martedì, dicembre 27, 2011

Allegri e il Gervinho buono

Tempo da Lupi, all'Emirates. Non per la neve, annunciata, e invece mai arrivata a Londra Nord. Ma perché i Wolves avevano fame di punti-salvezza, più fame dell'Arsenal che ha attaccato per tutta la partita e preso gol senza concedere neanche un tiro. A meno di non voler chiamare così questo riflesso condizionato di Steven Fletcher che ha preso in controtempo Scezny sulla conclusione sbagliata di Hunt.
E dire che per i Gunners la partita si era messa subito in discesa, già dopo 7' con Gervinho. L'esterno ivoriano che Prandelli ammise di non conoscere all'esordio sulla panchina azzurra, ma che Allegri farà bene a studiare con attenzione. Non tanto perché l'ex Lille, al quarto gol in Premeir, sia un goleador implacabile, ma per come apre il fronte offensivo a van Persie. L'unico capace di concretizzare il gran lavoro palla a terra tanto caro a Wenger. Se non segna lui, però, per questi Gunners il gol diventa un rebus irrisolvibile.

Il record di Shearer, 36 reti in un anno solare di Premier, è a soli due gol. L'olandese è a 34, ma adesso ha solo una partita per eguagliarlo o batterlo, quella di San Silvestro con il QPR sempre all'Emirates. Una tripletta sarebbe un bel modo di chiudere un 2011 straordinario, per il capitano. Il treno per il titolo forse è già passato, e viaggia in direzione Manchester. Ma la Champions è ancora lì, e il Milan è avvertito.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

lunedì, dicembre 26, 2011

Premier, scatterà la Robin Tax?

Penultima chiamata per Robin van Persie e il suo assalto al record di Alan Shearer: 36 gol in un anno solare di Premier. L'olandese dell'Arsenal è a quota 34, ma non può aspettarsi regali: perché il Boxing Day è passato e perché i Wolves hanno bisogno di punti-salvezza.

Anche l'Arsenal però ha bisogno di punti, per la zona-Champions, visto che la corsa al titolo sembra riservata alle due di Manchester. All'Emirates in questo campionato i Gunners hanno perso solo con il LIverpool, e in trasferta il Wolverhampton ne ha perse sei su otto. Insomma pronostico così scontato che potrebbe scapparci la mezza sorpresa. In fondo, la partita era prevista per Santo Stefano, ed è stata posticipata di 24 ore per lo sciopero dei trasporti.

Lo stesso potrebbe accadere a Carrow Road fra Norwich e Tottenham, terzo a -10 da City e United. C'è una statistica che dice molto dei Canaries e anche degli Spurs: nelle 17 partite del Norwich si sono visti 58 gol, nelle 16 del Tottenham 51. Insomma, qualche golletto dovremmo vederlo in una giornata in cui si sfideranno anche neopromosse Swansea e QPR: i londinesi poi torneranno in campo a San Silvestro contro l'Arsenal di van Persie e la sua voglia di record. Una chiusura coi botti.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

Boxing Day, Premier non prenderle

Del Boxing Day è rimasta solo la tradizione, ma c'è ancora qualche eccezione. Nel Medio Evo la nobiltà premiava la servitù mettendo doni e denaro in una scatola di metallo. Oggi, le grandi non fanno beneficenza, ma qualche regalo s'è visto anche nella 18esima di Premier. E per uno United che aggancia in testa i cugini asfaltando 5-0 il "povero" Wigan, c'è un Fulham che impone al Chelsea un altro 1-1 dopo quello dello stesso Wigan, e sempre con Cech protagonista in negativo.

Protagonista in positivo è stato invece Berbatov: nona tripletta in carriera e secondo 5-0 consecutivo per Ferguson, dopo il Fulham il Wigan. Che non meritava il secondo "pacco" di Dowd: il Rocchi d'Inghilterra c'è ricascato, e dopo il rosso a Herd nel derby di ottobre fra Villa e WBA, s'è inventato quello a Sammon.

Anche ad Anfield si sono visti "regali", ma niente Christmas Carroll per l'ex attaccante del Newcastle, in crisi al Liverpool almeno quanto Torres al Chelsea. Gerrard, in campo dopo due mesi, e i suoi compagni le hanno provate tutte ma dove non è arrivato Bunn ci ha pensato Henley sulla linea a regalare al Blackburn, quasi spacciato, un punto più di illusione che di speranza.

C'è un altra favola di Natale tra i pali. Titolare al posto dell'infortunato Schwarzer, David Stockdale del Fulham ha preso di tutto al Chelsea, negando ai Blues la vittoria che li avrebbe riavvicinati alla vetta. Dove festeggia a metà Mancini, che debuttò al City due anni fa con lo Stoke: gol di Petrov e Tévez. Stavolta, a Birmingham col West Brom, non sono bastati Aguero, Silva, Nasri, Balotelli e Dzeko. Anche nel Boxing Day, un regalo inaspettato.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

giovedì, dicembre 22, 2011

Carlò, un amico per Leo

Ci voleva un "Amico", per Leo uomo troppo solo al comando del Paris-Saint-Germain. Non alla Venditti, "per dimenticare". Ma alla Renato Zero, gettonatissimo nelle cene con Karaoke da Carletto, sorcino della prima ora dai tempi della Roma.
"Sarà (come) tornare ragazzi e, crederci ancora un po'...". Non più nella Milano rossonerazzurra, ma nella Parigi biancorossobleu. Al club con la Tour Eiffel sul cuore. Al Paris Saint-Germain che sta per divorziare da Antoine Kombouaré nonostante il primo posto in Ligue1 a +3 sul Montpellier.

Non è solo per il bel gioco, che con Carletto non è mai mancato e mai mancherà. Questione di abitudine a vincere. Cifre inarrivabili per il calcio italiano che solo sceicchi possono permettersi, in cambio di chi ha reso possibile tutto, o quasi.

Curioso destino per uno che alla Juve e al Milan prima di Manchester 2003 avevano dipinto come un Eriksson di Reggiolo : un perdente e neanche tanto di successo. Non contavano la promozione in A con la Reggiana, i preliminari di Champions col Parma, l'Intertoto e due secondi posti con la Juve, naufragata a Perugia con Collina versione Noè.

Quel rigore di Sheva, cambiò tutto. Il sopracciglio alzato era diventato un vezzo e non più un vizio, idem la passione per la tavola e la sigaretta in panchina, quando ancora si poteva. Perfino le baruffe nell'aria - con Seedorf, il Cavaliere, Sheva, Kaladze, Gila - sparivano alzando trofei, la Champions il preferito. Pur quella Abramovich lo aveva convinto a fargli imparare l'inglese, salvo poi licenziarlo nei corridoi del Goodison Park dopo il Double al primo tentativo. Adesso Leo ci prova col francese. Monsieur Carlò non lo tradirà. Ma sappia che un amico sa anche dirti di no.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, dicembre 20, 2011

2012, l'inizio del Moundo

Non era certo dal Ponferradina (sistemato già 2-0 a domicilio) che Mourinho si aspettava risposte sul suo Real 2.0. Ma il 5-1 nel ritorno dei sedicesimi di Copa del rey, è stato il saluto dei galacticos al 2011: l'anno del primo titulo di José al Madrid, proprio la Coppa di Spagna che Sergio Ramos lasciò cadere sotto il pullman della festa. E del primo blanco Natale in testa alla Liga. Non accadeva dal 2007, l'ultima stagione di Rijkaard prima di Guardiola.

Un doppio buon auspicio per il popolo merengue. Perché Mou primo alle vacanze invernali lo è sempre rimasto anche per quelle estive, e cioè a fine campionato.
Gli è già successo, e sempre per due volte, al Porto, al Chelsea e all'Inter. E quando gli è capuitato di inseguire - lo United nel 2006, l'Arsenal e lo stesso Manchester nel 2007 - ha poi chiuso sdecondo dietro Sir Alex, il maestro che Mou, un giorno, sogna di sostituire all'Old Trafford. Magari al posto di Guardiola, l'ex collega al Barcellona che adesso è l'unico capace di fargli ombra.

Da quando al timone del Barça c'è il Pep, a Capodanno i blaugrana hanno sempre festeggiato davanti. Quest'anno, inseguono a -3. Ma da campioni del mondo. Quel mondo che magari non finirà nel 2012, come da calendario Maya, ma che per la Liga e non solo forse non sarà più lo stesso.

PER SKY SPRT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, dicembre 18, 2011

Eurocheck-up, magari fosse febbraio

Se il Milan cercava conferme, ha trovato la partita giusta e il protagonista sbagliato. Il big-match di Premier l'ha vinto il City, tornato in testa da solo, ma l'Arsenal ha dimostrato di essere da titolo e Thomas Vermaelen (nella foto, stacca su Agüero) un difensore capace di numeri alla van Persie, leader in serata-no di una squadra che ha giocato alla pari con la capolista.
Allegri avrà preso appunti: "Verminator", come lo chiamano i tifosi, ha cominciato da terzino sinistro, poi è scalato al centro - il suo ruolo naturale - e ha chiuso da attaccante aggiunto. Il migliore, con David Silva, match-winner assieme a Hart, che ai Gunners ha parato di tutto.

Ha vinto quasi da solo, invece, Mathieu Valbuena, ormai aspecializzato in rimonte in zona-Cesarini. In Champions, 3-2-qualificazione all'87 a Dortmund contro il Borussia; in campionato col Lorient, in sei minuti più recupero: 1-1 all'84' ed esultanza polemica per i fischi del Vélodrome, seconda espulsione provocata e punizione-assist per il gol vincente di Benoit Cheyrou. Non male per un nazionale che con Deschamps, amico-rivale di Ranieri, aveva perso il posto e che invece con la sua velocità, da esterno alto di sinistra, sarà un problema persino per Maicon.

Uno dei problemi del Chelsea invece è l'incapacità di chiudere le partite, soprattutto con le piccole. In vantaggio a Wigan col solito Sturridge, a due minuti dalla fine ha subito così il pareggio di Jordi Gómez. Per il Napoli, che in campo aperto è con l'Arsenal la miglior squadra d'Europa e in zona-Mazzarri la migliore in assoluto, l'avversario ideale. Se solo fossimo a febbraio...

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

sabato, dicembre 17, 2011

Capitan Robin vs Batman Shearer

Quattro gol in 4 partite. Manca tanto così al super van Persie del 2011 per battere il record di Alan Shearer: l'ex centravanti del Blackburn segnò 36 gol in Premier nel 1995, l'anno dello storico titolo dei Rovers.

Capitano e sempre più uomo-simbolo dell'Arsenal, Robin è andato a segno, in campionato, 33 volte in 32 presenze. Più gol che partite per l'olandese, che ha ancora a disposizione 4 partite da qui a fine dicembre: contro il City all'Etihad stadium questo weekend, poi la trasferta al Villa Park mercoledì 21 e le due all'Emirates con Wolves nel Boxing Day di Santo Stefano e QPR a San Silvestro. Un calendario che, a cominciare dallo scontro diretto col City, pare fatto apposta per rimettere in corsa la squadra di Wenger e passare a van Persie il platonico titolo di miglior marcatore di sempre in un anno solare di Premier.

Non che ne avesse bisogno, ma il Milan è avvisato. Se Robin continua così, serviranno undici Batman rossoneri per eliminare l'Arsenal negli ottavi di Champions. Mancini invece la Champions l'ha lasciata al primo turno, e in campionato deve rialzarsi dopo il ko di Stamford Bridge contro il Chelsea. E allora Balotelli e Richards l'hanno subito preso in parola. Anche troppo.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Probabili formazioni:
MANCHESTER CITY (4-4-2): Hart - Richards, Kompany, Lescott, Zabaleta - Milner, Toure, Barry, Silva - Balotelli, Agüero. All. Mancini.
ARSENAL (4-3-3): Szczesny - Djourou, Mertesacker, Koscielny, Vermaelen - Song, Ramsey, Arteta - Walcott, Van Persie, Gervinho. All. Wenger.

venerdì, dicembre 16, 2011

Niente stress, siamo inglesi

Napoli-Chelsea e Milan-Arsenal agli ottavi di Champions. Porto-Manchester City e Ajax-Manchester United nei sedicesimi di Europa League. Peggio di così, alle inglesi, il sorteggio non poteva andare. E a metà marzo, il football dei Maestri rischia di restare a guardare prima ancora che si faccia sul serio.
Che sarebbe stata una stagione difficile, per le squadre di Sua Maestà, si era intuito già nella fase a gironi.
Nell'era Ferguson solo tre volte lo United è uscito al primo turno in Champions, e vederlo eliminato dal Basilea ha fatto ombra al ko del City, cui non sono bastati 10 punti nel gruppo con Bayern, Villarreal e Napoli, che adesso sogna contro gli altri Blues milionari. Quelli londinesi del magnate russo Abramovich.
Anche Arsène Wenger sogna un bis: perché nel 2008 eliminò, passeggiando 2-0 a San Siro, il Milan campione uscente.

Un doppio colpo alla superbia inglese: il futuro in Champions dipende da un francese e da un portoghese, André Villas Boas, che dovrà riuscire là dove è fallito il suo ex maestro, José Mourinho, che proprio vincendo a Stamford Bridge prese lo slancio per andare a vincere il Triplete.

In Europa League, invece, le due di Manchester restano le favorite, ma faranno bene a non scherzare contro Porto e Ajax, per non parlare dello Stoke City che rischia grosso col Valencia, pronto a vendicarsi del Chelsea che lo ha sbattuto fuori dalla Champions.
Almeno fino ai quarti non rischiano inglesi Lazio e Udinese. E chissà se quest'anno è davvero una fortuna.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO


I SEDICESIMI DI EUROPA LEAGUE:
Porto v Manchester City
Ajax v Manchester United
Lokomotiv Moskva v Athletic Bilbao
Salisburgo v Metalist Kharkiv
Stoke City v Valencia
Rubin Kazan v Olympiacos Pireo
AZ Alkmaar v Anderlecht
Lazio v Atlético Madrid
Steaua Bucarest v Twente
Viktoria Plzeň v FC Schalke 04
Wisła Cracovia v R. Standard Liegi
Sporting Braga v Beşiktaş
Udinese v PAOK Salonicco
Trabzonspor v PSV Eindhoven
Hannover 96 v Club Brugge KV
Legia Varsavia v Sporting Lisbona

GLI OTTAVI DI EUROPA LEAGUE:
Salisburgo/Metalist v Rubin Kazan/Olympiacos Pireo
Legia Varsavia/Sporting v Porto/Manchester City
Steaua Bucarest/Twente v Plzeň/Schalke 04
Wisła Cracovia /Standard v Hannover/Club Brugge
Stoke City/Valencia v Trabzonspor/PSV Eindhoven
AZ Alkmaar/Anderlecht v Udinese/PAOK Salonicco
Lazio/Atlético Madrid v Sporting Braga/Beşiktaş
Ajax/Manchester United v Lokomotiv/Athletic Bilbao

domenica, dicembre 11, 2011

Clásico, stop and ego

Quando non ti difendono più nemmeno nemmeno As e Marca, una sorta di doppio house-organ della casa blanca, vuol dire che sul ring di Spagna è volato l'asciugamano. Per manifesta superiorità.

Nel day after del 163esimo Clásico di Liga, perfino la stampa anticatalana è costretta alla resa. Troppo forte questo Barça, anche se, per paradosso, non dovesse vincere la Liga. Potenzialmente comandata ancora dal Madrid in solitario, se vincerà sabato a Siviglia.

Il 3-1 del Bernabéu, esploso già dopo 21" per la paperissima di Victor Valdés, poi ripetuta almeno tre volte, ha messo in discussione nuove certezze. E riaperto vecchie ferite. Come il complesso di CR7, sparito al cospetto di Messi, Xavi e Iniesta - suoi eterni rivali nel Pallone d'oro - e difeso sui giornali da Casillas: "ci porta gol e titoli", ha detto il capitano merengue.

Il gap tecnico col Barcelona è ridotto come quello sul gioco, ma il Pep, ancora una volta, ha dato scacco matto a Mou. Che ci ha provato, ma senza troppa convinzione, a buttarla sul fortunato 2-1 co-prodotto da Xavi e Marcelo e sulla mancata espulsione di Messi, forse da secondo giallo su Xabi Alonso a fine primo tempo. Ma se persino Sergio Ramos ha fatto i complimenti al Barça, definiti "un gran equipo", allora c'è poco da recriminare. Il Barca è ancora la squadra più forte, il modello cui tendere.
Il vero colpo però, è quello assestato da Guardiola all'infinito ego di Mourinho, mai visto così dimesso in panchina: 4 vittorie e 2 pareggi per il Pep nel tempio merengue. Alla faccia del Miedo Escénico. E sesto successo sullo Special One, battuto - ha detto Pep - "pensando di dover soffrire di più contro il primo rivale per il titolo". La vendetta, anche mediatica, va servita fredda. E senza nemmeno un "¿Por qué?"

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, dicembre 08, 2011

Kashiwa Reysol, l'alba dei Re Sole

Primi a conquistare un posto nella Champions League asiatica 2012, ultimi a guadagnarsi il mondiale per club. Merito della combattutissima J-League, che i Kashiwa Reysol hanno vinto – da neopromossi, mai successo - alla 34esima giornata in un appassionante sprint con Nagoya Grampus e Gamba Osaka: tre squadre in due punti a 90’ dal termine.

Col comodo 4-0 sull’Albirex Niigata, i “Sun Kings” sono diventati la terza neopromossa nella storia della massima divisione giapponese a qualificarsi subito per la Asian Champions League, col sofferto 3-1 sugli Urawa Reds invece hanno mantenuto il punto di vantaggio (72 a 71) sul Nagoya e vinto il loro primo, due volte storico titolo di campioni del Giappone.

Partiti per centrare una tranquilla salvezza, i Reysol – dalle parole spagnole rey (re) e sol (sole) – hanno via via preso fiducia e cominciato a crederci. E il titolo, da sogno proibito, è diventato realtà. All’ultima giornata la capolista aveva un punto di vantaggio sul Grampus e due sul Gamba. Tutte e tre giocavano in trasferta: la capolista al Saitama di Urawa, il Grampus a Niigata con l’Albirex e il Gamba a Shimuzu col S-Pulse. Pressione, per chi ha giocato in Brasile, significa casa. E così a fare la differenza è stata l’esperienza in panchina di Nelsinho Batista e la classe in campo di Leandro Domingues, con 14 gol terzo cannoniere del campionato. Il trequartista brasiliano è stato tra i migliori con gli autori delle reti decisive: il connazionale Jorge Wágner, il difensore Waturu Hashimoto (in rovesciata) e il 20enne interno Akimi Barada.

Grazie anche alle papere (sull’1-0 e sul 3-1) di Kato, il portiere dei Reds, Baptista, ex Nagoya, ha ritrovato la sua “Nelsinho Magic”, la magia che lo aveva abbandonato solo in finale Intercontinentale ’97, 2-0 del Dortmund di Nevio Scala sul Cruzeiro a Tokyo. E invece proprio nella prefettura di Chiba, un’ora a nord-est della capitale, ha scolpito il suo capolavoro. Un 4-4-2 o 4-3-3 (in possesso) al comando per l’82% del torneo e quasi autoctono: protagonisti i due brasiliani, comprimari il nordcoreano An Yong-Hak a metà campo e i difensori sudcoreani Park Dong-Hyuk e Kweon Han-Jin. Al mondiale troverà l’Auckland City ed eventualmente il Monterrey nella parte di tabellone con testa di serie il Santos, l’ex squadra di Nelsinho e del 33enne centrocampista Wágner. Fino alla semifinale non un cammino impossibile per una squadra che da due anni vive in una favola.
Christian Giordano

la stella - Leandro DOMINGUES
L’Ibrahimovic dei poveri, non per caratteristiche ma per campionati vinti da primattore: 5 titoli statali in Brasile (4 in fila col Vitória, uno col Cruzeiro), due in Giappone. In due stagioni ai Sun Kings, 26 gol in 59 partite da attaccante esterno o dietro le punte Junya Tanaka e Masato Kuda. Ma a 28 anni il sogno Seleção resterà tale. (ch.giord)

l’allenatore - Nelsinho BAPTISTA
Ex terzino destro di Ponte Preta, São Paulo, Santos e Juventus (São Paulo), 61enne brasiliano di Campinas, è alla 26ª stagione in panchina. In Brasile ha vinto quasi dappertutto e ha allenato anche in Colombia (Sporting Barranquilla), Arabia Saudita (Al-Hilal), Cile (Colo Colo) e Giappone (2 J-League e coppa di Lega al Verdy). Auckland City e Monterrey lo separano dal derby col Santos, che lo esonerò nel 2005 dopo due storici ko: 7-1 dal Corinthians e 4-0 dall’Internacional. Lasciato lo Sport Recife per contrasti con le star, è al Reysol dal 2009. In due anni, primo in J-League in II e in I divisione. “Nelsinho magic” è tornato. (ch.giord)

Mazzarri passa col rosso

Il dubbio era venuto a Vialli. La risposta, il giorno dopo, l'ha data lo stesso Mazzarri.
Voluto o no, il gesto ha funzionato. Il messaggio è passato. Il Napoli s'è messo a giocare da Napoli, il gol liberatorio di Inler ha allungato il campo e Hamsik ha chiuso il discorso qualificazione. E chissà che il rosso volontario non diventi una moda.

Al contrario del calcio, nel basket è un classico in programmazione da decenni. Da noi, nelle epiche sfide-scudetto anni 80 fra Valerio Bianchini e Dan Peterson, cioè fra Roma e Milano, ma anche per gli infuocati ritorni a Bologna del Coach contro la sua ex Virtus Bologna.

In America, Gene Hackman l'ha interpretato alla grande in Hoosiers - Colpo vincente nell'edizione italiana - la storia romanzata di una squadra vera, la piccolissima Milan High School che nel 1954 vinse il titolo statale, che nell'Indiana vale come la Champions per il Napoli.
Inventata o no, una storia speciale.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Al-Sadd, momento qatartico

Unico club qatariano a conquistare la Champions League asiatica (1989), l’Al-Sadd si è ripetuto 22 anni dopo con un riuscito mix di esperienza e talento giovane. In finale, il 5 novembre in casa dei sudcoreani del Jeonbuk Hyundai Motors, ha vinto 6-4 ai rigori dopo essersi fatto raggiungere al 93’ dal gol di Lee Seung-Hyun.

Fondata nel 1969 da un gruppo di studenti di Doha, la capitale, è la società più titolata della piccola e ricchissima nazione del Golfo: 43 trofei. In Qatar è detta Al-Zaeem (il Capo) o Al-Dheeb (il Lupo) e in Italia è nota per la telenovela-Mauro Zárate, alla fine riscattato dalla Lazio per venti milioni di euro, la cifra per cui l’attaccante argentino era arrivato dal Vélez Sársfield.

L’anima della squadra è locale, con 5 stranieri di qualità soprattutto in attacco e tanto mestiere in panchina. Con l’eccezione del preparatore dei portieri, l’iracheno Suhail Saber, lo staff tecnico è tutto uruguaiano: l’allenatore Jorge Fossati, l’assistente Leonardo Favio e il preparatore atletico Alejandro Valenzuela.

Nel 4-1-4-1 a rombo, davanti a Mohamed Saqr, 31enne “eroe” della Champions asiatica, i centrali sono il nazionale sudcoreano Lee Jung-Soo, che può giocare anche a destra al posto del capitano Abdulla Koni, e Mohammed Kasola, ghanese naturalizzato qatariano. A sinistra spinge il franco-algerino Nadir Belhadj; giovanili nel Lens, un passaggio da meteora nel Lione e col Portsmouth gli ultimi 9’ in finale di FA Cup 2010, persa 1-0 (Drogba) contro il Chelsea di Ancelotti. Il faro della squadra, vertice alto protetto dai nazionali Wesam Rizik e Talal Al-Bloushi, è il Khalfan Ibrahim, Giocatore d’Asia 2006 a soli 18 anni. Dieci classico, è lui a innescare la coppia d’attacco africana: il senegalese Mamadou Niang che piaceva a Roma e Liverpool, e l’ivoriano Abdul Kader Keïta, tornato dopo 5 stagioni con Lille, Lione e Galatasaray. Per loro parla la carriera internazionale: 19 in gol in 50 presenze dal 2004 per Niang, 11 in 60 dal 2000 per Keita. Assieme al carattere indomito (vedi rissa in semifinale col Suwon e il solito tifo intimidatorio dei sudcoreani in finale), proprio l’attacco è il punto di forza di una squadra che segna e concede molto. Nelle 15 partite di Champions per arrivare in finale, 24 gol fatti e 12 subiti. Al mondiale per club, un lusso insostenibile. Anche per chi naviga nell’oro nero.
Christian Giordano

la stella - Mamadou NIANG

Ottavo goleador del Marsiglia (100 reti, 71 in 155 gare di Ligue 1), un anno al Fenerbahçe (15 in 29) e poi il cimitero qatariano senza mai essere stato elefante. Classe 1979, l’attaccante della nazionale senegalese di passaporto francese fa ancora la differenza, ma che spreco. A 18 anni, dopo due di giovanili nel Le Havre, lasciò il calcio, a 32 già baby-pensionato alla Eto’o. (ch.giord)

l’allenatore - Jorge FOSSATI
Uruguagio di Montevideo, 59 anni, ex portiere del Peñarol (5 titoli da giocatore, uno da allenatore) con 3 presenze nella Celeste, ha vinto il campionato anche in Paraguay (Olimpia), Argentina (Rosario Central) e Brasile (titolo statale con l’Avaí). Giramondo vincente anche in panchina (Sudamericana e Recopa con la LDU Quito), ha allenato in Qatar, Argentina, Arabia Saudita e Brasile (unico flop, all’Internacional). Da Ct, terzo posto con l’Uruguay in Copa América 2004. Tornato all’Al-Sadd con cui nel 2007 alzò 4 trofei, ha subito centrato la doppietta campionato-Champions asiatica 2011. (ch.giord)

Auckland City, influenza spagnola

Fondato nel 2004, e già tre FIFA World Cup: un record. Ad Abu Dhabi 2009, i neozelandesi fecero la storia: quinto posto battendo 2-0 l’Al-Ahli padrone di casa e 3-2 il TP Mazembe campione d’Africa, poi finalista contro l’Inter l’anno dopo. Stavolta per i “Kiwi” sarà dura. Dopo tre campionati vinti in quattro anni, nel 2010 l’Auckland City ha lasciato il (secondo) titolo nazionale al Waitakere United e quello continentale all’Hekare United (Papua Nuova Guinea).

Anche se dovesse superare il play-off di Toyota contro i campioni del Giappone, nei quarti avrebbe i messicani del Monterrey e in semifinale il Santos. Utopia più che un sogno. La squadra però s’è rafforzata dappertutto: con gli spagnoli Angel Berlanga (in difesa), Manuel Expósito (sulle fasce) e Andreu Mayoral (nel mezzo) e con l’argentino Emiliano Tade (davanti). In ogni caso, l’esperienza giapponese sarà preziosa per giovani prospetti come il difensori Reece Lambert (1994), il centrocampista Andrew Milne (1992) e l’attaccante Stephen Carmichael (1994).

L’influenza spagnola ha contagiato anche la panchina. Dai e dai ce l’ha fatta, l’ex assistente Ramón Tribulietx, a ereditare la prima squadra da Aaron McFarland, promosso Director of Football. Il mondiale per club «è il nostro unico obiettivo di» ha detto il neo-head coach al via della ASB Premiership, il campionato semiprofessionistico locale. In quanto alla campagna continentale, non c’è più competizione: con le australiane “entrate” in Asia, ora dominano le neozelandesi. Nella Champions d’Oceania quest’anno c’è stato pure il 10-0 del Waitakere contro il Tefana (Tahiti), anche se appena una stagione fa vinse a sorpresa l’Hekare, che poi andò al mondiale.

Senza più Ben Sigmund, Jason Hayne e Keryn Jordan, il 4-3-3 dei “Boys” fa perno sul capitano Ivan Vicelich, centrale difensivo di origini croate e veterano della nazionale che in Sudafrica impattò 1-1 con l’Italia, e sugli altri nazionali: il portiere Jacob Spoonley e i centrocampisti Chad Coombes e David Mulligan. I gol li fa Daniel Koprivcic, ma la luce l’accende l’aletta Expósito, che è pure il rigorista. Con le sue discese chiuse con “trivela” d’esterno destro (alla Quaresma) ha deciso la finale della OFC Champions League con l’Amical (Vanuatu). Altro livello, però.
Christian Giordano

la stella - Manel EXPÓSITO

Tre anni nel Barcellona (2002-2005) e lo storico debutto, il 16 novembre 2003 contro il Porto, insieme con Lionel Messi. Un anno all’Atlético Madrid (2005) e tanti club minori spagnoli (Miapuesta Figueres, Benidorm, Gramenet, Ciudad de Murcia, Cerro de Reyes Badajoz Atletico), poi “Xino” o “Kappa”, 30enne barcellonese di Sentfores, ha trovato la sua America. (ch.giord)

l’allenatore - Ramón TRIBULIETX
Catalano di Barcellona, classe 1972, è arrivato da assistente all’inizio della fortunata stagione 2009-10 (quinto posto al Mondiale per club), l’anno dopo con Aaron McFarland è subentrato a Paul Sosa e ha vinto la Champions d’Oceania. Da questa stagione è capoallenatore. Prima dell’avventura neozelandese, era stato vice nelle squadre B della Segunda División spagnola con Sant Andreu, Figueres e Castelldefels. Predica un 4-3-3 offensivo, arioso in campo aperto, ma il tiki-taka non può abitare qui. (ch.giord)

Espérance, alla fiera dell’EST

Il vento della Primavera Araba, nel calcio, soffia più forte dal Maghreb. In finale di Champions League africana, l’Espérance Tunisi si è imposta sui marocchini del Wydad in due partite fallose e tiratissime come quelle del Gruppo B nella fase a gironi: 0-0 a Casablanca, 1-0 per i tunisini (in 11 contro 10 per un tempo) a Radès, sobborgo a 9 km a sud-est della capitale.

Il gol “mondiale”, alla Maicon, lo ha segnato il 25enne terzino destro ghanese Harrison Afful: discesa sul fondo, rientro sul lato corto dell’area e gran sinistro sul palo lontano. Un gol da 1,5 milioni di dollari (il premio per i campioni d’Africa), che oltre alla seconda Champions 17 anni dopo la storica prima volta, è valso il viaggio FIFA in Giappone.

Un successo targato Nabil Maâloul, che nel 2004 sempre a Radés, da assistente del Ct della Tunisia, il francese Roger Lemerre, batté il Marocco in finale di Coppa d’Africa. Discepolo di Luis Aragonés, Marcello Lippi, Arrigo Sacchi e Arsène Wenger, conosciuti facendo l’opinionista tv («Ho imparato più da loro che da chiunque altro»), adotta un 4-4-2 o 4-2-3-1 di grande attenzione difensiva. A differenza dei maestri (Sacchi escluso), però, non invecchierà in panchina. Perlomeno non quella dell’EST, com’è chiamato il club col quale, fra “tradimenti” e ritorni, è coinvolto da trent’anni. «Non allenerò a lungo e questa è la mia ultima stagione con l’Espérance», ha detto prima di completare il triplete: campionato e coppa di Tunisia più Champions africana.

Squadra fisica che sa rinunciare ai fronzoli, i Sang et Or si affidano in attacco ai 190 cm del camerunese Yannick N’Djeng, servito dalle pennellate di Oussama Darragi e Youssef Msakni, un ’90 come N’Djeng, il primo a pressare alto in non possesso.

Davanti al portierone Ben Cherifa, altro “eroe” di Champions, comanda il centrale Banana Yaya, camerunese del ’91 messosi in luce al Mondiale Under 20 in Colombia. Anche lui piace in Europa come Afful, nazionale ghanese cresciuto alla Academy del Feyenoord alla periferia di Accra già provinato dalla casa madre e in Belgio dal Mechelen. In mediana Mejdi Traoui e Khaled Korbi fanno da cerniera al tridente. Nei quarti, contro l’Al-Sadd l’11 dicembre a Toyota, l’EST (14 campionati, 7 coppe e 2 Supercoppe in vent’anni) è favorita. E poi, contro il Barcellona campione uscente, chissà che non cominci la fiera.
Christian Giordano

la stella - Oussama DARRAGI
Il “Rivaldo africano” in finale di Champions League africana contro il Wydad Casablanca ha giocato gli ultimi 6’ dell’andata in Marocco, al ritorno in Tunisia ha incantato. Dieci classico, capitano a soli 24 anni, “Picasso” è pronto per grandi club. In nazionale: 3 gol in 14 presenze. Esulta con pollice sinistro in bocca e l’altra mano all’orecchio destro. (ch.giord)

l’allenatore - Nabil MAALOULEx difensore della nazionale tunisina, ha giocato anche in Germania (Hannover, 1989-91) e in Arabia Saudita (Al Ahli di Djeddah, 1997-98). Figlio d’arte, 49 anni a Natale, è subentrato il 28 dicembre 2010 all’esonerato Maher Kanzari. Al primo anno subito triplete. Da giocatore in patria ha vinto tutto (7 campionati, 2 Coppe e una Supercoppa). È un simbolo dell’Espérance, il club più vittorioso di Tunisia, ritrovato da allenatore 16 anni dopo averlo lasciato 32enne, dopo dieci stagioni, per incomprensioni col presidente Slim Chiboub, che non voleva rinnovargli il contratto. (ch.giord)

mercoledì, dicembre 07, 2011

Real Moudrid, anno secondo

C'era una volta el señorìo, l'equivalente in salsa merengue dello stile-Juve. Mourinho lo ha travolto e stravolto, pur di azzerare il gap col Barcellona più grande di sempre.

Il giochino funziona se vinci, e quest'anno - il secondo del Real Moudrid - dovrebbe essere quello buono. Almeno in Liga, e forse in Champions, dove i blancos hanno stradominato Ajax, Lione e Dinamo Zagabria. Unici a punteggio pieno, 19 gol fatti e 2 subiti. Il tutto senza l'ex Dortmund, Sahin, il colpo del mercato estivo, appena rientrato, e con 30 milioni spesi per Fábio Coentrão, vice-Marcelo a sinistra.

Il capolavoro di Mou è stato esaltare le accelerazioni di Cristiano Ronaldo, senza farne l'unica opzione. Ha incanalato e non imbrigliato il genio non ribelle di Di Maria e spremuto il meglio dalle punte, Higuain e Benzema, martirizzato l'anno scorso ma rinato in coppia o in alternativa al "Pipita" argentino. Il 4231 davanti a super Casillas è quello del triplete nerazzurro ma con ancora la rabbia giovane: Khedira e Xabi mediani titolari, Diarra e Granero riserve. Kaká dodicesimo di qualità dà l'idea del perché in un impianto così anche Callejon (nella foto con Higuain) sembra galáctico. La Decima non è ancora un'ossessione, ma non è più solo un sogno.

CSKA, piccola madre Russia

"Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco" non è una frase da dire a Slutsky, l'allenatore del CSKA che cadendo nel recuperare un gattino su un albero dovette dire addio alla carriera da giocatore a 19 anni. In panchina invece ha fatto del pragmatismo la sua filosofia. Nel 4-4-2 e a bilancio.

Il CSKA del calcio non ha il budget del basket, e allora i campioncini dve andare a scovarseli fuori dalle grandi rotte. Doumbia, l'attaccante ivoriano che dormiva col poster di Drogba, giocava nella B giapponese. 50 gol e due titoli di capocannoniere in Svizzera in due anni con lo Young Boys lo hanno portato a Mosca, dove non è tra i primi 10 più pagati del club e nemmeno tra i primi 50 del campionato russo.

L'altra stella è il brasiliano Vagner Love, un nome un programma di scappaltelle dai ritiri. Sulla fascia sforna assist il giapponese Honda e sui calci piazzatin spesso decide il talentino Dzagoev che tutti aspettano esploda da almeno due stagioni.

Agli ottavi grazie a un girone tanto folle quanto mediocre, ha sfruttato i regali dell'Inter a San Siro, dov'era già passato il Trabzonspor. In sfide dentro o fuori, però, i russi è sempre meglio lasciarli in letargo.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Barça per la storia

Primo a marce basse nel girone col Milan e il lusso di provare il Barcellona del futuro. Guardiola fa giocare i bambini del Barca "B" (non più di Luis Enrique) in Europa, ma in campionato quest'anno insegue: un po' per gli infortuni, e molto per il super Real Madrid di Mourinho, che di solito, al secondo anno, non perdona.

Victor Valdes è da annio al livello di Casillas, questione di gusti. Dietro, Piqué ha i tempi del regista spostato in difesa, tanto che il Pep a un certo punto s'è messo in testa un'idea meravigliosa: difendere a 3 come il suo Dream Team da giocatore, con 4 in mezzo per sostenere i tre davanti - Pedro-Messi-Villa - che segnano tanto, sì, ma non come un anno fa.

Leo è così grande che Villa - un centravanti - si sacrifica a sinistra, dove se Iniesta si rompe c'è un certo Fabregas che in mezzo può giocare dappertutto. L'unico insostituibile è il professor Xavi, ma alle sue spalle cresce bene Thiago Alcántara. Il futuro è adesso, perché il Barcellona non gioca solo per la Champions, gioca per la storia.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Benfica, il miracolo di Jesus

Già qualificata con un turno d'anticipo nel gruppo del Manchester United dopo che in due anni ha perso 4 nazionali: il portoghese Fábio Coentrão, i brasiliani David Luiz e Ramíres e l'argentino Di María.
Al terzo anno con Jorge jesus in panchina, il Benfica è partito col botto: primo in campionato col Porto (appena uscito dalla Champions) e fra le Top Sixteen d'Europa, per di più giocando un gran calcio. Jesus ci è arrivato per gradi, dal 4-1-3-2 al 4-2-3-1, costruito sui mediani Javi García e Alex Witsel, il talentino dello Standard Liegi sedotto e abbandonato un anno fa dal Milan.

Dal Real Madrid, in direzione opposta a Fábio Coentrão, è arrivato Garay, centrale al fianco di Luisão, eterna riserva nella Seleção di Lucio e Thiago Silva prima, e dello stesso David Luiz poi. Finalmente esploso l'argentino Gaitán, e col "Payacito" Aymar alla miglior stagione della sua seconda carriera, i gol arrivano dal solito Cardozo (nella foto). In panchina con l'ex Estudiantes Enzo Pérez e il "Conejo" Saviola, i craque del futuro: Nolito, ex promessa nel Barça "B" di Luis Enrique, e la stellina del Mondiale Under 20 Rodrigo. Il problema, come sanno Roma e Genoa, è tra i pali: Artur o Eduardo, più papere che papaveri.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Lione, grandeur de France

Scordatevi il Lione per sette anni campione in Ligue1. Nonostante i soldi del PSG, il tifo del Marsiglia e l'identità del Saint-Étienne, l'Olympique è sempre la grande più grande di Francia, ma il presidentissimo Aulas s'è messo a fare l'ultimo Moratti. E il mercato lo fa col Fair Play Finanziario. Licenziato Claude Puel, nel nuovo secolo unico a non vincere niente sulla panchina dell'OL, a guidare la squadra è stato chiamato l'ex bandiera del club, Rémi Garde.

Al Lione, però, un po' come al Milan, è la società l'ombrello dell'allenatore. Garde quindi ha potuto lavorare sul 4-2-3-1 con la sicurezza Lloris in porta, la straripante fisicità della fascia sinistra con Cissokho e Bastos e il fiuto per la porta di Gomis, Briand e Lisandro López, diventato decisivo anche partendo dalla panchina.

Dietro, col brasiliano Cris non si passa. Ma in mezzo lo svedese Källström non ha più la solidità di Toulalan, andato al Malaga per 13 milioni. In attesa che esploda il 20enne Fofana, ex Le Havre, la delusione si chiama Gourcuff, l'ex milanista mai tornato quello di Bordeaux. Se torna lui, allora il Lione tornerà l'OL. La grande più grande di Francia.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Bayern, missione Allianz

Monaco, 19 maggio. È la missione del Bayern 2011-12. Fin qui, tabella rispettata, anche se con un costo non preventivabile: la clavicola rotta di Schweinsteiger nel ritorno col Napoli.

Concausa del calo di novembre, l'assenza del motore del Bayern ha fatto battere in testa lo squadrone rinmesso in carreggiata dall'esperienza di Heynckes dopo le sbandate dell'ultimo van Gaal nell finale della scorsa stagione.

Trascinato dal miglior Ribéry visto in Germania, col talento giovane dei nazionali Neuer, Müller e Kroos il Bayern può dominare in Bundesliga anche senza la superstar Robben, appena rientrato dall'ennesimo infortunio. Ma in Champions League l'olandese fa la differenza, assieme a Gomez, tornato quello strappato allo Stoccarda per 30 milioni di euro e costato il posto a Toni prima e Klose poi.

Nel girone tostissimo con Napoli e Manchester City, i bavaresi hanno dominato rischiando la rimonta della squadra di Mazzarri con la doppietta dell'esordiente argentino Fernández, un difensore centrale. L'unico ruolo che nel Bayern è scoperto: van Buyten e Badstuber sono alti e grossi ma lenti. la missione Allianz Arena dipende anche da loro.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Basilea, blaugrana svizzera

La sorpresa di questa Champions è già nella storia. Solo due volte nell'era-Ferguson lo United era uscito al primo turno: nel '95 e nel 2006. Da allora due coppe e tre finali. L'ultima la più dolorosa con lo United impotente di fronte al Barcellona. Un capriccio della storia perché Hans Gamper, fondatore del Barca, scelse il blaugrana del Basilea.
Gli svizzeri avevano già sfiorato il colpaccio all'Old Trafford, e al Sankt-Jakob Park hanno fatto il colpo del secolo. Un colpo fortunato, ma soprattutto meritato.

Il 4-4-2 di Thorsten Fink è un prodotto nelle giovanili. Come il gioiello Shaquiri, con Mata l'unico capace di fare la differenza con l'Under 21, si è ripetuto in Champions. I gol sono arrivati dai vecchietti Streller e Alexander Frei, al 5. gol in 5 partite in questa Champions, ma la luce l'ha accesa lui. Il ragazzino del vivaio che dieci anni dopo ha portato il club in paradiso.

I punti di forza sono il portiere Sommer, le geometrie di Xhaka - campione del mondo Under 19 due anni fa con la Svizzera - e l'altro Frei, Fabian, non è parente di Alexander ma in coppia con lui è stato decisivo a Galati con l'Otelul e all'Old Trafford. Il teatro dei sogni diventati realtà.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Porto, l'euro-Udinese

L'Udinese d'Europa per la capacità di scovare e valorizzare talenti, cederli a prezzi fuori mercato e diventare ancora più forte. Il Porto è un modello di gestione, a volte molto borderline, che prescinde da campioni e fuoriclasse. Anche della panchina. Conclamati, come Mourinho, o in pectore, come Villas Boas, lasciato al Chelsea per 15 miliioni.

La mente di tutto è il presidentissimo Pinto da Costa che ha affidato la squadra del quadriplete al semisconsociuto Vitor Pereira. Il sostituto dello Special Two è stato bravo e fortunato. Non tanto a mantenere il 4-3-3 della casa, quanto a non stravolgere meccanismi che l'anno scorso hanno portato i Dragoes a vincere tutto in Portogallo e l'Europa League.

Perso Falcao, ceduto per 40 milioni all'Atletcio Madrid per il dopo Aguero, l'attacco è tutto sulle spalle di Hulk, fisico da supereroe e sinistro devastante, ormai pronto per una grande. 
In regia Joao Moutinho, eterna promessa sottovalutata in Europa anche per colpa di un fisichino non proprio da Premier League.
A sinistra spinge l'uruguaiano Alvaro Pereira, con lo juventuino Estigarribia il miglior esterno della Copa América vinta dalla Celeste.

E a dicembre, dopo il mondiale, sbarcherà Danilo, "eroe" di Copa Libertadores col Santos. Piaceva al Milan, andrà all'Udinese. Quella d'Europa.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Valencia, non un affare

Senza più Villa, Silva e Mata, senza soldi. Al punto che il Nuevo Mestalla è ancora un cantiere. Eppure il Valencia è lì, nella Top Sixteen di Champions, e subito dietro le due grandi in Liga.

Il miracolo di Unay Emery è uno e trino: la squadra fa risultati, gioca bene e continua a lanciare giovani o a rilanciare scarti. Il tutto senza il suo unico craque, quel Sergio Canales martirizzato un anno fa da Mourinho al Real Madrid e fuori fino ad aprile per la rottura dei legamenti del ginocchio.

Allenatore fra i più sottovalutati d'Europa, Emery ha fatto bene a Lorca e ad Almeria prima di riscostruire, al Valencia, sulle macerie del dopo-Ronald Koeman. Con lui Soldado, 14 gol in stagione, è diventato un centravanti di livello internazionale. 

Ha rimpiazzato Silva col brasiliano Jonas e Mata con l'argentino Pablo Piatti. In porta, il talento della cantera Vicente Guaita preme alle spalle del brasiliano Diego Alves. Il 4-2-3-1 spagnolo è solido dietro, con l'ex Lille Rami in difesa e il vecchio Albelda in mediana con Tino Costa, pericoloso anche da fuori. Chi se lo trova, non fa un affare.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Mettete campioni nei vostri Gunners

Alla peggior partenza in campionato nella gestione Wenger, l'Arsenal ha abbinato un cammino opposto in Champions: qualificato come primo e con una giornata di anticipo. Un cammino che al posto dei londinesi, con un pizzico di ingenuità in meno e di fortuna in più poteva essere percorso dall'Udinese. In campo europeo la mentalità e il gioco palla a terra dei Gunners sono sempre uno spettacolo.

Il miglior Walcott della carriera e un van Persie realizzatore di grande regolarità hanno mascherato le lacune, soprattutto difensive. Perdere in un sol colpo Fabregas e Nasri ha fatto danni irreparabaili: non perché fossero loro a proteggere Szczęsny ma perché tenevano palla come nessuno. Il resto lo hanno fatto gli infortuni, che hanno colpito Ramsey e Wishere, eredi naturali di Fabregas e Nasri, e soprattutto Gibbs e Vermaelen, l'unico difensore di livello internazionale fra Koscielny, Mertesacker, Djourou e Squillaci.

Il mercato ha portato solo André Santos a sinistra, Arteta e Benayoun sulla trequarti e Gervinho davanti. Ma a preoccupare Wenger è l'involuzione di Arshavin (al centro nella foto), Song e Chamakh. Gente che in Champions può starci eccome, ma che difficilmente te la farà vincere.

martedì, dicembre 06, 2011

Bayer, senza enne

A un certo punto, col Genk già eliminato e avanti 2-0 a Leverkusen sono tornati gli spettri del 2002: triplete sfumato ed etichetta di eterni perdenti confermata nei secoli. L'allenatore era Klaus Toppmoeller, subito ribattezzato Flopmoeller.

Quello di oggi si chiama Robin Dutt, e ha costruito un Bayer su un 4-2-3-1 dinamico che non può avere il passo di Michael Ballack, tornato là dove tutto era cominciato. L'ex Chelsea è l'unico con il talento e l'esperienza per questi livelli, ma il futuro della squadra è in porta. Fuori Adler, vice Neuer in nazionale, la rivelazione dell'anno è il 19enne Bernd Leno, arrivato dallo Stoccarda in prestito fino a Natale.

Brutta notizia per il Bayer, che senza Barnetta e per andare avanti in Champions può sperare solo sul talento di Schurrle, un'ala velocissima e tecnica che però ha faticato ad ambientarsi. E sui gol di Kiessling e Derdyok, tutti da verificare quando la Champions ritorna Coppa Campioni. Altrimenti non sarebbe il Bayer. Senza la enne finale.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Apoel, e così Nicosia

Alzi la mano chi a inizio stagione avrebbe scommesso sull'Apoel anche solo in Europa League, figuriamoci agli ottavi di Champions. Invece, alla seconda apparizione nel torneo, i ciprioti si sono qualfiicati addirittura con una giornata di anticipo contro una grande d'Europa come il Porto, e due nuove ricche del calcio ex sovietico come Zenit e Shakhtar, ormai degli habitué della Champions. 

Non chiamatelo, però, miracolo. Casomai programmazione. Due anni fa, sempre con il serbo Ivan Jovanovic in panchina, raccolse solo tre pareggi: due con l'Atlético Madrid, e uno col Chelsea a Stamford Bridge.

La stella del 4-4-1-1 è il centravanti brasiliano Ailton, solo omonimo dell'ex capocannoniere della Bundesliga eternamente sovrappeso. Alle sue spalle la mezzapunta Pinto, ma i pericoli arrivano dagli esterni: Trickovski e Manduca. Il Solari meno famoso, fratello dell'ex meteora interista, è invece finito in panchina. Come il portiere titolare Chiotis, che il posto da titolare l'ha lasciato a Pardo: e si capisce il perché. Detto magari sottovoce, i miracoli, anche nella programmazione, difficilmente si ripetono. È l'Apoel il jolly del torneo. Beato chi lo pesca.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Marsiglia, ritorno al passato

Ci ha provato in tutti i modi il Marsiglia, e alla fine ce l'ha fatta a restare in questa Champions. E' andata a vincere in rimonta al Westfalenstadion e come in tutto il girone ha sprecato tantissimo.

Didier Descahmps però ha ottenuto la sua personale rivincita: con la Juventus, a Monaco '97 contro il Dortmund, perse la finale di Champions. Stavolta, battendo il Borussia non solo lo ha eliminato ma ha reso vano il disperato 3-1 dell'Olympiacos sull'Arsenal, primo davanti ai francesi.

Partito malissimo in campionato (una vittoria in 5 partite di Ligue1), Deschams è tornato all'antico: a quel suo Monaco che poi lo portò alla promozione con la Juve in Serie B. Modulo più offensivo per sfruttare Gignac e Remy e transizione più dinamica per un 4-3-3 più ricco di velocità e fisico che di talento.

Soprattutto suglli esterni d'attacco, Valbuena (al centro nella foto con Diarra e Amalfitano) e Ayew - figlio dell'Abedì Pelé visto al Torino - tutti in gol nel match-spareggio col Dortmund. In porta c'è Mandanda, qualche amnesia ma tutto sommato è affidabile. In difesa Azpilicueta è costato quanto Maicon, ma la differenza c'è e si vede. In mezzo la corsa di Diarra e Mbia e l'estro di Lucho González. Ma la mente è in panchina.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Quasi allo Zenit

Il marchio di fabbrica è quello: il 4-2-3-1 che ha fatto la fortuna di Spalletti e della Roma. Il gioco no, perché il talento casomai si compra, ma non si improvvisa. Al posto di Totti-centravanti inventato, se manca il nazionale russo Kerzakhov, ci sono i 190 cm di Bukharov, che però vanno in panchina se, come a Porto, basta non perdere.

Lo Zenit ha i milioni della Gazprom, ma non ancora l'esperienza per vincere la Champions. Sta però bruciando le tappe, razziando se non il meglio del continente, almeno le seconde e terze scelte disposte a trasferirsi alla periferia dell'ex impero. Come l'azzurro Criscito, o il portoghese Danny che dalla sinistra creano le azioni più pericolose.

Davanti al sempre più sicuro Malofeev, i centrali sono il belga Lombaerts e il portoghese Bruno Alves, che tanto piace alla Juventus. Proprio due juventini, Bonucci e Pepe, in estate sono stati vicinissimi a raggiungere Spalletti, che invece si fida fino a un certo punto dell'ex Toro Rosina, trequartista mancino che parte regolarmente in panchina.
Una squadra comunque rognosa, ma che a metà febbraio potrebbe fare meno paura.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Chelsea, sprofondo Blues

Quindici milioni di euro di clausola: tanti per un 33enne, una cifra irreale per uno che in campo deve mandarci gli altri. Sei mesi a Stamford Bridge e André Villas-Boas non è più l'enfant prodige della panchina. Figuriamoci lo Special Two.

Colpa di un 4-3-3 iperdinamico mai assimilato dai senatori, e di una concorrenza che in Premier si chiama Manchester City. Troppo forte per uscire subito, il Chelsea s'è complicato la vita in un girone più duro del previsto e risolto negli ultimi 90 minuti.

Sturridge top scorer dei Blues, che in attacco hanno Drogba, Anelka e Torres non è un bel segnale. Lampard, logorato da un decennio di corse box-to-box, da un'area all'altra, regala ancora scampoli di classe ma senza la freschezza di un tempo. Come Malouda. Cech para quel che può, ma la difesa si regge sui colpi di testa - in tutti i sensi - dei brasiliani David Luiz o Alex e di Terry, che qualche guaio in campo e fuori lo combina sempre. Perso Essien, le note liete sono Raul Meireles in mezzo e Mata in avanti. Un po' poco per mandare via uno come Ancelotti.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, dicembre 05, 2011

Champions di una volta

L'ultima della Champions a gironi, di fatto la prima da vecchia Coppa Campioni. Un anticipo degli ottavi ma in partita secca. Dentro o fuori. Emozioni forti, e per qualche grande delusioni in proporzione.
Chelsea-Valencia è uno spareggio tra seconde; Genk-Leverkusen una formalità non così scontata per il Bayer primo a 9 punti, quindi a rischio sorpasso perché londinesi e spagnoli sono in vantaggio di un gol negli scontri diretti con i tedeschi.

Reduce dal 3-0 di Newcastle, più convincente nel tabellino che sul campo, la squadra di Villas-Boas si qualifica vincendo, o pareggiando 0-0 grazie all'1-1 del Mestalla. Occhio però a Soldado, già 14 gol in stagione, sei più di Sturridge, a sorpresa il miglior marcatore in una rosa con tre prime punte come Drogba, Anelka e Torres.

L'Arsenal, capolista a 11 punti, sbarcherà al Pireo già sicuro del primo posto e farà turnover: la pressione quindi è tutta sull'Olympiacos, terzo a 6 punti, a -1 dal Marsiglia che andrà Dortmund con appena 4 punti e tanta voglia di strapparne tre per raggiungere il terzo posto che vale l'Europa League. Ai greci, invece, la vittoria sui Gunners non basterà se l'Olympique uscirà dal Westfalenstadion imbattuto. Il Dortmund, delusione dell'anno, è quasi fuori: deve battere l'OM con 4 gol di scarto e sperare che l'Olympiacos perda in casa con l'Arsenal.

C'è solo un posto in palio anche nel Gruppo G, vinto a sopresa dai ciprioti dell'Apoel Nicosia. Per la seconda piazza, spareggio tra Porto e Zenit con Spalletti favorito: al "do Dragao" gli basterà non perdere.

Nel Gruppo H, col Barcellona già primo e Milan secondo, si lotta per l'Europa League: se il Bate passa al Camp Nou e il Milan vince col Viktoria, si qualificano i bielorussi. Roba da vecchia Coppa Campioni.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, dicembre 04, 2011

Rafa & Leo, finalmente

A forza di inseguirlo, forse stavolta cer la farà, Leonardo, a stringere la mano a Benítez. Quando Leo allenava il Milan, Rafa guidava il Liverpool. Quando lo spagnolo era all'Inter, Leo era a spasso. E quando Rafa ha lasciato l'Inter, Moratti per sostituirlo ha chiamato lui.

Adesso Leo non allena più ma dirige il PSG, e secondo Al Jazeera, che con la proprietà del club parigino ha un filo direttissimo, è Benítez la prima scelta per sostituire Antoine Kombouaré. Per France Football, invece, è il piano B di una corsa a tre con Ancelotti e Hiddink: Carlo piace di più, e per convincerlo il Psg è disposto a spendere 6 milioni netti a stagione. Ma se questo non basterà a vincere la tentazione di tornare in Premier League, allora toccherà a Benitez. Il commentatore di Sky Sport o il commentatore di Eurosport: Kombouaré ha comunque le ore contate. Nonostante continui a vincere.

Dopo il 3-2 sull'Auxerre il PSG è secondo a -3 dal Montpellier, ma l'ex bandiera del club non è una scelta della nuova dirigenza, che in estate ha investito 85 milioni di euro (quasi la metà, 42, solo per Javier Pastore) e vuole risultati subito. La qualificazione in Champions è l'obiettivo minimo, ma anche vincere la Ligue 1 potrebbe non bastare all'uomo della Nuova Caledonia. Perché l'uomo Nuovo di Leo è un vecchio sogno. Oppure uno che si sta abituando al ruolo di alternativa. Ma di lusso.

PER SKY SPORT, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, dicembre 03, 2011

Balo alla Tedesca

Quel gol, fra petto e spalla, di punti ne valeva sei, e a perderli era il portiere. Quel gioco da bambini, fatto tutto al volo, si chiama "alla tedesca". E Balotelli, il più bambino ma anche il più forte, nel 5-1 sul Norwich ha già fatto le prove generali per affrontarli davvero i tedeschi.

Quelli veri. Quelli forti, il Bayern partito per conquistare la Bundes e la finale di Champions del 19 maggio a Monaco. Batterli al City of Manchester non sarà un gioco da ragazzi, neanche per il Super City di Super Mario: capolista solitaria e unica imbattuta fra i 92 club professionistici della Football Association. In 14 partite di Premier, 12 vittorie e 2 pareggi, 48 gol fatti e 13 subiti, miglior attacco e seconda difesa del torneo.

Numeri che in Champions non hanno spaventato il Napoli, che ha accarezzato la vittoria a Manchester e l'ha strappata al San Paolo con la più bella impresa del ciclo-Mazzarri. Un storia troppo bella per non continuare. Il City può anche vincere col Bayern, ma al Napoli basterà vincere a Villarreal, ancora a zero punti e senza Giuseppe Rossi. Non un gioco da ragazzi, ma neanche un'impresa per una squadra che "in certi giochi da bambini" sa fare gol così.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, dicembre 02, 2011

Irlanda, gatto finale

Il Trap e Tardelli. Per l'Italia più che un derby. Per Prandelli un tuffo nel passato, quello della Juve anni 80. Il Trap è sempre quello, con i capelli un po' più bianchi e la grinta di sempre. Ha una squadra modesta, ma col carattere come il suo: di ferro.

Uscita a pezzi dalla mano di Henry, ha ricostruito e rinnovato. Il suo simbolo e capitano è quel Keane andato a sveranre ai Galaxy con Beckham. Morale: subito campioni della MLS. Da noi, all'Inter, Keane durò meno di un precampionato. Il meglio ce lo ha alle spalle, ma negli ultimi sedici metri fa ancora paura.
L'altra stella l'Irlanda ce l'ha in porta, quel Shay Given a cui però Mancini, al City, ha preferito Hart.
Nel 4-4-2 che a quelle latitudini ce l'hanno nel dna, la fantasia è un optional. Gli altri nomi sono l'ex United O'Shea esterno destro o centrale in difesa con gli stopperoni St Ledger e Dunne; e Damien Duff, ala sinistra con un passato nel primo Chelsea di Mourinho. L'altro esterno offensivo è McGeady, passato un anno fa dal Celtic allo Spartak Mosca. I mediani sono Whelan e Andrews, la prima punta Doyle.

Ma il vero pericolo è il Trap, uno che non molla mai. Neanche a 72 anni. Prandelli, che lo conosce bene, lo sa: non dire gatto...

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Croazia e delizia

Storicamente ci ha sempre fatto male, in campo e fuori. Da quando è indipendente, non l'abbiamo mai battuta: in 5 partite, 2 pareggi e 3 sconfitte. Non è più il "Brasile dei Balcani", lo squadrone di fine secolo con Boban, Suker e Prosinecky terza all'esordio mondiale a Francia 98.

Ma la scuola è quella. In attacco, Olic del Bayern e Eduardo, il brasiliano naturalizzato che all'Arsenal commosse il mondo per quella orrenda frattura. Nel 4-4-2 di Bilic, un ex della grande Croazia, gli esterni offensivi sono Kranjar e Rakitic, il gioiellino che doveva lasciare lo Schalke per l'Inter e invece è finito al Siviglia.

La stella è Luka Modric che Redknapp al Tottenham ha rifiutato a tutte le grandi, Chelsea in primis. In porta c'è Pletikosa. In difesa, occhio all'esperienza degli esterni, il capitano Srna (a destra nella foto con Modric) che fa la Champions con lo Shakhtar Donetsk e Pranijc, più in panca che in campo col Bayern. Nel ranking Fifa è ottava, e per una volta il dato non serve solo alla statistica.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Colpo di Spagna

Campioni d'Europa e del mondo. Più che una nazionale, un All-Star Team: in porta Casillas, Victor Valdés o Reina. In mezzo alla difesa Piqué e Puyol, i centrali del Barcellona più grande di sempre, a destra i meno Galácticos del super Real di Mourinho: Sergio Ramos o Arbeloa. L'unico punto debole, forse, è l'esterno di sinistra.

A centrocampo, il lusso Fabregas che come nel Barcellona potrebbe non partire titolare in un reparto da sogno che ha già Xavi e Busquets e sulla rampa di lancio il futuro blaugrana, Thiago Alcantara e il presente merengue, Xabi Alonso. In attacco, con Iniesta che può sdoppiarsi a metà campo, e David Silva che al Manchester City sta dominando la Premier, Villa che in nazionale torna centravanti vero. In attesa che torni il vero Torres, smarritosi nel passaggio dal Liverpool al Chelsea.

In panchina l'idolo di Malesani, Del Bosque. Uno che non fa salti in panchina, ma tutt'altro che mollo. Uno che al Real e con la Spagna - numero uno nel ranking FIFA - ha vinto tutto. A Euro 2008, la Spagna aveva Aragonés, noi Donadoni e uscimmo ai quarti. Ai rigori.

Stavolta, se c'è una speranza per il primo posto, è che le Furie rosse abbiano la pancia piena e le gambe stanche per la Champions.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Descubriendo a Leandro Paredes



Al volante de Boca le sobra talento. Deslumbró en las Inferiores y ya aportó algunas pinceladas en Primera

Por Alejandra Altamirano Halle 

A LOS 8 AÑOS, cuando se incorporó a las Inferiores de Boca, Leandro Paredes soñaba con jugar en la Primera y, por qué no, tirar alguna pared con su ídolo: Juan Román Riquelme. Hasta su tío, Luís Paredes, había tenido la oportunidad de jugar con el 10 en las Inferiores de Argentinos Juniors. 
Hoy, casi 10 años después de su llegada a Casa Amarilla, se ganó el apodo del Nuevo Román. 

Nació en San Justo, el 29 de junio de 1994. Con apenas 3 años, arrancó en el baby en un equipo del barrio llamado La Justina. La familia se mudó a Mataderos y pasó al club Brisas del Sur, donde se formó con el Tano Nannia. Su equipo le ganó una final a Parque, y allí estaba Ramón Maddoni, quien le ofreció una oportunidad en Boca. 

Cuatro años más tarde, en España el enganche participó del torneo Arousa Fútbol 7, un campeonato para niños de 11 y 12 años. Ese histórico equipo de categoría 94, que tuvo como figuras a Bojan Krkic, Sergio Canales y Rodney Sneijder (hermano de Wesley), salió campeón. 

Diestro, con gran proyección, mejor pegada, autor de pases exquisitos, se mantuvo haciendo bien los deberes en las Inferiores. En Novena se lució, pero no logró el título, deuda que luego saldaría en Octava. Con una decena de partidos en Reserva y en edad de Séptima, Borghi lo promovió a Primera, pero con una condición exclusiva: "Tenés que terminar el secundario", le ordenó el Bichi. De lo contrario, se revocaba el contrato que habían celebrado de palabra. Mientras el asistente social del club le buscaba alguna vacante para retomar los estudios, su cabeza estaba lejos de los libros y se ilusionaba con debutar en Primera.

Paradójicamente, el 6 de noviembre de 2010, el día que Riquelme regresaba a las canchas después de una larga inactividad por lesiones, Paredes hizo su presentación oficial. Ingresó en reemplazo de Lucas Viatri. Poco después se lesionó en un partido de Reserva ante Argentinos. Una fisura en el segundo metatarsiano del pie derecho le impidió seguir en carrera. Julio César Falcioni no lo incluyó en la pretemporada del Clausura. Pero lo convocó casi para el partido con Belgrano, el 16 de octubre pasado. Desde entonces, pudo lucirse ante Rafaela y demostrar los motivos por los que puede convertirse en el nuevo Román.

Por Alejandra Altamirano Halle, El Gráfico, 2 de diecembre de 2011

giovedì, dicembre 01, 2011

Monto vs De Rossi, il futuro è adesso

Così diversi, così uguali. Così forti da diventare un problema. Fiorentina-Roma di domenica al Franchi, letta a centrocampo, sarà anche Riccardo Montolivo contro Daniele De Rossi. Il capitano passato della Viola e quello del futuro giallorosso dopo-Totti. Tutti e due in scadenza di contratto.

Con una differenza: "Monto" guadagna 1 milione e 100 l'anno ma non rinnoverà. Vuole la Champions. De Rossi invece rinnoverebbe eccome, ma a ben altre cifre. L'accordo sulla parte variabile c'è, sul fisso balla un milione sui 5 e mezzo a stagione offerti nel quinquennale dalla Roma. Ma la trattativa, secondo l'amministratore delegato Fenucci, è "lontana dai dettagli finali". De Rossi ha sempre ribadito che la sua priorità è la Roma, che per la prima volta avrebbe un giocatore che guadagna più di Totti: 5 milioni e mezzo contro 5.

Il piano B, al contrario di Montolivo, è l'estero, col City in pole: per lui il Mancio stravede e 8-9 milioni non sarebbero un problema. E lo stesso vale per il Chelsea, che lo ha cercato ai tempi di Ancelotti, il Real e lo United, visto che sia di Mourinho sia di Ferguson è da sempre un pallino.
Lo è anche Montolivo per Galliani: una di quelle verità che tutti sanno e nessuno dice. Più Milan che Juve o Inter, e più a giugno che a gennaio, ma si farà. Per De Rossi invece più probabile un accordo a 6 milioni (4,5 fissi + 1,5 "variabili") spalmati su un quinquennale "modulare", a crescere dopo due anni e col bilancio ripianato.

Ma questo è il futuro. Il presente è Fiorentina-Roma: De Rossi e Montolivo vogliono essere la soluzione, non il problema
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO