Leggerino ma instancabile suggeritore alle spalle delle punte, il pel di carota William McIanny Carr aveva nella naturale capacità di calcio il suo punto di forza. Gran tocco di palla e visione di gioco, e spiccata propensione alla fatica, ne fanno un cardine di ogni centrocampo eppure passerà alla storia per una punizione, e la variazione di regolamento che ne seguirà. Scozzese di Glasgow, dove è nato il 6 gennaio 1950, “Willie” cresce al Kinning Park prima di trasferirsi coi genitori, tredicenne, a Cambridge ed essere scelto in un provino scolastico per la selezione inglese di categoria.
Arrivato come praticante nel Coventry City, il “nuovo Alan Ball” (per il fisico minuto e la fulva chioma) debutta in Youth Cup segnando a Peter Shilton, 3-1 sul Leicester nel 1965. Due anni dopo, salta la finale contro il Burnley perché la prima squadra, neopromossa in First Division, per salvarsi ha bisogno anche di lui.
Negli Sky Blues esordisce ad Highbury nel settembre 1967 subentrando contro l’Arsenal. A fine stagione toglie il posto alla bandiera Ronnie Rees, l’anno dopo è titolare fisso.
Gli infortuni costringono Cantwell a schierarlo di punta accanto a Neil Martin. E Willie, tutto meno che un realizzatore, il 12 agosto 1969, firma la tripletta del 3-1 casalingo sul West Bromwich Albion alla seconda giornata.
Ma non sono i gol a renderlo celebre, bensì l’indimenticabile donkey-kick, il calcio del somaro, per Ernie Hunt nel 3-1 all’Everton del 3 ottobre 1970. La punizione a due che il numero 8, alzando all’indietro il pallone con l’interno dei piedi, tocca per il numero 7 che di destro al volo la infila sotto la traversa alla sinistra del portiere Andy Rankin. Alla faccia dei quattro (più uno, staccato) in barriera, rimasti a bocca aperta come il pubblico, che dopo un momento di incertezza rumoreggia per la presunta irregolarità dell’esecuzione. Secondo l’arbitro Tommy Dawes, invece, il gol è buono. E sarà "Gol del mese" e "Gol della stagione" di Match of the Day, programma-cult della BBC con il commento di Barry Davies che ne farà un classico del folklore pallonaro nazionale.
«All’intervallo – racconta Hunt – l’allenatore, Noel Cantwell, voleva sapere perché non ci avevamo provato anche nel primo tempo, quando ne avevamo avuto l’occasione. Gli risposi che volevo una posizione più centrale. Quando ci è ricapitata, nella ripresa, pensavo di far passare la palla fra le gambe di Willie per lasciare tirare Dave Clements, ma poi abbiamo deciso di provare il donkey kick, così, per dare un segnale. Il resto è storia».
Alla lettera. Perché in seguito a quell’episodio, la Football Association vieterà di battere le punizioni toccando il pallone con entrambi i piedi. Giusto per la cronaca, il calcio franco era arrivato a 10’ dalla fine e con il Coventry avanti 2-1 sui campioni uscenti.
Sei mesi prima, il 18 aprile, Carr aveva debuttato nella Scozia maggiore, 1-0 esterno sull’Irlanda del Nord nella prima di 6 presenze da titolare in due anni. Sicuro del posto per il Mondiale di Germania Ovest 1974, nell’aprile 1973 si rompe un ginocchio contro Phil Boersma del Liverpool all’Highfield Road e salta il resto della stagione.
La squadra, dopo due sofferte salvezze, chiude col sesto posto che vale l’unica campagna europea nella storia del Coventry: l’ultima Coppa delle Fiere, che poi diventerà Coppa UEFA e infine Europa League. Eliminati i bulgari del Trakia Plovdiv, al secondo turno i blu-cielo battono 2-1 il Bayern Monaco del giovane Franz Beckenbauer prima di uscire perdendo 6-1 al ritorno.
Sotto Joe Mercer e Gordon Milne, i successori di Cantwell, Carr aveva sviluppato un’ottima intesa con Tommy Hutchison e Colin Stein, ma quando torna in squadra, sette mesi dopo l’infortunio, è la controfigura del "Giocatore del club" 1971. E così, dopo otto anni e 37 reti in 298 gare (33 in 252 di campionato), nel marzo 1975 la dirigenza lo cede al Wolverhampton per 240.000 sterline salvo vederselo rispedire indietro dalle visite mediche. In crisi finanziaria, il City ribassa a 100 mila poi svende a 80.000.
Nello stesso mese Willie debutta con un gol nel memorabile 7-1 sul Chelsea, ma il suo primo campionato al Molineux si chiude con la retrocessione. I Wolves risalgono subito vincendo la Second Division 1976-77, poi entrano nella storia conquistando in tre anni due semifinali di FA Cup e la Coppa di Lega 1980: 1-0 dell’altro scozzese Andy Gray al 67’ sul Nottingham Forest a Wembley il 15 marzo. Il 28 maggio al Bernabéu di Madrid, il Forest alzerà contro l’Amburgo la seconda Coppa dei Campioni consecutiva.
Nell’agosto 1982, dopo 26 gol in 289 gare di campionato coi Wanderers, Carr è al Millwall. Otto partite e un gol coi Lions poi saluta il “the Den” per tornare nelle Midlands e chiudere in non-League con Worcester City (1983), Willenhall Town (1983-84), Maidstone United (1984-85), Stafford Rangers (1985-1987) e Stourbridge (1987-88).
Lasciato il calcio e le 20.000 sterline annue guadagnate negli ultimi anni da professionista, per la stessa ferramenta vende dadi e bulloni per quasi vent’anni. Oggi, vive fuori Wolverhampton con i quattro figli (tre maschi e una femmina) e fa il rappresentante nell’area di Birmingham per un’azienda di forniture meccaniche.
John Terry, al Chelsea, di pounds ne porta a casa 120 mila la settimana: 300 volte lo stipendio del Carr giocatore. Willie, però, si divertiva: «Era una vita fantastica, essere pagati per giocare a calcio. Ho visto posti che altrimenti mai avrei visitato, e giocato con gente come Archie Gemmill e Billy Bremner. E questo ai calciatori di oggi non può capitare».
A lui capita invece di andare alle partite del City o dei Wolves e di dare una mano nelle iniziative di ospitalità, talvolta in coppia con l’ex compagno Ernie Hunt. Quello del donkey-kick.
CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com
LE CIFRE
In campionato:
Club Pres. Reti
Coventry City 245 (7) 33
Wolverhampton 231 (6) 21
Millwall 8 1
TOTALE 484 (13) 55
In nazionale: 6 0
Palmarès:
1 Second Division 1976-77
1 League Cup 1979-80

















«L’inglese più forte che ho visto giocare». Parole senza musica di Bobby Robson, il primo a intravedere un campioncino in quei due occhioni grandi così arrivati in treno da Carlisle con in tasca sei pence e sottobraccio le scarpe da calcio avvolte in carta marrone.