giovedì, giugno 28, 2012

Scuola Italia

Varsavia, ore 20,45. Lezione di calcio. Docente del master, Cesare Prandelli, professore emerito. Scolaretto, bravino ma un po' troppo primo della classe, Joachim Loew. Mai vista la sua Germania subire tanto, aggredita nel vero top player della sua generazione di fenomeni: il campo aperto. Mai vista un'Italia così padrona del campo e, insieme, del pallone. La Germania più bella, giovane, divertente e multietnica, non s'è mai vista. Sbagliato l'approccio. E sbagliati, nel 4-2-3-1 suo marchio di fabbrica, il mix dei 4 davanti. Kroos esterno ha mandato Ozil fuori partita, come Podolski e i subentrati Reus e Muller. Con la scarsa forma di Schweinsteiger, un errore decisivo nella prima vera impresa azzurra di un Europeo, adesso sì, straordinario. Contro la Spagna, l'impresa era stata giocare alla pari, impedire loro il tiki taki del Barca. Ma se Del Bosque avesse messo subito un centravanti, chissà come sarebbe finita. E la prossima chissà come finirà. Con Croazia e Inghilterra, alle tante occasioni non erano seguiti gol in proporzione. E anche vincere contro l'Irlanda era stata una sofferenza. Stavolta invece non è mancato niente. Da Buffon a Balotelli l'Italia perfetta. Bella come neanche quella del 2006. Tutti promossi con lode. Soprattutto il professore. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, giugno 24, 2012

La domenica delle ceneri

Same auld story... La solita vecchia storia. Da ventidue anni. Cambiano i tempi e le manifestazioni, non il finale: l'Inghilterra che esce ai rigori. Due volte con la Germania, a Italia 90 e in casa a Euro 96. Due volte con il Portogallo, a Euro 2004 e al Mondiale tedesco del 2006. E una volta con l'Argentina, a Francia 98. Soltanto una volta, i tre leoni si sono rivelati tali anche dal dischetto: contro la Spagna nei quarti a Euro 96. Prima e dopo, solo delusioni. Anche per Hodgson: con l'Inter perse dagli undici metri la finale di Coppa Uefa del 97 contro lo Schalke 04 e da allenatore di Liverpool e Fulham fu eliminato con Northampton e Bristol Rovers. I tifosi inglesi ormai ci hanno fatto quasi l'abitudine. Stavolta ad immolarsi dagli undici metri sono stati i due Ashley, Young e Cole, e per i tabloid il gioco di parole è stato fin troppo facile: ash, cenere. Quella dei sogni andati ancora una volta in fumo. La solita vecchia storia. Ma ormai gli inglesi ci sono abituati. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Niente rigori, siamo inglesi

Same auld story, la solita vecchia storia. Da ventidue anni. Cambiano i tempi e le manifestazioni, non il finale: l'Inghilterra che esce ai rigori. Due volte con la Germania, prima Ovest e poi unificata: al Mondiale di Italia 90 con l'errore di Stuart Pearce e Chris Waddle e le lacrime di gascoigne; a Euro 96, dove lo slogan - Football Comes Home, il calcio torna a casa - fu preso troppo alla lettera da Gareth Southgate. Due volte anche con il Portogallo, e così ravvicinate - nel tempo e nello spazio - da fare ancora più male: a Euro 2004, David Beckham calciò oltre la traversa e Darius Vassell si fece parare il suo da Ricardo, che due anni dopo, al Mondiale tedesco del 2006, esagera: tre rigori parati agli inglesi in dieci con Rooney espulso su segnalazione di Cristiano Ronaldo, ai tempi suo compagno allo United. E una volta con gli argentini, i rivali di sempre, al Mondiale di Francia 98: errori di Paul Ince e David Batty, non proprio due specialisti. Soltanto una volta, i tre leoni si sono rivelati tali anche dal dischetto: contro la Spagna nei quarti a Euro 96, errore di Fernando Hierro e parata di David Seaman su Miguel Nadal, lo zio di Rafa, con tanto di esultanza alla "Pshyco" di Stuart Pearce. Prima e dopo, solo delusioni. Come per Hodgson, che con l'Inter perse dagli undici metri la finale di Coppa Uefa del 97 contro lo Schalke 04 e da allenatore di Liverpool e Fulham fu eliminato con Northampton e Bristol Rovers. I tifosi inglesi ormai ci hanno fatto quasi l'abitudine. E con (ortodossa) rassegnazione aspettano la prossima same auld story. La solita vecchia storia. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, giugno 23, 2012

EuroMou

Il suo Cristiano Ronaldo, che si sveglia proprio contro l'Olanda dell'ex pupillo Sneijder e poi elimina, quasi da solo, la Repubblica Ceca. La Grecia, presa a pallate da Khedira e Özil, i polmoni e la fantasia del suo Real Madrid. Adesso persino la doppietta di Xabi Alonso, non proprio un goleador ma la diga, merengue, dei campioni d'Europa e del mondo, che - complice il suicidio perfetto di Blanc - ha mandato a casa la Francia del suo Benzema, tornato l'indolente «gattine» che tanto lo faceva infuriare un anno fa, al punto da farsi prestare Adebayor per mettergli pressione. Tutto si può dire, di questo Europeo, tranne che non sia un altro trionfo di José Mourinho: Portogallo, Germania e Spagna, tre semifinaliste su quattro sono lì grazie ai suoi giocatori e del suo discepolo in panchina, Paulo Bento, Ct portoghese che i maligni chiamano già Bentinho. Sempre attento agli equilibri di spogliatoio quanto all'immagine, Mou nel programma vacanze aveva inserito subito Karkhiv e Lviv, per tutti le sedi del gruppo di Germania e Portogallo, per lui un derby fra i portoghesi CR7 e Pepe da una parte e i tedeschi Khedira-Özil dall'altra. Con grandi "ex", conquistati a colpi di SMS, come Sneijder. All'interista, da due anni poco speciale, Mou non ha portato bene. Agli altri sì. Persino Xabi Alonso sembra tornato il regista a tutto campo che aveva fatto innamorare la Juventus e non il fratello scarso che tante critiche aveva portato al primo Mou che lo schierava nel doble e triplo pivote. Purtroppo per gli azzurri, anche l'Inghilterra ha i suoi mourinhiani, ma il più forte ce lo abbiamo noi. Chissà che non sia lui, il suo Balotelli, a firmare l'ultimo quarto di nobiltà. E chissà se all'EuroMou farebbe piacere. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, giugno 22, 2012

L'altro Samaras

Doveva essere molto più che una partita, questo Germania-Grecia. Invece, a Danzica, s'è visto poco più che un allenamento. E chissà se Angela Merkel, stretta fra il Platini e Niersbach, presidente della federazione più ricca e potente d'Europa, l'avrà riconosciuta, la sua Germania, stravolta dal turnover di Loew. Fuori Mueller, Podolski e Gomez, dentro Reus, Schurrle e Klose. Esperimento tentato per 45 minuti il 29 febbraio nella sconfitta per 2-1 a Brema con la Francia. E con Kroos al posto di Schweinsteiger in mediana con Khedira. Uomo chiave per gli equilibri di Mourinho nel Real Madrid, proprio Khedira in tre minuti ha risistemato - al volo - le gerarchie rimesse in discussioine dal contropiede chiuso così da Samaras. Una storia troppo bella per essere vera: la Germania che rischia di uscire dall'Europa con un gol di Samaras, anche se Georgios, solo omonimo del premier greco Antonis, assente in tribuna perché oggi si opera alla retina. Troppo, appunto, per una partita, figuriamoci per un allenamento. È finita quindi come "doveva" finire, perlomeno nel calcio: con la Germania multietnica, giovane e bella che cavalca l'onda del successo. E la Grecia che intanto esce dall'Euro. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, giugno 21, 2012

CR7 come LBJ

Ricordate Guardiola quando il 21 marzo disse che Messi era il Michael Jordan del calcio? Ecco, tre mesi esatti dopo, Cristiano Ronaldo ha dimostrato , sul campo, che neanche in quel parallelo lui vuole arrivare secondo dietro al Pulce argentina. il presidente del Barcellona, Sandro Rosell, lo aveva stuzziacato: è il 12esimo giocatore più forte al mondo, il primo dopo gli 11 titolari del Barcellona" aveva detto alla vigilia del quarto di finale con la Repubblica Ceca. E Tomas Rosicky, il piccolo Mozart ceco, ci aveva messo il carico: buon giocatore, ma non gli piace tanto difendere. Preferisco Messi. Cr78 se l'è legata al dito. E alle critiche ha reagito proprio come faceva Jordan: per dimostrare che non era solo una machina da punti, vinse anche il titolo di Miglior difensore della NBA. A chi gli rimproverava di non essere un vincente, un leader, rispose trascinando i Bulls a sei anelli di campione. Cr7 ne sta seguendo le orme. Sono sempre meno i suoi scatti isterici con i compagni e sempre più frequenti i suoi ripiegamenti difensivi, anche su palla inattiva. E là davanti è sempre lui: uno che in stagione ha più gol che partite: 69 in 68, 60 col Real e 9 in nazionale. Se Leo è il Michael Jordan del calcio, CR 7 è LeBron James. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, giugno 18, 2012

Croazia-Spagna, biscotto a chi?

Altro che biscotto. A Danzica è stata partita vera, e scusate se qualcuno - soprattutto tra noi italiani - aveva dubitato. Spagna e Croazia se le sono anche date, e se la fase di studio è durata per tutto il primo tempo, nel secondo si son messe a giocare. Vuoi per le notizie da Poznan, e vuoi perché, dai e dai, il gol - a forza di sbagliarlo - prima o poi rischi di prenderlo. Ispirandosi a Prandelli, per togliere spazi al tiqui taqui della Spagna, Bilic ha schierato un centrocampo a 5. Ma a differenza dell'Italia l'uomo in più lo ha tolto dall'attacco, non dalla difesa: 4-5-1 con Mandukic unica punta, Modric tra le linee, Jelavic e Perisic dalla panchina. Del Bosque invece ha riproposto Torres centravanti, salvo poi cambiarlo con Jesus Navas - un'ala vecchia maniera - per spostare al centro David Silva prima di concedersi il lusso Fabregas. Morale: la paura fa 88, perché Pletikosa, parato il parabile, a 2' dalla fine si è arreso solo a una giocata simil-Barcellona. Lancio di Cesc per Iniesta, controllo sospetto col braccio e assist non fallibile per Jesus Navas. Spagna prima, Croazia fuori. Bilic - che ha già firmato con la Lokomotiv Mosca - tutto sommato l'ha presa bene, Modric meno. Le lacrime le trattiene a stento. Il boccone è amaro, ma il biscotto sarebbe stato un dolce indigesto. Per noi. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, giugno 17, 2012

CR7, papà d'oro

 
L'Europeo del vero Cristiano Ronaldo è finalmente cominciato. All'ultimo tuffo. Irriconoscibile nelle prime due uscite, contro Germania e Danimarca, CR7 ha battuto l'Olanda quasi da solo, con una prestazione semplicemente straordinaria. Dodici tiri in porta, 3 assist - compreso quello impossibile da sbagliare, eppure sbagliato, da Nani. Due gol e due pali in fotocopia, uno per tempo. 

Una prova-monstre che vale i quarti di un Europeo che potrebbe fargli da trampolino per il Pallone d'oro. Sul piano delle cifre, Messi resta inarrivabile - come gli ricordano in tutti gli stadi del mondo. Ma negli unici numeri che contano - i trofei in bacheca - il portoghese lo ha già eguagliato vincendo la Liga e lasciando all'argentino del Barca solo la Copa del Rey. 

Mai come stavolta una squadra di Cristiano Ronaldo è stata così one-man-show. Soltanto uno strepitoso Stekelenburg gli ha evitato una goleada. Ma anche così il regalo è perfetto per Cristiano Jr, festeggiato con tanto di dedica e T-shirt personalizzata dal papà più forte d'Europa. E chissà, forse, presto, anche del mondo. 
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, giugno 15, 2012

Eurofacce

Il buono. Il brutto. Il cattivo. Ognuno con un "suo" Europeo. Sheva non vorrebbe ai lasciarlo, perché si gioca a casa sua e lo insegue da una vita e perché vorrebbe chiudere vincendo qualcosa con l'Ucraina. Rooney non vede l'ora di entrarci, in questo torneo che fin qui - per squalifica ha visto da spettatore e rischiato di salutare ancor prima di cominciare. Ibra sembrava non vedere l'ora di uscirne, con tanta voglia di vacanza e compagni e staff tecnico da lui ritenuti, forse non a torto, poco all'altezza. Il Gruppo D un verdetto l'ha già dato: la Svezia - mai davvero di Ibrahimovic - è già eliminata. Con il nuovo Ct Hamrén sembrava la volta buona: basta Ibra e altri dieci, finalmente una squadra. Invece, è successo l'opposto: la squadra c'era, mediocre, ma c'era. È mancato lui, il fuoriclasse. Nervoso, lontano dalla porta, poco Ibra. In Svezia gli spifferi di spogliatoio raccontano di una sua phonata, alla Ferguson, a Rosenberg, titolare contro l'Ucraina e panchinato con l'Inghilterra. Ma anche di un duro scontro con il viceallenatore Marcus Allbäck, ex meteora al Bari. Sheva invece può ancora sperare: ma dovrà battere l'Inghilterra, e per l'Ucraina vista con la Francia non sarà facile. Come non sarà facile, per Hodgson, smontare l'attacco che gli ha battuto la Svezia: Walcott all'ala con Welbeck e Carrol di punta. A ognuno il suo Euuropeo. Quello di IBra è già alle spalle. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, giugno 14, 2012

Adelantero, don Vicente

Gracias, don Vicente. Giocare - dal primo minuto - con centravanti alto più di uno e settantacinque non è reato, e grazie di non averlo fatto contro di noi ma solo con l'Irlanda. Del Bosque ha ammesso l'errore - che forse tale non era - e non ha ripetuto l'azzardo: ricalcare la Spagna sul tiqui taqui del Barcellona, ma senza Messi. Contro l'Italia, esperimento riuscito a metà: perché proprio Fabregas - fino al pareggio il peggiore in campo - ci aveva spezzato il sogno di battere i campioni d'Europa e del mondo. Poi Fernando Torres, entrato dalla panchina, quasi quasi ci spezzava anche l'illusione-qualificazione, che dopo la Croazia è un po' più lontana. Contro il Trap, l'Omone di Salamanca non ci è ricascato: alla stampa spagnola ha detto "avevo ragione io", ma poi le ha dato retta: Torres titolare e Fabregas in panchina. Pronti-via e el Nino è tornato quello dei bei tempi. Doppietta e super prestazione, chiusa con la solita sostituzione ma stavolta per la meritata standing ovation. Fabregas, poi, ha chiuso il conto, con un'esultanza troppo rabbiosa per un 4-0. Ma a don Vicente non sarà dispiaciuto. Quale milgior modo di dirgli "gracias, don Vicente". PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, giugno 13, 2012

Default olandese

Era una delle favorite, la terza. Un gradino sotto la Spagna campione d'Europa uscente che l'aveva battuta in finale al Mondiale, e la Germania regina delle qualificazioni proprio con l'Olanda. Nove vittorie in fila e la sconfitta, ininfluente, in Svezia, una generazione più prossima alla maturità che al canto del cigno: tutto sembrava dalla parte di van Marwijk. Anche il mercato, di cui gli olandesi s'intendono eccome. Dal calcio ai diamanti. Invece le sue gemme più preziose si sono svalutate in due partite. Neanche mal giocate, ma sbagliate: nel 4231 anti-tradizione, e negli uomini. Van Persie è un campione, la sua classe è un bene-rifugio e il suo prezzo lo fa il mercato. Ma il resto della rosa si è già deprezzata. De Jong è un duro, ma all'Inter non potrebbe guadagnare quanto al City. Huntelaar - alla faccia di Monti - non si muoverà dallo Schalke, perché ha il posto garantito. Come Robben al Bayern, nonostante le critiche. Kuyt ha appena lasciato il Liverpool per il Fenerbhace. Mentre non sarà certo van der Vaart a lasciare il Tottenham. Ci sarebbe un altro ex gioiello del Real, Sneijder: con lui Mourinho fece ricca l'Inter. Ma quello era il vero Sneijder. Non una copia contraffatta, e neanche tanto bene. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Lo spread giovane di Loew

Sedici anni senza "piazzare" un titolo, per i tedeschi, sono un'eternità. Ma il mercato ha leggi e logiche tutte sue. E la Germania di Loew - da quando è solo al comando - lo dimostra: seconda in Europa nel 2008, terza nel mondo nel 2010. E con campioni, veri o potenziali, ancora giovani se non giovanissimi. Molti, ancora da valorizzare. Tranne le riserve Wiese e Klose, la Nationalmannschaft più multietnica e più divertente della storia è tutta sotto i trent'anni. E il meglio deve ancora darlo. In porta Neuer è la garanzia sul prossimo decennio del Bayern, che non ha avuto la forza di crede fino in fondo su Hummels, difensore che ogni tanto si concede sortite alla Beckenbauer per poi "pagarle" con qualche amnesia dietro. Ma il vero tesoretto tedesco è da metà campo in su: Schweinsteiger e Khedira hanno 52 anni in due, e dietro scalpita Kroos, 22 anni come Muller, un altro capace di coprire - nel Bayern come in nazionale - due o tre ruoli. Senza contare il futuro che sa già tanto di presente: Goetze ha vent'anni, Reus, che per 17.5 milioni e mezzo lo raggiungerà al Dortmund il prossimo mese, appena 23. Schurrle del Leverkusen ne ha 21. E se un veterano come Podolski, 99 presenze a soli 27 anni, ha convinto Wenger a portarlo all'Arsenal, allora vuol proprio dire che il made in Germany è un investimento sicuro. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, giugno 09, 2012

Figli di Zeman crescono

Nel documentario Zemanlandia, parlando dei suoi ex giocatori Zeman li ricorda più o meno così: "...alcuni sono diventati campioni, molti li ho anche sposati... poi sono diventati Uomini... e questa, per me, è la cosa più importante". Che poi tanti siano diventati anche allenatori, al maestro non potrà che far piacere. Tutti figli di Zeman, con l'unica eccezione di Karel - da aprile sulla panchina del Fano (Lega Pro, seconda divisione): lui, figlio di Zeman, lo è davvero. Non può esistere una statistica "ufficiale", ma Zeman è - con Sacchi - uno degli allenatori con la più alta percentuale di suoi ex calciatori poi diventati, a loro volta allenatori, o aspiranti tali. Impossibile citarli tutti, ma senza scendere troppo nelle serie inferiori, basta citare, in ordine sparso: Delio Rossi, Biagioni, Barone, Apolloni, Manicone, Moriero, Pecchia, Padalino, Grassadonia, fino a Casiraghi e Stroppa, che il maestro ha individuato come suo successore per il Pescara. Qualcuno, come Rambaudi e il nostro Di Biagio, al fischietto hanno sostituito cuffia e microfono di opinionista tv. Qualcun altro si è riciclato da assistente, come Ciccio Baiano: una vita in prima linea da punta centrale nel tridente e ora una Second Life da vice nel nuovo Palermo di Sannino. L'eredità tecnica del Boemo, però, si allarga anche all'estero: Petrescu, Shalimov, Kolyvanov, Roy. Di tanti suoi figli, però, quello che più gli mancherà è quello che al Pescara gli allenava i portieri, Franco Mancini. E' andato a visionare se davvero, come a Zemanlandia, così si gioca solo in paradiso. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, giugno 08, 2012

Grecia: senza Santos in paradiso

 
Non contassero i gol, la Grecia sarebbe uno squadrone. Sarà per questo che li allena un portoghese, Fernando Santos. Ha lo sguardo triste come il momento del paese che l'ha adottato, ma in aprile ha rinnovato fino a giugno 2014, cioè fino al Mondiale in Brasile. È quello il vero obiettivo dei campioni d'Europa di due edizioni fa in Portogallo, dove il suo predecessore, il santone tedesco Otto Rehhagel, centrò un'impresa tale che ancora si fa fatica a crederci. Inseriti in un girone di burro (Croazia esclusa) con Israele, Lettonia, Georgia e Malta, in 10 partite la Grecia ha subito 5 gol e ne ha segnati solo 14: spareggi compresi, meno di tutte le altre qualificate. Il ginocchio KO dell'eterna promessa Sotirtis Ninis, a settembre contro Israele, è stato un brutto colpo. Già nonno Rehhagel non lo vedeva (appena 41' a Sudafrica 2010), e quando finalmente c'era da prendersi la squadra ecco il crack. Rientrato a marzo, il 21enne trequartista nato in Albania da genitori greci sarà la stellina di una rosa che pare senza futuro. Santos lo ha promosso titolare dopo 2 punti in due partite nelle qualificazioni, e sono arrivate 5 vittorie in fila. Fino, appunto, all'infortunio. Poi ci hanno pensato i vecchietti (Samaras, Gekas, Salpingidis, l'ex interista Karagounis) e due goleador che non ti aspetti, i difensori Vasilios Torosidis (2 centri da 6 punti contro Lettonia e a Malta) e Kyriakos Papadopoulos. Mai utilizzato fino a metà girone, da titolare il 19enne centrale difensivo ha impressionato per maturità e duttilità e può soffiare il posto ai due “italiani”, Sokratis Papastathopoulos (che il Genoa, dopo il flop al Milan, ha prestato al Werder Brema) e Vangelis Moras, incautamente riparato dal Bologna al Cesena. In gol in Lettonia e con Malta, KP può giocare anche da schermo davanti la difesa, all'Olympiacos lo seguiva mezza Europa tra cui il Manchester United, ma è finito allo Schalke 04. Il penultimo e decisivo match vinto in casa con i croati, però, lo ha firmato il solito Angelos Charisteas, eroe di Euro2004 che segna solo in nazionale: one shot, one kill nelle eliminatorie. Nel prudente 4-3-2-1 di Santos, in porta – dopo il ritiro del totem Antonios Nikopolidis nel 2008 – le gerarchie sono indefinite. L'ex titolare Kostas Chalkia nel PAOK non gioca da novembre e così Michalis Sifakis, da due anni miglior portiere di Grecia con l'Aris, grazie alla stagione-no di Alexandros Tzorvas (chiuso da Emiliano Viviano al Palermo), ha mantenuto il posto. Troppo acerbo il 17enne Stefano Kapino, che nel 2012 ha “restituito” il posto a Orestis Karnezis nel Panathinaikos dopo aver fatto così bene che il Ct, il 15 novembre contro la Romania, ne ha fatto il più giovane esordiente di sempre nella nazionale greca. La corsia di destra si regge sull'eclettico Torosidis, che può giocare esterno alto o basso, centrale di difesa o mediano. Già nel mirino di Juventus, Roma e Newcastle, è il capitano dell'Olympiacos fresco di doppietta coppa-campionato. Nella Grecia invece la fascia è di Giorgos Karagounis, il Totti ellenico per carisma e decrescente minutaggio in campo. A centrocampo la promessa è Giannis Fetfatzidis, talentino classe '90 dell'Olympiacos, già 2 gol in 6 gare con la nazionale A. Mentre dovrebbe partire dalla panchina il bolognese Panagiotis Kone. La novità invece è il terzino sinistro, José Holebas (passaportato dal 3 novembre come Iosif Cholevas): padre greco e madre uruguaiana, Santos, che del ruolo se ne intende, lo ha chiamato subito. Non ha fatto le eliminatorie, ma in estate ci sarà. Detto di Ninis, dieci atipico, il problema è là davanti. Georgios Samaras garantisce inserimenti dei compagni ma in 52 gare ha segnato 7 gol. Dimitris Salpingidis, allarga le difese e mette palloni “lunghi”, ma anche lui la porta la vede poco: 6 volte in 54 presenze. La relativa, antica certezza è Theofanis Gekas, 21 reti in 56 caps e l'apice al Bochum con cui fu top scorer di Bundesliga (20 gol nel 2007). In Germania era il “dio greco” che esultava ballando il sirtaki, ma su quei livelli non si è più ripetuto, anche se in sei mesi ai turchi del Samsunspor ha infilato 8 gol in 11 partite. La buona sorte del sorteggio di qualificazione la Grecia l'ha pagata nella fase finale, con il vento dell'Est che rischia di spazzarla via subito: Russia, Repubblica Ceca e la Polonia co-padrona di casa non lasciano speranze, ma Euro2004 insegna: anche le formiche, nel loro piccolo, s'incazzano. Figuriamoci gli dei cacciati dall'Olimpo. Christian Giordano, Guerin Sportivo si è qualificata così Grecia-Georgia 1-1 Spyropoulos Croazia-Grecia 0-0 Grecia-Lettonia 1-0 Torosidis Grecia-Israele 2-1 Salpingidis, Karagounis Malta-Grecia 0-1 Torosidis Grecia-Malta 3-1 Fetfatzidis, K. Papadopoulos, Fetfatzidis Israele-Grecia 0-1 Ninis Lettonia-Grecia 1-1 K. Papadopoulos Grecia-Croazia 2-0 Samaras, Gekas Georgia-Grecia 1-2 Fotakis, Charisteas 

CLASSIFICA 
P G V N P F S 
Grecia 24 10 4 1 0 14 5 
Croazia 22 10 4 1 0 18 7 
Israele 16 10 3 0 2 13 11 
Lettonia 11 10 1 2 2 9 12 
Georgia 10 10 2 1 2 7 9 
Malta 1 10 0 1 4 4 21 

il paese 
Superficie: 131.940 kmq 
Popolazione: 11,3 milioni 
Capitale: Atene (3,07 milioni) 
Lingua: greco (ufficiale) 94%, albanese (4%), altre (2%) 
Religione: cristiani ortodossi 97%; altre 3%, 
Valuta: euro 
Ordinamento politico: repubblica parlamentare 
Risorse economiche: servizi, industria (tecnologia, telecomunicazione, marina mercantile, tessile, materiale elettrico), edilizia, agricoltura (frutta, vimi, olio d'oliva), turismo, estrazione del carbone. 
PIL pro capite: 21.817 euro. 

i partecipanti alle qualificazioni 
GIOCATORE NATO RUOLO CLUB E NAZIONE PRES. RETI Kostas CHALKIAS 30/05/1974 P PAOK 1 0 Michalis SIFAKIS 09/09/1984 P Aris 6 0 Alexandros TZORVAS 12/08/1982 P Palermo (Ita) 3 0 Giannis MANIATIS 12/10/1986 D Olympiacos 3 0 Vangelis MORAS 26/08/1981 D Cesena (Ita) 1 0 Avraam PAPADOPOULOS 03/12/1984 D Olympiacos 7 0 Kyriakos PAPADOPOULOS 23/02/1992 D Schalke 04 (Ger) 4 2 Sokratis PAPASTATHOPOULOS 09/06/1988 D Werder Brema (Ger, prest.) 8 0 Giourkas SEITARIDIS 04/06/1981 D Panathinaikos 2 0 Nikos SPYROPOULOS 10/10/1983 D Panathinaikos 4 1 Vasilios TOROSIDIS 10/06/1985 D Olympiacos 7 2 Giorgos TZAVELLAS 26/11/1987 D Eintracht (Ger) 3 0 Loukas VYNTRA 05/02/1981 D Panathinaikos 5 0 Iosif CHOLEVAS (José HOLEBAS)* 27/06/1984 D Olympiacos 0 0 Lazaros CHRISTODOULOPOULOS 19/12/1986 C Panathinaikos 1 0 Giannis FETFATZIDIS 21/12/1990 C Olympiacos 6 2 Giorgos FOTAKIS 29/10/1981 C PAOK 2 1 Giorgos GEORGIADIS 14/11/1987 C PAOK 1 0 Pantelis KAFES 24/06/1978 C AEK 4 0 Giorgos KARAGOUNIS 06/03/1977 C Panathinaikos 10 1 Kostas KATSOURANIS 21/06/1979 C Panathinaikos 9 0 Panagiotis KONE 26/07/1987 C Bologna (Ita) 2 0 Nikos LIBEROPOULOS 04/08/1975 C AEK 2 0 Grigoris MAKOS 18/01/1987 C AEK 3 0 Sotiris NINIS 03/04/1990 D Panathinaikos 7 1 Alexandros TZIOLIS 13/02/1985 C Monaco (Fra) 6 0 Stefanos ATHANASIADIS 24/12/1988 A PAOK 1 0 Angelos CHARISTEAS 09/02/1980 A Panetolikos 1 1 Theofanis GEKAS 23/05/1980 A Samsunspor (Tur) 4 1 Kostas MITROGLOU 12/03/1988 A Atromitos 5 0 Dimitris SALPINGIDIS 18/08/1981 A PAOK 10 1 Giorgos SAMARAS 21/02/1985 A Celtic (Sco) 8 1 * naturalizzato dal 3 novembre 2011. come si schiera: 4-3-2-1 Tzorvas – Torosidis, Sokratis (Tziolis), K. Papadopoulos (Tziolis), Cholevas – Fotakis, Katsouranis, Ninis (Karagounis) – Salpingidis, Samaras – Gekas. CT: Fernando SANTOS (10-10-1954)

Ucraina: i soliti noti

 
Stesse facce, solita fine. L'Euro co-casalingo sarà il canto del cigno per Andriy Shevchenko e Oleh Blochin, miti viventi del calcio ucraino. Fermo, appunto, ai suoi ultimi e più illustri monumenti, Palloni d'oro 2004 e 1975. L'ex milanista, sparito col passaggio al Chelsea e rientrato alla Dynamo Kyiv, è il capitano ma pare già un ex. Il 59enne Ct, tornato un anno fa alla Lippi (che era uno dei candidati a succedergli), sopravvive a se stesso. Come la sua nazionale, incapace di rinnovarsi dopo il bel debutto mondiale, finito ai quarti contro l'Italia (di Lippi) poi campione a Berlino 2006. 

Qualificata come paese co-organizzatore, l'Ucraina si è misurata solo in amichevoli, non sempre probanti. Ha perso con Cile, Brasile, Italia, Francia, Svezia (in casa), Uruguay, Repubblica Ceca; pareggiato con Olanda, Polonia, Canada, Svizzera, Romania, Svezia (fuori) e Germania; e battuto Uzbekistan, Bulgaria, Estonia, Austria e Israele. Avrà la spinta della gente e la forza della tradizione (ai tempi dell'URSS più che la georgiana Tbilisi era Kiev la culla del calcio alternativa a Mosca), ma la rosa non sembra all'altezza. E come fa il mondo per la prigionia dell'ex premier Yulia Tymoshenko, anche gli astri sembrano voltarsi dall'altra parte. 

Per il suo 4-4-1-1 Blochin ha già perso in campionato tre portieri: il titolare Olexandr Shovkovskiy (37 anni, 92 presenze) si è operato dopo l'infortunio del 22 aprile con la Dynamo Kyiv contro il Volyn Lutsk; il 34enne secondo, Andriy Dykan (Spartak Mosca), è convalescente dall'intervento alla testa per lo scontro subìto contro Alexander Kerzhakov dello Zenit il 31 marzo. E il 24enne Oleksandr Rybka, positivo a novembre per un diuretico contro il Karpaty Lviv, è squalificato fino al 10 gennaio 2014. Resta quindi Andriy Pyatov (suo vice nello Shakhtar), con Maxym Koval e Oleksandr Goryainov a giocarsi il ruolo di prima riserva. 
Sulle fasce spingono Artem Fedetskiy (o Bohdan Butko) e Yevhen Selin, al centro della difesa è atteso al riscatto Dmytro Chygrynskiy, ripreso dallo Shakhtar dopo il flop milionario al Barcellona. 
In mezzo, accanto o dietro al più dinamico Ruslan Rotan, giganteggia ma non come prima il declinante Anatoly Tymoshchuk, vicecapitano e recordman di caps (114) in nazionale eppure panchinaro nel Bayern Monaco, dove pure ha fatto il difensore centrale come contro gli azzurri a Kiev il 29 marzo 2011. 
In attacco, splende ma meno di quanto prometteva, la stella Artem Milevsky. La fama di “nuovo Sheva”, lui che è più un ex dieci che una punta, lo ha penalizzato, ma il talento – anche sui piazzati – è tanto cristallino quanto discontinuo. Ultima chance ad alti livelli per le ex promesse Yevhen Seleznyov (1985) e Marko Dević (1983) e, più arretrato, per l'eterno Oleh Gusev (1983). Pronti a esplodere, invece, due '89: il centrocampista offensivo Yevhen Konoplyanka e l'attaccante Andriy Yarmolenko, 4 gol a testa nelle amichevoli – come Olexandr Aliyev (altro '85). E soprattutto Denys Garmash ('90), con tre gol trascinatore dell'Under 19 campione d'Europa 2009. Il telaio si fonda sui blocchi delle grandi, Dynamo Kyiv e le due di Donetsk, con lo Shakhtar che battendo nel derby di finale il Metalurh ha vinto la sua ottava coppa d'Ucraina (la quarta con Mireca Lucescu, record strappato a Lobanovskyi e a Prokopenko). 

Il traghettatore Kalitvintsev, che nel 2009 ha vinto l'Europeo con la U19, è rimasto come assistente del Ct dopo l'infausto interregno dell'ex doriano Oleksiy Mykhaylychenko (2008-09) e poi di Myron Markevych (4 panchine nel 2010). 

Nello staff tecnico, c'è anche Andriy Bal, uno dei centrocampisti delle grandi Dynamo Kyiv e URSS uscite dalla Base di Kontcha Zaspa, il “laboratorio” del calcio scientifico del “Colonnello” Lobanovskyi. Come il Ct Blochin, che mai l'ha disputato da giocatore, l'acerba democrazia Ucraina è al primo Europeo. L'obiettivo minimo sono i quarti, già centrati a Germania 2006. Con la giusta mentalità, secondo Andriy Voronin, chioccia ex Liverpool ormai al prepensionamento, un bis alla portata dei Zhovto-Blakytni (“gialloblù” in ucraino): «Dopo quel mondiale, tutto può succedere. Nessuno immaginava la Grecia campione a Euro2004». Jannacci docet: l'importante è esagerare. 
Christian Giordano, Guerin Sportivo 

Qualificata come paese co-organizzatore. 
Le amichevoli del biennio 2010-12: 
Ucraina-Olanda 1-1 Aliyev 
Polonia-Ucrania 1-1 Seleznyov 
Ucraina-Cile 2-1 Rakitskiy, Aliyev 
Ucraina-Canada 2-2 Milevskiy, Tymoshchuk 
Brasile-Ucrania 2-0 Svizzera-Ucrania 2-2 Aliyev, Konoplyanka 
Romania-Ucrania 2-2 Rakitskiy, Milevskiy 
Svezia-Ucrania 1-1 Dević Ucrania-Italia 0-2 
Ucrania-Uzbekistan 2-0 Tymoshchuk, Voronin 
Ucrania-Francia 1-4 Tymoshchuk Ucrania-Svezia 0-1 
Ucrania-Uruguay 2-3 Yarmolenko, Konoplyanka 
Repubblica Ceca-Ucrania 4-0 
Ucraina-Bulgaria 3-0 Selin, Shevchenko, Yarmolenko 
Estonia-Ucraina 0-2 Gusev, Aliyev 68 Ucraina-Germania 3-3 Yarmolenko, Konoplyanka, Nazarenko 
Ucraina-Austria 2-1 Milevskiy, Dević Israele-Ucraina 2-3 Gusev (rig.), Konoplyanka, Yarmolenko 

il paese 
Superficie: 603,628 kmq 
Popolazione: 45,9 milioni 
Capitale: Kiev (2.8 milioni) 
Lingua: ucraino (ufficiale) 77,8%; russo 17,3%, tartaro e altre 4,9% 
Religione: cristiana ortodossa (patriarcato di Kiev 39,8%; patriarcato di Mosca 29,4%), cattolica greco-ucraina 14,1%; ortodossa ucraina 2,8%, protestante 2,4%, cattolica romana 1,7%, musulmana 0,6%, ebraica 0,2%, altre 2,2%. 
Valuta: Grivnia ucraina (1 EUR = 10,51 UAH) 
Ordinamento politico: repubblica semipresidenziale 
Risorse economiche: grano, legname, estrazioni minerarie; tecnologia (ingegneria aeronautica, industria spaziale, siderurgica e metalmeccanica). 
PIL pro capite: 5.150 euro. 

I più presenti nelle amichevoli: 
GIOCATORE DATA DI NASCITA RUOLO CLUB E NAZIONE PRES. RETI 
Andriy PYATOV 28/06/1984 P Shakhtar Donetsk 6 0 
Maxym KOVAL 09/12/1992 P Dynamo Kyiv 1 0 
Oleksandr GORYAINOV 29/06/1975 P Metalist Kharkiv 1 0 

Olexandr Kucher 22/10/1982 D Shakhtar Donetsk 9 0 
Bohdan Butko 13/01/1991 D Illichivets Mariupol 7 0 
Yevhen Selin 09/05/1988 D Vorskla Poltava 5 1 
Oleksandr Romanchuk 21/10/1984 D Metalist Kharkiv 6 0 
Artem Fedetskiy 26/04/1985 D Karpaty Lviv 14 0 
Dmytro Chygrynskiy 07/11/1986 D Shakhtar Donetsk 5 0 
Yaroslav Rakitskiy 03/08/1989 D Shakhtar Donetsk 9 2 
Taras Mikhalik 28/10/1983 D Dynamo Kyiv 7 0 

Taras Stepanenko 08/08/1989 C Shakhtar Donetsk 4 0 
Denys Garmash 19/04/1990 C Dynamo Kyiv 4 0 
Olexiy Gai 06/11/1982 C Shakhtar Donetsk 7 0 
Anatoliy Tymoshchuk 30/03/1979 C Bayern Monaco (Ger) 19 2 
Olexandr Aliyev 03/02/1985 C Dynamo Kyiv 14 4 
Ruslan Rotan 29/10/1981 C Dnipro Dnipropetrovsk 13 0 
Oleh Gusev 25/04/1983 C Dynamo Kyiv 12 2 
Yevhen Konoplyanka 29/09/1989 C Dnipro Dnipropetrovsk 13 4 

Andriy Yarmolenko 23/10/1989 A Dynamo Kyiv 11 4 
Andriy Shevchenko 29/09/1976 A Dynamo Kyiv 9 1 
Andriy Voronin 21/07/1979 A Dynamo Mosca (Rus) 9 1 
Yevhen Seleznyov 20/07/1985 A Shakhtar Donetsk 11 1 
Marko Dević 27/10/1983 A Metalist Kharkiv 14 1 
Artem Milevskiy 12/01/1985 A Dynamo Kyiv 13 2 

Come si schiera: 4-4-1-1 Pyatov – Fedetskiy, Tymoschuk, Chygrynskiy, Selin – Gusev, Rotan, Aliyev, Konoplyanka – Milevskiy – Shevchenko (Yarmolenko). 
CT: Oleh BLOKHIN (5-11-1952)

giovedì, giugno 07, 2012

Stroppa, lo manda il Maestro

L'allievo non ha ancora superato il maestro, ma intanto ne raccoglie il testimone. Il Pescara del dopo-Zeman riparte da uno dei suoi tanti discepoli, e il prossimo 4-3-3 sarà quello di Stroppa. Non più "Giovannino", ma un giovane allenatore che, nel segno del Boemo, studia da grande. Riserva di Donadoni al Milan di Sacchi, a 22 anni stregò il mondo con un gol in finale di Coppa Intercontinentale nel 1990, 3-0 ai paraguaiani dell'Olimpia Asunciòn. Dopo due anni alla Lazio, esplode al Foggia con Zeman: 8 gol in 30 partite da trequartista sinistro dietro il trdiente Bresciani-Kolyvanov-Roy. L'ex dieci incompreso aveva trovato la sua dimensione, e anche la nazionale. Di Sacchi. Sulla scia del Boemo, che dieci anni dopo lo riavrà all'Avellino, comincia la seconda carriera nella Primavera del Milan e vince subito la Coppa Italia di categoria. Allegri invece vince subito lo scudetto dei grandi, e così, mentre l'Inter in crisi l'anno dopo darà fiducia a Stramaccioni, Stroppa ripartiva dal Südtirol-Alto Adige, Prima Divisione, Girone B. Sembrava l'inizio di una normale gavetta, invece il 7. posto è diventato la grande occasione: la Serie A. Col Pescara che, rifiutato da Gasperini, ha preferito lui a Ferrara e Maran. Forse, su dritta del maestro. Non solo di 4-3-3. PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO