venerdì, gennaio 27, 2012

Notti di Coppacampioni

Bentornata Coppacampioni. Dagli ottavi la Champions League torna se stessa, al passato: dentro o fuori. Niente più gironi né calcoli, se non nei 180’ più eventuali appendici: il fascino dell’eliminazione diretta che neanche vent’anni di nuova formula hanno scalfito.

Si riparte a San Valentino con due figli di un dio minore travestiti da cavalieri con tanta voglia di fare l’impresa. L’APOEL Nicosia, rivelazione della prima fase, che col re Lione (scippatore dell’Ajax) sfiderà la Storia, anche se l’OL del Fair Play Finanziario è un lontano ricordo del campione di Francia per sette anni in fila. Il Bayer Leverkusen, eterno perdente, che flirta con l’Utopia: eliminare il Barcellona, la squadra più forte di quest’epoca e forse di sempre. Improbabile siano i “farmacisti” el declinante Michael Ballack, mai in corsa in Bundes, l’antidoto giusto per un “més que un club”, in campo e fuori, che ormai gioca per i posteri.

Più equilibrate Zenit San Pietroburgo-Benfica e Milan-Arsenal, sfide fra manici prima che di scuole, ormai globalizzate: Luciano Spalletti vs Jorge Jesus, Massimiliano Allegri vs Arsène Wenger: chissà se anche nel calcio Italians do it better. La settimana dopo, gran finale dell’andata: prima CSKA Mosca-Real Madrid e Napoli-Chelsea, poi Olympique Marsiglia-Inter e Basilea-Bayern Monaco.

Cominciamo dalla fine, dal miracolo svizzero che ha buttato fuori il Manchester United di nonno Ferguson, 70 anni e non sentirli. Terza uscita al primo turno in 25 anni all’Old Trafford per Sir Alex, un Gronchi red firmato da una banda allegra e sbarazzina che nulla ha da perdere. Al contrario dei bavaresi: una squadra, un club, un Land in missione: la finale in casa, alla Allianz Arena di Monaco il 19 maggio. E si sa quanto simili jatture portino bene. Per referenze chiedere al Barça o al Real del Triplete mourinhiano: l’ossessione blaugrana e merengue, vincere a Madrid, spezzate dal sogno nerazzurro cullato per 45 anni.

Due anni dopo, lo Special One rischia la stessa fine di Louis van Gaal a Barcellona: il leggendario marchio di fabbrica del portoghese, o con me o contro di me, scricchiola come il vestuario madridista, scoperchiato da Marca dopo il Clásico di andata nei quarti di Copa del Rey. Come dire il Watergate per la Casa Blanca, ma dal fuoco amico dell’house-organ. Sergio Ramos e Iker Casillas, gole profonde e icone blancos che più diverse non si può, non sono Ibra, e per don José non si butterebbero nel fuoco. Anzi. E come per l’arrogante olandese, tramontato più in Catalogna che in Baviera, se non si adatterà lui alla Spagna, certo non sarà la Spagna ad adattarsi a lui (cit. Valdano). Ma se la Decima toglierebbe a Mou ogni dubbio di essere lui l’Unto del pallone, l’Inter di nuovo competitor in Europa sarebbe la più grande delle rivincite per il suo più grande rivale italiano, quel Claudio Ranieri cui succedette al Chelsea proprio quando arrivavano i soldoni veri di Abramovich.

“Normalizzata” in campionato un’araba fenice morta di 3-4-3 gasperiniano e risorta, fra mille infortuni, con catenaccio e 4-4-2, la nuova vecchia Inter guarda all’Europa come canto del cigno di un gruppo tanto straordinario quanto logoro. Alzare il trofeo-bis non pare realistico, ma sperare si può, si deve: il Marsiglia che passa in remuntada a Dortmund incute rispetto, non soggezione, e dai quarti in poi molto dipenderà da sorteggio, forma, fortuna. Ranieri, che in Inghilterra aveva opposta e negativa fama di Tinkerman (il contrario di aggiustatore), ad Appiano ha azzeccato tutto o quasi, in attesa del vero Wesley Sneijder. Il top del fantasista che al Testaccino garba poco, ma che invece potrebbe assicurargli un rinnovo insperato.

Storie di panchina anche per le altre italiane. Portato a scuola Roberto Mancini a Manchester come al San Paolo e sfiorata la rimonta impossibile contro Jupp Heynckes a Monaco, Walter Mazzarri (nella foto, mentre sportivamente si libera di Nilmar) torna in Inghilterra da allenatore più pagato d’Italia, appena eguagliato da Allegri: 2,5 milioni annui più bonus. A Stamford Bridge sfiderà dalla tribuna, squalificato, André Villas-Boas – 15 milioni solo per liberarlo dal Porto –, ma senza l’alibi di una classifica da legare al monte-ingaggi. Lo sa bene Wenger che il Milan a San Siro lo ha già battuto (ed eliminato) nel 2008 con Fabregas e Adebayor, gioielli sacrificati per pagare una bella fetta dell’Emirates Stadium. Subito fuori dalla lotta per la Premier (peggior partenza nell’era-Abramovich per lo Special Two), solo l’Europa può salvare la stagione di Blues e Gunners.

CSKA e Benfica invece sono già oltre i propri limiti, e tutto quel che arriverà sarà guadagnato. Anche al mercato. Jesus, da allenatore ha cominciato studiando al Barça il “Dream Team” di Cruijff, vuole spezzare l’egemonia del Porto in patria e in Europa. E non a caso il suo calcio è stato fra i più belli della prima fase. Leonid Slutsky è, della nouvelle vague tecnica, fra i più sottovalutati. La buona notizia per i portoghesi – quello Speciale di Setúbal e i più “normali” di Lisbona – è che i club russi non giocano da dicembre. Come non bastasse, per 10 milioni di euro Vágner Love ha lasciato il CSKA per il Flamengo. Un po’ poco per rovinare la festa che tutto il mondo aspetta: la rivincita fra Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, un classico nel Clásico. La Champions che torna Coppacampioni.

Christian Giordano, Guerin Sportivo, febbraio 2011


ANDATA OTTAVI

14 febbraio 2012
Olympique Lione-APOEL
Bayer Leverkusen-Barcellona

15 febbraio 2012
Zenit-Benfica
Milan-Arsenal

21 febbraio 2012
CSKA Mosca-Real Madrid
Napoli-Chelsea

22 febbraio 2012
Olympique Marsiglia-Inter
Basilea-Bayern Monaco


RITORNO OTTAVI

6 marzo 2012
Benfica-Zenit San Pietroburgo
Arsenal-Milan

7 marzo 2012
APOEL- Olympique Lione
Barcellona-Bayer Leverkusen

13 marzo 2012
Inter- Olympique Marsiglia
Bayern Monaco-Basilea
14 marzo 2012
Chelsea-Napoli
Real Madrid-CSKA Mosca

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