martedì, febbraio 14, 2012

Cruijff-van Gaal, la Guerra d'Olanda

Le recenti turbolenze dirigenziali all’Ajax hanno radici antiche. Barcellona 1997, per la precisione. L’arrivo di Louis van Gaal in Catalogna causa un piccolo tsunami: la squadra viene «olandesizzata», l’organizzazione del vivaio aspramente criticata.

All’epoca la cantera è gestita da Johan Cruijff. Tra il miglior giocatore olandese di sempre e colui che diventerà il tecnico oranje più vincente in assoluto, la rottura è totale. Dopo Barcellona, ipotizzare una collaborazione tra Cruijff e Van Gaal sarebbe come «bestemmiare in chiesa» (così il consigliere Ajax Keje Molenaar).

Ma nella stanza dei bottoni dell’Ajax c’è chi ci prova lo stesso, ed ecco lo scorso novembre la nomina di Van Gaal direttore generale a partire dal luglio 2012. Una prova di forza di 4 membri del board (tra cui Edgar Davids) contro il quinto, ovvero Cruijff. Che però ricorre al tribunale contro la decisione, presa quando lui si trovava in Spagna per il compleanno della figlia Chantal, e vince, provocando le dimissioni del board.

Cruijff vs Van Gaal - La guerra dell’Ajax nasce dalle visioni opposte di Cruijff e van Gaal sulla gestione del club. Due i nodi cruciali: vivaio e ruoli dirigenziali. La visione formativa di Cruijff è individualista, quella di van Gaal sistemica. Per quest’ultimo la squadra è un’unica entità, capace di muoversi in campo come pedine su una scacchiera; Cruijff invece punta molto anche sull’aspetto psicologico del giocatore, tanto da ritenere indispensabile l’inserimento nello staff di un mental coach, recentemente abolito. Cruijff pone al centro della gestione tecnico-sportiva, mercato incluso, l’allenatore della prima squadra (attualmente Frank de Boer) e i responsabili del settore giovanili (Bergkamp e Jonk) a scapito del d.g.

Un ruolo invece fondamentale secondo Van Gaal, da affidare a persone esperte nonché dotate di visione a 360º. Non spettava insomma a Ronald Koeman sindacare nel 2004 sulla cessione di Ibrahimovic alla Juventus. Lui, da allenatore, doveva limitarsi a far rendere al meglio il suo sostituto: il greco Anastasiou.

ALEC CORDOLCINI, Extra Time

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