lunedì, ottobre 31, 2011

Bayern, un Land in missione

Il Bayern è una squadra in missione: la finale di Champions del 19 maggio alla Allianz Arena di Monaco. A casa. Dall'esonero di van Gaal al terzo mandato di Heynckes, tutto è stato fatto per coronare il sogno della grandeur bavarese. Un sogno già costato 40 milioni di euro.
"Mia san mia", noi siamo quello che siamo, e cioè bavaresi, è il motto (in dialetto) del club e della regione. Monaco è la Napoli tedesca per il calore del tifo e la passionalità degli abitanti. Ma la Monaco del calcio è "FC Hollywood" per i capricci delle sue superstar in maglia rossa.
In questo straripante avvio di stagione, arrivato senza Robben operato agli adduttori, la stella fra le stelle è Franck Ribéry. È lui il trascinatore di uno squadrone costruito per arrivare alla finale di Monaco. Evento che in Germania manca dal 1997, quando il Bayern giocava l'Olympiastadion e la Allianz Arena un progetto che si sarebbe completato 8 anni dopo, nell'agosto 2005.
Heynckes quello squadrone lo ha ereditato, ma ci ha anche messo del suo. Ha sfidato la piazza preferendo Neuer, il portiere della nazionale, ad Handanovic, che per Guidolin, nel ruolo, è oggi il migliore d'Europa.
In difesa, ha voluto l'altro Boateng, un centrale di ruolo che al City e con la Germania faticava sulle fasce, ma che Heynckes sfrutta per la duttilità. Quando l'ex genoano Rafinha si scorda di difendere, a destra va Boateng con van Buyten e Badstuber nel mezzo. Ecco, come si è visto al San Paolo, è quello il punto debole del Bayern: i centrali molto lenti e poco tecnici.
Il resto fa paura. Schweinsteiger è in dubbio per una botta al polpaccio destro, ma restano Kroos, pupillo di Heynckes, trequartista con Muller e Ribery larghi dietro Gomez, 12 gol in Bundes, 16 su 16 gare col Bayern e 18 su 19 in stagione.
Per Mazzarri, in Europa più forte c'è solo il Barcellona. Ma nessuno in Europa può fare a meno di Robben. Soprattutto una squadra in missione.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, ottobre 28, 2011

Pupito, adesso tocca a te

Troppo facile, ma inevitabile; Rossi come Totti, Prandelli come Lippi: aggrappati a un doppio sogno, il recupero-lampo per Euro 2012 come per Germania 2006. Stessa storia almeno in partenza, almeno a sentire le dichiarazioni dei Ct. Sperando che la storia si ripeta anche nel finale: recupero lampo del campione-simbolo, e magari la coppa alzata allo stadio olimpico di Kiev come all'Olympiastadion di Berlino.
Le analogie finiscono qui, anzi no: c'è anche la fiducia infinita del Ct nell'uomo prima che nel campione, che nel caso di Giuseppe è stato l'unico rimpianto di Lippi: non aver portato Pepito in Sudafrica.
Rossi non è Totti, ma sta a Prandelli quanto il romanista stava a Lippi. Tempi e infortuni però sono diversi: frattura del perone sinistro con gravi lesioni ai legamenti della caviglia per Francesco; rottura del crociato anteriore del ginocchio destro per Giuseppe.
Totti recuperò in due mesi da quell'entrata, più scomposta che cattiva, che l'empolese Vanigli gli fece il 19 febbraio. Lippi imparò a fare a meno di lui, e l'Italia cominciò a vincere il mondiale col suo rigore all'Australia.
Rossi starà fuori dai 4 ai sei mesi: il tempo per il raduno azzurro di maggio c'è.
"L'operazione è andata bene, grazie di cuore per il vostro appoggio". Rossi lo ha scritto su Twitter in tre lingue, italiano, inglese e spagnolo. Adesso tocca a te, Pepito. Uno così l'Europa proprio non può perderla.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, ottobre 25, 2011

Ganso, la vida l'Oca

Papà d’arte, Amarildo Chagas, meia-esquerda. Mezzala sinistra, dieci classico, e mancino, anche il figlio: Paulo Henrique Chagas de Lima. Per tutti Ganso, oca. Copyright di Otávio, magazziniere delle giovanili del Santos che sfotteva i ragazzini, timidi come un «branco di oche».

Della nidiata resta lui, “Petrobras”, dal nome della prima squadretta, a 6 anni, quella degli impiegati del colosso brasiliano del petrolio. A 7 anni il futsal nel Tuna Luso, a Belém. A 9 il campo grande. Una stagione al Paysandu poi, nel 2005, Giovanni, ex Barcellona, torna al Santos e lo porta a un provino. Nel 2007 il “craque” fa crack. Il primo: al ginocchio destro. Sei mesi fermo. Il 25 agosto 2010, dopo due stagioni coi big, il secondo: lesione al crociato del ginocchio sinistro, 166 giorni out. Fino al 12 marzo, gol e assist nel 2-1 sul Botafogo Ribeirão Preto nel Paulistão. Incubo finito. Il sogno può ricominciare: «Al Milan», dice Thiago Silva. Leonardo permettendo.

In Brasile un “10” così non si vedeva dai tempi di Ronaldinho e Kaká, suoi predecessori con la amarelinha che fu di Pelé e Zico. Dopo Giovanni e l’ex meteora parmense Alex («mancino come me»), proprio a Kaká s’ispirava per il «grande scatto, e come persona». Adesso, gli ha soffiato il posto in nazionale: «Possiamo giocare insieme, ma è un problema del Ct Mano Menezes».

Il suo problema invece era il non-rapporto col padre, omonimo del vice-Pelé nel bis mondiale a Cile 62. Ganso è nato dalla relazione fra l’ex idolo del Remo e la cameriera di Maria Creuza, sorella di Amarildo, alla quale, non avendo i mezzi per allevarlo, lo lasciò in adozione. Ganso, che ha un fratellastro (Jhonatan detto Gansinho) nell’Under 20 del São Raimundo già promesso al São Paulo, è cresciuto con la zia e il marito di lei, Júlio.

«Aveva un anno quando l’ho saputo – sostiene Amarildo – Ero scapolo, lei ha avuto coraggio e lo ha allevato. Il marito lo ha sempre sostenuto, e io non voglio sfruttare il successo di Paulo. Ci siamo visti a Natale (2010) e mi ha presentato la sua ragazza».

A lei, 18 anni, dedica i gol formando con le dita la “G” di Giovanna, che all’università studia scienza dell’alimentazione. Ovvie le ramanzine. «Bevo dissetanti, mangio troppa cioccolata e adoro la pasta aglio e olio. Mamma invece per farmi crescere mi dava le vitamine». Ganso è cresciuto. «Finito il liceo volevo fare educazione fisica, ma studierò medicina dello sport». Chiamalo Oca.
CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo


La scheda
Nome: Paulo Henrique “Ganso”Chagas de Lima
Nato: 12 ottobre 1989, Ananindeua (stato di Pará, Brasile)
Statura e peso: 1,84 x 73 kg
Ruolo: centrocampista offensivo
Giovanili: Petrobras, Tuna Luso (futsal), Paysandu (2004-05), Santos (2005-2008)
Club: Santos (2008-)
Presenze (reti) in nazionale U20: 7 (1)
Presenze (reti) in nazionale A: 1 (0)
Esordio in nazionale A: 10 agosto 2010, East Rutherford (Meadowlands Stadium), New Jersey, USA-Brasile 0-2
Palmarès: Paulistão (Santos, 2010), Copa do Brasil (Santos, 2010), Paulistão U20 (Santos, 2007)
Riconoscimenti: matricola dell’anno CBF 2009
Agente per l’Italia: Gaetano Paolillo
Ingaggio annuo: 660 mila euro
Clausola rescissoria: 49,3 milioni di euro (25,5 mln per club brasiliani)
Scadenza contratto: febbraio 2015
Cartellino: 45% Santos, 45% DIS, 10% giocatore

domenica, ottobre 23, 2011

Perché sei tu, Balo

Facile, "perché sempre tu", Super Mario: perché neanche tu sai quanto, potenzialmente, sei forte. "On fire", è l'espressione inglese per un giocatore che in trance agonistica decide le partite. Balotelli, che fra i tanti vizi ha quello dei petardi ma anche dei gol pesanti, ha deciso il derby che può già valere mezza Premier. E lo ha fatto da protagonista - due gol e il tacco che apre l'azione del 3-0 di Aguero - nella peggior sconfitta dello United di Ferguson dopo il 5-0 col Newcastle al St James' Park del 20 ottobre 1996.
A nessuno dei 54 italiani visti in Premier era riuscito tanto. Zola, miglior giocatore nella storia del Chelsea, segnò una tripletta nel 4-0 al Derby County il 29 novembre 1997. E sempre coi Blues londinesi di Ruud Gullit, Gianluca Vialli addirittura una quaterna nel 6-0 esterno col Barnsley il 23 agosto della stessa stagione, 1997-98.
Fabrizio Ravanelli ha vissuto un debutto da sogno nel del Middlesbrough: hat-trick con rigore all'esordio nel 3-3 contro il Liverpool, magra consolazione per l'uomo mascherato, perché il Boro retrocederà.
Paolo Di Canio, ancora oggi un idolo al West Ham, con questa sforbiciata al Wimbledon del 26 marzo 2000 fu vinse il premio di Goal of the Season.
Ma vuoi mettere decidere, a 21 anni, il derby che vale già mezza Premier, e per di più all'Old Trafford dove il City non vinceva così largo da 85 anni e lo United non prendeva sei gol dal 1930. Come te nessuno mai, Super Mario. Ecco perché "sempre tu".
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, ottobre 22, 2011

C-Reality show

La notizia non è la tripletta di Cristiano Ronaldo in un quarto d'ora, o il 4-0 in 45' al Malaga degli sceicchi asfaltato in trasferta senza neanche accelerare.
La notizia, che preoccupa il Barcellona di Pep Guardiola, è che CR7 e con lui il Real ha ricominciato a divertrsi, a giocare per il gusto di farlo prima ancora che per vincere.
Solo pochi mesi fa Ronaldo, frustrato dalla tattica attendista e speculativa di José Mourinho nei troppi Clásicos della scorsa stagione, diceva che giocare così non faceva per lui.
Polemiche lontane, perché il meglio di sé, Mou e le sue squadre, lo danno il secondo anno. È successo al Porto, al Chelsea e all'Inter: e forse sta accadendo al Madrid. Perché questo Real gioca non "alla" ma "da" Barcellona: niente tiqui-taca ma aggressione altissima, e poi fantasia al potere con una rosa infinita, soprattutto davanti: se Özil va in panchina, gioca Kaká e il genio lo fa Di María con due assist sublimi.
Il gol, poi, con Benzema in Champions o Higuaín nella Liga, non è un problema. L'importante è che CR7, come allo united, sia tornato a divertirsi. il suo non sarà el gol del siglo, come quello di Johan Cruijff col Barca all'Atlético Madrid nel 73, ma può fermare la squadra del millennio. Se c'è qualcuno che può riuscirci, quelli sono CR7 e Mou, Speciale soprattutto al secondo anno.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Manchester, derby per sempre

Ci sono derby che valgono un trofeo e derby che valgono per sempre. Quello del 12 febbraio ha forse deciso la scorsa Premier League, ed è già nella storia. Quello del 7 agosto ha assegnato allo United il Community Shield, ma è stato quello del 16 aprile a manadre in finale di FA Cup il City che poi la coppa l'avrebbe vinta. Primo trofeo degli Sky Blues dopo 35 anni. L'allievo Mancini ha già battuto il maestro Ferguson in Coppa di Lega e in coppa d'inghilterra, mai in campionato. Per riuscirci, non potrà contare sul grande ex, Carlos Tevez, l'ammutinato di Monaco, che a gennaio se ne andrà. Forse al Corinthians. E potrebbe rinunciare a Balotelli, che salterebbe un derby pirotecnico per colpa dei fuochi d'artificio sparati troppo presto e fuori luogo: nel bagno di casa sua, all'una di notte in una festa con amici. Una festa esagerata, con polizia e pompieri invitati a sorpresa.
Sarebbe un peccato non vederlo nella sfida dei bad boys con Rooney, che nel derby ha già fatto centro 5 volte, due meno di Cantona. Ci consoleremo però con gli altri grandi protagonisti: Chicharito Hernandez, Nani, "Roo" e il debuttante Young nello United; Dzeko, Agüero e David Silva dall'altra.
Due attacchi straordinari, e non solo per le cifre: in trasferta il City ha segnato 14 gol in 4 partite, tre gol e mezzo di media; lo United va in gol da 17 gare, e all'Old Trafford coi cugini ha perso solo una volta in 36 anni, nel 2008 e in campionato ha vinto 24 delle ultime 25 partite interne.
Più che casa, una fortezza. Ma senza spazio al vertice. O l'allievo o il maestro. Per un derby che vale già mezza Premier. E, forse, per sempre.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

PROBABILI FORMAZIONI:
MANCHESTER UNITED (4-4-2): De Gea - Smalling, Ferdinand, Vidic, Evra - Nani, Fletcher, Anderson, Young - Chicharito, Rooney. All. Ferguson.
MANCHESTER CITY (4-2-3-1): Hart - Richards, Kompany, Lescott, Clichy - Yaya Toure, Barry - Aguero, Silva, Nasri - Dzeko. All. Mancini.

20 anni di Premier, la Top gol

20. John Arne Riise (Liverpool-Manchester United 3-1, 4 novembre 2001) La bella copia dell’ex visto alla Roma. Punizione a due, terrificante sinistro dai 25 metri all’incrocio lontano di Fabien Barthez, e nel derby d’Inghilterra. CR7 who?

19. Johan Elmander (Bolton-Wolves 2-3, 13 novembre 2010)
Circondato in area da tre Wolves, lo svedesone del Bolton si gira su stesso in un fazzoletto, destro-sinistro-destro alla Luis Suarez, e piattone nell’angolo dove Marcus Hahnemann non può arrivare. Il regalo d’addio al Reebok Stadium.

18. Maynor Figueroa (Stoke City-Wigan 2-2, 12 dicembre 2009)
Quasi come il sinistro di Maradona a Giuliani in Napoli-Verona 5-0 del 20 ottobre 1985, ma da metà campo e su punizione.

17. David Beckham (Wimbledon-Manchester United 0-3, 17 agosto 1996)
Il miglior “Bend it like Beckham”, ma da centrocampo al povero Neil Sullivan. Xabi Alonso lo ha emulato due volte, e lo Spice Boy s’è ripetuto: da 70 metri coi Galaxy contro Kansas City. Ma l’originale resta inimitabile: era nata una stella.

16. Frédéric Kanoute (Tottenham-Everton 3-0, 4 ottobre 2003)
Il climax di due deludenti stagioni agli Spurs. Rinvio del portiere Kasey Keller, triangolo aereo con Gustavo Poyet e dai 30 metri gran destro in controbalzo nell’angolo alto. “Fredi” Krueger, per i Toffemeen, è ancora un incubo.

15. Tony Yeboah (Leeds-Wimbledon 4-2, 23 settembre 1995)Il ghanese non segnava quasi mai gol banali, ma questo è speciale. Su un campanile, sciorina il repertorio completo: petto, sinistro, dribbling e destro folgorante dai venti metri.

14. Erik Edman (Liverpool-Tottenham 2-2, 16 aprile 2005)
Appena 41 gare in tre Premier fra Spurs e Wigan per il difensore svedese, ma anche la saetta mancina dalla trequarti all’incrocio sinistro di Jerzy Dudek, che ancora scrolla la testa, incredulo. Come la Kop.

13. Dennis Bergkamp (Leicester-Arsenal 3-3, 27 agosto 1997)
Tripletta da leggenda. Qui non per il destro a giro all’incrocio d’apertura, ma per lo show finale. Scherza Matt Elliott alla Elmander, ma al volo, sinistro-sinistro-destro e col destro infila l’angolo. La tecnica sposata alla rapidità. E al genio.

12. Alan Shearer (Newcastle-Everton 2-1, 1° dicembre 2002)
Il gol “alla Shearer” se ne esiste uno: drop di destro in corsa a mezza altezza, da fuori area, e iconica esultanza diventata logo. Un doppio marchio di fabbrica.

11. Matt Le Tissier (Blackburn-Southampton 3-2, 10 dicembre 1994)
Paul Gascoigne e Wayne Rooney a parte, il più fulgido talento inglese degli ultimi vent’anni. Manda al bar metà Rovers e da 30 metri pesca d’interno destro l’incrocio opposto.
10. Robin Van Persie (Charlton-Arsenal 1-2, 30 settembre 2006)
Non ha l’intelligenza calcistica di Bergkamp, ma la classe è quella. Su un cross perso, si fionda dal limite e incrocia un debordante sinistro d’incontro. Puro istinto animale. D’area. Inevitabile “Goal of the Season”.

9. Paul Scholes (Aston Villa- Manchester United 0-3, 23 dicembre 2006)
Mai un’intervista, per uno che parla e pensa con i piedi. Come quando, su un campanile da fuori area, manda sotto la traversa un destro al volo di rara potenza e bellezza. Perfino Alex Ferguson in piedi applaude.

8. Paolo Di Canio (West Ham-Wimbledon 2-1, 26 marzo 2000)
Una sforbiciata frontale, al volo, dall’angolo sinistro sul palo lontano. Una magia da oratorio, da calcio antico. Da Di Canio. Goal of The Season, of course.

7. Georgi Kinkladze (Manchester City-Southampton, 16 marzo 1996)Il piccoletto georgiano, come l’avversario Le Tissier, è stato uno dei più grandi dribblatori della Premier. E questo è il più bello dei suoi 27 gol lì. The Little Georgian Genius siede cinque Saints e col sinistro scucchiaia morbido. Un bijoux.

6. Dalian Atkinson (Aston Villa-Wimbledon 1-0, 27 febbraio 93)
Parte dalla sua trequarti, ne scarta tre (Dean Lewington due volte) in velocità e dal limite morbido pallonetto col destro. Non sarà stato “alla Cantona”, ma che roba.

5. Éric Cantona (Manchester United-Sunderland 5-0, 21 dicembre 1996)Sprint in dribbling fra due dalla linea di metà campo, dai-e-vai con Brian McClair, e appena in area lob di destro in carambola sul palo interno. L’esultanza con 360° all’Old Trafford, come a dire: se l’ho fatto, è per voi. Pura estetica.

4. Thierry Henry (Arsenal-Manchester United 1-0, 1° ottobre 2000)
Riceve da Gilles Grimandi ai venti metri, spalle alla porta, tocchetto per alzarsela su Denis Irwin e sempre col destro in un unico movimento gran lob a scendere sotto la traversa dell’immobile Fabien Barthez. Sacrosanto “Goal of the Season”.

3. Matt Le Tissier (Southampton-Newcastle 2-1, 24 ottobre 1993)
Come il gol di Paul Gascoigne alla Scozia a Euro ’96, Le Tiss se l’aggiusta col tacco sinistro poi tocchetta sulle uova e infila in slalom tutto col destro. Il più grande, se solo ne avesse voluto voglia. Saint subito.

2. Dennis Bergkamp (Newcastle-Arsenal 0-2, 2 marzo 2002)
Sul podio non potevano mancare Dennis Bergkamp e il suo auto-assist, applaudito persino dai tifosi dei Magpies al St-James’ Park. Robert Pirès apre per l’olandese, piroetta e piatto dx nell’angolo lontano di Shay Given. Chapeu, tacchino freddo.

1. Wayne Rooney (Manchester Utd-Manchester City 2-1, 12 febbraio 2011)
Il sogno di bambino. Meglio di Pelé in Fuga per la vittoria. Nel derby non la prende mai fino all’assist per Nani, poi su cross deviato inventa la sforbiciata della vita. La liberatoria, quasi mistica esultanza a braccia aperte come la croce di Charlie George, ma in piedi. L’icona-spot della Premier e del 3D. Di tutto, di Roo.

Christian Giordano


Viktoria Plzeň, viva l'autarchia

Ha più cambi di denominazione sociale (7) che trofei (3), ma ha festeggiato il centenario vincendo per la prima volta campionato e Supercoppa. Tornato nel 1993 al nome con cui fu fondato, lo Sportovní klub Viktoria Plzeň è la cenerentola del Gruppo H di Barcellona, Milan e Bate Borisov. L’ex club di Pavel Nedved e Petr Cech, portiere del Chelsea e della nazionale solo omonimo dell’esperto Marek suo successore al Viktoria, ha scelto l’autarchia in un Paese che si è separato nel 1992: l’intera rosa è ceca a parte i 4 slovacchi (in attacco Bakos e Duris, in difesa Čišovský e il panchinaro Brezinský). 

L’allenatore, il 47enne Pavel Vrba, da giocatore meteora del Banik Ostrava nel 1984-85, ha fama di offensivista nonostante un 4-5-1, sulla carta, piuttosto prudente. Ma che in patria ha pagato. Al Viktoria dall’ottobre 2008, ha vinto tutto: coppa nazionale al primo anno, poi la doppietta Gambrinus Liga e Supercoppa nella stagione dei cento anni. Detto del Cech meno famoso tra i pali, la difesa è fatta di onesti mestieranti: Rajtoral e Limberský esterni, Čišovský e Bystroň centrali. La differenza devono farla, tra le linee, alle spalle dell’unica punta Marek Bakoš, Jiráček e Horvath. Mezzala sinistra di talento, il 3 settembre 2011 Jiráček ha debuttato in nazionale nel 2-2 in Scozia. A 25 anni è alla svolta. Cresciuto nel Sokol Tuchořice, si è affermato al Baník Sokolov dopo i prestiti con Buldoci Karlovy Vary e Slavia Praga. Per ruolo e mezzi, segna troppo poco: in campionato 2 gol in 40 presenze col Baník Sokolov e 7 in 84 con il Viktoria. In mediana i laterali che devono andare spesso sul fondo sono Petržela e Pilar, mentre Kolář è l’interno che protegge le spalle a Jiranek e Horvath o si fionda negli spazi che quei due creano. In caso di 4-4-2, al fianco di Bakoš (suo il vantaggio col Bate) trova spazio il connazionale Michal Duris, a segno nel preliminare di Champions col Copenhagen come Martin Fillo, primo cambio dei centrocampisti. Al debutto in Champions, 1-1 in casa contro il Bate Borisov, si sono però visti ampri sprazzi di 4-2-3-1 con un uomo solo al comando, il capitano Pavel Horváth. Così gasato che dopo il match non voleva rientrare negli spogliatoi: capriole, scarpa lanciata per ricordo alla curva e giro di campo con i due figlioletti che indossavano la “sua” maglia numero 10. In quello schieramento, più casalingo che da trasferta, la mediana tutta tecnica e fosforo viene sostenuta da una trequarti più tosta con Petržela, Kolář e Pilař. 

Per contenere tanto entusiasmo, nella quarta città ceca (168 mila anime) nota per la particolare birra (pilsener) e gli stabilimenti automoblistici della Skoda, non poteva bastare il piccolo (8.500 posti, ridotti a 7.425 per il calcio) Města Plzně. Le partite interne quindi il Viktoria le gioca all’Eden, il nuovo stadio dello Slavia Praga da 20.800 spettatori. Costruito in 19 mesi e costato 40 milioni di euro, ha 40 box VIP, 2 maxi schermi e 14 punti ristoro e supera in modernità e bellezza architettonica anche gli impianti più nuovi del Paese, lo Stinadla di Teplice e la AXA Arena di Praga. Non avrà l’atmosfera del Města Plzně, ma vuoi mettere.
Christian Giordano, Guerin Sportivo

La stella
Pavel Horváth
– Nel settembre 2007, ai tempi dello Sparta, multato di 200 mila corone per il saluto nazista nella partita contro il Viktoria Žižkov. Scuse tardive, e compagni in subbuglio. Chiuso da Patrik Berger, Pavel Nedvěd e Vladimír Šmicer, in tre anni di nazionale, 19 presenze e zero gol. A Euro 2000, mai in campo. Il talento, però, c’è tutto. Quando ne ha voglia.

Il club
Fondazione: 1878
Stadio: města Plzně (8.500 posti) * in Champions i
Presidente: Ladislav Valášek
Allenatore: Pavel Vrba
Vittorie: 1 campionato (2011); 2 Coppe nazionali (1971, 2010); 1 Supercoppa nazionale (2011); 1 campionato II divisione (2003)

I nomi della rosa
24 Marek Čech 08-04-1976 P
25 Michal Daněk 06-07-1983 P
30 Martin Ticháček 15-09-1981 P
33 Roman Pavlík 17-01-1976 P
3 Miloš Brezinský (Svk) 02-04-1984 D
8 David Limberský 06-10-1983 D
14 Radim Řezník 20-01-1989 D
15 František Ševinský 31-03-1979 D
18 David Bystroň 18-11-1982 D
21 Aleš Neuwirth 04-01-1985 D
28 Marián Čišovský (Svk) 02-11-1979 D
6 Václav Pilař 13-10-1988 C
7 Petr Trapp 06-12-1985 C
9 Martin Fillo 07-02-1986 C
10 Pavel Horváth 22-04-1975 C
11 Milan Petržela 19-06-1983 C
16 Vladimír Darida 08-08-1990 C (*)
20 Petr Jiráček 02-03-1986 C
22 Martin Sladký 01-03-1992 C (*)
26 Daniel Kolář 27-10-1985 C
27 František Rajtoral 12-03-1986 C
29 David Štípek 31-05-1992 C (*)
5 Michal Ďuriš (Svk) 01-06-1988 A
12 Michael Krmenčik 15-03-1993 A (*)
17 Jakub Hora 23-02-1991 A (*)
23 Marek Bakoš (Svk) 15-04-1983 A
Allenatore: Pavel Vrba (06-12-1963)
(*) Lista B UEFA Champions League

Formazione (4-5-1): M. Čech – Rajtoral , Čišovský, Bystroň, Limberský – Petržela, Horváth, Jiráček, Kolář, Pilař – Bakoš.

Olympiacos, ritorno alla realtà

Mountza. È la “manita” (mani in alto, palmi tesi e dita ben aperte) con cui gli Indignati greci insultano in piazza Syntagma ad Atene i propri deputati. Il club del Pireo, come il Paese che ha dato il nome all’Europa, non è più quello del Pallone d’oro Rivaldo nel calcio e della stellina NBA Childress nel basket. Con 340 miliardi di debito pubblico e la manovra di 110 miliardi imposta da Washington e Bruxelles, la Grecia è senza futuro. Ecco perché Lotito è riuscito a strappare al Pana, “rivale eterno” dei campioni, il capocannoniere delle ultime due Superliga: Djbril Cissé. L’Olympiacs però resta la grande del calcio ellenico, per il passato (38 campionati vinti, 13 degli ultimi 15) e per il presente.

Al primo anno di gestione Marinakis, la massiccia campagna acquisti ha portato al titolo, ma il patron non vive fuori della realtà. Il presidente si è dimostrato sensibile, almeno come immagine, ai problemi della comunità. Ha incorporato nella strategia del club un programma di responsabilità sociale, con scelte e iniziative per i ceti più in difficoltà. In questo contesto ovvio non pretendere superstar e così sono arrivati rinforzi discreti come il mediano nazionale camerunese Makoun, effimero obiettivo juventino ex Lione e Aston Villa, e i 32enni Yeste e Orbaiz (in prestito). Spagnoli come l’allenatore, Valverde, che al Pireo vorrebbe non commettere l’errore di Rafa Benítez al Liverpool: circondarsi di sopravvalutati connazionali. Primo fra tutti il laterale offensivo Riera, che ai reds come all’Olympiacos la differenza l’ha fatta solo a bilancio. Ex ala destra di Espanyol, Barcellona e Bilbao anni 80-90, Valverde l’ha capito, e sbolognato al Galatasaray (3 milioni per 4 anni), rimpiazzandolo a sinistra con Yeste nel 4-2-3-1 (in amichevole con l’Inter) che sa tanto di 4-4-1-1 (in Champions).

In porta l’erede di “Clooney” Nikopolidis è l’argentino Costanzo, ex Basilea che all’inizio ha stentato. In mezzo alla difesa comanda lo svedesone Mellberg, ex Aston Villa che la Juve opzionò a gennaio 2008 per averlo a parametro zero l’estate successiva. L’altro centrale è Papadopolus, che in nazionale segna come un bomber (2 gol in 5 gare). Gli esterni, che spingono ma non troppo, sono Torossidis e Holebas, tedesco di passaporto greco che copre tutta la fascia. Il suo vice è Marcano, cartellino di proprietà del Villarreal e al secondo prestito in due anni dopo il parcheggio al Getafe. In mediana, i titolari dovevano essere Makoun e lo spagnolo Ibagaza, ma la Champions, contro il Marsiglia, l’hanno cominciata il francese Modesto (terzino destro contro l’Inter) e il serbo Feja, con esterni l’algerino Abdoun (arrivato dal Kavala) e Yeste, altro ex bilbaino come Orbaiz ma “scappato” dall’Al Wasl prima dell’arrivo di Maradona allenatore. In avanti, Fuster dietro il belga Mirallas, promosso punta centrale. Come riserva del centravanti, il declinante 33enne serbo Pantelic, ex Stella Rossa, Hertha Berlino e Ajax.

Al secondo mandato Valverde, tornato dopo la doppietta 2009 e il flop al Villarreal, ha un girone improbo (Dortmund, Arsenal e OM), ma il terzo posto che vale Europa League è alla portata. Di più, sarebbe un miracolo. Anche, se non soprattutto, economico.
Christian Giordano, Guerin Sportivo

La stella
Kevin Mirallas - Attaccante eclettico, a 27 anni deve consacrarsi in Europa. Nazionale belga (4 gol in 22 presenze), giovanili nello Standard Liegi, è esploso in Francia, al Lille. Al Saint-étienne per 4 milioni, al primo anno in prestito all’Olympiacos ha segnato 14 reti in 26 partite di Superleague, spesso da esterno o trequartista. Suo un gol in Belgio-Italia 3-2 alle Olimpiadi di Pechino 2008, ma al Pireo lo adorano per il suo primo, spettacolare, gol al Panathinaikos.

Il club
Fondazione: 1878
Stadio: Karaiskakis (33.334 spettatori)
Presidente: Evangelos Marinakis
Allenatore: Ernesto Valverde (Spa)
Vittorie
38 campionati (1931, 1933, 1934, 1936, 1937, 1938, 1947, 1948, 1951, 1954, 1955, 1956, 1957, 1958, 1959, 1966, 1967, 1973, 1974, 1975, 1980, 1981, 1982, 1983, 1987, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2011); 24 Coppe nazionali (1947, 1951, 1952, 1953, 1954, 1957, 1958, 1959, 1960, 1961, 1963, 1965, 1968, 1971, 1973, 1975, 1981, 1990, 1992, 1999, 2005, 2006, 2008, 2009); 4 Supercoppe nazionali (1980 non ufficiale, 1987, 1992, 2007); 2 Coppe della Magna Grecia (1969, 1972); 1 Coppa dei Balcani (1963)

I nomi della rosa
17 Franco Costanzo (Arg) 05-09-1980 P
42 Balazs Megyeri (Ung) 31-03-1990 P
2 Giannis Maniatis 12-10-1986 D
3 François Modesto (Fra) 19-08-1978 D
4 Olof Mellberg (Sve) 03-09-1977 D
6 Tassos Papazoglou 24-09-1988 D
20 José Holebas 27-06-1984 D
21 Avraam Papadopoulos 03-12-1984 D
23 Iván Marcano (Spa) 23-06-1987 D
35 Vassilis Torossidis 10-06-1985 D
81 Giorgos Valerianos 13-02-1992 D (*)
92 Giannis Potouridis 27-02-1992 D (*)
7 Ariel Ibagaza (Spa) 27-10-1976 C
8 Ljubomir Fejsa (Ser) 14-08-1988 C
18 Giannis Fetfatzidis 21-12-1990 C (*)
19 David Fuster (Spa) 03-02-1982 C
31 Pablo Orbaiz (Spa) 06-02-1979 C
33 Francisco Yeste (Spa) 06-12-1979 C
77 Jean Makoun (Cam) 29-05-1983 C
93 Djamel Abdoun (Alg) 14-02-1986 C
9 Marko Pantelić (Ser) 15-09-1978 A
10 Rafik Djebbour (Alg) 08-03-1984 A
14 Kevin Mirallas (Bel) 05-10-1987 A
Allenatore: Ernesto Valverde (Spa, 09-02-1964)
(*) Lista B UEFA Champions League

Formazione (4-2-3-1): Costanzo - Torossidis, A. Papadopoulos, Mellberg, Holebas – Modesto, Fejsa – Abdoun, Fuster, Yeste – Mirallas.

Dinamo Zagabria, la forza dei giovani

È l’ex squadra di Zvonimir Boban, capitano coraggioso che contro la Stella Rossa di Belgrado il 13 maggio 1990, prendendo a calci un poliziotto settario, divenne l’icona dell’imminente disgregazione slava. E il più blasonato club croato, che torna nei gironi di Champions dopo 12 anni. Non tenero il Gruppo D: Real Madrid e Lione favorite e Ajax prima rivale dei croati per il terzo posto che significa Europa League.

Senza avversari in patria come il Lione dei bei dì, la Dinamo – centenaria lo scorso aprile – vince il campionato da sei stagioni e veleggia verso il settebello, con la rivale storica Hajduk Spalato e l’Osijek onesti sparring. Si affaccia in Europa con una squadra giovane come il suo allenatore, il 41enne Krunoslav Jurčić. Ieri centrocampista nel terzo posto mondiale a Francia 98 e meteora fra Torino e Sampdoria (2001-2003), oggi spavaldo enfant prodige della panchina: "Il Real Madrid è il meglio che ci potesse capitare, era il mio sogno affrontare il Real e José Mourinho". Appena 4 gli ultratrentenni, e a parte l’ala destra Leko, tutti in difesa: il centrale portoghese Tonel, più i panchinari Bišćan, Šimunić e Cufré, picchiatore argentino ex Roma noto per lo schiaffo a Del Piero. Il 4-4-2 che in Europa rinuncia al rombo, ma non agli esterni alti molto larghi, si regge sul trequartista brasiliano Sammir, rifinitore tra le linee o quarto di sinistra in fase di non possesso. Nei preliminari contro il Malmö ha dilagato (4-1) in casa e resistito, in dieci, in Svezia.

Davanti, Rukavina e il mancino Krstanović, col 23enne marocchino Beqiraj e il 22enne slovacco Sylvestr come cambi. Nel mezzo più quantità che qualità con Badelj e Calello, argentino come il terzino sinistro (di passaporto italiano) Ibáñez, ex Boca Juniors. Nel mezzo, il primo rincalzo è il 22enne bosniaco Alispahić.

Caldo l’ambientino. I famigerati Bad Blue Boys (BBB) prendono il nome dai colori sociali e dal film “Bad Boys” del 1983 con Sean Penn. Nel 2008, in Coppa UEFA contro l'Udinese, si distinsero per scontri, lancio di fumogeni e oggetti in campo. Bravate simili, nella vittoriosa trasferta (0-3) di Timişoara del 1° ottobre 2009, costarono al club 3 punti di penalizzazione (poi condonati in appello) e due gare a porte chiuse nel girone di Europa League.

Rinnovato e in fase di ampliamento (dagli attuali 38.079 posti a 60 mila, tutti coperti) lo stadio Maksimir, impianto periferico a nord-est della capitale, nelle vicinanze dello zoo e dell’omonimo parco, voluto nel 1794 dal vescovo Maksimilijan Vrhovac. Il nome, ironia involontaria, è l’acronimo fra Maksimir e la parola “mir” (pace).

Tradizionale fucina il vivaio, da sempre prima risorsa dell’intero calcio croato. Da uno studio dei dati FIFA dello scorso febbraio, la Dinamo è la nona squadra più rappresentata nel mondo, con oltre il 60% di giocatori transitati nel club e nomi più o meno altisonanti: Modrić, Eduardo, Ćorluka, Vukojević, Kranjčar, Čale, Pokrivač, Mandžukić, Lovren, Drpić, Pranjić, Schieldenfeld. Alla quarta stagione con Jurčić (due campionati e una coppa nazionali), può essere la sorpresa. Può: non deve.
CHRISTIAN GIORDANO, Guerin Sportivo

La stella
Sammir
– Jorge Sammir Cruz Campos (Itabuna, 23 aprile 1987), trequartista brasiliano naturalizzato croato nel 2007, nella Dinamo debutta 20enne sotto Branko Ivanković. Dieci dinamico, calcia tutti i piazzati e nei preliminari ha distrutto il Malmö.

Il club
Fondazione: 1911
Stadio: Maksimir (38.923 spettatori)
Presidente: Mirko Barišić
Allenatore: Krunoslav Jurčić
Vittorie: 13 campionati croati (1993, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2003, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011); 4 campionati jugoslavi (1948, 1954, 1958, 1982); 11 Coppe nazionali croate (1994, 1996, 1997, 1998, 2001, 2002, 2004, 2007, 2008, 2009, 2011); 7 Coppe nazionali jugoslave (1951, 1960, 1963, 1965, 1969, 1980, 1983); 4 Supercoppe nazionali croate (2002, 2003, 2006, 2010); 1 Coppa delle Fiere (1967); 1 Coppa dei Balcani (1976); 3 Coppe Uefa (1991, 1994, 1998); 2 Coppe Intercontinentali (1964, 1965); 1 Mondiale per Club (2010)

I nomi della rosa
12 Filip Lončarić 17-09-1986 P
30 Ivan Kelava 20-02-1988 P
31 Oliver Zelenika 14-05-1993 P (*)
2 Karlo Bručić 17-04-1992 D (*)
3 Luis Ibáñez (Arg) 15-07-1988 D
4 Josip Šimunić 18-02-1978 D
11 Ivan Tomečak 07-12-1989 D
13 Tonel (Por) 13-04-1980 D
14 Šime Vrsaljko 10-01-1992 D (*)
19 Tomislav Barbarić 29-03-1989 D
22 Igor Bišćan 04-05-1978 D
24 Domagoj Vida 29-04-1989 D
25 Leandro Cufré (Arg) 09-05-1978 D
26 Dino Škvorc 02-02-1990 D
28 Ante Puljić 05-11-1987 D
5 Adrián Calello (Arg) 14-05-1987 C
6 Arijan Ademi 29-05-1991 C
7 Jerko Leko 09-04-1980 C
8 Mateo Kovačić 06-05-1994 C (*)
10 Sammir (BRA) 23-04-1987 C
15 Mathias Chago (Cam) 06-03-1983 C
16 Milan Badelj 25-02-1989 C
18 Mario Šitum 04-04-1992 C (*)
20 Mehmed Alispahić (Bos) 24-11-1987 C
23 Nikola Pokrivač 26-11-1985 C
33 Antun Palić 25-06-1988 C
77 Pedro Morales (Cil) 25-05-1985 C
9 Andrej Kramarić 19-06-1991 A (*)
17 Jakub Sylvestr (Svk) 02-02-1989 A
21 Fatos Beqiraj (Mne) 05-05-1988 A
55 Ante Rukavina 18-06-1986 A
99 Ivan Krstanović 05-01-1983 A
Allenatore: Krunoslav Jurčić (26-11-1969)
(*) lista B UEFA Champions League.

Formazione (4-4-2): Kelava - Vrasljko , Tonel, Vida, Ibáñez – Leko, Calello, Badelj, Sammir – Rukavina, Krstanović.

Tévez da buttare

Due anni rosso inferno con Ferguson. Due anni in blue-sky fra Hughes, che lo aveva scelto, e poi la cacciata dal paradiso con Mancini. Adesso il limbo dello sciopero, da prigioniero di un contratto milionario.
Dopo il gran rifiuto di in Champions col Bayern, l'avventura inglese di Carlitos Tévez è finita. Per il Mancio e per tutta Manchester. In vista del derby, unita contro il "nemico" comune: il quasi doppio ex. Un po' per beneficenza e anche per pubblicità, fino al derby la città con una strana campagna di raccolta differenziata: "butta la tua vecchia maglia di Tévez, e te ne avrai una nuova. Con i colori giusti, rosso United o celeste City, ma con nome e numero che non siano quelli del reprobo argentino.
Che è entrato in sciopero, rigettando i provvedimenti disciplinari del club. "Non mi sentivo di giocare, e l'ho detto a Mancini. Non è vero che ho rifiutato di andare a scaldarmi" la difesa d'ufficio dell'attaccante, che per il derby s'è allenato, ma al Cheshire Golf Club. Ma al di là di come si siano svolti realmente i fatti nella notte di Monaco, non cambia la sostanza. Mancini prepara il derby con serenità, girando al perdonato Dzeko la tattica decisa con gli assistenti Platt e Kidd.
Il futuro di Tevez invece lo deciderà lo sceicco Mansour. A gennaio Carlitos costerà 20 milioni di sterline, 30 meno di quanto chiesto in estate. Il ds del Corinthians è Edu, che ha parlato con l'ex compagno all'Arsenal Vieira, oggi dirigente del City. E tutti e due hanno già l'ok di Joorabchian, il gran consigliere di Tévez.
Dopo 4 anni di Manchester, qualunque porto nella tempesta. Purché non si parli inglese.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, ottobre 18, 2011

Benzema, il Terrore blanco

Il gattone pigro s'è svegliato. Karim Benzema non è più il bamboccione indolente che Mourinho sferzava un anno fa con ramanzine pubbliche e tanta panchina. Presentato come terzo galàctico del Real 2.0 di Florentino Pérez dopo Kakà e Cristiano Ronaldo, il francesone s'era addormentato sulla fama di predestinato.
Pagato al Lione 35 milioni di euro più altri 6 legati al rendimento, il primo anno era naufragato con Pellegrini.
La scorsa stagione, per mettergli pressione Mou si era fatto prestare il peggior Adebayor in carriera, e il francesone ha risposto, esorcizzando la bestia nera dei merengue.
Agli ottavi di Champions contro l'Olympique - lui che a Lione è nato, cresciuto e sbocciato - un gol all'andata il 22 febbraio e uno al ritorno il 16 marzo, e Real qualificato dopo 6-eliminazioni-sei agli ottavi.
Quest'anno, un precampionato da 8 gol in 7 partite, doppietta nel derby col Getafe nella Liga e sigillo con l'Ajax in Champions. E contro il "suo" Lione, già un gol e un assist per Khedira.
In dialetto lionese, i Mathevons erano i militanti del Terrore bianco che infestavano la valle del Rodano. Al de Gerland, il terrore... blanco sarà il core 'ngrato di Karim Benzema. Il gattone pigro che s'è svegliato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, ottobre 13, 2011

A volte rieto'ornano

L'occasione
PERCHÉ SÌ - Pazza Inter, pazza idea. Ma fino a un certo punto: Samuel Eto'o tornerebbe a casa, come ambiente e come squadra. Che tornerebbe la sua squadra, almeno per due mesi: gennaio e febbraio. Il campionato russo sarà fermo e il Camerun - eliminato - non farà la Coppa d'Africa. La soluzione perfetta.
PERCHÉ NO - Se torna, lo fa per giocare e non per essere il terzo centravanti dietro Milito e Pazzini, il favorito del presidente come ben sa Gasperini, in un attacco che ha già Forlan, Zarate e Castaignos. Eto' poi non vuole più giocare esterno. Lo ha già fatto per il Triplete con Mourinho. Ma era Mourinho...

Squadra e ambiente
PERCHÉ SÌ - Ranieri avrebbe una variante tattica in più, ma soprattutto più gol: tanti. Eto'o fa reparto da solo, può giocare con chiunque, ma soprattutto sa segnare. Soprattutto quando conta. Il 15 gennaio ci sarà il derby di andata, a febbraio i ritorni con Roma e Napoli. Lo scudetto potrebbe decidersi lì anziché in primavera.
PERCHÉ NO - Ranieri è arrivato con il karma del "normalizzatore", una nemesi per lui che al Chelsea pagò la fama di Tinkerman che smontava e rimontava la squadra senza trovare la formula giusta. Fissato ma non troppo col 4-4-2, l'allenatore dovrebbe risolvere i rebus Sneijder e Forlan. E con due anni in più il 4-2-3-1 mourinhiano non è più "la" risposta.

Follow the money
PERCHÉ SÌ - Eto'o come Gallinari: Milano scelta di cuore prima che di testa. A 30 anni è integro e forse gli manca già il grande calcio. Entrerebbe in squadra e spogliatoio senza adattamento, e per un periodo limitato: 9 partite dall'8 gennaio al 26 febbraio più l'eventuale andata degli ottavi di Champions. Una tentazione irresistibile.
PERCHÉ NO - La pausa invernale russa non è il lockout NBA. Bargnani è senza squadra perché non trova un'assicurazione per coprirgli i 4 anni a 10 milioni di dollari netti a stagione. Eto'o guadagna più del doppio: 20 milioni di euro l'anno per i prossimi tre. Moratti lo ha sacrificato per il fair-play finanziario, ma Eto'o non ha il glamour di Beckham e da solo non si ripaga.

martedì, ottobre 11, 2011

Vecchia e nuova Europa

C'era una volta la vecchia Europa, quella delle grandi, tutte già qualificate. Ma oggi ce n'è anche una nuova, "hungry e foolish", affamata e con quella lucida follia necessaria per le grandi imprese. Su tutte l'Armenia, quinto miglior attacco delle qualificazioni, che vincendo a Dublino spezzerebbe all'Irlanda del Trap il secondo sogno dopo quello mondiale rubato dalla mano di Henry.
Anche la Bosnia sogna. Se l'Armenia è soprattutto Mkhitaryan, centrocampista che fa la Champions con lo Shakhtar, la Bosnia ha Pjanic della Roma e Misimovic della Dinamo Mosca e in attacco Dzeko del City e Ibisevic dell'Hoffenheim. Vincendo in Francia, sarebbe prima ma a Blanc basta un punto.
Basta un punto anche alla Grecia in Georgia e alla Russia in casa con Andorra. Non è più padrona del suo destino, invece, la Turchia, che deve battere in casa l'Azerbaijan e sperare che la Germania chiuda a punteggio pieno contro il Belgio, che ha un punto in più della squadra di Hiddink.
Nel Gruppo dell'Italia, la Serbia deve vincere in Slovenia, o ai playoff andrà l'Estonia. Come la Svezia, che senza Ibra deve non perdere in Olanda per evitare il biscotto danese: pareggiando fra loro passerebbero Portogallo e Danimarca.
Tutto da decidere il destino di Croazia, che battendo la Lettonia può scavalcare la Grecia, e Scozia, che però deve vincere in Spagna e sperare che la Repubblica Ceca non lo faccia in Lituania. Un sogno un po' troppo "hungry e foolish" per una della vecchia Europa.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, ottobre 09, 2011

"Worthy", è finita

"È finita". Come titola a tutta pagina il Belfast Telegraph, il 2-1 in casa contro l'Estonia ha spento le speranze di qualificazione e l'era del Ct Nigel Wortington.
E' passato solo un anno dal grigio 0-0 azzurro dell'8 ottobre a Windsor Park, ma è cambiato tutto: a mondiale ancora caldo ci faceva paura persino l'altra Irlanda - non quella del Trap ma quella piccola e pericolosa del Nord. Adesso, invece, all'Adriatico, l'Italia 2.0 di Prandelli giocherà una sorta di amichevole con un'Irlanda del Nord da ricostruire. Su Worthington non pioveranno i cori "We want Nigel out", Nigel vattene, ma 9 punti in 9 partite, e 4 arrivati contro le Far Oer, il suo destino è segnato.
La federcalcio del Nord, non ha gli sponsor della Repubblica e non può permettersi un Trapattoni. Figuriamoci Martin O'Neill, che se dovesse accettare non lo farà certo per soldi. La Irish Football Association non può offrirgli 450 mila sterline l'anno, e da sola nemmeno 45 mila. Il presidente Jim Shaw che il penultimo posto "non è accettabile". A quelle latitudini, più che un esonero in diretta.
Per il suo saluto, "Worthy" si affiderà al solito 4-4-2 e a centrocampo al nuovo capitano Steve Davis dei Rangers. Ma in difesa non avrà gli infortunati John Evans del Manchester United e Aaron Hughes del Fulham, anche lui all'addio. In attacco Kyle Lafferty dei Rangers è squalificato. Ci sarà invece David Healy, con 35 gol in 90 presenze il miglior marcatore di sempre e il terzo più presente, a 19 caps da Pat Jennings. A 32 anni, per lui no: non è finita.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, ottobre 02, 2011

Van Derby & SkyWalker

L'uomo derby e il ragazzino: eccoli i protagonisti del 167esimo North London Derby, Rafa van der Vaart e Kyle Walker. L'olandese è sempre più l'uomo-derby del Tottenham: 4 gol in 3 partite contro Wenger, che non si è fidato dei consigli di van Persie sul compagno di nazionale in saldo dal primo Real di Mourinho. Il ragazzino invece è un predestinato che a 21 anni, da difensore, ha deciso così, al White Hart Lane, il suo primo derby del nord di Londra.
E proprio davanti a Capello, che l'ha già precettato dall'Under 21 ma senza farlo esordire in Danimarca a febbraio. «Questo ragazzo sarà titolare dell'Inghilterra per dieci anni», ha detto in tempi non sospetti Mr Fab, presente in tribuna accanto all'inseparabile Baldini.
Walker gli ha dato ragione risolvendo un derby strano, giocato a lungo sottoritmo come quello di Liverpool del giorno prima. Un derby che l'Arsenal sembrava aver riacciuffato con Ramsey, il più giovane capitano nella storia del Galles, che ai gol pesanti sta facendo l'abitudine. 
Invece, Redknapp senza saperlo aveva in mano il jolly. Quello pescato, con la complicità di Szczesny, da Skywalker", il baby d'oro che dopo un derby così può permettersi di camminare sulle nuvole e fare ciao alla tv.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, ottobre 01, 2011

Sunday London Sunday

North London Derby, Tottenham-Arsenal al White Hart Lane. E Fulham -QPR al Craven Cottage. Londra risponde alla chiamata del Merseyside e dopo Everton-Liverpool, la Premier saluta altri due super derby in ventiquattr'ore. A giudicare dagli ultimi precedenti, un'altra messe di emozioni e di gol, magari del grande ex Adebayor, uno che con i Gunners non si è lasciato benissimo. Anzi.
Chi sembrava sul punto di lasciarli, invece, è Wenger, che ha festeggiato battendo in Champions l'Olympiacos i 15 anni alla guida del club. "Sono pronto per altri 15" ha detto, lui che ha passato mezzo weekend a smentire un Adebayor-bis: il passaggio a gennaio al City di van Persie, capitano e top scorer della squadra, al posto di Tevez, che nel tracollo di Monaco, sempre in Champions, ha rotto con Mancini.
A Barcellona, non è rotto ma perché non è mai nato il feeling di Guardiola col suo presidente Rosell, che per Pep ha il torto di non essere Laporta, l'uomo che lo ha scelto. Dopo una settimana di polemiche, disinnescate dalla facile campagna di Bielorussia, il Barcellona senza gli infortunati Sanchez, Iniesta e Afellay faticherà a Gijon contro lo Sporting, ultimo nella Liga a un punto.
C'è un infortunato eccellente anche nel Real, è Benzema, fuori due settimane. A Barcellona, ma contro l'Espanyol, non un problema irrisolvibile per Mourinho. Anche perché il Kakà visto con l'Ajax in Champions somigliava tanto a quello vero. Quello rossonero.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Merseyside derby, Mr Atkinson

In Inghilterra non ci sono abituati, e se la regia indugia sull'arbitro, non è un buon segno. Non fa eccezione Mr Atkinson, che ci ha messo del suo per rovinare, senza riuscirci, il 216esimo Merseyside derby. Ha mostrato il rosso diretto a Rodwell per questa entrata sul pallone prima che su Suarez, e i Toffees hanno giocato in 10 per settanta minuti. Un classico della classica in riva al Mersey. È la 20esima espulsione negli ultimi 39 derby di Premier, la 13esima per i Blues, e l'ottava negli ultimi 10 giocati al Goodison Park.
Almeno una però Mr Atkinson l'ha azzeccata: il rigore di Jagielka su Suarez, parato a Kuyt, prima dell'intervallo, dall'americano Howard, in campo con la mimetica in onore dei marine in Afghanistan. Una rivincita per Howard, che a gennaio, alla prima di Dalglish tornato al Liverpool, aveva subito proprio da Kuyt il penalty del definitivo 2-2.
La prodezza del marine, salvato dalla traversa di Adam, però non è bastata. Perché Carroll ha trovato il suo primo gol in questa Premier, e il solito Suarez ha approfittato del frettoloso rinvio di Distin.
In attesa dei derby londinesi, Tottenham-Arsenal e Fulham-QPR, nel City che ha passeggiato 4-0 a Blackburn si è rivisto titolare dopo due mesi Balotelli. Al terzo gol consecutivo dopo quelli al Birmingham in Carling Cup e all'Everton in campionato. In Inghilterra non c'erano abituati, se la regia indugia su di lui, potrebbe anche essere un buon segno.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO