 aprile 2001 all’Old Trafford, con Håland nel frattempo passato al Man City, Roy si vendicò. A cinque minuti dalla fine. Ginocchio spezzato, e uscita dal campo prima ancora del rosso. «Avevo aspettato abbastanza. Cazzo, se l’ho colpito duro. La palla era lì (mi pare). “Prendi questo, fighetta. E non provare mai più a dire che fingo un infortunio”» gli urlò prima di raggiungere gli spogliatoi. Lo racconta nell’autobiografia (400 mila copie vendute), e alle iniziali 3 giornate di squalifica più 5.000 sterline di multa si aggiunsero altri 5 turni e 150 mila pounds. Mai scusato né mostrato rimorsi, non sarebbe da Keano. Roy Confesso.

Christian Giordano, Guerin Sportivo
ch.giord@gmail.com

giovedì, settembre 22, 2011

Mou, allenatore per spot

"Non mi faccio la barba ogni mattina, ma quando mi rado amo farlo alla perfezione". Nel mondo perfetto di Mou, tutto funziona al contrario. La perfezione non solo esiste, ma va pretesa. Da se stesso, prima che dagli altri. Mou è un allenatore da tv, per la tv. In tv splende sempre il sole, e se piove lui lo sa prima degli altri. Il suo Real Moudrid però non è ancora a sua immagine e somiglianza: 1 gol nelle ultime 3 partite. Tre punti con la Dinamo Zagabria in Champions, sconfitta col Levante e un pareggino a Santander in Liga. Non è perfetto, il suo Real, e anche se al primo anno ha vinto la Copa del rey, non ha ancora il suo stile. O forse sì, solo che non è (ancora) quello giusto. Lo stile Real.
"Secondo me lo stile non è altro che sentirsi bene con se stessi. Lo stile non è degli altri, è personale". Al Real, però, lo stile conta, ed è quello del club. In campo e nei comportamenti.
Come sa bene Capello, per evitare la pañolada al Madrid vincere non basta. Deve, per dirla con Valdano, "generare calcio".
Alzare il rumore dei nemici, al Real, non serve. Il Real fa già paura, perché è il Real.  Nel mondo perfetto di Mou la paura non esiste, ma va coltivata. Perché tutto funzioni al contrario.
"Le mie paure? Nel calcio non temo niente e nessuno. Temo solo la potenza di Dio". Che spesso Mou confonde con io.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, settembre 18, 2011

SOS Premier: Same Old (Trafford) Story

Same Old Story. Same Old Trafford Story. La solita vecchia storia. Cambiano le mode, i giovani rampanti della panchina, giocatori e avversarie. Ma alla fine, specialmente in casa, vince sempre lui, Alex Ferguson: 70 anni e non sentirli.

Partita numero 1399 in carriera, e primato solitario del suo Manchester United dopo 5 giornate grazie al 2-2 del Mancio City al Craven Cottage e ai poker, pesantissimi, incassati dal Liverpool al White Hart Lane e dall'Arsenal col Blackburn a Ewood Park.

Nel secondo big-match della stagione, il Chelsea non ha fatto la fine dei Gunners, sepolti 8-2, ma contro i campioni ha fallito il primo esame: all'intervallo era già 3-0 per i gol di Smalling, che da ragazzo fu scartato proprio dal Chelsea, Nani, con un capolavoro dei suoi, e il solito Rooney.

Nella ripresa sembrava rinato Fernando Torres, che dopo 11 ore di digiuno aveva trovato il suo secondo gol in Premier con la maglia dei Blues, il primo allo United da quando ha lasciato il Liverpool.

Ci aveva già provato nel primo tempo, con una sforbiciata alla Rooney, che in quel modo, e in quella porta, a febbraio, aveva deciso il derby con un gol già nella storia, anche del 3D, di cui è diventato il prono. Torres invece ha concluso fuori, e lì è inizata la sua partita da incubo. Nel primo tempo aveva messo Ramires davanti alla porta di De Gea, applaudito in tribuna da Schmeichel padre e figlio, nel secondo ha sbagliato lui un gol già fatto. Un errore clamoroso quanto quello di Rooney, scivolato come Terry a Mosca 2008 in finale di Champions.

Villas-Boas ha contato 21 occasioni per i suoi, ma non sarà contento: all'Old Trafford è finita come sempre. La solita vecchia storia.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, settembre 17, 2011

Alex & André, scontro fra titani

Troppo facile: il santone contro il prescelto, i 70 anni di nonno Ferguson contro i 34 di Villas-Boas, il manager più vecchio e quello più giovane in Premier. E troppo facile anche la tradizione mancunian contro il glamour londinese; l'ormai imminente ricollocamento in Borsa a Singapore degli "americanissimi" Glazer contro il neocapitalismo russo di Abramovich. Troppo facile perché Manchester United-Chelsea è molto di più, molto altro, e anche tanto calcio. È la sfida fra le superpotenze che dominano il calcio inglese del terzo milllennio. Una sfida di filosofie. In campo, ma soprattutto fuori.
Lo United ha un debito di 635 milioni di sterline, ma anche 110 milioni di profitti e, nel solo continmente asiatico, 200 milioni di tifosi.
Il Chelsea è in rosso di 340 milioni di sterline, ma li deve a un magnate che di Stamford Bridge si è innamorato dall'elicottero, e per vincere la Champions ne ha spesi 13 per l'allenatore.
Un allenatore che al'Old Trafford non avrà Drogba, convalescente dopo lo scontro con Ruddy del Norwich. In attacco quindi fiducia ancora a Torres, che in Champions si è fatto perdonare le critiche ai compagni: due assist, per David Luiz e Mata. Come per David Silva al Manchester City un anno fa, ad accendere i Blues potrebbe essere un altro ex Valencia. Con Mata, un gruppo forse un po' logoro ha trovato cambio di passo e fantasia. Ferguson, come sempre, si affida alla rabbia giovane. Oltre a Vidic, però, non avrà Welbeck, Cleverley e Rafael. Ma con il Chicharito e questo Rooney tutto è possibile. Da oggi, anche in 3d.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO


PROBABILI FORMAZIONI:
Manchester United (4-4-2): De Gea - Jones, Ferdinand, Evans, Evra - Nani, Anderson, Giggs, Young - Hernandez, Rooney. All. Ferguson.
Chelsea (4-3-3): Cech - Bosingwa, David Luiz, Terry, a. Cole - Ramires, Lampard, Raul Meireles - Torres (Sturridge), Anelka, Mata. All. Villas-Boas.

giovedì, settembre 15, 2011

Champions roja sangre

La maledizione della camiseta roja è sfatata. Solo tre volte il Real Madrid l'aveva indossata in Europa, e non aveva mai segnato: 1-0 per il Cardiff City nei quarti e 0-0 a Eindhoven col PSV in semifinale di Coppa Coppe 71, altro 0-0 nei quarti di Coppa Campioni con la Dinamo Kiev nella notte del "Gato de Odesa", il portiere Mariano García Remón che quella sera, a Odessa, parò di tutto. 38 anni dopo, le merengue sono tornate rosse. E fino al 7' della ripresa Kelava, il portiere di un'altra Dinamo, sembrava vivere la sua notte da "Gato de Zagabria".
Poi la squadra sempre più di Mou, con cappellino in tribuna, si è ricordata dei mondiali in Nuova Zelanda e ha segnato "alla mano": in 4 tocchi, da Marcelo a Di Marìa. L'1-0 spezza il tabù rosso sangue, e l'Europa si adegua. Ma fino a un certo punto.
Il Bayern, in nero, ha vinto largo a Vila-real.
A Lisbona il Benfica ha pareggiato con lo United, in blu, salvato da Giggs, uno che con le luci, rosse, ha già dato, ma ai riflettori della Champions è abituato: sempre in gol in 16 edizioni su 17.
Il Lille non aveva mai vinto la prima. E non ci è riuscito neanche col doppio vantaggio: 2-2 col CSKA Mosca, in bianco.
Il Basilea, in rosa schocking invece del suo rossoblù, ha battuto 2-1 l'Otelul in dieci con la doppietta di Frei.
L'Ajax, biancorosso, è stato sfortunato: solo 0-0 col Lione.
In Cina, dove il Real ha spopolato in tournée, il rosso simboleggia la fortuna. E una fortuna, per il Real, varrebbe la conquista della "Decima": per Florentino Pérez la priorità massima di questa stagione. Per l'UEFA vale 50 milioni, per i merengue almeno 150. E rosso di sera...
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, settembre 11, 2011

Pastore e Mangia, così lontani così vicini

Duemila km più a sud, e un quarto d'ora dopo. Quando Javier Pastore decideva, al 68', con un lob dei suoi, Paris Saint-Germain-Stade Brestois, il Palermo che non è più suo ma resta di Miccoli, pareggiava 2-2 con l'Inter non ancora di Gasperini.
Poi sarebbero arrivati il secondo gol del capitano e il 4-2 di Pinilla. Un debutto che neanche nei sogni, per Devis Mangia, promosso capoallenatore al Palermo con un salto triplo dalla Primavera del Varese a quella di Zamparini. La piccola stella senza cielo che se n'è andata, e il piccolo Mago appena arrivato. Sono le due facce del tifo rosanero.
Due volte felice: per l'ex idolo volato da Leonardo, e per il mini Mourinho che in panchina prende appunti su un taccuino, un Conte dei poveri per la grinta con cui vive la partita davanti a una panchina su cui non siede mai.
Finché, alla fine, non festeggia come un ragazzino. Lui che i ragazzini li ha allenati fino al 31 agosto, e mai avrebbe pensato, a 37 anni - il più giovane allenatore in Serie A - di ritrovarsi a dare indicazioni a Miccoli, a far entrare Pinilla, a dare scacco matto a Gasperini e a un 3-4-3 che non ha convinto nessuno. Soprattutto la vecchia guardia, di cui lui era tifoso. Invece è successo, e senza la stella: volata lassù, duemila km più a nord e un quarto d'ora prima.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, settembre 07, 2011

Notts County, due storie in bianconero

È il quinto club più antico al mondo. Il più antico fra quelli professionistici, visto che Sheffield FC, Hallam, Cray Wanderers e Worksop Town non hanno mai lasciato lo status dilettantistico.
Ma il Notts County, nato nel 1862, non è famoso solo per essere il più antico club della Football League, di cui fu uno dei fondatori, o per aver partecipato - stagione 1888-89 - al primo campionato di calcio della storia.
Il Notts County, eterna seconda squadra di Nottingham, è noto soprattutto per aver dato i propri colori alla Juventus. Ecco perché una squadra di terza serie inglese, la Football League One, è stata invitata all'inaugurazione del nuovo stadio. Bianconero come la storica muta che nel 1903 il club inglese inviò alla Juventus. Il club che per divisa aveva scelto quella rossa stile-Forest, l'altra squadra di Nottingham, e che i troppi lavaggi avevano scolorito in rosa.
La società chiese così a un proprio dirigente, l'inglese John Savage, se aveva contatti in Inghilterra per una nuova divisa con colori che meglio resistessero alle intemperie e ai ruvidi lavaggi dell'epoca. Savage contattò un amico, che gli spedì quella dei Magpies di cui era tifoso: quella a strisce bianconere.
Colori che avrebbero portato più fortuna alla Juventus, perché il Notts County - in 148 anni di storia - ha vinto solo la FA Cup 1894. Dalla massima serie manca dal 1991-92; dall'anno dopo sarà Premier League.
Ha avuto allenatori storici come Jimmy Sirrel, Neil Warnock (oggi in Premier col QPR) e Sam Allardyce, e Eriksson come direttore tecnico. Ma la storia l'ha fatta per quei colori bianconeri. Quelli della Juve. 
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO