mercoledì, maggio 30, 2012

Strega comanda "di colore": rosa

Questo il primo giornale sportivo italiano. «Mauri ha chiesto di poter essere ascoltato subito, ma gli è stato fatto presente che non era possibile e che doveva per forza andare in carcere. È stato messo in cella insieme con due immigrati di colore «che lo trattano come un re» e gli fanno anche da mangiare».

martedì, maggio 29, 2012

Samp-Sassuolo, la testa è altrove

Doveva essere solo la porta di servizio per la Serie A, questa semifinale di andata dei playoff di B. Per tornarci subito nel caso della Samp, retrocessa fra le lacrime di capitan Palombo un anno fa. Per entrarci per la prima volta, nel caso del Sassuolo, che il sogno promozione lo aveva già cullato due stagioni fa. Invece, la sfida davanti ai 20 mila di Marassi sarà molto di più. Un modo per pensare ad altro dopo giorni terribili per la bufera del calcioscommesse e il terremoto in Emilia. La Samp non avrà Bertani, attaccante ex Novara che il GIP di Cremona Salvini ha spedito in carcere nell'ambito dell'inchiesta New Last Bet. Il Sassuolo giocherà pensando a quanto sta succedendo in Emilia, ai crolli e ai lutti, e col dubbio dell'agilibilità del Braglia per la gara di ritorno di sabato. Iachini ha detto ai suoi di dimenticare le sconfite con Pescara e Varese, rispettivamente la squadra che ha vinto il campionato e l'altra semifinalista, col Verona, di questi playoff che si annunciano equilibratissimi. E infatti a Bogliasco, blindatissima fino al Poggio per evitare occhi indiscreti, ci si è allenati a lungo sui rigori. La Samp ha sbagliato gli ultimi tre: Foggia col Bari, Pozzi col Pescara, Eder col Varese. Questione di testa, ha detto Iachini, che non avrà Padalino e i nazionali: l'argentino Romero e l'ungherese Laczko. Da Costa e Costa i titolari, con Fiorillo e Castellini in panchina. Pea, che la Serie A la farà comunque, al Sassuolo da neopromosso o al Siena al posto di Sannino, si affida ai 20 gol di Sansone, che a Genova potrebbe restarci. Ma in rossoblù, al posto di Palacio. Ma non è per questo che Samp-Sassuolo è molto, molto di più. [img terremoto] PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, maggio 27, 2012

I 23 di Spagna: scelta Vicente

Così sicuro da consegnare il compitino addirittura con un giorno e mezzo di anticipo. Il fatto suo l'ha sempre saputo, Vicente Del Bosque. E le idee le ha sempre avute chiare. Come le sue gerarchie. Sarà per quello che, al netto degli infortunati eccellenti Villa in attacco e Puyol in difesa, l'unica sopresa - nei 23 convocati per Euro 2012 - è Juanfran, esterno destro dell'Atletico Madrid tornato, come nel 2010, in cima all'Europa League. A fare rumore, ma poco, sono semmai i nomi degli esclusi: Soldado e De Gea. Il delantero del Valencia viene dalla sua stagione più bella, ma ha pagato il calo nel finale i Liga. Viceversa, al portierino strapagato 20 milioni da Ferguson un'estate fa, non ha giovato il tremendo impatto con la Premier. In Polonia e Ucraina andrà invece invece un'altra fashion victim del calcio inglese: Torres, panchinaro costato al Chelsea 58 milioni di euro a gennaio 2011 ma fresco di Champions con Di Matteo, anche se con esclusione sia dai titolari che dai cinque rigoristi. Sono in lista ma ancora in dubbio per motivi fisici Thiago Alcantara e Fabregas, cioè il centrocampo del futuro di Barcellona e Spagna. L'infortunio a una tibia rischia di fare saltare a Thiago anche le olimpiadi, mentre per Cesc il problema è a una coscia, ma nel suo caso i medici sono ottimisti: in 7-10 giorni sarà pronto. Il resto del gruppo lo è già, come ha dimostrato il test con la Serbia del debuttante Ct Mihajlovic. Ma l'unica cosa che preoccupa l'omone di Salamanca è la pancia delle Furie Rosse. Potrebbe essere piena. PER SKY SOPRT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, maggio 21, 2012

Il Guru Di Matteo

Una risata li seppellirà. Riunione tecnica pre-Barcellona. "Team meeting" la chiama lui, che lasciato il calcio s'era rimesso a studiare: business administration. Sullo schermo passa in rassegna i numeri: 61 gol e 20 assist, le cifre che riguardano quella Pulce col 10. La squadra, che dal 4 marzo ha Roberto Di Matteo come capo allenatore e non più vice di André Villas-Boas, scoppia a ridere. Lì è nato il Chelsea campione d'Europa, anche se nessuno poteva saperlo. Il gruppo era già conquistato. Il recupero della vecchia guardia, i due mediani bassi nel 4-2-3-1 al posto del troppo dispendioso 433, la panchina per Torres e David Luiz, da lui poi rigenerati, sarebbero venuti dopo. Dopo il cuore e le menti. Vedere, per credere, il body language di Ashley Cole, che il portoghese neanche lo guardava e in finale ha giocato la seconda partita della vita dopo quella contro Cristiano Ronaldo a Euro2004. Prima della finale, invece, il paisà Di Matteo davanti a tecnica e tattica ha messo il sentimento. Come rivelato dal Guardian, in albergo, sul maxi schermo della hall i giocatori hanno guardato i videomessaggi di incoraggiamento girati dai loro familiari. L'idea era venuta a Di Matteo e al suo staff due settimane prima. "Una genialata", ha detto Bertrand, che in Champions ha debuttato in finale. In campo non l'ha vista mai, ma il Bayern - come prima il Barça - è ancora lì. Seppellito dalle risate. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Montpellier, riciclo vincente

42 milioni di euro. Un'estate fa, l'Équipe si chiedeva in prima pagina se li valesse davvero, tutti quei soldi, Javier Pastore,. Una (memorabile) Ligue 1 dopo, la risposta pare scontata quanto l'intera rosa del Montpellier, costata meno dell'argentino e campione di Francia con gli scarti degli altri. Troppo facili le battute: il presidentissimo Loulou Nicollin, che nel calcio riversa la passione del padre "per una figlia mai avuta", i soldi veri li ha fatti con la raccolta riciclata. E la squadra, vera, l'ha fatta spendendo poco e bene, riciclando giocatori da buttare e un allenatore che, in nazionale Under 21, non serviva più. In blu-arancio, invece, col suo 4-2-3-1 René Girard è diventato allenatore dell'anno. E Olivier Giroud, con 21 gol, il capocannoniere di Ligue 1 con Nené del Paris Saint-Germain ma con 2 rigori contro i 7 del brasiliano. Oggi vale almeno 15 milioni, anche se un attaccante così "di sistema" difficilmente finirà in una grande. E non è detto sia un male. Restando a Montpellier farà la Champions con le ali africane Utaka e Camara e la gioventù bruciante allevata in casa alla faccia degli acquisti milionari del PSG: Belhanda, talento marocchino finalmente esploso, il trequartista Cabella, Stambouli, El Katouri, Ait-Fana, e soprattutto il capitano Yanga-Mbiwa, 22enne difensore centrale che piace al Manchester United per il dopo-Ferdinand ma anche aTottenham e Arsenal. Va a scadenza nel 2013 e costa già 8 milioni. E se l'Équipe si domanderà se li vale, la risposta è scontata. Ma solo quella. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, maggio 19, 2012

Tedeschi, ma non troppo

Piegàti, ma non spezzati. Se c'è un popolo capace di incassare botte così, quel popolo sono i tedeschi. Stavolta però sarà più dura. Più dura del "tacco di Allah" Madjer e Juary col Porto a Vienna '87. Più dura dell'uno-due da kappaò di Sheringham e Solskjaer all'ultimo gong con lo United a Barcellona '99. Più dura perché stavolta era tutto apparecchiato per la festa. A casa. Con una squadra in missione che aveva già saltato l'ostacolo più alto, il Real Madrid dei Galàcticos, quest'anno più forte anche dell'ultimo Barcellona di Guardiola. Invece, col senno del poi, erano troppi e troppo chiari i segnali. A cominciare dall'avversario: sottovalutato da tutti, capito e copiato da nessuno. Poi l'infortunio di Ribéry, i crampi di Mueller, che non voleva saperne di uscire. Come Matthaeus al Camp Nou. Il Bayern ha attaccato sempre e sbagliato troppo. Fino all'epilogo inevitabile, ma segnato: ai rigori in Europa il Chelsea aveva sempre perso, il Bayern sempre vinto (Champions compresa, l'ultima a MIlano 2001). Purtroppo per i bavaresi, la prima volta è toccata ai loro uomini-simbolo. Robben, che ha appena rinnovato fino al 2015, e Schweinsteiger, l'idolo di casa che non riusciva a guardare mentre l'olandese sbagliava il rigore che, nel supplementare, poteva significare Champions sicura. E che poi ha sbagliato il suo, di rigore. Quello sì, decisivo. E così, dieci anni dopo il Bayer di Toppmoller, ribattezzato "Flopmoller" perché secondo in tutto, è il Bayern a centrare il suo triplete al contrario: coppa di Germania e Bundesliga dietro il Dortmund, campione anche nel 2002; Champions lasciata al Chelsea. La maledizione continua. Ma niente paura, anche se qualcuno solo di adozione, sono tedeschi: li pieghi, ma non li spezzi. Ci riproveranno. Magari già a Wembley 2013, ma senza rigori, bitte. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, maggio 16, 2012

VorRoy ma non posso

«Signori, non ho niente da dirvi, se non che l'Inghilterra vincerà il Mondiali". Alf Ramsey si presentò così da nuovo Ct della nazionale poi campione del mondo in casa nel '66. Roy Hodgson, com'è suo costume, ha scelto un approccio più soft, a parole, ma gli addetti ai lavori li ha spiazzati (eccome) con i 23 convocati per l'Europeo. L'affaire Ferdinand/Terry è stato risolto con una scelta tecnica: il centrale dello United, 34anni e l'ennesima stagione di infortuni, starà a casa come Carrick, altro veterano di Ferguson che coi Leoni ha detto stop. Il capitano del Chelsea, degradato in nazionale a favore di Gerrard, già skipper di Hodgson al Liverpool, andrà in Polonia e Ucraìna con Cahill, che Di Matteo preferisce a David Luiz. Risolta le questione Terry costata il posto a Capello, resta da costruire la squadra. In porta confermato Hart, campione di Premier col City. Il Mancio lo ha preferito all'irlandese Given e ha avuto ragione. Alle sue spalle, Green del West Ham e Ruddy che dopo la salvezza col neopromosso Norwich si sposerà il 2 giugno, giorno di amichevole col Belgio. Sorprende ma non troppo l'esclusione di Richards, che nel City ha fatto a botte con Balotelli e lasciato il posto a Zabaleta, in gol nel delirio da titolo contro il QPR. L'esterno basso a destra sarà Glen Johnson, due finali e una League Cup col Liverpool che non sono bastate a Dalglish a salvare la panchina che aveva ereditato da... Hodgson. A sinistra c'è Cole, con Lampard un altro della vecchia guardia che ai Blues ha giocato contro Villas-Boas. Davanti, in attesa che Rooney sconti i due truni di squalifica, si giocheranno il posto Welbeck, suo comapgno di reparto allo United, Carroll in ripresa al Liverpool e Defoe, che in nazionale mancava dal settembre 2010. Solo riserva Sturridge, che al Chelsea ha vissuto la miglior stagione in carriera. Pagano gli infortuni invece Walker in difesa e Bent in attacco. Ma le sorprese arrivano dalle fasce: Downing al Liverpool ha deluso ma il Ct lo conosce bene; e se nel 2006 Eriksson scommise sul 17enne Walcott, che non aveva ancora esordito in Premier. Roy ci riprova con un altro velocissimo ex Southampton, sperando che la storia si ripeta, ma mai uguale a se stessa. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO PORTIERI: Joe Hart (Manchester City), Robert Green (West Ham United), John Ruddy (Norwich City) DIFENSORI: Glen Johnson (Liverpool), Phil Jones (Manchester United), Leighton Baines (Everton), Ashley Cole (Chelsea), John Terry (Chelsea), Joleon Lescott (Manchester City), Gary Cahill (Chelsea) CENTROCAMPISTI: Theo Walcott (Arsenal), Stewart Downing (Liverpool), Ashley Young (Manchester United), Alex Oxlade-Chamberlain (Arsenal), Steven Gerrard (Liverpool), Gareth Barry (Manchester City), Frank Lampard (Chelsea), Scott Parker (Tottenham Hotspur), James Milner (Manchester City) ATTACCANTI: Wayne Rooney (Manchester United), Danny Welbeck (Manchester United), Jermain Defoe (Tottenham Hotspur), Andy Carroll (Liverpool) RISERVE: Jack Butland (Birmingham City), Phil Jagielka (Everton), Jordan Henderson (Liverpool), Adam Johnson (Manchester City), Daniel Sturridge (Chelsea).

domenica, maggio 13, 2012

Thank you, Pat!

26 anni con lo stesso club? Un dilettante, Sir Alex Ferguson, perlomeno rispetto a Pat Rice: 48 con l'Arsenal. 14 da giocatore e 34 allenatore, prima delle giovanili poi da assistente in prima squadra. L'alsaziano Guy Roux ne ha vissuti 44 all'Auxerre, ma vuoi mettere fare per 16 anni il braccio destro di un altro alsaziano, Arsène Wenger, che i Gunners li ha rivoltati come il cannone nel logo. Quando Pat Rice lo indossava sul petto, da terzino destro, puntava ancora dall'altra parte, poi il marketing decise che no, così non andava più bene. Nordirlandese cresciuto a Londra, Pat già vendeva frutta e verdura a Gillespie Road quando l'Arsenal lo prese come apprendista. Era il 1964, due anni dopo passò professionista e nel '71 vinse il Double campionato e coppa d'Inghilterra. Ne giocherà altre 4 di FA Cup Finals, e nel 79 alzerà il trofeo da capitano. Erede del grande Franck McLintock, l'ultimo nell'era pre-Tony Adams. Un'epoca povera di successi chiusa con 528 presenze in 14 stagioni, prima di finire la carriera al Watford. Presenza incisiva ma discreta, a 63 anni - come il Big Ben - ha detto stop: a quell'età, non se la sente più. Al suo posto, Steve Bould un altro simbolo del club che ha fatto bene con la Academy. Una scelta in linea con la tradizione. Ma per Wenger, e non solo in caso di squalfica, nulla sarà più come prima. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO PS: Pat Rice è quello a sinistra...

venerdì, maggio 04, 2012

FA Cup Final: Italian Job

Padroni di Wembley, dalle due torri all'arco. Italians do it better. Gli italiani lo fanno meglio. Specialmente in finale. La finale di FA Cup. Il trofeo per club più antico al mondo: data di nascita 1872. Roberto Di Matteo lo ha già vinto, al Chelsea, da giocatore. Due volte. Adesso ci riprova, al Chelsea, da allenatore. Un anno fa quella coppa la alzò un altro Roberto, Mancini: suo il primo trofeo del Manchester City dopo 35 anni. Due stagioni fa toccò a Carlo Ancelotti, che al debutto col Chelsea centrò il Double campionato-coppa d'Inghilterra. Dieci anni prima, nel 2000, sempre coi Blues londinesi, era stata la volta di Gianluca Vialli, player-manager in panchina con Di Matteo in campo. Come nel 1997, con Gullit allenatore, che a un minuto dalla fine mandò in campo Vialli per Zola. Con Di Matteo il cerchio si chiude. Il suo Chelsea è a un passo dal doppio sogno: l'accoppiata FA Cup-Champions League. Il Liverpool, che ha già vinto la Carling Cup nel derby con l'Everton, insegue la doppietta nelle coppe nazionali. Kenny Dalglish la FA Cup l'ha già vinta tre volte: una da giocatore e due da allenatore Ma lui e i suoi Reds sono avvertiti: Wembley, per la prima volta senza Fabio Capello Ct, in finale parla italiano. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Di Vaio e Nesta, l'America dei '76

Sarà l'anno, il '76 della Mayflower e dei Padri Pellegrini, ma era scritto che ci fosse l'America, nel destino di quei due ragazzini, amici per sempre, e compagni di stanza alla Lazio. Uno con l'argentino Chamot come idolo, l'altro che studiava da Signori. Tutti e due con un comune maestro, Zeman. Dopo i troppi mesi passati a Miami a curarsi la schiena, Alessandro Nesta ci sta ancora pensando: non andrà alla Juve e forse non resterà al Milan. E allora perché non chiudere a New York, come terzo top player ai Red Bull di Thierry Henry e Rafa Marquez? Marco Di Vaio, che alla Lazio con Nesta (a sinistra nella foto, con in mezzo Mimmo Caso) è cresciuto e diviso la stanza nei ritiri, invece ha deciso: giocherà un anno e mezzo in Canada, ai Montreal Impact, con Matteo Ferrari e Bernanrdo Corradi. Anche se difficilmente con lo stesso... impatto che ha dato, e ricevuto, al Bologna. Quattro anni indimenticabili, per il capitano: 65 gol in campionato, quattro salvezze sofferte più che sul campo per i problemi societari. Di Vaio tornerà a Bologna, che è diventata "casa sua". E lo farà da dirigente se Guaraldi resterà presidente. Intanto, potrà forse godersi il suo personalissimo derby nella MLS con Nesta. Come Sandro faceva nelle giovanili con Totti. Un altro '76, che l'America invece se l'è portata a casa, alla Roma. La seconda pelle che col Catania indosserà per la 500esima volta in Serie A. Almeno per lui, l'America può aspettare. Per la festa della classe '76. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, maggio 02, 2012

Eurodeliri

Altro che mercoledì da leoni, la serata di calcio europeo è stata un viaggio sull'aereo più pazzo del mondo. E là sotto, è successo di tutto: dal giro di campo fra le lacrime di Muamba a Bolton al folle raptus di Delio Rossi con Ljiaic, appena sostituito, fino all'esultanza poco oxfordiana di Cristiano Ronaldo neocampione di Liga ma non di eleganza. E pensare che il prime time era cominciato con il solito Messi-show: settima tripletta dell'anno, e frantumato il record di Gerd Muller di miglior marcatore stagionale nella storia del calcio europeo: 67 gol il tedesco nel Bayern '72-73, 68 l'argentino nel Barca che non ha fatto sconti al Real Madrid, per la 32esima volta campione di Spagna. Eh sì, perché due ore dopo il 4-1 blaugrana, il Real chiudeva sul 3-0 al San Mamés col Bilbao. Uno-due di Higuain e Ozil in quattro minuti, prima e dopo la solita bufera per cui Mou mai chiederà "¿Por qué?" : rigore concesso al Madrid per "mani" di Javi Martinez e scucchiaiato così, da Cristiano Ronaldo, per delirio da onnipotenza. Cr7 però si rifarà col gol numero 44 in questa Liga, a -2 dal "Pichichi" provvisorio Messi. Subito dopo l'1-0 merengue, invece, il "mani" di Khedira - forse anche più netto di quello bilbaino - e Teixeira Vitieres che lascia correre. Corre, eccome, Papiss Cissé: in 12 partite, 13 gol - e che gol! - col Newcastle, che l'ha preso a gennaio dal Friburgo e mai avrebbe pensato di poter finire in Champions. Invece, sabncato Stamford Bridge, se la giocherà in casa col City, che nella corsa al titolo ha un avversario più ostico dello Swansea per lo United. Campionato apertissimo anche in Francia, dove il Paris Saint-Germain non ha avuto bisogno di una papera alla Buffon per rosicchiare due punti alla capolista. Battendo 2-0 il Saint-Étienne, i parigini di Ancelotti salgono a meno -3 dal Montpellier a tre giornate dalla fine. Tutto è possibile, sull'aereo più pazzo del mondo. PER SKY SPORT 24,CHRISTIAN GIORDANO

martedì, maggio 01, 2012

Hodgson, Roy d'Inghilterra

Sedici squadre in otto paesi, due volte all'Inter e una a Udine. E, adesso, finalmente, a casa. Sulla panchina che neanche sognava più. Da noi è diventato una macchietta, per quella vocina alla Stanlio, la erre arrotata e l'accento inglesissimo come il suo aplomb. All'estero invece lo conoscono come Roy "Hodgson", senza la g dura: uno che parla cinque lingue e ha allenato tre nazionali (Svizzera, Emirati Arabi e Finlandia) e che sino a un anno fa guidava il Liverpool del post-Benitez. Insomma, non ai confini ma nel cuore dell'Impero. Finirà la Premier con il West Brom, dove prese il posto dell'esonerato Di Matteo, poi si dedicherà solo alla nazionale. Per quattro anni, se però si qualificherà al Mondiale. Per la Football Association, era il candidato unico. Ma solo perché a bruciare Harry Redknapp, più che gli scandali senza prove, erano stati i 12 milioni di euro di clausola rescissoria da versare al Tottenham. Troppi per la F.A. dopo il disastro, tecnico e finanziario, del quadriennio con Capello. A quelle cifre, semmai, poteva arrivare il MOratti pre-fair play finanziario. Fu lui a scegliere Hodgson per il dopo-Bianchi su consiglio di Facchetti. Era il 1995. Due anni dopo, l'Inter lascerà ai rigori la Coppa Uefa allo Schalke 04. Persino Zanetti, sostituito, perse l'aplomb. E Roy la panchina. Portando in finale di Europa League il Fulham, invece, Hodgson ha firmato il capolavoro di una carriera che pareva finita. E che invece ricomincia a 64 anni. Finalmente, a casa. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO