venerdì, aprile 27, 2012

Gracies, Pep

"No tendrás cojones de hacerlo", non avete gli attributi, diciamo così, per farlo. La sfida a Laporta, affidargli la panchina della prima squadra, Pep l'ha stravinta. Quella frase è diventata una sua biografia, ma soprattutto il manifesto di un'epoca. L'estetica e la poetica di un nuovo calcio quando tutti credevamo di aver già visto tutto. Adesso, è tempo di fermarsi. Come da giocatore. Quando in Messico imparò a fare uscire la palla da La Volpe, il primo dei suoi tanti ispiratori. Perché "il filosofo" non solo ha vinto 13 trofei sui 19, e potrebbe salire 14 su 20 se alzerà - contro il maestro Bielsa - la sua seconda Copa del Rey da allenatore. Il filosofo ha riscritto il futbol, ridisegnandolo secondo i suoi principi. I principi del suo Barca. Il calcio totale olandese di Cruijff coniugato con l'estetismo catalano. Via Deco e Ronaldinho, cattivi maestri per Leo, le sue prime condizioni. Via Eto'o e Ibra, il flop Chygrinsky. Guardiola non è perfetto. Ma sbaglia perché osa. E ci mette del suo: pressing altissimo, tiki taka come apice e unico limite, palla sempre bassa e tocchi di prima, verticalizzazioni letali e centravanti abolito, pardon reiventato: lo spazio. Nelle giornate di vena, la filarmonica di Vienna a tempo di hip hop. Quando proprio non gira, come gli adduttori e la luna di Messi, uno sterile titic titoc simil-pallamano. Sarà successo due, tre volte in quattro anni. Quattro anni indimenticabili. Gracies, Pep. Més que un entrenador. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

3 commenti:

  1. Ciao, mi piace come ti interessi di calcio. Non accetti opinioni discordanti?

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  2. Perché? Questo spazio è libero per tutti.
    cg

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