sabato, marzo 17, 2012

Caduti in campo

Quando parliamo di "disperazione", in campo, pensiamo sempre a un gol mancato, a un'eliminazione. Mai a un mancamento che spesso, troppo e sempre più spesso, risulta fatale.

Ma se c'è una cosa in cui il calcio italiano, e più in generale il nostro sport, è avanti, forse è proprio la prevenzione. Soprattutto in casi di patologie cardiache. In passato, si ricordano i casi Giuliano Taccola, Renato Curi e Lionello Manfredonia.

Per il centravanti della Roma, morto a 25 anni il 16 marzo 1969 negli spogliatoi dell'Amsicora a Cagliari, non ci fu niente da fare. Così come per il centrocampista del Perugia cui adesso è dedicato lo stadio dove si giocò quell'incontro con la Juventus del 30 ottobre '77. Il romanista Manfredonia fu più fortunato: in Bologna-Roma del 30 dicembre 1989 si salvò perché al Dall'Ara - fatto eccezionale per l'epoca - c'era il defibrillatore. Da allora, è obbligatorio in ogni impianto.

Anche Miguel Garcia si è salvato da un infarto in campo in Salamanca vs Betis Siviglia. E solo il sostegno, anche economico, di Moratti ha evitato una tragedia per i casi di Kanu, Rivas e Fadiga, non idoneo in Italia ma arruolabile per il Bolton, la stessa squadra di Muamba.

Non ce l'hanno fatta invece due spagnoli: Antonio Puerta in Siviglia-Getafe il 25 agosto 2007, prima giornata della Liga; e Dani Jarque, che l'8 agosto 2009 morì addirittura in ritiro, a Coverciano, mentre era al telefono con la fidanzata. Da allora, i tifosi dell'Espanyol applaudono per 60 secondi al 21esimo minuto: 21 come il suo numero di maglia.
Sono caduti in campo anche Marc-Vivien Foe in Camerun-Colombia a Lione nella Confederations Cup 2003; Miklos Feher, ungherese del Benfica nel 2004; Phil O'Donnell, capitano Mortherwell, 29 dicembre 2007; il giapponese Matsuda, a 34 anni, lo scorso 4 agosto.

Anche gli altri sport piangono. Nel rugby Rhys Thomas, 29enne pilone degli Scarlets e del Galles, il 27 gennaio di quest'anno. Nel basket Davide Ancillotto, il 24 agosto '97 era il miglior giovane italiano; e negli Stati Uniti, nessuno ha dimenticato Hank Gathers di Loyola University nel '90 eReggie Lewis, il futuro dei Celtics del '93. E fa ancora discutere la tragica super dieta di Korey Stringer, per la cui morte - nel 2001 - la vedova fece causa ai Minnesota Vikings e alla NFL. Troppi, e troppo spesso, per non chiedersi perché.

SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

1 commento:

  1. Lo stesso destino accomunò in un certo senso anche tre famosi campioni del mondo: gli italiani Attilio Ferraris e Umberto Caligaris ed il brasiliano José de Anchieta Fontana. Se non sbaglio tutti e tre, una volta conclusa la carriera, morirono giocando a calcio.

    Luca Gandini

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