mercoledì, marzo 21, 2012

Messi come Jordan

Leo come Michael. Pep come Phil. I cognomi, ormai, non servono più: troppo il dominio sulla propria epoca e, forse, anche sulle precedenti.

Messi sta a Jordan come Guardiola sta a Jackson. Riscritte storia e letteratura del gioco, restano ormai solo le proporzioni, le suggestioni. E l'aritmetica. Come MJ prima di lui, ormai la Pulce gioca per i posteri. "Playing For Keeps", per dirla con la biografia definitiva del più grande giocatore di basket si sempre.

Messi non è ancora il più grande calciatore di tutti i tempi, per ora è "soltanto" il miglior goleasdor nella storia del Barcellona. A 24 anni. E a differenza di Jordan, che il suo guru lo ha trovato a 26 anni e dopo aver imparato a perdere, Messi lavora e vince con Pep da quando di anni Lionel ne aveva 21.

Jordan prima di Jackson era uno slasher, una macchina da punti ammirata per le schiacciate, ma non era ritenuto un "vincente". Con in panchina l'ex figlio dei fiori, ha accettato l'attacco a triangolo, ha imparato a demandare le responsabilità. Ma alla Jordan. Con quel magnetismo innato, quel carisma che Messi non ha e Maradona sì. Questioni di vibrazioni, prima ancora che di fisicità.

Michael era un "assassino in calzoncini", e glielo leggevi nello sguardo: "The Jordan Stare". Come Jackson. Messi, nella grandezza del suo talento, con quel faccino pulito e quei modi dimessi ispira tenerezza. Come Guardiola.

Come Phil anche lui un filosofo (copyright di Ibra), che però, almeno finora, ha sempre studiato a casa. Jackson no: gran manipolatore dei media, ha vinto a Chicago e a Los Angeles con Michael e Dennis (Rodman), Shaq e Kobe. Campioni ingombranti, difficili da gestire. Altro che Leo, Andrés e Xavi. Con loro Guardiola ha scritto l'incipit, ma la favola è ancora tutta da scrivere.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Nessun commento:

Posta un commento