lunedì, febbraio 13, 2012

Milan-Arsenal: dove eravamo

Ancora Milan-Arsenal, ancora ottavi di Champions. Come nel 2008. Non è cambiato niente, è cambiato tutto. Il simbolo dell'Arsenal allora era a Barcellona, il simbolo del Milan ora non è nemmeno nella lista Champions.

Non è più il Milan dei Kakà: Ricky ha mandato al Madrid la controfigura; e Kaladze al Genoa ha ritrovato Gila. Gli abbracci a Pirlo adesso sono bianconeri. La bandiera Maldini è stata ammainata, e non in modo indolore. Sono cambiati i capitani, l'Arsenal ha salutato Fabregas e si gode il miglior van Persie della carriera. Sono cambiati i portieri: al posto di Kalac, tra un infortunio e l'altro, Abbiati o Amelia.

Tra i Gunners, è esploso il 21enne Sczezny, per far dimenticare Lehmann e Almunia. Perfino Wenger è cambiato: basta 4-4-2 costruito su Fabregas e Adebayor, 2 volte traditore (man City e Spurs); il nuovo che avanza è 4231 con Song e Arteta dietro Ramsey, perché Wilshere è sempre rotto.

Come Pato, che non ha più la faccia da bambino, è cresciuto, ha saputo dire sì a Barbara e no ad Ancelotti, che al PSG voleva metterlo in punta a quel albero di Natale che al Milan il presidente non ha mai gradito. Neanche quando vinceva.

Non che Allegri sia più malleabile: nel suo 4-3-2-1 Ibra per tutti, tutti per Ibra, chi perde palla è perduto. Lo sanno bene Ambrosini e Seedorf, ma anche Flamini che 4 anni fa festeggiava dall'altra parte. A San Siro, Walcott impartì lezione di contropiede. Stavolta, sarà diverso. Se non altro perché molto diverse sono Milan e Arsenal.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

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