giovedì, aprile 19, 2007

FA Cup, il valore dei soldi

Quanto paga la FA
Turno (totale club) Premio qualificazione
Turno preliminare extra (129) £ 500
Turno preliminare (166) £ 1.000
Primo turno di qualificazione (116) £ 2.250
Secondo turno di qualificazione (80) £ 3.750
Terzo turno di qualificazione (40) £ 5.000
Quarto turno di qualificazione (32) £ 10.000
Primo turno (40) £ 16.000
Secondo turno (20) £ 24.000
Terzo turno (32) £ 40.000
Quarto turno (16) £ 60.000
Quinto turno (8) £ 120.000
Sesto turno (4) £ 300.000
Semifinali (2) £ 900.000
Vincitrice (1) £ 1.000.000


Quanto pagano le tv (BBC e SKY Sports)
Turno Live Highlights
Primo £ 75.000 £ 13.000
Secondo £ 75.000 £ 13.000
Terzo £ 150.000 £ 18.000
Quarto £ 150.000 £ 18.000
Quinto £ 265.000 £ 18.000
Sesto £ 265.000 £ 18.000
Quanto paga la radio
Radio (BBC 5 Live)
Partita intera (90¹) £ 9.000
Un tempo (45¹) £ 4.500
Un quarto di match (24¹) £ 2.250

Blues vs. Red Devils

Perché Chelsea
Difesa
– In porta Cech se la gioca solo con Buffon, anche se di van der Saar, chissà perché ridicolizzato in Italia, ha la rara dote di mettersi alle spalle ogni errore come niente fosse. I centrali dello United non eguagliano la coppia Ricardo Carvalho-Terry. Sulle fasce Lassana Diarra o il riciclato Geremi e Ashley Cole, seppur lontano parente di quello visto all’Arsenal,
Centrocampo – Nel mezzo nessuno ha i chili e i muscoli di Mikel e Makelele, il colpo di testa di Ballack e il gol in canna di Lampard. Gli esterni però non sono più quelli del back-to-back in Premiership.
Attacco – Là davanti, poi la flessuosa stazza di Drogba si abbina alle fiammate di Shevchenko. Ma ad innescarli manca l’estro mancino dell’infortunato Robben. Senza i suoi cambi di ritmo, i Blues appaiono troppo monocordi.
Panchina – Mourinho vale Ferguson, ma coi propri giocatori e la proprietà pare avere ha un rapporto più conflittuale. Il portoghese non vuole al campo gli amici dei giocatori, che allena con metodi di cui è gelosissimo: poco lavoro “a freddo”, cioè in palestra, e il resto tutto col pallone. Il portoghese si fa preferire nella lettura della gara e nel coraggio per le scelte rischiose. Il resto lo fanno le seconde scelte per l’assente Robben: Kalou e Wright-Phillips, o Joe Cole se torna quello dell’anno scorso. Bridge è il vice-Cole, Cudicini il degno rimpiazzo di Cech. Paulo Ferreira, pretoriano pentito di Mourinho, e Boulahrouz sono affidabili cambi difensivi. (ch.giord)


Perché Man U
Difesa
– L’infermeria piena può essere il tallone d’Achille dei Red Devils, che nel reparto hanno perso il tuttofare Silvestre e il saltatore Vidic. Ammesso che Rio Ferdinand, al centro, e capitan Gary Neville, in fascia destra, rientrino, piede quadro O’Shea, che segna tanto, e Heinze, buono per davvero ma sempre a rischio incidenti, potrebbero bastare.
Centrocampo – Classe, grinta e mestiere: in una parola, Scholes. Carrick è costato tanto ma sta rendendo come in pochi si aspettavano. Il suo tiro da fuori, arma letale contro la Roma, controbilancia i progressi di Essien – se ce la farà – e la botta secca di Lampard, tornato temibile negli inserimenti dopo aver risolto gli inevitabili adattamenti di sincronizzazione con quelli di Ballack. Nessuno copre il campo e cambia gioco come lo United, ma i Blues corrono e picchiano come matti. E in quanto a stazza .
Attacco – Il fattore R parla da solo: Ronaldo e Rooney sono superstar. La velocità del portoghese può spaccare difesa e partita. Lanciato palla al piede non è arrestabile, l’unica è anticiparlo. Fosse facile. L’ex Everton non sarà uno da caterve di gol ma la porta la vede eccome, e in tutti i modi. Saha, se non si rompe, è uno che la butta dentro.
Panchina – Kuszczack è stato strapagato, ma non ha fatto rimpiangere van der Sar. Sull’out mancino l’asse Evra-Richardson sarebbe titolare se migliorasse nella fase difensiva. Fletcher gioca indifferentemente ala o interno. Smith è il jolly offensivo. Solskjær ha risolto così tanti finali di gara da perderne il conto. "Fergie" gli deve molto, e viceversa. (ch.giord)

Chelsea-Man U, sempre loro

Cinque euro di differenza: 70 a 65. Non sono le quote degli strombazzatissimi «bookmaker inglesi», che ciclicamente inondano i lanci di agenzia e, a cascata, le news, bensì i prezzi medi che si trovano nella grande distribuzione per le repliche ufficiali delle maglie di Manchester United e Chelsea. Identico il modernissimo tessuto sintetico, diversi lo sponsor e il marchio: un baffo su quella rossa, tre striscette su quella blu. Quello che si paga in più senza che sia in vendita si chiama storia, tradizione, bacheca, in una parola deseueta quanto abusata: blasone.
In due settimane, tra il 9 e il 23 maggio, però le gerarchie e la storia potrebbero subire uno scossone. Le squadre leader del calcio inglese, quindi del mondo, s’incontreranno due volte, forse tre e si giocheranno tutto in un finale di stagione che per loro, comunque vada, è già un successo. Si comincia con lo scontro diretto dello Stamford Bridge, gara in programma il 14 aprile e rinviata automaticamente con le due semifinaliste in Coppa d’Inghilterra, e che potrebbe valere il titolo della Premiership, ammesso che i discorsi non siano già chiusi. Il 19 il rinnovato Wembley ospiterà la finale della FA Cup, la prima nel tempio post-restyling dopo sette stagioni di dorato esilio gallese al Millennium Stadium di Cardiff. Infine, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo loceano delle semifinali contro Liverpool (Blues) e Milan (Red Devils), l’eventuale finale di Champions League. La truppa del 44enne generale Mourinho, che ha messo in bacheca la Carling Cup (2-1 con rissa sul baby-Arsenal), corre per la storica quaterna: campionato, coppa nazionale e quella di lega, massimo trofeo continentale. Argenteria che il portoghese ha tutta già in salotto, tranne quella che si assegna nell’inaugurazione ufficiale del nuovo Wembley. E che il suo rivale Ferguson, 65 anni di cui gli ultimi ventuno all’Old Trafford, ha già messo in bacheca – nel 1999 addirittura nell’epocale Treble (scivolando solo in League Cup) – nella quale però non si registrano new entry da tre campagne. Troppe, per il tycoon statunitense Malcolm Glazer, poco amato proprietario del club.
Una sfida nella sfida, quella tra i due condottieri, che non ha molto senso inscatolare nel cliché allievo vs maestro. I due si rispettano ma, a parte la fame da vittorie che li fa esultare a ogni gol dei loro come ragazzini innamorati (Fergie) o ragazzacci in guerra col mondo e con se stessi (José), hanno poco in comune. A cominciare dal piano tattico. Ferguson ha vinto solo col 4-4-2, dicono. Seh, buonasera. Ha vinto con due «punti di attacco» che non significa due punte. «Non so perché le squadre inglesi siano fissate con il 4-4-2 – spiega – Io lo adotto di rado. A schierarmi con un attaccante più avanzato lo imparai già da giocatore. Ero un attaccante, ma avevo perso velocità, così decisi di restare più indietro. Nessuno mi marcava stretto, per cui potevo fare i passaggi che volevo. Quando divenni allenatore del St. Mirren misi a punto il modulo e mi ricordo che i giocatori si chiedevano come stessimo giocando e che ebbi un duro scontro coi dirigenti. In seguito, all’Aberdeen, avevo Steve Archibald prima punta e Joe Harper più arretrato. Poi arrivò Marc McGhee e Archibald divenne la mezzapunta. Lo stesso qui al Man U. C’erano Mark Hughes e Brian McClair, poi Hughes e Éric Cantona, poi Andy Cole e/o Dwight Yorke e Teddy Sheringham… Quello che facevano le altre squadre inglesi era prevedibile. È stupido dire “Bisogna sempre avere due attaccanti, là davanti”. In quel modo hai solo un punto d’attacco, mentre con una punta più arretrata ne hai due».
Mourinho ne aveva tre, nelle due Premiership vinte su due: la prima punta Drogba e due ali d’antan quali Arjen Robben e Damien Duff. Solo a tratti si concedeva il lusso del doppio centravanti, affiancando allo straripante ivoriano un attaccante intelligente e adattabile quale Crespo e il predatore d’area Kezman. Poi il patron Abramovich, col quale ha ripreso a parlare negli spogliatoi dopo la semifinale di FA Cup col Blackburn, gli ha comprato Ballack e lo «useless» Shevchenko. Così il tecnico ex Porto ha dovuto fare di opulenza virtù: niente 4-3-3 o 4-4-2 con esterni veri, ma rombo nel mezzo per potersi permettere il doppio centravanti più gli inserimenti del tedesco e di Lampard, due che, specie all’inizio, si pestavano i piedi. «L’annata di Michael [Ballack] non è stata semplice, ma lui ha esperienza e doti da vero leader – lo ha difeso Mourinho – Ha grande volontà e sa resistere alle pressioni. E [in semifinale contro il Blackburn Rovers] ha segnato una rete che farà parte della storia del club».
Gli infortuni e il tempo speso per gli adattamenti hanno permesso al Man U la fuga in campionato, ora però siamo alla resa dei conti. E Fergie, memore del flop Juan Sebastián Verón a metà campo – 28 milioni di sterline regalate alla Lazio – e dell’altalenante 2005-06, quando il Grande Vecchio scivolò spesso nell’ancelottiano 4-3-2-1 o nel 4-3-3 spurio, ha imparato la lezione.
«Sarebbe fantastico giocare tre volte contro di loro da qui al termine della stagione – ha dichiarato Mourinho – La realtà è che il Chelsea e il Manchester United stanno disputando una stagione incredibile. Non si sono incontrate nella coppa di Lega ma sono ancora in gioco per le tre competizioni più importanti. Credo sia una stagione entusiasmante per entrambe. Spero che anche la sfida dello Stamford Bridge (per il campionato) sia come una finale e che arriveremo a giocarcela avendo ancora con la possibilità di confermarci campioni».
Ecco, il punto è proprio questo: il fascino della più antica competizione al mondo, nata nel 1871-72 (Wanderers-Royal Engineers 1-0 la prima finale, gol di Morton Betts al Kennington Oval), se ne sta andando con la stessa velocità del refrain secondo cui «in Inghilterra la coppa nazionale conta più del campionato». Ormai è un affare privato tra le big, e alla vincitrice frutterà “solo” un milione di sterline. E per vedere una Partita la nostalgia deve far spazio al realismo: senza le quattro sorelle, non c’è match.
Da quando è nata la Premier League e BSkyB l’ha coperta d’oro per averne in esclusiva i diritti tv (1992-93), solo l’Everton nel 1995 – gol dellex barese Paul Rideout al 30’ contro i Red Devils – ha spezzato l’egemonia delle Big Four: in ordine di apparizione, Arsenal (5), Manchester United (4), Chelsea (2), Liverpool (2). Altro che nostalgia dei bei tempi e il sogno di vedere Davide abbattere Golìa: l’unico club non di Premier League ad arrivare in fondo è stato il Millwall, surclassato 3-0 dal Man U nel 2004. Non accadeva proprio dall’anno della svolta, il 1992, quando il Sunderland cedette al Liverpool sotto i colpi di Thomas (47’) e della meteora juventina Rush (68’). Sarà anche vero che nel calcio i soldi non comprano le vittorie, come testimonia la prima stagione di Roman Abramovich in sella al Chelsea: 190 milioni di sterline buttati nel 2003-04 per vincere zero. Ma è altrettanto vero che ai giorni nostri ha ragione (sic) Adriano Galliani: nel football globale moderno, la classifica determinata dal campo corrisponde sempre più a quella dei fatturati.
Al nuovo Wembley l’augurio misto a una preghiera: invertire il trend. I primi segnali non sono incoraggianti: 35, 60, 80 e 95 sterline i prezzi dei biglietti per assistere alla prima finale del dopo-Cardiff. Più un limitato numero di tagliandi a 17,50 sterline per gli under 16. «Era importante fissare prezzi ragionevoli e accessibili per la prima finale di FA Cup al nuovo Wembley – ha detto Brian Barwick, Chief Executive federale – E crediamo siano competitivi per quello che sarà uno storico match». Anche di fronte alla storia, però, qualcuno sè fatto i conti in tasca: le fasce più “popolari”, si fa per dire, sono andate a ruba, le altre insomma. Quando si straparla di “Modello inglese”, meglio non dimenticare che il Nuovo Corso è cominciato anche da lì: The Beautiful Game non è più per tutti. E da un bel prezzo.
Christian Giordano

Wembley (Londra), 19 maggio alle 15 (ora locale)
Probabili formazioni:
Chelsea (4-1-2-1-2): Cech – L. Diarra, Ricardo Carvalho, Terry (C), A. Cole – Mikel (J. Cole), Essien (Makélélé), Lampard, Ballack – Drogba, Shevchenko. All. Mourinho.
Manchester United (4-4-1-1): van der Sar – G. Neville (O’Shea), R. Ferdinand, O’Shea (Brown), Heinze – Cristiano Ronaldo, Carrick, Scholes, Giggs (C) – Rooney, Saha (Solskjær). All. Ferguson.

Road to Wembley

FA Cup 2006-07, il cammino delle finaliste

TERZO TURNO (6-7 gennaio)
Chelsea-Macclesfield Town 6-1 – 16’, 40’ e 50’ rig. Lampard (C), 67’ S. Wright-Phillips (C), 81’ Mikel (C), 85’ Ricardo Carvalho (C); 39’ Murphy (M)
Manchester United-Aston Villa 2-1 – 54’ Larsson, 90’ Solskjær; 73’ Baros

QUARTO TURNO (27/28 gennaio)
Manchester United-Portsmouth 2-1 – 76’ e 82’ Rooney; 86’ Kanu (P)
Chelsea-Nottingham Forest 3-0 – 8’ Shevchenko, 17’ Drogba, 45’ Mikel

QUINTO TURNO (17-27 febbraio)
Manchester United-Reading 1-1 – 45’ Carrick; 66’ Gunnarsson (R)
Chelsea-Norwich City 4-0 – 38’ Wright-Phillips, 51’ Drogba, 90’ Essien, 90’ Shevchenko
Reading-Manchester United 2-3 – 22’ Kitson (R), 83’ Lita (R); 1’ Heinze, 3’ Saha, 5’ Solskjær

SESTO TURNO (10/11-19 marzo)
Middlesbrough-Manchester United 2-2 – 44’ Cattermole (Mi), 46’ Boateng (Mi); 22’ Rooney, 67’ rig. Cristiano Ronaldo
Chelsea-Tottenham Hotspur 3-3 – 21’ e 70’ Lampard, 85’ S. Kalou; 4’ Berbatov (T), 27’ aut. Essien (C), 35’ Ghaly (T)
Manchester United-Middlesbrough 1-0 – 75’ rig. Cristiano Ronaldo
Tottenham Hotspur-Chelsea 1-2 – 78’ rig. Keane (T); 54’ Shevchenko, 60’ S. Wright-Phillips

SEMIFINALI (14/15 aprile)
al Villa Park di Birmingham:
Watford-Manchester United 1-4 – 25’ Bouazza (W); 6’ e 65’ Rooney, 27’ Cristiano Ronaldo, 81’ Richardson
all’Old Trafford di Manchester:
Blackburn Rovers-Chelsea 1-2 dts – 63’ Roberts (B); 15’ Lampard, 108’ Ballack

domenica, aprile 15, 2007

Genoa-Bologna 3-0 - Le pagelle

BOLOGNA (3-4-3)
Antonioli 5,5: Come col Napoli gli segnano da due passi, ma stavolta gli piovono da tutte le parti. Di suo la titubante uscita al 27’.
Brioschi 5: Di Vaio gli fa vedere i sorci in technicolor. E l’ex Monaco – non proprio un corazziere – lo sovrasta per tempismo e stacco nel raddoppio. Serataccia, chiusa dopo un tempo per riportare a casa Daino e difendere a quattro. A frittata stracotta.
Terzi 5: Pronti-via e indossa il “sombrero” di Di Vaio, che poi serve in camera León per l’1-0. Una chiusura pulita sull'ex Monaco al 21’ e qualche timida impostazione, ma secondo e terzo gol vengono dal mezzo.
Castellini 5: Vedi Terzi. Complice le falle in mediana e il diluvio che arriva dagli esterni, il naufragio diventa inevitabile anche per un vecchio nocchiero come lui. E Gasparetto firma il tris quasi inchinandosi.
Daino 4,5: Impresentabile, ma non per colpa sua. Metterlo centrale davanti la difesa – alla Desailly nel Milan degli Invincibili - è stato un suicidio. E Ulli per primo lo sa. Nell’unica occasione in cui – come da consegne – è andato a chiudere sul taglio dell’esterno (Marco Rossi, che da destra ha servito León, autore del cross), è arrivato il raddoppio. Ma si può?
Filippini 6: Nervoso ma ci dà. Il giallo per la presa su Milanetto, al 22’, fotografa il suo stato d’animo e la sua prova: frustrante. Poi tanta corsa.
Amoroso 5,5: Da capitano, gira a vuoto, come la ciurma. Un suo affondo fa gridare al rigore (mano di Stellini al 17’). Il suo contraltare Milanetto corre la metà e incide il doppio.
Smit 5: Dalla sua parte c’è la preferenziale. Preso nella morsa Rossi-León, quando questi non scambia fascia con la star Di Vaio, non la vede mai. Al 25’ il suo secco sinistro viene deviato sul fondo da Marazzina. Il colmo.
Meghni 4,5: Dopo la gran prova col Napoli, di nuovo irritante. Nella bolgia di Marassi, tocchetta inutilmente di esterno e sciorina la rara dote di fare al momento sbagliato la giocata sbagliata. Ne azzecca solo una: a 20’ dal termine quando manda in porta Marazzina. Da uno con quella tecnica, troppo poco. A quale Meghni dobbiamo credere??
Marazzina 5: Perlomeno all’inizio ci prova. Poco e mal servito, si perde. Al 34’ sbaglia il dribbling che lo metterebbe davanti a Rubinho, al 65’ lo libera Meghni e lui si fa respingere il piatto sinistro. Chiude zoppicando (41’ Zauli sv: puro garbage time, si giochiccia tra gli «olé» del pubblico, aspettando il triplice fischio).
Fantini 6: Il meno peggio. Si batte e si sbatte. Al 32’ in tuffo di testa sfiora il gol che tanto meriterebbe. Finché ne ha, svaria sull’intero fronte offesnivo (Dal 20’ st Cipriani sv: là davanti serviva peso. Come un pallone-uno per lui: non pervenuto).
CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, aprile 11, 2007

Gasperini: primo, darle


Quest’anno è tornato di moda il (ricorso al) dizionario. In quello di Cassano non esiste la parola “scusa”. In quello di Gian Piero Gasperini da Grugliasco (26-1-1958) e della sua truppa è sparito addirittura un fondamentale. «Voglio le triangolazioni. Per favore, togliete dal vostro vocabolario il passaggio all’indietro». Uno dei princìpi-cardine del suo gioco riecheggiava sin dal ritiro estivo nella vallata dello Stubai, quando nei ventotto gradi di Neustift il tecnico salito da Crotone e il suo secondo Caneo istruivano Rossi e Aurelio, allora i teorici titolari della fascia destra. Era diverso quel Genoa, ma negli uomini, non nello spirito e, tantomeno, nel sistema di gioco. Il 3-4-3. Per molti anacronistico, nella B di vertice una primizia. Per Ulivieri e pochi adepti una panacea. Che però si fonda su filosofie a volte agli antipodi. Il ritmo, per esempio. Compassato e con fulminee accelerazioni, quello ulivieriano. E un’attenzione maniacale per la fase difensiva. Tambureggiante, garibaldino, quasi incosciente – specie in trasferta – quello genoano. Al Ferraris, i liguri creano moltissimo, scialacquando in proporzione. Anche, se non soprattutto, dopo il mercato di gennaio. Un nome per tutti, León: irresistibile in campo aperto, sciagurato negli ultimi sedici metri. Bello e impossibile come il Bologna del primo tempo al Dall’Ara contro il Napoli. Ma quando “quel” Genoa ti mette alle corde, prima o poi il KO arriva. Se non con la star designata Di Vaio, magari su palla inattiva, con i puntuali inserimenti del difensore centrale-bomber De Rosa, visto che lo specialista Adailton (operato ieri al viso) sembra out per il resto della stagione.
Su quel telaio Gasperini ha poi miracolato, con opposti adattamenti, Sculli e Greco: il primo arretrato da punta ad attaccante esterno – esperimento già attuato dal tecnico nelle giovanili della Juventus (dal 1994, Giovanissimi, Allievi e Primavera, con la quale ha vinto un “Viareggio”) – prima che la squalifica appiedasse l’ex Messina; il secondo riciclato a 23 anni da esterno offensivo (9 gol in sette stagioni tra B e C) a centravanti, ora spesso vice del redivivo Gasparetto. La difesa a tre è stata abiurata solo in rari casi: col 4-3-3 sconfitta per 3-1 a Piacenza alla 25ª e per 2-1 a Cesena alla 29ª; 1-1 con l’AlbinoLeffe alla 11ª e 0-0 col Bari alla 18ª col 4-3-3; col 4-3-2-1: successo per 0-1 a Trieste alla 17ª; col 3-5-2-1: 1-1 con la Juventus alla 14ª). «Giochiamo a tre, dietro – spiega il 3-1 laterale sinistro croato Ivan Juric, uno dei suoi pretoriani protagonista per metà stagione (passata a coprire Milanetto e a pressare il portatore di palla avversario) e ora confinato in panca dagli altisonanti nomi acquistati dalla ditta Preziosi & Pastorello – ma difendiamo in dieci perché i laterali devono rientrare. Là davanti resta solo la punta centrale. Un modulo molto efficace contro il 4-4-2». Quest’ultimo, non a caso, mai amato da “Ulli”, che in avanti conta esterni non di ruolo. Juric, che il sistema-Gasperini lo ha sperimentato anche nei tre anni di Crotone, ammette che anche in Calabria «all’inizio non è stato facile, perché i risultati non arrivavano. Dopo due mesi siamo decollati: 9 vittorie consecutive». E promozione in B nel 2003-04. Questione di fiducia, e Preziosi ne ha: «Gasperini (firmato con un biennale a scadenza 2008, ndr) resta, un progetto va valutato nel tempo». Quello che al Bologna manca.
CHRISTIAN GIORDANO

martedì, aprile 10, 2007

Bologna-Napoli 2-3 - Le pagelle

BOLOGNA (3-4-3)
Antonioli 5,5: Sui gol nulla può: gli saltano davanti. Prodezza al 28', a mano destra aperta sul contropiede di Calaiò, che era in offside. Cicca un¹uscita non capendosi con Manfredini. Sul gol di Domizzi, Terzi gli respinge sulla schiena ma la boccia era già entrata.
Brioschi 6: Unico dei tre dietro con la stazza anti-Sosa. Bravo nei raddoppi. (26' st Cipriani sv: un plauso già solo per avercela fatta, e il blocco che porta via traffico nel secondo gol di Marazzina).
Terzi 5: Parte bene, poi si perde. Lerrorino che causa il corner del primo gol e il buco nel terzo lo riportano al modesto standard stagionale.
Manfredini 5: Non è uno stopper, e si vede. Prima del vantaggio degli ospiti aveva già perso "el Pampa", si ripete con Domizzi che gli segna in faccia su palla inattiva. Un classico del Napoli 2006-07. Le sedute al video dovrebbero servire. Nel finale, bella palla in mezzo per la zucca di
Marazzina: palo che sa di serata stregata.
Daino 5,5: Primo tempo diligente (specie nell'aspettare l'avversario che lo punta). Nel secondo troppe sbavature, ma ci dà.
Filippini 6: Come Terzi, inizia bene poi si spegne. Non trova tempi e spazi per le percussioni, cioè metà del proprio gioco.
Amoroso 6,5: Solito metronomo ma con meno inserimenti per via dell¹odierna coabitazione con Filippini, più portato di Mingazzini a ripartire. Sempre nel vivo del gioco. (35' st Morosini sv: un tocco a liberare Marazzina, steso da Amodio).
Smit 5: Sovrastato due volte, e altrettanti gol: non è un saltatore. Un diagonale fuori dopo bella serpentina, nella ripresa il cross del raddoppio.
Meghni 7: Primo tempo senza i soliti ghirigori, secondo da Serie A. Lo smash con cui taglia il campo al 23' st ne è l'efficace istantanea. Poi, uno e trino: esterno, regista e rifinitore. E va a dar fastidio a Gatti per non andaresotto nel mezzo. Se solo la smettessero col "piccolo Zizou".
Marazzina 7,5: In avvio, si mangia due gol in 1'. Sulla terza chance va gi da solo. Poi sforna una prova-monstre. Due gol "alla Marazzina", specie il
secondo: sinistro d¹incontro in anticipo. Un marchio di fabbrica. Poi tre assist, un palo e l'incornata in torsione che all¹ultimo tuffo alla lettera quasi arpiona il pari che sarebbe sacrosanto. Che punta, ragazzi.
Fantini 6: gli manca sempre un centesimo per fare un euro, ma quando mette il turbo va al doppio degli altri. Al 34', imbeccato da Marazzina, spreca a porta vuota. L'assist per il primo gol è suo. Prima del Napoli, 281' in stagione: serve pazienza. (43' st Costa sv: Neanche il tempo d'aver madida la maglia. Un esterno per aprire la scatola serviva prima). (CHRISTIAN GIORDANO)

giovedì, aprile 05, 2007

De Laurentiis-Cazzola: lui è peggio di me

Si guardano a vicenda come allo specchio appena svegli. Ci si riconosce, ma ci si piace meno. Alfredo Cazzola (Bologna, 1950) e Aurelio De Laurentiis (Torre Annunziata, 1949) sono nati per comandare (in Lega, però, tra l’ha spuntata Lugaresi, compromesso storico tra l’autocandidatura felsinea e la stoppata partenopea). E per far soldi. L’uno da self-made man, l’altro da predestinato. Il primo dal «1972 con una piccola azienda di allestimenti fieristici». Il secondo dal 1975, quando fonda assieme al padre Luigi, regista e produttore, la Filmauro, che ogni Natale sbanca i botteghini. Il signor Motor Show – appellativo che detesta – lo sport lo segue sin da “cinno”, e cinque anni dopo aver vinto con l’euroVirtus (1991-2000) ci prova col Bologna, scoprendo a caro prezzo come, in campo e fuori, sia tutto un altro mondo. Il nipote del leggendario Dino – che set, star e starlette li bazzica da quando era “guaglione” – s’è ambientato subito, e meglio. Ci provò già nel 1997, ma Ferlaino non mollò. Nel 2004, scucì 32 milioni di euro per riesumare il Napoli (Soccer, tornato SSC il 23 maggio 2006) e portarlo dalla C alla soglia della A.
Il Nuovo che fatica ad avanzare, spesso con avveniristici progetti che l’Italia sembra non capire, i patron appaiono riottosi purosangue imbrigliati da redini e praterie troppo strette: il Calciogate, il Decreto Amato, la miope burocrazia che impedisce alle istituzioni, calcistiche e no, di guardare oltre affitti (Cofferati) e tornelli (2 i milioni versati dal Comune di Napoli che pure ha dato al club la gestione del San Paolo). Alle cittadelle dello sport, per esempio. Per Romilia (310 mila mq di edificato residenziale-commerciale, 417 mila per 16.700 parcheggi, 490 mila di parco divertimenti, stadio a copertura mobile da 25-30 mila posti: business plan da 500 milioni), Cazzola e i soci Menarini e Bandiera hanno creato una società, la Aktive Spa. Per i 200 mila mq fra Miano e Scampia, fra le caserme Boscariello e Bichelli (non proprio la quiete fra Medicina e Budrio), De Laurentiis finge indignazione: «Quando sento parlare di 150-200 milioni investiti per una struttura da usare in 4 gare di Euro 2012 e poi trenta volte l’anno, divento matto, mi vengono i brividi».
Infine, last but not least – perché nel business l’inglese è importante e a loro piacciono tanto entrambi –, il (non) rapporto con il nocchiero. Con Reja, il Vesuvio erutta una volta al dì: «Resta se andiamo in A». Con Ulivieri le scintille si vedono perfino in tv, locali o per abbonati. Come SKY, a seconda della latitudine: faziosa (stasera al Dall’Ara la seconda voce sarà un “ex” bipartisan, Beppe Savoldi; ma Murdoch ha il pollice verde-dollaro e i rossoblù promossi gli aggraderebbero assai) o spilorcia. «Non può trattarci da Cenerentola», tuonava De Laurentiis in pre-campionato, in piena trattativa per la cessione dei diritti tv: infatti spuntò 10 milioni l’anno, contro i 3.5 del Genoa e i 2 del Bologna, che incassa come le altre 18 della B. La Juventus balla da sola.
Dopo tante analogie, qualche differenza. Per esempio a chi affidarsi nel calcio. Troppo furbi e intelligenti per circondarsi di yes-men, i patron hanno seguito una traccia comune: i sottoposti non devono fare loro ombra. Cazzola ha corretto il tiro (il discreto Salvatori, il dietro-front con “Ulli” che gli sarà costato non poco visto che i due sono fatti per non prendersi), ma sempre tenendo fuori la famiglia. De Laurentiis l’ha messa nella stanza dei bottoni (la consorte Jacqueline Baudit vicepresidente, i figli Valentina, consigliere, e l’ultimogenito Eduardo, addetto all’arbitro e team manager; l’altro figlio Luigi si occupa dei film), ha affidato la sceneggiatura al navigato Marino, ben contento di lavorare dietro le quinte, e la regìa a Reja, un altro che non ama la ribalta ma capace di mettere in riga i primattori. Già 8 gli ammutinati in stagione: Maldonado (nel ritiro in Austria), Sosa (non convocato per la trasferta contro l’AlbinoLeffe), Dalla Bona (che a Bari rifiuta di entrare a 3’ dalla fine), Piá (in tribuna col Verona), Savini («a centrocampo non gioco» col Frosinone), Domizzi (insulti nonostante la vittoria con lo Spezia), Cannavaro (sostituito a Crotone), Giubilato (di nome e di fatto, in panca col Bari). Al confronto, i casi Marazzina sono roba da educande. Un po’ come Casteldebole con Castelvolturno.
CHRISTIAN GIORDANO