domenica, agosto 22, 2010

Ritorni senza gloria

A volte proprio non ce la fanno, e ritornano. Magari senza gloria, ma tornano.
In Italia. Per giocare titolari. Per giocare e basta. Per sentirsi, ancora, importanti.
Diamanti (nella foto, con la moglie) faceva una vita da favola, al West Ham. Persino senza Zola. E avrebbe potuto farla fino al 2014.
L'Italia, però, è un'altra cosa. E così la Serie A.
Un anno fa, l'aveva conquistata, da protagonista, col Livorno. Ma per il professionista meno pagato della A, 50 mila euro l'anno, era ora di costruire qualcosa.
Adesso, dopo 28 presenze e 7 gol in in Premier League, è ora di ricominciare.
Al Brescia, che ha ancora negli occhi il Diamanti che la Serie A gliel'ha fatta riabbracciare con una stagione di ritardo.
Anche un'altra neopromossa ha ancora negli occhi il passato. Quello di Chevanton: 45 gol in 88 presenze col Lecce. Lasciato il Salento, non è stato più lui. Monaco, Siviglia e Atalanta, alla ricerca del gol perduto: solo 2 in 12 gare e la retrocessione in B nei suoi 6 mesi a Bergamo.
Non ha mai lasciato l'Italia, almeno con la "testa", Aquilani. Un anno di infortuni e un feeling mai nato con Benìtez al Liverpool, prima del prestito alla rivale di sempre. Per ritrovare l'azzurro, gli basterà ritrovarsi.
Il "Pampa" Sosa, invece, l'azzurro lo porta nel cuore, e la Sanremese è solo una tappa verso il futuro da dirigente promessogli dal Napoli di De Laurentiis.
Nel futuro di Adriano, invece ci satrà Brasile 2014 solo se riuscirà a tornare "Imperatore". Al primo esame, è stato rimandato. Al 28 agosto. Per la prima di campionato, all'Olimpico, contro il Cesena e forse l'ex laziale Rozenhal.
Un altro che, nel suo piccolo, senza Italia proprio non ce la fa.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

sabato, agosto 21, 2010

Argentina vecchia, Brasile nuovo

Altro che Ct a interim, in attesa del primo Sabella o del secondo Maradona.
El Checho fa sul serio.
Per l'amichevole della Selecciòn, il 7 settembre a Buenos Aires contro la Spagna campione del mondo, Batista ha richiamato gli interisti bocciati da Diego per il Sudafrica e confermato il rinnovamento cominciato con l'1-0 di Dublino sull'Irlanda.
Il "Dt interino", ha giocato con le parole "Olé". Il direttore tecnico "ad interim", e "interista" per necessità: l'Inter campione d'Europa e l'Internacional neocampione del Sudamerica saranno al Mondiale per club, e non potevano essere ignorate.
Ecco allora di nuovo nei 23, i nerazzurri Zanetti, titolare e Cambiasso, primo cambio di Banega a metà campo o di Demichelis a fianco di Samuel. L'unico nerazzurro che piaceva a Maradona. Si rivedono anche i fratelli Milito, Diego come vice-Higuain e Gaby come rimpiazzo di Demichelis o Samuel. E, a 29 anni, il rinato D'Alessandro.
In mezzo a tanti vecchietti non c'è il miglior giovane, Pastore. Ma tornerà: Batista, come Prandelli con Gilarrdino, lo conosce dal Sudamericano Under 20 del 2009, che il giocatore del Palermo saltò per rispondere alla chiamata di Maradona nella nazionale maggiore.
Fa decisamente largo ai giovani, invece, il secondo Brasile di Mano Menezes. Per lo stage in Spagna dal 2 all'8 settembre, fra i 22 convocati ci sono gli '89 Sandro - appena volato al Tottenham - e Pato, subito in gol contro gli Stati Uniti nella nuova Selecao, e persino Coutinho, un '92 chiamato prima ancora del suo debutto ufficiale in nerazzurro.
E forse in campo già da novembre, nell'amichevole di Doha proprio contro l'Argentina.
La rivale di sempre per scuola e, non da oggi, anche di pensiero.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Messi show, Supercoppa al Barça

Trascinati da una tripletta dell'argentino gli uomini di Guardiola sollevano il primo trofeo stagionale battendo 4-0 il Siviglia, che si era imposto 3-1 all'andata. Buon debutto di Villa, Ibra dimenticato in panchina

BARCELLONA, 21 agosto 2010 - Dimostrazione di forza. Il Barcellona si conferma tiranno del calcio spagnolo, e schiacciando 4-0 il Siviglia dopo aver perso 3-1 il match d'andata mette le mani sul primo trofeo della stagione, la Supercoppa che finisce per la 9ª volta nella bacheca del club catalano: un record. "El hombre del partido", il migliore in campo, è Leo Messi, autore di una tripletta, ma per Guardiola, che ha ritrovato i nazionali spagnoli assenti nella prima sfida, le note positive sono tante: dal gioco tornato spumeggiante, al promettente debutto nella ripresa di David Villa, l'ultimo gioiello arrivato in casa dei campioni di Spagna. L'unica faccia triste del Camp Nou è quella di Zlatan Ibrahimovic, dimenticato in panchina per tutti i 90'.


Leo Messi, protagonista assoluto del match. Ap strapotere barca — Guardiola rimanda ancora il debutto di David Villa, inizialmente in panchina come Iniesta e Ibrahimovic, ma ritrova Xavi nel cuore del centrocampo. Accanto a Piqué in difesa c'è Abidal (Puyol è in panchina), in attacco con Messi ci sono Bojan e Pedro. Nel Siviglia, reduce dal ko nel preliminare di Champions in casa del Braga e atteso martedì dal match di ritorno, Luis Fabiano parte dalla panchina (come Luca Cigarini) e Kanouté è addirittura in tribuna. Il Barça, che deve rimontare l'1-3 dell'andata, parte a tutta e mette subito sotto gli avversari. Bastano 13' per vedere il primo gol: Pedro riesce a mandare in confusione Konko, che spedisce alle spalle di Palop aprendo la rincorsa del Barça. La squadra di Guardiola domina (69% di possesso palla nei primi 25') e mette i brivi per due volte a Palop (con un siluro di Maxwell e un tiro ravvicinato di Bojan) prima di trovare al 24' il raddoppio con Messi. L'argentino è il finalizzatore, ma gran parte del merito va a Xavi, che si inventa un passaggio da sogno per mettere il numero 10 davanti a Palop. Il Barça controlla e prima del riposo colpisce di nuovo: in gol va ancora Messi, assistito stavolta da Dani Alves.


David Villa, 28 anni, ex attaccante del Valencia. Ap controllo — Messi cinque minuti dentro la ripresa riprova ad inquadrare la porta, ma il suo diagonale finisce a lato. Al 57' il Camp Nou riserva un'ovazione all'ultimo arrivato Villa e a Iniesta, l'eroe di Johannesburg, che tre minuti dopo si divora il 4-0 servito da Messi nel cuore dell'area. Dopo lo scampato pericolo Antonio Alvarez, tecnico del Siviglia, si gioca in un colpo solo i tre cambi inserendo Luis Fabiano, Perotti e l'ex Napoli Cigarini. La mossa però non cambia il copione del match: il Barça schiaccia nella propria metà campo il Siviglia, costretto a difendersi con 6 uomini in linea al limite dell'area. Cerca gloria anche Villa, che al 77' spara al volo verso Palop, trovando il portiere avversario pronto a salvarsi di pugno quasi sulla linea di porta. Basterebbe un gol al Siviglia per guadagnarsi i supplementari, ma gli andalusi arrivano dalle parti di Vitor Valdes solo negli ultimi 10', e senza riuscire mai a mettere in difficoltà il portiere blaugrana. Invece di spaventarsi il Barcellona riprende ad attaccare e trova il 4-0 all'89' a coronamento di un'azione fantastica: Villa con una gran palla smarca Iniesta in area, palla al centro dove irrompe Messi che di piatto firma la tripletta. Il Camp Nou può già festeggiare.

Davide Chinellato, Gazzetta.it

Antonelli contro

Antonelli, nel nome del padre. Ma non del figlio.
Roberto bandiera del Milan, Luca - che nel Milan è cresciuto - prossimo difensore dell'Inter. A Moratti pigliatutto non bastano il Triplete e arrivare davanti al Milan nel presente. Vuole farlo anche nel futuro, rubandogli il passato.
E' il 1979, papà vince col Milan lo scudetto della stella: 21 presenze e 5 gol da attaccante esterno a sostegno di Chiodi.

E nelle sale americane spopola un altro papà, quello di "Kramer contro Kramer", melodramma campione di incassi con Meryl Streep e Dustin Hoffman.
La somiglianza è evidente. E Roberto diventa per sempre "Dustin".
Chiusa la carriera non si dà al cinema, ma alla panchina. Allena il Monza nelle cui giovanili si forma il figlio Luca. Poi la chiamata al Milan, nella Primavera di Franco Baresi. Il debutto in Serie A a fine 2006, poi, nell'estate seguente il prestito al Bari in B e quindi il ritorno in A nel 2008 al Parma, che poi lo acquista a titolo definitivo.

Antonelli è un terzino sinistro, ma con Guidolin ha fatto anche l'esterno nel 3-5-2. E contro il Napoli, ha segnato il suo unico gol in A. All'Inter serve un ricambio di prospettiva per tutta la fascia sinistra.
Servirebbe anche al Milan, uno così. Al posto di Jankulovski, separato in casa. Ma nonostante lo mandi papà Dustin, il Milan non ha ri-chiamato. E a San Siro non ci sarà più un ex nerazzurro che tifa Milan, ma un ex rossonero che tifa Inter.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, agosto 20, 2010

Inter vs Inter, il derby del mondo


Inter contro Inter. La sfida che tutto il mondo sogna, e che a dicembre, ad Abu Dhabi, potrebbe decidere chi ci salirà, in cima al mondo.
I campioni d'Europa contro l'Internacional, bicampeão del Sud America per la seconda volta in 4 anni.
Il clube di Porto Alegre ha alzato la sua seconda Libertadores battendo i las Chivas de Guadalajara: 3-2 al Beira-Rio dopo il 2-1 di una settimana fa in Messico. E sogna di ripetersi nel mondiale per club.
Lo ha già vinto nel 2006, con la squadra che lanciò Pato e batté il Barcellona.
Una squadra diversa da quella di oggi, ma sempre lontana dal cliché - che ormai non esiste più - del futebol bailado.
Il 4-3-1-2 di Celso Roth, subentrato dalle semifinali contro il San Paolo, ha un portiere normale in Renan, ma è tosto in difesa e molto "europeo" a metà campo: corre e picchia coi tre mediani Sandro, l'idolo Guiñazu e Tinga e inventa con D'Alessandro. Quello che incantava al River, non la meteora (mai) vista in Germania, Inghilterra e Spagna. E che adesso manda in gol Taison e Rafaél Sobis, un altro che ha deluso in Europa.
Quattro anni fa decise lui, con la doppietta all'andata, la finale di Libertadores contro il Sao Paulo. Ma poi passò al Betis Siviglia e non giocò il mondiale. Lo stesso farà il volante Sandro, già del Tottenham per 10 milioni.
Ci sarà invece, e magari da titolare, Giuliano, il Balotelli del "Colorado" non per il ruolo ma per come spacca le partite alzandosi dalla panchina. Al Mondiale Under 20, è stato lui il migliore, ma titolo e premio li vinse il capocannoniere Adiyiah, oggi al Milan con Pato.
Ieri il Papero, domani, forse, Giuliano. Per l'Inter il derby del mondo è già cominciato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Internacional 2010: Renan - Nei, Bolívar, Indio e Kleber - Sandro, Guiñazu, Tinga e D'Alessandro; Taison (Giuliano, 20'/2ºT) e Rafael Sobis (Leandro Damião, 27'/2º). Técnico: Celso Roth.

Internacional 2006: Clemer - Ceara, Indio, Fabiano Eller, Wellington Monteiro - Alex (Fabian Vargas 46) Edinho, Fernandao (Adriano 76), Iarley - Alexandre Pato (Luiz Adriano 61), Rubens Cardoso. Coach: Abel Braga.

giovedì, agosto 19, 2010

KP Boateng, il principe Martello


Il look magari no, ma il nome sì è principesco. Principe Kevin, Kevin-Prince Boateng. Se preferite, Martello.
Come l'entrata che in finale di FA Cup ha spezzato il sogno mondiale di Ballack e per un mese il rapporto con il fratellastro di Kevin, Jerome.
Adesso, si sentono due volte la settimana, anche se uno lo allena Mancini e l'altro Allegri.
Papà ghanese, mamme tedesche.
Quella di Kevin-Prince è Christina, pronipote di Helmut Rahn, doppietta nel titolo Mondiale del '54 contro la grande Ungheria.
Prince senior lasciò il Ghana nell'81. Scelse la Germania per studiare gestione aziendale e Christina per amore. Nel ghetto berlinese di Wedding, 15 mila crimini l'anno, faceva il disc jockey e il cameriere.
Kevin Prince è nato il 6 marzo 1987, Jerome un anno e mezzo dopo.
Quando i genitori si separano, Kevin cresce col papà e il sussidio dei servizi sociali a Wedding; Jerome con la mamma, hostess, a Charlottenbourg, media borghesia berlinese.
Si ritrovano nelle giovanili nell'Hertha Berlino. Kevin ha polmoni da mediano e piedi da fantasista, ma anche un caratterino da domare.
A 17 anni ha già debuttato in Bundesliga, a 18 quasi mette le mani addosso all'allenatore. A 20 salva il club passando per quasi 7.9 milioni al Tottenham. Guadagna 2 milioni l'anno, ma dopo 14 tribune filate va in depressione.
160 paia di scarpe, 200 cappellini, 13 tatuaggi, il lusso come riscatto sciale. L'insofferenza alle regole come retaggio del vecchio quartiere. Ghetto Kid torna in Germania, al Dortmund. Resiste sei mesi.
A Berlino, lo aspetta un processo per aver spaccato, in centro, file di specchietti.
L'Under 21 di Hrubesch vince l'europeo 21 con Ozil e Neuer, Marin, Aogo e Boateng. Jerome, non Kevin.
Era rientrato con 2 ore di ritardo e il Ct l'aveva mandato a casa. Un anno dopo, in Sudafrica, Jerome e Kevin giocheranno Germania-Ghana uno contro l'altro. Praticamente amici.
PER SKY SPROT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, agosto 18, 2010

Palermo, tanta voglia d'Europa


Voglia d'Europa. A tre anni dall'eliminazione con i cechi del Mlada Boleslav, il Palermo ne ha talmente tanta che nelle prove generali, il triangolare vinto al "Barbera" contro Napoli e Valencia, ha persino esagerato.
Maccarone era già in clima-Maribor in anticipo di una settimana, e si è fatto espellere per un fallo di reazione (nella foto) su Santacroce.
Nell'andata del preliminare di Europa League contro gli sloveni, invece, serviranno calma e pazienza.
Rossi non ha più il "Matador" Cavani e là davanti ha bisogno dei gol e delle sponde di Big Mac. Contro lui, Hernàndez e il super Pastore che al Mondiale ha incantato anche Maradona, la difesa del Maribor qualcosa concederà. Sarà importante non prendere gol. Lo ha detto anche il diesse Sabatini, che ha smentito l'arrivo in rosanero di uno degli avversari, Bacinovic. Ha 21 anni e gioca regista, ma il miglior giocatore del Maribor in Sudafrica con la sua nazionale non c'era.
Della Slovenia-rivelazione, uscita per il gol dell'americano Donovan all'ultimo respiro contro l'Algeria, giocano nel Maribor solo i difensori Dzinic e Filekovic. Bacinovic, capitano dell'Under 21, sarebbe perfetto come vice-Liverani, già confermato da Zamparini fino al 2012. Più vicino, invece, l'arrivo di Yacob dal Racing Avellaneda.
Un altro che, come il Palermo, ha tanta voglia d'Europa.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, agosto 17, 2010

Giggs & Scholes, le icone dei Fergie Boys


Ci sono tre squadre che, più di altre, stanno scrivendo la storia del calcio di questi anni. Per i trofei si, ma anche e soprattutto per il modo di giocare.
Nessun copre il campo, in lungo e in largo, come il Manchester United di Alex Ferguson. Nessuno gioca palla a terra in campo aperto come l'Arsenal di Arsène Wenger e nessuno diverte con tiqui-taca, tocchi corti e di prima, come il Barcellona di Pep Guardiola.
Oltre ai successi, tanti, e il bel gioco, quel che colpisce di queste squadre è la capacità di intercambiare gli interpreti senza uscire (troppo) dallo spartito. Con rare eccezioni.
Anche se senza quei due vecchietti, Paul Scholes e Ryan Giggs, a novembre 73 anni in due, lo United non è la stessa cosa.
Il 3-0 al Newcastle United nel primo Monday Night della stagione, la 21esima per Giggs, la 17esima per Scholes, è la perfetta istantanea dei "Ferguson boys". La generazione d'oro erede dei "Busby Babes" nello spirito United e nell'amore per il gioco.
Certo, né Giggs né Scholes possono più essere all'altezza della loro fama giocando ogni tre giorni. Sir Alex l'ha capito e li usa quando serve e conta.
Per vincere ancora e, tra un trofeo e l'altro, continuare a scrivere la storia.
PER SKY SPORT 24 CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, agosto 16, 2010

Portieri, lo stato dell'Hart


Non ne ha azzeccate tante, Mancini, per la prima del suo nuovo Manchester City.
Una scelta, difficile, però, l'ha centrata: quella del portiere. Hart, non Given.
Merito del lavoro dei preparatori italiani, il figlio d'arte Massimo Battara nel City, Franco Tancredi nell'Inghilterra.
Merito non da poco in una prima giornata di Premier League segnata dai disastri di Carson del West Brom.
Howard dell'Everton, Kirkland del Wigan, Foster del Birmingham, in collaborazione con lo sciagurato Carr, e Reina del Liverpool.
Disastri nemmeno attribuibili allo Jabulani, il pallone mondiale di Sudafrica 2010 forse fatale a Green, prima scelta di Capello per il debutto dell'Inghilterra contro gli Stati Uniti.
Per il Ct era lui il titolare, poi gli preferì il più esperto "Calamity" James, il cui soprannome dice tutto.
Il terzo era proprio Hart, appena rientarto al City dall'ottima stagione in prestito al neopromosso Birmingham.
Per il Mancio, sulla carta, doveva essere il secondo dell'irlandese Given. Invece, nel giro di 3 giorni si è ritrovato titolare in nazionale nell'amichevole di Wembley con l'Ungheria e nel City al White Hart Lane contro il Tottenham.
Gli Spurs lo hanno preso a pallate per tutta la partita, ma lui è stato un muro.
E dove non è potuto arrivare, lo hanno salvato i pali: prima su Defoe, poi su Bale. Mancini ha subito detto di avere due titolari, Given ha già fatto sapere che se le scelte sono queste, entro il 31 agosto si siederà a un tavolo per accasarsi altrove. Londra, sponda Arsenal, magari. Per Wenger tra lui e il modesto Almunia sarebbe difficile sbagliare.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO