lunedì, aprile 30, 2012

ManCity Derby: papaveri e paperelle

E adesso le chiacchiere stanno a zero. A zero come i punti che separavano, e non separano più, le metà del cielo di Manchester. E della Premier League, che tutto fa pensare si deciderà all'ultimo minuto dell'ultima giornata. Mancini ha zittito tutti, critici e detrattori e anche il maestro Ferguson, uno che dei mind games con arbitri e avversari ha fatto un'arte. E il Mancio lo ha fatto non solo in campo, 1-6 all'Old Trafford e 1-0 all'Etihad, ma anche col linguaggio del corpo. Lo stesso usato dal suo figliol prodifo Carlos Tévez contro il suo ex capitano Gary Neville nel 2-1 sullo United in Carling Cup del 19 gennaio 2010. Stesso gesto, messaggio - se possibile - ancora più forte: il Manchester City "è tornato", e adesso i vicini hanno tanta voglia di essere "ancora più rumorosi". Newcastle al St James' Park e QPR in casa il City, Swansea all'Old Trafford e Sunderland fuori lo United: i "vicini rumorosi" hanno l'occasione della vita per rivincere il campionato che aspettano da 44 anni. Dopo 35, il Mancio gli ha ridato un trofeo - la FA Cup - e adesso gli Sky Blues sono padroni del proprio destino. Un destino così speciale da unire nel tifo Liam Gallagher e Maradona. Ribelli, finalmente, con causa. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, aprile 27, 2012

Gracies, Pep

"No tendrás cojones de hacerlo", non avete gli attributi, diciamo così, per farlo. La sfida a Laporta, affidargli la panchina della prima squadra, Pep l'ha stravinta. Quella frase è diventata una sua biografia, ma soprattutto il manifesto di un'epoca. L'estetica e la poetica di un nuovo calcio quando tutti credevamo di aver già visto tutto. Adesso, è tempo di fermarsi. Come da giocatore. Quando in Messico imparò a fare uscire la palla da La Volpe, il primo dei suoi tanti ispiratori. Perché "il filosofo" non solo ha vinto 13 trofei sui 19, e potrebbe salire 14 su 20 se alzerà - contro il maestro Bielsa - la sua seconda Copa del Rey da allenatore. Il filosofo ha riscritto il futbol, ridisegnandolo secondo i suoi principi. I principi del suo Barca. Il calcio totale olandese di Cruijff coniugato con l'estetismo catalano. Via Deco e Ronaldinho, cattivi maestri per Leo, le sue prime condizioni. Via Eto'o e Ibra, il flop Chygrinsky. Guardiola non è perfetto. Ma sbaglia perché osa. E ci mette del suo: pressing altissimo, tiki taka come apice e unico limite, palla sempre bassa e tocchi di prima, verticalizzazioni letali e centravanti abolito, pardon reiventato: lo spazio. Nelle giornate di vena, la filarmonica di Vienna a tempo di hip hop. Quando proprio non gira, come gli adduttori e la luna di Messi, uno sterile titic titoc simil-pallamano. Sarà successo due, tre volte in quattro anni. Quattro anni indimenticabili. Gracies, Pep. Més que un entrenador. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, aprile 25, 2012

Bayern-Chelsea, sorpresa per chi?

Finale a sorpresa, ma fino a un certo punto. E che finale! Ce lo sentiamo ripetere da settembre: il bayern, più che una squadra, è un Land - la Baviera - in missione. Missione compiuta. il 19 maggio, a giocarsi la champions in casa, alla allianz arena di monaco, ci sarà lo squadrone di Heynckes, uno che quella coppa l'ha alzata nel '98 col Real, contro la Juve. Il Clásico, da tutti temuto e da troppi annunciato, invece non ci sarà. ma si farà sentire, anche se non quanto l'hanno sentito, e pagato, real e barca. Bravo il chelsea dell'italianissimo, ma non è una colpa, Di Matteo. Rivitalizzato un gruppo che con villas boas pareva bolso, adesso i suoi Blues fanno paura. Perché, paradossalmente, non hanno niente da perdere. In sette invece si perderanno la finale sognata da una vita: ammoniti al Camp Nou o al Bernabéu, a Monaco non ci saranno i diffidati Ramires, Ivanovic, Raul Meireles e Terry nel Chelsea; Alaba, Badstuber e Luiz Gustavo nel Bayern. Ci sarà invece Ribéry, squalificato due anni fa a madfrid contro l'inter, e sogno proibito di Pérez al Real, che invece Robben non l'ha mai amato. Due anni fa toccò a Sneijder prendersi la rivincita più grande, stavolta è toccato all'olandese volante che alla Juve adesso piace ancora di più: perché ha fatto male a Mou, nella sua Madrid. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, aprile 24, 2012

Leo e DD, sliding doors

Il calcio - come la vita - è fatto di sliding doors, porte scorrevoli che possono aprirti il paradiso e un attimo dopo, spalancarti l'inferno. E viceversa. Leo Messi e Didier Drogba l'hanno sperimentato sulla propria pelle. From Hero to Villain, da eroe a villano o viceversa, a seconda del tifo, e della latitudine. La Pulce, in blaugrana mai così giù come nell'andata a Stamford Bridge, sembrava tornata il gigante che gioca fra i bambini. Iniesta, che tre anni fa aveva punito i Blues pescando l'incrocio al 93', era tornato a popolare gli incubi di Drogba, che nel turco Cakir già rivedeva lo spettro del norvegese Øvrebø: Blues sotto 2-0 e in dieci all'intervallo per l'ennesima follia - stavolta in campo - del capitano, John Terry. Invece, come nel film, la sceneggiatura stravolge in un attimo la vita dei protagonisti. Drogba in versione Eto'o 2010, gioca la partita della vita da difensore aggiunto, ma sul più bello stende in area Fabregas: rigore. Dal dischetto Messi, è una sicurezza: ma lo era anche Baggio a Pasadena. Stavolta la porta - scorrevole - nel cielo di Leo è la traversa di Cech. Sliding doors. L'epitome del tiki taka è, forse, il canto del cigno di una squadra irripetibile. Pep non può che prenderla con filosofia. Lo scugnizzo Di Matteo salta in groppa al momento. E rinasce persino el Nino, Torres. Per lui, ex colchonero, la finale forse sarà un derby. Per il re leone, e gli altri senatori orfani di Mou, solo una favola in attesa di lieto fine. Magari contro il maestro, da eroe a villano. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Pep e Dima, maghi contro

Sarà un caso ma senza Piqué - il piccolo Beckenbauer - sono arrivate due sconfitte in fila. E che sconfitte: l'1-0 a Stamford Bridge potrebbe costare al Barca la seconda finale di Champions consecutiva, la terza in quattro anni di gestione Guardiola. Quella nel Clàsico, nel tempio sacro del Camp Nou, è già costata la Liga, certo già persa nella gara a tappe con le piccole e non nella corsa di un giorno coi rivali di sempre. Al suo Barca non capitava dall'11 settembre 2010 di perdere al Camp Nou in campionato: 0-2 con l'Hercules poi retrocesso. E due partite consecutive Guardiola non le perdeva da fine maggio 2009: 2-1 a Maiorca e 0-1 con l'Osasuna. Succede, quando gli allenatori si mettono a fare i maghi. Stavolta però Pep ha esagerato: Piqué, Fabregas, Sànchez e Pedro e in panchina, Thiago in mezzo e Mascherano in difesa con Puyol. E Tello su Sergio Ramos come Cuenca su Abate: idea buona col Milan, ma bocciata dal Barca giù di gamba prima ancora che dalla freschezza del Madrid. Di Matteo e Mou li hanno studiati, e bloccati all'italiana. Col ritmo basso e di fisico, stretti nella propria area, i londinesi; a velocità tripla e negli spazi larghi, i merengue, che poi là davanti hanno quello là, un CR7 da Pallone d'oro, finalmente guarito dal complesso di Leo. Per Pep, la sfida vale una stagione, anche se c'è ancora la Copa del rey col Bilbao del maestro Bielsa come rete di protezione. Per Roberto, invece, il futuro è adesso. E per com'era cominciata, il miracolo è già esserci. PER SKY SPRT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, aprile 19, 2012

Messi da parte


Lionel Messi, il giocatore più forte al mondo. Uno che fa la fortuna di ogni attaccante, che non gli rubi lo spazio: il vero centravanti del Barca di Guardiola. Via Ronaldinho e Deco, le sue condizioni dettate a Laporta. Detto fatto, Dinho va al Milan e Leo si prende la "10". Eto'o con Guardiola proprio non si prende. Pep vuole il pressing alto e quando sposta Messi al centro, finto centravanti alla Hidegkuti, alla Cruijff, Samuel fa l'ala e vince il triplete, poi scappa per fare il bis da Mourinho, che in cambio di Ibra gli fa fare di tutto anche il terzino. Per Mou va bene, ma per Benitez e Gasp proprio no. Ibra per Eto'o e 48 milioni: l'affare del secolo, ma solo per Moratti. Sulla carta, il complemento perfetto per il tiki taka dei piccoletti blaugrana. Ibra però catalizza l'intero attacco, mentre alla Pulce il pallone garba averlo sul sinistro. Il suo. E lo fa presente a Pep, che nemmeno deve scegliere. Per 40 milioni, si prova con un altro piccoletto: David Villa. In nazionale da prima punta ha fatto le scarpe a Torres. Aragonés ci ha vinto un Europeo, Del Bosque un Mondiale. In blaugrana, prima della frattura non ha mai smesso di segnare, ma deve partire da sinistra. Adesso tocca a Sanchez nel club e Aguero, Higuain o Tevez in nazionale: tutti cos. Centravanti, stai attento. Se non gli giri al largo, la Pulce è così grande che ti schiaccia. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, aprile 18, 2012

L'anno buono lo riconosci subito

Che non fosse serata lo capisci dalle smorfie, dai gesti, da certi particolari. Non capita spesso che Messi perda palla così a centrocampo su pressing di Lampard. E che da quell'errore nasca il contropiede che porterà all'errore di posizione di Mascherano, alla chiusura in ritardo di Adriano e quindi al gol di Drogba. Quello di tre anni fa, invasato contro Øvrebø. E non capita spesso di sbagliare gol come quello fallito da Busquets dopo il palo di Pedro. E quando anche fai tutto bene, come il colpo di testa di Puyol, e troi un Cech così, allora vuol dire che nopn è serata. Lo capisce anche Guardiola, che quasi non ci crede. A Stamford Bridgge, il Barcellona si aggrappa alle sue certezze, al tiki-taka. Qualunque cosa accada. Ma Di Matteo non è Villas Boas. Niente 4-3-3, anzi: doble pivote nel 4-2-3-1 con Drogba preferito a Torres e in 11 dietro la libnea della palla. Se serve anche 11 nella propria area. Mou e Hiddink insegnano. Il Barça dei fenomeni lo fermi solo così. Tre anni fa si salvò con Iniesta, pescando il sette nel recupero. Stavolta quella porta era stregata. E adesso l'unica certezza è che l'unico Clasico sicuro è quello di ritorno nella Liga. Per vederlo anche a Monaco in finale di Champions non serve un miracolo, ma due remuntade sì. E se è l'anno buono lo capisci subito. Dalle smorfie. Dai gesti. E da certi particolari. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, aprile 13, 2012

Derby di testa e di cuore

Il cuore a Wembley per il 218esimo Merseyside derby, Liverpool-Everton, prima semifnale di FA Cup. La testa, non solo della classifica, a Old Trafford, dove il Manchester United, contro l'Aston Villa, prova a cucirsi un titolo che a un certo punto sembrava già del City, che a Norwich cercherà di non spegnere la speranza. Più del cuore che con la testa.

E' lo strano weekend del calcio inglese, stretto fra la Coppa e il campionato, riaperto a Wigan dal peggior United visto in stagione e dal ritorno al gol di Agüero, che con Tevez cercherà di far dimenticare a Mancini l'ennesima follia di Balotelli per tenere accesa la fiammella fino al derby del 30 aprile.

I derby decideranno anche Liga e Bundesliga, oltre che l'altra finalista di FA Cup. In Germania quello della Ruhr, a Gelsenkirchen contro lo Schalke 04, potrebbe lanciare il Dortmund verso la conferma del Meisterschale, sempre più vicina dopo il ko del Bayern mercoledì al Westfalenstadion.

In Spagna, in attesa del Clasico del 21 aprile in campionato e forse di un bis in Champions, sa di derby anche la sfida incrociata fra le due di Barcellona e di Valencia: il Barca in trasferta col Levante apre un ciclo di 5 partite in 15 giorni, fra Chelsea, Real Madrid e ancora Chelsea, prima del ritorno a Madrid ma contro il Rayo Vallecano.

A quel punto, la Liga sarà forse già decisa, specie se Mourinho riuscirà ad arrivare al Camp Nou ancora a +4. Il Chelsea, invece, prima dei Pep Boys dovrà vedersela nell'altra semifinale di Coppa d'Inghilterra. Contro il Tottenham. Non avrà la rivalità che c'è tra Spurs e Arsenal, ma è derby vero. Più della testa che del cuore.

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANIO

domenica, aprile 01, 2012

Nostalgia Chinaglia

Come glielo spieghi, ai ragazzini hi-tech di oggi sempre connessi , uno come "Long John"? Ti senti un po' come quella canzone: chiedigli chi erano i Beatles, vedrai che ti risponderà...
Giorgio Chinaglia non era un beatle. Anzi, tutt'altro.

Figlio del dopoguerra, era nato nel 1947 e aveva subito imparato che la vita sa essere dura come i marmi della sua Carrara, ma non altrettanto liscia.

A sei anni, con le cave in crisi, la famiglia si trasferì in Galles, altra terra di miniere, ma per aprire un ristorante. Lui la raggiunse in treno da solo, con un cartello al collo e su scritta la destinazione: Swansea.

A scuola ribelle e poco portato per studiare. Fuori, fa lo sguattero in cucina dai suoi e si sfoga nelle giovanili dello Swansea City, che oggi fa la Premier ma allora era una squadretta di dilettanti.

Big George torna in Italia 19enne per il militare, va alla Massese ed esplode all'Internapoli, che oggi non esiste più.

Tre anni dopo, nel '69, ecco la squadra della sua vita: la Lazio. Per 100 milioni di lire. Uno scandalo. Come i 90 miliardi per Vieri, che trent'anni dopo la lascerà per l'Inter. Ecco, Chinaglia è stato un Vieri senza le veline. Un capopopolo, ma anche un bullo alla Ibra che però col suo "filosofo", Maesterelli, vinse da capocannoniere lo storico scudetto '74. Di quella Lazio, bella e sfortunata, era il capitano, che girava con la 44 magnum sotto la giacca. Alla ispettore Callaghan.

Nella Lazio dei clan, partitelle e ritiri finivano così: sparando ai lampioni.

In Italia-Haiti, a Germania Ovest 74, sdoganò il "vaffa" in mondovisione al Ct Valcareggi per la sostituzione. Fu la "chinagliata" più famosa, non la prima.

Oggi, roba da educande. Allora, un dramma nazionale. Perché Capello espugnò Wembley davanti ai nostri "30 mila camerieri", ma il merito fu tutto del "gallese".

Con la "sua" Lazio, prese a pedate D'Amico per un tunnel di Mazzola. E inseguì con un ombrello l'arbitro Menicucci perché l'Udinese pareggiò al 5' di recupero.

Nel 76, cullò il Sogno Americano: 25 anni di contratto, per lanciare negli States il soccer con Pelé e Beckenbauer. "Adesso dovrò trovarmi un lavoro", disse nel 2000.

In tre anni da presidente scese in B e perse 3.5 milioni di dollari. Da politico, alle Comunali di Roma, non gli bastarono 22 mila voti Dc.

Buono solo a far gol, Long John. Come John Charles, gallese come lui. Ma come glielo spieghi, ai ragazzini hi-tech, chi era Long John?

PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO