martedì, gennaio 31, 2012

Blues al palo, ma non tutti

Liverpool, sempre Liverpool. E anche stavolta, la terza in campionato, la capolista è rimasta al palo. Come il tifoso che per protesta si è ammanettato a quello sinistro della porta difesa da Joe Hart. È la nuova frontiera della protesta da stadio, nel caso spcifico contro una compagnia aerea low-cost: cinque minuti di sospensione, poi l'arresto. In Inghiltrerra funziona così. E funziona bene.

Moyes e Mancini intanto ne approfittavano per dare indicazioni. Soprattutto il Mancio, che voleva Aguero e Dzeko più larghi in attacco. Attacco che proprio non voleva saperne di segnare. Neanche con il gran destro di Nasri, fermato solo dalla traversa.

Si ferma invece il City, ancora a Liverpool, una settimana dopo il 2-2 e l'eliminazione in Coppa di lega ad Anfield, l'1-0 con l'Everton. Primo gol in Blue toffemen per Gibson, ex Manchester United. Per lui era un derby. E con un regalo per sé ne ha fatto uno ai suoi ex compagni, saliti in testa con i rigori di Hernández e Berbatov.

Subito dietro però occhio più al Tottenham che al Chelsea. Gli Spurs, trascinati dai gioielli Bale e Modric, hanno ipotecato il terzo posto. Il Chelsea invece ha solo rovinato la favola al neopromosso Swansea, dopo essere rimasto in dieci ha pareggiato su autogol di Taylor al 90' sull'ultimo assalto di Bosingwa. Un difensore per un progetto sin qui indifendibile. E che rischia di restare al palo.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, gennaio 29, 2012

Guidetti, centravanti Klassieker

De Klassiekier, il clàsico: Feyenoord-Ajax. Ma sempre molto più che calcio. "Ad Amsterdam ci si diverte, a Rotterdam si lavora", rivendicano al "de Kuip" che adesso sogna: con un predestinato di neanche 20 anni.
A Rotterdam uno così se lo sognavano dai tempi di un altro svedese Ole Kindvall, Coppa Campioni '70.

John Alberto Guidetti, nonno italiano e nonna brasiliana, invece in Svezia c'è nato, ma è cresciuto in giro per il mondo. Scordatevi però magie in campo e storie di strada alla Ibra: Guidetti ha vissuto da bambino in Kenya al seguito del padre, che lavorava in un programma scolastico svedese a Nairobi. Se l'arte di Ibra s'è affinata in un ghetto multietnico, John è cresciuto giocando a calcio negli slums di Kibera e Mathare.

Poi, a 15 anni, Eriksson lo ha portato al Manchester City, che lo ha soffiato al Chelsea e blindato fino al 2014. Mai un gesto, o una parola fuori posto: a lui interessa solo sfondare: sulla sua pagina facebook, alla voce "interessi", si trovano solo riferimenti al calcio. Anche se per ringraziare gli amici di Stoccolma, lui usa twitter.

Mancini lo ha portato in tournée in estate poi lo ha prestato al Feyenoord, preferito al Twente a cui ha segnato la sua prima tripletta. La seconda ha deciso de Klassiekier numero 175. Con la Svezia ha dominato a livello Under 19 e Under 21. Prandelli fa ancora in tempo, ma deve chiamare in fretta.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Welcome "Bac", Arsenal

Altro che geloso del mito Thierry Henry. Eccola, la felicità di Robin van Persie per il ritorno di Titì: 226 gol coi Gunners per il francese, già 25 in stagione per l'olandese, capitano e sempre più simbolo di un Arsenal che forse ha svoltato la stagione.

Fuori in League Cup e dalla corsa al titolo in Premier, fischiato all'intervallo sotto di due gol all'Emirates contro l'Aston Villa in FA Cup, Wenger in 7 minuti scarta 3 regali. Due rigori di van Persie e un gollonzo, quello di Walcott, più da ping pong che da biliardo, i passatempi preferiti dei gunners.

Al di là della qualificazione, la buona notizia per Wenger - anche in chiave Champions - è il recupero di Bacari "Bac" Sagna. Fuori da ottobre per la frattura nel derby d'andata perso col Tottenham, ha giocato gli ultimi due minuti più recupero. Ma già dal primo contrasto è parso pronto. Allegri è avvisato: da quella parte, sarà dura ripetere lo schema "irlandese" - tutto made in Trap - che ha portato al gol di Dunne su cross di Keane, uno che quando vede i Gunners si esalta. Specialmente davanti a Henry.

Proprio Dunne invece, con l'entrata su Ramsey, riapre partita e qualificazione che parevano chiuse dal gol di Bent. Che poi conferma un vecchio assioma: un attaccante in difesa fa solo danni, e non vale il viceversa. Anche se il fallo su Koscielny è in coproduzione con Cuéllar. Thiago Silva e Nesta però sono un'altra cosa. E il solo van Persie, anche col mito Henry, potrebbe non bastare.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, gennaio 28, 2012

De Gea, l'ultima goccia

Ferguson l'ha difeso finché ha potuto. Ma quando ha visto David De Gea prendere gol così dal centrale danese Agger, non ci ha visto più. E gli ha mandato un segnale. Ha fatto scaldare il suo danesone, Anders Rosenkrantz Lindegaard. Nome shakespeariano, fisico michelangiolesco. Aspirazione, neanche tanto velata, succedere al mito Schmeichel, danese pure lui.

Un paio di incertezze di assetamento, poi il ragazzino s'è ripreso e Lindegaard è tornato in panchina. 24 clean sheets in 45 presenze con l'Atlético Madrid, e il rigore parato a Milito in Supercoppa europea, avevano illuso Sir Alex: 20 milioni all'Atlético e cinque anni di contratto per il nuovo van der Saar, un '90 dall'inglese scadente, ma di grande futuro.

Altissimo 1.92 ma gracilino e con una personalità tutta da formare, ha faticato sin dal Community Shield col City. Poi la papera contro Long del West Brom, la partitona col Tottenham e il rigore parato a van Persie nello storico 8-2 sull'Arsenal. Ma anche un senso di inadeguatezza alle rudezze delle aree inglesi, acuito dall'ipermetropia, difetto alla vista che gli sarà corretto in estate col laser. Fergie - mai così nervoso - lo aspetterà, ma non all'inifinito. A gennaio gli è rimasta la Premier. Perdere in Coppa d'Inghilterra col Liverpool già finalista di League Cup è stata l'ultima goccia. La più velenosa.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, gennaio 27, 2012

Notti di Coppacampioni

Bentornata Coppacampioni. Dagli ottavi la Champions League torna se stessa, al passato: dentro o fuori. Niente più gironi né calcoli, se non nei 180’ più eventuali appendici: il fascino dell’eliminazione diretta che neanche vent’anni di nuova formula hanno scalfito.

Si riparte a San Valentino con due figli di un dio minore travestiti da cavalieri con tanta voglia di fare l’impresa. L’APOEL Nicosia, rivelazione della prima fase, che col re Lione (scippatore dell’Ajax) sfiderà la Storia, anche se l’OL del Fair Play Finanziario è un lontano ricordo del campione di Francia per sette anni in fila. Il Bayer Leverkusen, eterno perdente, che flirta con l’Utopia: eliminare il Barcellona, la squadra più forte di quest’epoca e forse di sempre. Improbabile siano i “farmacisti” el declinante Michael Ballack, mai in corsa in Bundes, l’antidoto giusto per un “més que un club”, in campo e fuori, che ormai gioca per i posteri.

Più equilibrate Zenit San Pietroburgo-Benfica e Milan-Arsenal, sfide fra manici prima che di scuole, ormai globalizzate: Luciano Spalletti vs Jorge Jesus, Massimiliano Allegri vs Arsène Wenger: chissà se anche nel calcio Italians do it better. La settimana dopo, gran finale dell’andata: prima CSKA Mosca-Real Madrid e Napoli-Chelsea, poi Olympique Marsiglia-Inter e Basilea-Bayern Monaco.

Cominciamo dalla fine, dal miracolo svizzero che ha buttato fuori il Manchester United di nonno Ferguson, 70 anni e non sentirli. Terza uscita al primo turno in 25 anni all’Old Trafford per Sir Alex, un Gronchi red firmato da una banda allegra e sbarazzina che nulla ha da perdere. Al contrario dei bavaresi: una squadra, un club, un Land in missione: la finale in casa, alla Allianz Arena di Monaco il 19 maggio. E si sa quanto simili jatture portino bene. Per referenze chiedere al Barça o al Real del Triplete mourinhiano: l’ossessione blaugrana e merengue, vincere a Madrid, spezzate dal sogno nerazzurro cullato per 45 anni.

Due anni dopo, lo Special One rischia la stessa fine di Louis van Gaal a Barcellona: il leggendario marchio di fabbrica del portoghese, o con me o contro di me, scricchiola come il vestuario madridista, scoperchiato da Marca dopo il Clásico di andata nei quarti di Copa del Rey. Come dire il Watergate per la Casa Blanca, ma dal fuoco amico dell’house-organ. Sergio Ramos e Iker Casillas, gole profonde e icone blancos che più diverse non si può, non sono Ibra, e per don José non si butterebbero nel fuoco. Anzi. E come per l’arrogante olandese, tramontato più in Catalogna che in Baviera, se non si adatterà lui alla Spagna, certo non sarà la Spagna ad adattarsi a lui (cit. Valdano). Ma se la Decima toglierebbe a Mou ogni dubbio di essere lui l’Unto del pallone, l’Inter di nuovo competitor in Europa sarebbe la più grande delle rivincite per il suo più grande rivale italiano, quel Claudio Ranieri cui succedette al Chelsea proprio quando arrivavano i soldoni veri di Abramovich.

“Normalizzata” in campionato un’araba fenice morta di 3-4-3 gasperiniano e risorta, fra mille infortuni, con catenaccio e 4-4-2, la nuova vecchia Inter guarda all’Europa come canto del cigno di un gruppo tanto straordinario quanto logoro. Alzare il trofeo-bis non pare realistico, ma sperare si può, si deve: il Marsiglia che passa in remuntada a Dortmund incute rispetto, non soggezione, e dai quarti in poi molto dipenderà da sorteggio, forma, fortuna. Ranieri, che in Inghilterra aveva opposta e negativa fama di Tinkerman (il contrario di aggiustatore), ad Appiano ha azzeccato tutto o quasi, in attesa del vero Wesley Sneijder. Il top del fantasista che al Testaccino garba poco, ma che invece potrebbe assicurargli un rinnovo insperato.

Storie di panchina anche per le altre italiane. Portato a scuola Roberto Mancini a Manchester come al San Paolo e sfiorata la rimonta impossibile contro Jupp Heynckes a Monaco, Walter Mazzarri (nella foto, mentre sportivamente si libera di Nilmar) torna in Inghilterra da allenatore più pagato d’Italia, appena eguagliato da Allegri: 2,5 milioni annui più bonus. A Stamford Bridge sfiderà dalla tribuna, squalificato, André Villas-Boas – 15 milioni solo per liberarlo dal Porto –, ma senza l’alibi di una classifica da legare al monte-ingaggi. Lo sa bene Wenger che il Milan a San Siro lo ha già battuto (ed eliminato) nel 2008 con Fabregas e Adebayor, gioielli sacrificati per pagare una bella fetta dell’Emirates Stadium. Subito fuori dalla lotta per la Premier (peggior partenza nell’era-Abramovich per lo Special Two), solo l’Europa può salvare la stagione di Blues e Gunners.

CSKA e Benfica invece sono già oltre i propri limiti, e tutto quel che arriverà sarà guadagnato. Anche al mercato. Jesus, da allenatore ha cominciato studiando al Barça il “Dream Team” di Cruijff, vuole spezzare l’egemonia del Porto in patria e in Europa. E non a caso il suo calcio è stato fra i più belli della prima fase. Leonid Slutsky è, della nouvelle vague tecnica, fra i più sottovalutati. La buona notizia per i portoghesi – quello Speciale di Setúbal e i più “normali” di Lisbona – è che i club russi non giocano da dicembre. Come non bastasse, per 10 milioni di euro Vágner Love ha lasciato il CSKA per il Flamengo. Un po’ poco per rovinare la festa che tutto il mondo aspetta: la rivincita fra Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, un classico nel Clásico. La Champions che torna Coppacampioni.

Christian Giordano, Guerin Sportivo, febbraio 2011


ANDATA OTTAVI

14 febbraio 2012
Olympique Lione-APOEL
Bayer Leverkusen-Barcellona

15 febbraio 2012
Zenit-Benfica
Milan-Arsenal

21 febbraio 2012
CSKA Mosca-Real Madrid
Napoli-Chelsea

22 febbraio 2012
Olympique Marsiglia-Inter
Basilea-Bayern Monaco


RITORNO OTTAVI

6 marzo 2012
Benfica-Zenit San Pietroburgo
Arsenal-Milan

7 marzo 2012
APOEL- Olympique Lione
Barcellona-Bayer Leverkusen

13 marzo 2012
Inter- Olympique Marsiglia
Bayern Monaco-Basilea
14 marzo 2012
Chelsea-Napoli
Real Madrid-CSKA Mosca

mercoledì, gennaio 25, 2012

Bellamy o Cardiff, principi di Galles

Vendetta, tremenda vendetta. Servita bollente, nel catino di Anfield, e con un retrogusto dolceamaro. Comunque andrà a finire, a Wembley, domenica 26 febbraio, Cardiff avrà il suo Principe di Galles ad alzare la Carling Cup.

Se sarà Craig Bellamy, gallese di Cardiff, col suo Liverpool o i gallesi del Cardiff City, per la prima volta in finale, lo deciderà il "sacro" prato del nuovo Imperial Stadium. E in ogni caso sarà una storia bellissima. Una storia da Coppa di lega inglese.

Mai un club gallese l'ha vinta, e potrebbe riuscirci l'unico non inglese che ha già vinto quella più prestigiosa, la FA Cup. Trofeo che il Cardiff City ha sfiorato due volte in finale, l'ultima contro il Portsmouth nel 2008, un anno dopo l'inaugurazione del nuovo Wembley.

E a Wembley tornerà da protagonista Craig Bellamy, primo epurato di Roberto Mancini al City che ha firmato il gol-qualificazione. Il Tévez prima di Tévez aveva lasciato gli Sky Blues dopo mille litigate col Mancio, e alla fine era tornato - in prestito - alla squadra della sua città, l'unica che con un pool di sponsor poteva permettersi il suo ingaggio: 400 mila euro al mese, un'enormità per una società fino all'anno prima in amministrazione controllata.

Era l'agosto 2010, e Bellamy sembrava un giocatore finito. Invece è tornato al Liverpool, e col ritorno di Dalglish in panchina è rinato. Adesso giocherà la finale di league Cup numero 11 nella storia dei reds. Il colore del nuovo principe di Galles, ma non del suo cuore.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, gennaio 22, 2012

Balo & Danny, il '90 fa paura

Balotelli chiama e Welbeck risponde. La paura fa 90, intesa come classe; 12 agosto Mario, 26 novembre Danny. Tre i mesi di differenza. Tre i punti che separano le due Manchester, 54 il City capolista, 51 lo United inseguitore. E, di fatto, unico competitor per il titolo, perché la 22esima giornata ha tagliato fuori, forse definitivamente, il resto della concorrenza: Tottenham e Arsenal negli scontri diretti con le due Mancunian, Chelsea e Liverpool con le piccole Norwich e Bolton.
Gli Spurs - rimontato il 2-0 - si sono arresi al 95', sul rigore del 3 a 2 guadagnato e trasformato da SuperMario, partito in panchina perché rientrava da un infortunio. Dopo il gol stavolta non si è chiesto "Why Always Me?", perché sempre io, ma ne ha comunque combinata un'altra, passeggiando "alla Pepe" sulla testa di Scott Parker. Redknapp, l'allenatore del Tottenham, non ci ha visto più e ha detto che per il Balo non è la prima volta e non sarà l'ultima.

È stata invece, forse, l'ultima speranza per Wenger di riavvicinarsi al vertice. I suoi Gunners, ormai, dovranno concentrarsi sulla Champions (attento, Milan) e sulla FA Cup. Ma se in difesa non migliorano, contro i rossoneri e l'Aston Villa sarà dura. Anche City e United dietro sono tutt'altro che impeccabili, ma là davanti i '90 fan paura.
PER SKY SPORT 24,CHRISTIAN GIORDANO

sabato, gennaio 21, 2012

Coppa d'Africa per la Storia

Comunque andrà, in Gabon e Guinea Equatoriale, sarà già Storia, con la maiuscola. La prima Coppa d'Africa del post Primavera Araba, che il continente l'ha ridisegnato, stravolto, cambiato per sempre. Anche nel calcio.

Non ci saranno le superpotenze Camerun e Nigeria e nemmeno l'Egitto, tricampione in carica. Ma ci sarà la nuova Libia, la prima senza più il colonnello Gheddafi e con un nuovo inno, una nuova maglia e nuovoe speranze. Non di successo finale, ma per un presente e un futuro di libertà. La vera impresa, invece, l'ha già centrata qualuificandosi sotto le bombe e giocando con i colori degli insorti che, dopo la capitolazione del Rais, sono diventati quelli del Paese. Che adesso ha un nuovo idolo, Samir Aboud, lo Zoff libico che a quasi 40 anni ha difeso lo 0-0 decisivo contro lo Zambia.

Mancherà anche l'Algeria, ma ci saranno - eccome - le altri grandi del Maghreb, la Tunisia e il Marocco. A differenza della Libia, la Tunisia, liberatasi di Ben Ali con la Rivoluzione dei Gelsomini, non può per tradizione che puntare al successo. Anche perché ha vinto un anno fa la Coppa riservata ai giocatori di club africani e ha in squadra il Riquelme nordafricano, Oussama Darragi, numero 10 dell'Esperance Tunisi visto anche al Mondiale per club.

Anche il Marocco può andare lontano. Tutto dipenderà dal veterano Hadji e dai gol di Chamakh, involuto all'Arsenal, e El Hamdaoui, fuori rosa all'Ajax da quando ha rotto con l'allenatore Frank De Boer. In panchina, con il belga Eric Gerets, meteora milanista anni 80, l'esperienza non manca.

E non dovrà mancare anche quella per la sicurezza, due anni dopo la tragedia del Togo in Angola. Angola che cerca sul campo una occasione di riscatto. Sarà l'ultima occasione invece per la Costa d'Avorio di Didier Drogba, capitano e leader del Paese prima ancora che degli Elefanti.

Tra le pretendenti, i soliti Senegal e Ghana, che nel 2010 arrivò a un rigore dalla storica semifinale mondiale. Tra le possibili sorprese lo Zambia, il Mali di Alain Giresse e forse il Burkina Faso, poverissimo nel PIL ma ricco di talenti. Per le altre - Botswana, Sudan e Niger - è già Storia esserci.

SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, gennaio 20, 2012

Quoque tu, 'Gladbach?

"Osram" stavolta è rimasto al buio. Così lo chiamano nella sua Moenchengladbach, Jupp Heynckes. Come la fabbrica tedesca di lampadine. E per via di quelle sue guance "tedeschissime" che la tensione, più che il freddo o la birra, rendono più rubizze che mai quando si trova davanti al suo Borussia. ll Borussia Moenchegladbach.

Con lui era l'anti-Bayern degli anni settanta. In bianconeroverde è diventato il terzo bomber di sempre in Bundesliga: 220 gol in 369 partite. Naturalmente, dietro Gerd Mueller del Bayern e Klaus Fisher, bandiera dello Schalke.

Lui invece bandiera lo è stato del 'Gladbach, solo che adesso siede - per la terza volta - sulla panchina dei bavaresi. E per la seconda volta, dopo il paperone di Neuer alla prima giornata, ecco i suoi ci ricascano. Altro blackout di Neuer e la capolista va sotto con la magia di Reus, predestinato che anziché al Bayern s'è già promesso al Borussia: ma Dortmund.

A completare la seratina, la doppietta dell'altro gioiello, Herrmann, con la seconda illuminazione di Reus. Per fortuna del Bayern, senza i lampi dello squalificato Ribery e con uno spento Robben, non ha neanche ammonito Thomas Mueller, per questa gomitata a Stranzl. Nella sua Gladbach, contro il Muller "sbagliato", sarebbe stato troppo. Anche per Osram.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Bundes, si riparte

Un mese per ricaricare le batterie, e la Bundes riparte, più veloce che mai. Il campionato più elettrizzante d'Europa, quello con più sorprese, stadi sempre pieni e tanti giovani da lanciare, ricomincia dai suoi 4 moschettieri. Ciascuno a suo modo simbolo delle prime 4 del girone d'andata.

Mario Gomez, capocannoniere con 18 gol nel Bayern campione d'inverno a +3 su Dortmund e Schalke e +4 sul Mönchengladbach.
Mario Götze (nella foto) per il Dortmund grande delusione di Champions ma secondo in campionato con i rivali storici della Ruhr, lo Schalke dell'ex Milan Klaas-Jan Huntelaar, con Raul il leader della squadra che divide col Leverkusen lo scomodo ruolo di eterna perdente del fussball tedesco.
E infine Marco Reus, del 'Gladbach che sì è già promesso all'altro Borussia: in estate, dopo il bianco della Germania al prossimo Europeo, vestirà il giallonero del Dortmund.

Con la testa alla missione stagionale - la finale di Champions, il 19 maggio alla Allianz Arena di Monaco - il Bayern affronta una classica da anni 70, quando bavaresi e 'Gladbach dominavano anche in Europa. Quell'Europa lasciata troppo presto dal Dortmund, che in campionato non perde da 11 partite e ad Amburgo continuerà l'inseguimento al Bayern sperando in un altro scherzetto del 'Gladbach, che all'andata sbancò la Allianz Arena col gol di Camargo.

Partita fortissimo, la squadra dello svizzero Lucien Favre è calata nel finale: solo 4 punti nelle ultime tre. Andamento opposto per lo Schalke, che dopo 6 vittorie nelle ultime 8 riceve lo Stoccarda.
Le batterie sono cariche, la Bundes riparte.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, gennaio 16, 2012

Secondo giorno di Scholes

Finalmente a casa, altro che "passo indietro per il club". Paul Scholes, 37 anni e non sentirli, ha risposto così alla stampa inglese che incalzava Ferguson alla vigilia di United-Bolton, il secondo debutto in campionato del suo braccio in campo. Presenza numero 679 e 151esimo gol del Rosso doc che a Manchester è già un monumento. Chiusa troppo in fretta la carriera dopo la lezione in finale di Champions col Barca lo scorso maggio, Scholes è tornato titolare in Premier sei giorni dopo lo spezzone in FA Cup contro il City.

La palla persa sul 3-2 di Aguero aveva fatto alzare qualche sopracciglio sull'utilità dell'operazione-nostalgia. Ma all'eterno ragazzo di Salford, area metropolitana di Manchester, la voglia di campo non era mai passata, visto che da assistente di Sir Alex giocava tutte le partitelle della formazione Riserve.

Gli infortuni della prima squadra hanno fugato i dubbi: e lo United s'è ritrovato, "a zero pounds", il centrocampista più completo degli ultimi 15 anni, parole di Sir Alex e del professor Xavi, l'unico che poteva insidiargli il trono.

Il mitico 18 nel frattempo è passato a Young, e anche se quello col 22 non sarà mai più il vero Scholes, quel che conta è rivederlo a casa. Come Essien, tornato dopo due anni di infortuni. L'ultimo, al crociato anteriore in precampionato. Old Trafford come Stamford Bridge: casa dolce casa. Perché casa è dove hai il cuore.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, gennaio 08, 2012

Manchester Roonited

Roo, sempre Roo, fortissimamente Roo. E' lui il presente e il capitan futuro dello United, e l'eterna giovinezza di quel 70 enne ragazzino capace ancora di saltare così dalla panchina per le magie del suo pupillo. Ci ha messo dieci minuti, il secondo numero 10 del globo per dimostrare al mondo che giocatore è, Wayne Rooney. 

L'imitazione di Sir Alex che tira lo scarpino a Beckham, le 250 mila sterline di multa e la panchina per la cena non autorizzata con la moglie Coleen la sera del Boxing Day, le indiscrezioni di mercato dell'Independent: tutto dimenticato con la doppietta nel 162esimo derby di Manchester che vale il quarto turno di FA Cup.

Un gol costruito e finalizzato "alla Rooney" e la seconda chance sul rigore respinto da Pantilimon. Un altro derby indimenticabile, per Wazza, che lo scorso febbraio, ma all'Old Trafford in campionato, aveva segnato in rovesciata il gol più bello della sua già straordinaria carriera.

Carriera che continuerà portando sul petto quello stemma mostrato con orgoglio nei fatti e a parole. Nel giorno dello storico rientro di Scholes, davanti all'ex bandiera Beckham, è lui, Roo, l'uomo-copertina dello United che torna... lo United: ancora in corsa in Coppa d'Inghilterra, e primo competitor del City in Premier. Con un investimento così, Mrs Cathy può stare tranquilla: per nonno Alex la pensione è lontana.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, gennaio 07, 2012

FA Cup, ci mancava il Man Derby

Il trofeo per club più antico al mondo: stagione 71-72, ma del 1800. Il più sentito, in Inghilterra, e dunque il più prestigioso. Non bastava tutto questo, nel terzo turno di FA Cup, il primo con le grandi, dove il Wigan penultimo in Premier è uscito con lo Swindon Town, quarto in quarta serie. Ci mancava il derby di Manchester. Le prime della Premier, ma a ruoli tradizionalmente invertiti.

L'ultimo di campionato è già nella storia, 6-1 per il City a Old Trafford. L'ultimo di Coppa, in semifinale l'anno scorso, regalò al Mancio un'altra chance a Wembley. Segnò Yaya Touré che poi firmò anche la finale con lo Stoke e il primo trofeo blu cielo dopo 35 anni. Il primo inglese per Mancini, l'allievo che ritrova il maestro: 5 delle 11 coppe dello United, record assoluto, sono di Ferguson. E proprio alzando quella del 90 salvò il posto da un esonero che pareva già scritto.

Brutto compleanno e brutte feste per Sir Alex, 70 anni a San Silvestro: due sconfitte consecutive in Premier che hanno fatto rumore. Almeno quanto il caso Rooney, che torna titolare nel 4-4-2 in attacco con Welbeck e Valencia che scala a terzino destro. In porta, potrebbe tornare De Gea, che Ferguson ha difeso per difendere se stesso.

Ma il problema è nel mezzo: nello United dei tempi d'oro c'era Keane, ora c'è Anderson. Anche Mancini ha le sue grane: i fratelli Touré sono in partenza per la Coppa d'Africa in Gabon. Balotelli non si allena da una settimana per la distorsione alla caviglia pre Sunderland e Barry è squalificato. 4-2-3-1 obbligato, quindi, con Aguero, Silva e Nasri dietro Dzeko.

Già fuori a gennaio in Champions e in Coppa di Lega, Ferguson non può fallire. Perché se vinceranno Premier o FA Cup, i "vicini rumorosi" faranno ancora più baccano.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Probabili formazioni:
MANCHESTER CITY (4-2-3-1): Hart - Richards, Kompany, Lescott, Clichy - Nasri, De Jong, Milner, Silva - Aguero, Dzeko. All. Mancini.
MANCHESTER UNITED (4-4-2): De Gea - Valencia, Jones, Ferdinand, Evra - Park, Carrick, Anderson, Nani - Rooney Welbeck. All. Ferguson.