sabato, febbraio 11, 2012

Premier, no fair play land

Nella terra del fair play, doveva essere il sabato del Derby d'Inghilterra e del secondo addio di Thierry Henry alla Premier. Invece, è stato molto, troppo, di più.

Manchester United-Liverpool è cominciata così: Luis Suárez non ha dimenticato gli 8 turni out per insulti razzisti, peraltro mai ammessi, e Patrice Evra, presunta parte lesa, non l'ha presa bene.

Come Rio Ferdinand, che ha un fratello Anton, costato a John Terry - per la stessa accusa - un processo civile e la fascia di capitano della nazionale. Pretesto perfetto, per la Football Association, per liberarsi di Fabio Capello, e del suo pesantissimo ingaggio; Questione di immagine. Più che del calcio inglese, della Premier: global brand da rivendere in tutto il mondo.

E il mondo non aspettava altro che la favola di Titì, che a Sunderland, ha salutato alla sua maniera, con il 229esimo in maglia Arsenal, e poi zittito col gesto del "qua qua" chi lo provocava. Come fece Calos Tévez con Gary Neville in un derby City-United.

Ma questo sabato così poco British nella terra del fair play, ce lo ricorderemo anche per l'infortunio di Mertesacker e il gol di James McClean, il cui sguardo, poi, dice tutto: poteva fermarsi. Non era obbligato, e come lui Suárez e Ferdinand. Ma il calcio ha un suo codice d'onore, e nella terra del fair play non perdona.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

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