domenica, agosto 22, 2010

Ritorni senza gloria

A volte proprio non ce la fanno, e ritornano. Magari senza gloria, ma tornano.
In Italia. Per giocare titolari. Per giocare e basta. Per sentirsi, ancora, importanti.
Diamanti (nella foto, con la moglie) faceva una vita da favola, al West Ham. Persino senza Zola. E avrebbe potuto farla fino al 2014.
L'Italia, però, è un'altra cosa. E così la Serie A.
Un anno fa, l'aveva conquistata, da protagonista, col Livorno. Ma per il professionista meno pagato della A, 50 mila euro l'anno, era ora di costruire qualcosa.
Adesso, dopo 28 presenze e 7 gol in in Premier League, è ora di ricominciare.
Al Brescia, che ha ancora negli occhi il Diamanti che la Serie A gliel'ha fatta riabbracciare con una stagione di ritardo.
Anche un'altra neopromossa ha ancora negli occhi il passato. Quello di Chevanton: 45 gol in 88 presenze col Lecce. Lasciato il Salento, non è stato più lui. Monaco, Siviglia e Atalanta, alla ricerca del gol perduto: solo 2 in 12 gare e la retrocessione in B nei suoi 6 mesi a Bergamo.
Non ha mai lasciato l'Italia, almeno con la "testa", Aquilani. Un anno di infortuni e un feeling mai nato con Benìtez al Liverpool, prima del prestito alla rivale di sempre. Per ritrovare l'azzurro, gli basterà ritrovarsi.
Il "Pampa" Sosa, invece, l'azzurro lo porta nel cuore, e la Sanremese è solo una tappa verso il futuro da dirigente promessogli dal Napoli di De Laurentiis.
Nel futuro di Adriano, invece ci satrà Brasile 2014 solo se riuscirà a tornare "Imperatore". Al primo esame, è stato rimandato. Al 28 agosto. Per la prima di campionato, all'Olimpico, contro il Cesena e forse l'ex laziale Rozenhal.
Un altro che, nel suo piccolo, senza Italia proprio non ce la fa.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
ch.giord@gmail.com

sabato, agosto 21, 2010

Argentina vecchia, Brasile nuovo

Altro che Ct a interim, in attesa del primo Sabella o del secondo Maradona.
El Checho fa sul serio.
Per l'amichevole della Selecciòn, il 7 settembre a Buenos Aires contro la Spagna campione del mondo, Batista ha richiamato gli interisti bocciati da Diego per il Sudafrica e confermato il rinnovamento cominciato con l'1-0 di Dublino sull'Irlanda.
Il "Dt interino", ha giocato con le parole "Olé". Il direttore tecnico "ad interim", e "interista" per necessità: l'Inter campione d'Europa e l'Internacional neocampione del Sudamerica saranno al Mondiale per club, e non potevano essere ignorate.
Ecco allora di nuovo nei 23, i nerazzurri Zanetti, titolare e Cambiasso, primo cambio di Banega a metà campo o di Demichelis a fianco di Samuel. L'unico nerazzurro che piaceva a Maradona. Si rivedono anche i fratelli Milito, Diego come vice-Higuain e Gaby come rimpiazzo di Demichelis o Samuel. E, a 29 anni, il rinato D'Alessandro.
In mezzo a tanti vecchietti non c'è il miglior giovane, Pastore. Ma tornerà: Batista, come Prandelli con Gilarrdino, lo conosce dal Sudamericano Under 20 del 2009, che il giocatore del Palermo saltò per rispondere alla chiamata di Maradona nella nazionale maggiore.
Fa decisamente largo ai giovani, invece, il secondo Brasile di Mano Menezes. Per lo stage in Spagna dal 2 all'8 settembre, fra i 22 convocati ci sono gli '89 Sandro - appena volato al Tottenham - e Pato, subito in gol contro gli Stati Uniti nella nuova Selecao, e persino Coutinho, un '92 chiamato prima ancora del suo debutto ufficiale in nerazzurro.
E forse in campo già da novembre, nell'amichevole di Doha proprio contro l'Argentina.
La rivale di sempre per scuola e, non da oggi, anche di pensiero.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Messi show, Supercoppa al Barça

Trascinati da una tripletta dell'argentino gli uomini di Guardiola sollevano il primo trofeo stagionale battendo 4-0 il Siviglia, che si era imposto 3-1 all'andata. Buon debutto di Villa, Ibra dimenticato in panchina

BARCELLONA, 21 agosto 2010 - Dimostrazione di forza. Il Barcellona si conferma tiranno del calcio spagnolo, e schiacciando 4-0 il Siviglia dopo aver perso 3-1 il match d'andata mette le mani sul primo trofeo della stagione, la Supercoppa che finisce per la 9ª volta nella bacheca del club catalano: un record. "El hombre del partido", il migliore in campo, è Leo Messi, autore di una tripletta, ma per Guardiola, che ha ritrovato i nazionali spagnoli assenti nella prima sfida, le note positive sono tante: dal gioco tornato spumeggiante, al promettente debutto nella ripresa di David Villa, l'ultimo gioiello arrivato in casa dei campioni di Spagna. L'unica faccia triste del Camp Nou è quella di Zlatan Ibrahimovic, dimenticato in panchina per tutti i 90'.


Leo Messi, protagonista assoluto del match. Ap strapotere barca — Guardiola rimanda ancora il debutto di David Villa, inizialmente in panchina come Iniesta e Ibrahimovic, ma ritrova Xavi nel cuore del centrocampo. Accanto a Piqué in difesa c'è Abidal (Puyol è in panchina), in attacco con Messi ci sono Bojan e Pedro. Nel Siviglia, reduce dal ko nel preliminare di Champions in casa del Braga e atteso martedì dal match di ritorno, Luis Fabiano parte dalla panchina (come Luca Cigarini) e Kanouté è addirittura in tribuna. Il Barça, che deve rimontare l'1-3 dell'andata, parte a tutta e mette subito sotto gli avversari. Bastano 13' per vedere il primo gol: Pedro riesce a mandare in confusione Konko, che spedisce alle spalle di Palop aprendo la rincorsa del Barça. La squadra di Guardiola domina (69% di possesso palla nei primi 25') e mette i brivi per due volte a Palop (con un siluro di Maxwell e un tiro ravvicinato di Bojan) prima di trovare al 24' il raddoppio con Messi. L'argentino è il finalizzatore, ma gran parte del merito va a Xavi, che si inventa un passaggio da sogno per mettere il numero 10 davanti a Palop. Il Barça controlla e prima del riposo colpisce di nuovo: in gol va ancora Messi, assistito stavolta da Dani Alves.


David Villa, 28 anni, ex attaccante del Valencia. Ap controllo — Messi cinque minuti dentro la ripresa riprova ad inquadrare la porta, ma il suo diagonale finisce a lato. Al 57' il Camp Nou riserva un'ovazione all'ultimo arrivato Villa e a Iniesta, l'eroe di Johannesburg, che tre minuti dopo si divora il 4-0 servito da Messi nel cuore dell'area. Dopo lo scampato pericolo Antonio Alvarez, tecnico del Siviglia, si gioca in un colpo solo i tre cambi inserendo Luis Fabiano, Perotti e l'ex Napoli Cigarini. La mossa però non cambia il copione del match: il Barça schiaccia nella propria metà campo il Siviglia, costretto a difendersi con 6 uomini in linea al limite dell'area. Cerca gloria anche Villa, che al 77' spara al volo verso Palop, trovando il portiere avversario pronto a salvarsi di pugno quasi sulla linea di porta. Basterebbe un gol al Siviglia per guadagnarsi i supplementari, ma gli andalusi arrivano dalle parti di Vitor Valdes solo negli ultimi 10', e senza riuscire mai a mettere in difficoltà il portiere blaugrana. Invece di spaventarsi il Barcellona riprende ad attaccare e trova il 4-0 all'89' a coronamento di un'azione fantastica: Villa con una gran palla smarca Iniesta in area, palla al centro dove irrompe Messi che di piatto firma la tripletta. Il Camp Nou può già festeggiare.

Davide Chinellato, Gazzetta.it

Antonelli contro

Antonelli, nel nome del padre. Ma non del figlio.
Roberto bandiera del Milan, Luca - che nel Milan è cresciuto - prossimo difensore dell'Inter. A Moratti pigliatutto non bastano il Triplete e arrivare davanti al Milan nel presente. Vuole farlo anche nel futuro, rubandogli il passato.
E' il 1979, papà vince col Milan lo scudetto della stella: 21 presenze e 5 gol da attaccante esterno a sostegno di Chiodi.

E nelle sale americane spopola un altro papà, quello di "Kramer contro Kramer", melodramma campione di incassi con Meryl Streep e Dustin Hoffman.
La somiglianza è evidente. E Roberto diventa per sempre "Dustin".
Chiusa la carriera non si dà al cinema, ma alla panchina. Allena il Monza nelle cui giovanili si forma il figlio Luca. Poi la chiamata al Milan, nella Primavera di Franco Baresi. Il debutto in Serie A a fine 2006, poi, nell'estate seguente il prestito al Bari in B e quindi il ritorno in A nel 2008 al Parma, che poi lo acquista a titolo definitivo.

Antonelli è un terzino sinistro, ma con Guidolin ha fatto anche l'esterno nel 3-5-2. E contro il Napoli, ha segnato il suo unico gol in A. All'Inter serve un ricambio di prospettiva per tutta la fascia sinistra.
Servirebbe anche al Milan, uno così. Al posto di Jankulovski, separato in casa. Ma nonostante lo mandi papà Dustin, il Milan non ha ri-chiamato. E a San Siro non ci sarà più un ex nerazzurro che tifa Milan, ma un ex rossonero che tifa Inter.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, agosto 20, 2010

Inter vs Inter, il derby del mondo


Inter contro Inter. La sfida che tutto il mondo sogna, e che a dicembre, ad Abu Dhabi, potrebbe decidere chi ci salirà, in cima al mondo.
I campioni d'Europa contro l'Internacional, bicampeão del Sud America per la seconda volta in 4 anni.
Il clube di Porto Alegre ha alzato la sua seconda Libertadores battendo i las Chivas de Guadalajara: 3-2 al Beira-Rio dopo il 2-1 di una settimana fa in Messico. E sogna di ripetersi nel mondiale per club.
Lo ha già vinto nel 2006, con la squadra che lanciò Pato e batté il Barcellona.
Una squadra diversa da quella di oggi, ma sempre lontana dal cliché - che ormai non esiste più - del futebol bailado.
Il 4-3-1-2 di Celso Roth, subentrato dalle semifinali contro il San Paolo, ha un portiere normale in Renan, ma è tosto in difesa e molto "europeo" a metà campo: corre e picchia coi tre mediani Sandro, l'idolo Guiñazu e Tinga e inventa con D'Alessandro. Quello che incantava al River, non la meteora (mai) vista in Germania, Inghilterra e Spagna. E che adesso manda in gol Taison e Rafaél Sobis, un altro che ha deluso in Europa.
Quattro anni fa decise lui, con la doppietta all'andata, la finale di Libertadores contro il Sao Paulo. Ma poi passò al Betis Siviglia e non giocò il mondiale. Lo stesso farà il volante Sandro, già del Tottenham per 10 milioni.
Ci sarà invece, e magari da titolare, Giuliano, il Balotelli del "Colorado" non per il ruolo ma per come spacca le partite alzandosi dalla panchina. Al Mondiale Under 20, è stato lui il migliore, ma titolo e premio li vinse il capocannoniere Adiyiah, oggi al Milan con Pato.
Ieri il Papero, domani, forse, Giuliano. Per l'Inter il derby del mondo è già cominciato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

Internacional 2010: Renan - Nei, Bolívar, Indio e Kleber - Sandro, Guiñazu, Tinga e D'Alessandro; Taison (Giuliano, 20'/2ºT) e Rafael Sobis (Leandro Damião, 27'/2º). Técnico: Celso Roth.

Internacional 2006: Clemer - Ceara, Indio, Fabiano Eller, Wellington Monteiro - Alex (Fabian Vargas 46) Edinho, Fernandao (Adriano 76), Iarley - Alexandre Pato (Luiz Adriano 61), Rubens Cardoso. Coach: Abel Braga.

giovedì, agosto 19, 2010

KP Boateng, il principe Martello


Il look magari no, ma il nome sì è principesco. Principe Kevin, Kevin-Prince Boateng. Se preferite, Martello.
Come l'entrata che in finale di FA Cup ha spezzato il sogno mondiale di Ballack e per un mese il rapporto con il fratellastro di Kevin, Jerome.
Adesso, si sentono due volte la settimana, anche se uno lo allena Mancini e l'altro Allegri.
Papà ghanese, mamme tedesche.
Quella di Kevin-Prince è Christina, pronipote di Helmut Rahn, doppietta nel titolo Mondiale del '54 contro la grande Ungheria.
Prince senior lasciò il Ghana nell'81. Scelse la Germania per studiare gestione aziendale e Christina per amore. Nel ghetto berlinese di Wedding, 15 mila crimini l'anno, faceva il disc jockey e il cameriere.
Kevin Prince è nato il 6 marzo 1987, Jerome un anno e mezzo dopo.
Quando i genitori si separano, Kevin cresce col papà e il sussidio dei servizi sociali a Wedding; Jerome con la mamma, hostess, a Charlottenbourg, media borghesia berlinese.
Si ritrovano nelle giovanili nell'Hertha Berlino. Kevin ha polmoni da mediano e piedi da fantasista, ma anche un caratterino da domare.
A 17 anni ha già debuttato in Bundesliga, a 18 quasi mette le mani addosso all'allenatore. A 20 salva il club passando per quasi 7.9 milioni al Tottenham. Guadagna 2 milioni l'anno, ma dopo 14 tribune filate va in depressione.
160 paia di scarpe, 200 cappellini, 13 tatuaggi, il lusso come riscatto sciale. L'insofferenza alle regole come retaggio del vecchio quartiere. Ghetto Kid torna in Germania, al Dortmund. Resiste sei mesi.
A Berlino, lo aspetta un processo per aver spaccato, in centro, file di specchietti.
L'Under 21 di Hrubesch vince l'europeo 21 con Ozil e Neuer, Marin, Aogo e Boateng. Jerome, non Kevin.
Era rientrato con 2 ore di ritardo e il Ct l'aveva mandato a casa. Un anno dopo, in Sudafrica, Jerome e Kevin giocheranno Germania-Ghana uno contro l'altro. Praticamente amici.
PER SKY SPROT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, agosto 18, 2010

Palermo, tanta voglia d'Europa


Voglia d'Europa. A tre anni dall'eliminazione con i cechi del Mlada Boleslav, il Palermo ne ha talmente tanta che nelle prove generali, il triangolare vinto al "Barbera" contro Napoli e Valencia, ha persino esagerato.
Maccarone era già in clima-Maribor in anticipo di una settimana, e si è fatto espellere per un fallo di reazione (nella foto) su Santacroce.
Nell'andata del preliminare di Europa League contro gli sloveni, invece, serviranno calma e pazienza.
Rossi non ha più il "Matador" Cavani e là davanti ha bisogno dei gol e delle sponde di Big Mac. Contro lui, Hernàndez e il super Pastore che al Mondiale ha incantato anche Maradona, la difesa del Maribor qualcosa concederà. Sarà importante non prendere gol. Lo ha detto anche il diesse Sabatini, che ha smentito l'arrivo in rosanero di uno degli avversari, Bacinovic. Ha 21 anni e gioca regista, ma il miglior giocatore del Maribor in Sudafrica con la sua nazionale non c'era.
Della Slovenia-rivelazione, uscita per il gol dell'americano Donovan all'ultimo respiro contro l'Algeria, giocano nel Maribor solo i difensori Dzinic e Filekovic. Bacinovic, capitano dell'Under 21, sarebbe perfetto come vice-Liverani, già confermato da Zamparini fino al 2012. Più vicino, invece, l'arrivo di Yacob dal Racing Avellaneda.
Un altro che, come il Palermo, ha tanta voglia d'Europa.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, agosto 17, 2010

Giggs & Scholes, le icone dei Fergie Boys


Ci sono tre squadre che, più di altre, stanno scrivendo la storia del calcio di questi anni. Per i trofei si, ma anche e soprattutto per il modo di giocare.
Nessun copre il campo, in lungo e in largo, come il Manchester United di Alex Ferguson. Nessuno gioca palla a terra in campo aperto come l'Arsenal di Arsène Wenger e nessuno diverte con tiqui-taca, tocchi corti e di prima, come il Barcellona di Pep Guardiola.
Oltre ai successi, tanti, e il bel gioco, quel che colpisce di queste squadre è la capacità di intercambiare gli interpreti senza uscire (troppo) dallo spartito. Con rare eccezioni.
Anche se senza quei due vecchietti, Paul Scholes e Ryan Giggs, a novembre 73 anni in due, lo United non è la stessa cosa.
Il 3-0 al Newcastle United nel primo Monday Night della stagione, la 21esima per Giggs, la 17esima per Scholes, è la perfetta istantanea dei "Ferguson boys". La generazione d'oro erede dei "Busby Babes" nello spirito United e nell'amore per il gioco.
Certo, né Giggs né Scholes possono più essere all'altezza della loro fama giocando ogni tre giorni. Sir Alex l'ha capito e li usa quando serve e conta.
Per vincere ancora e, tra un trofeo e l'altro, continuare a scrivere la storia.
PER SKY SPORT 24 CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, agosto 16, 2010

Portieri, lo stato dell'Hart


Non ne ha azzeccate tante, Mancini, per la prima del suo nuovo Manchester City.
Una scelta, difficile, però, l'ha centrata: quella del portiere. Hart, non Given.
Merito del lavoro dei preparatori italiani, il figlio d'arte Massimo Battara nel City, Franco Tancredi nell'Inghilterra.
Merito non da poco in una prima giornata di Premier League segnata dai disastri di Carson del West Brom.
Howard dell'Everton, Kirkland del Wigan, Foster del Birmingham, in collaborazione con lo sciagurato Carr, e Reina del Liverpool.
Disastri nemmeno attribuibili allo Jabulani, il pallone mondiale di Sudafrica 2010 forse fatale a Green, prima scelta di Capello per il debutto dell'Inghilterra contro gli Stati Uniti.
Per il Ct era lui il titolare, poi gli preferì il più esperto "Calamity" James, il cui soprannome dice tutto.
Il terzo era proprio Hart, appena rientarto al City dall'ottima stagione in prestito al neopromosso Birmingham.
Per il Mancio, sulla carta, doveva essere il secondo dell'irlandese Given. Invece, nel giro di 3 giorni si è ritrovato titolare in nazionale nell'amichevole di Wembley con l'Ungheria e nel City al White Hart Lane contro il Tottenham.
Gli Spurs lo hanno preso a pallate per tutta la partita, ma lui è stato un muro.
E dove non è potuto arrivare, lo hanno salvato i pali: prima su Defoe, poi su Bale. Mancini ha subito detto di avere due titolari, Given ha già fatto sapere che se le scelte sono queste, entro il 31 agosto si siederà a un tavolo per accasarsi altrove. Londra, sponda Arsenal, magari. Per Wenger tra lui e il modesto Almunia sarebbe difficile sbagliare.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, agosto 15, 2010

Col "Checho", a volte, ritornano


"El Checho" non ha mai avuto bisogno di correre per conquistare un pallone.
Checho è il diminutivo di Sergio Batista, l'elogio all'ex compagno di nazionale lo ha fatto Maradona nell'autobiografia "Io sono el Diego".
Lento di gambe ma non di pensiero, da "volante" Batista aveva nel senso della posizione il punto di forza.
Qualità mantenuta da Ct, chissà quanto ad interim, della Selecciòn.
Dal mito ha ereditato da traghettatore il gruppo mondiale, ma ne ha già confutato le scelte.
A partire dalla bocciatura degli interisti.
Per ora più Zanetti e Cambiasso che Milito, che anche il Checho, come Diego in Sudafrica, vede riserva di Higuaìn.
Le basi del centrocampo nerazzurro, invece, lo saranno anche in nazionale.
Servono adesso, per Brasile 2014 si vedrà.
Tra un anno l'Argentina ospiterà la Coppa America, e non può fallire.
La prima uscita, vittoria per 1-0 in Irlanda, ha dato segnali importanti. Stesso 4-3-3 di Maradona, ma innervato in mediana da Gago e Banega, con Messi e Di Maria larghi e liberi. Restano i dubbi sul portiere Romero e l'assenza di terzini di ruolo, visto che a Dublino hanno giocato Burdisso e Heinze, due centrali.
Ecco allora l'idea Zanetti, che sulle fasce può coprire 4 ruoli. E Cambiasso, che al centro della difesa ha già giocato con l'Inter e potrebbe farlo anche in nazionale al posto del logoro Demichelis.
La rinuncia all'anziano e polemico Veròn, la panchina al ribelle Tévez e l'apertura a Riquelme, ex nemico di Diego che ha rinnovato col Boca fino al 2014, sono le altre discontinuità col passato.
Se il futuro sarà Sabella o Diego-bis, lo sa solo Grondona.
Intanto "el Checho" aspetta. Per conquistare un pallone, lui non ha mai avuto bisogno di correre.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, agosto 14, 2010

Estate, tempo di Blatterate


"Stop ai pareggi, al Mondiale subito ai rigori, senza supplementari".
Basta gol fantasma, subito il microchip, i giudici di porta, l'occhio di falco. No, come sempre, deciderà l'International Board.
Con l'estate lo spirito di Blatter dà il meglio di sé.
E l'ultima Blatterata del presidentissimo della Fifa, sparata da Berlino la vigilia di Ferragosto, riguarda la proposta di abolire il pari nella fase a gironi della Coppa del mondo.
Josep - per i tanti e influenti amici Sepp - Blatter lo ha annunciato in un'intervista al settimanale tedesco 'Focus', nella quale si è detto disponibile a far installare le telecamere sulla linea di porta.
Come non bastasse, "si potrebbe anche reintrodurre il 'golden goal'.
In vigore dal 1994 al 2002, il primo fu quello di Orlandini che ci regalò l'Europeo Under 21 sul Portogallo. A livello di nazionali maggiori, fu il tedesco Bierhoff che decise la finale di Euro 96 contro la Repubblica Ceca.
Noi però ci ricordiamo quello di Trezeguet, con tanto di spogliarello, che ci tolse l'Europeo 2000 un minuto dopo il pareggio di Govou.
Per Blatter "le squadre devono giocare attaccando, e nelle partite di qualificazione invece pensano più a non perdere, con il risultato di produrre un gioco noioso". Con Blatter, invece, la noia non è mai frutto di stagione. D'inverno con il caso Henry. D'estate con i gol-fantasma che - come una nemesi - colpiscono l'Inghilterra di Capello al Mondiale come in amichevole. E, soprattutto, con lui. Il vecchio Sepp, che non va mai in vacanza. Neanche a Ferragosto.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, agosto 13, 2010

Premier, corrono in sei


Chelsea, Chelsea, United, United, United, Chelsea.
Le ultime sei Premier League sono state una corsa a due.
Quelle due.
Stavolta, magari non saranno sette le sorelle a giocarsi il titolo, ma almeno cinque e mezzo sì.
Fra le solite Big Four, il Tottenham sorpresa un anno fa ha scalzato il Liverpool, appetito dai cinesi nonostante (o forse proprio per) i debiti; resiste l'Arsenal, l'ultima a vincere la Premier - nel 2004 - prima del duopolio mancunian/blu-londinese. Wenger ha puntellato con Koscielny la difesa e con Chamakh un attacco spettacolare, ma senza muscoli e un portiere non arriverà in fondo.
Subito dietro, o forse già davanti, l'altra Manchester, il City.
Mancini lo ha preso a dicembre, lo sceicco Mansour glielo ha rivoltato in estate: -90 milioni di euro a bilancio, e senza contare i 28 più bonus per avere Balotelli.
Due nazionali per ruolo, uno spogliatoio esplosivo in Tevez e Bellamy, i nuovi Yaya Touré, il Boateng tedesco, Kolarov e David Silva incomprensibilmente escluso dalla lista di Europa League: con una rosa così, la qualificazione in Champions, obiettivo minimo sfumato un anno fa alla penultima giornata, contro il Tottenham, sarebbe un fallimento. E proprio da lì ripartirà il Mancio, dagli Spurs che Redknapp ha rinforzato a centrocampo con Sandro, pagato 10 milioni all'Internacional.
Ferguson ne ha spesi 8 per Smalling in difesa e 10 + 9 per l'attacco del futuro: la certezza "Chicharito" Hernandez e la promessa Bébé.
Ancelotti 22 per il brasiliano Ramires, ex Benfica protagonista un anno fa in Confederations Cup, e 7 per Benayoun, esterno rimpiazzato da Joe Cole nel nuovo Liverpool di Hodgson.
A vent'anni dall'ultima Premier, sono i reds la mezza sorella, perché l'Everton non sarà mai un big spender, e senza O'Neill il Villa tornerà piccolo piccolo. E anche se le altre sono più vicine, lassù correranno sempre in due. Quelle due.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, agosto 12, 2010

I templi del Chicharito


Che fosse un predestinato, Javier "Chicharito" Hernandez, lo si poteva intuire.
Ma che in tre giorni potesse segnare in due templi come Wembley e l'Azteca, nemmeno lui poteva anche solo sognarlo.
Invece, è successo. Il sogno impossibile è diventato realtà.
In nazionale, davanti ai 105 mila di Città del Messico, nella prima amichevole della Spagna campione del mondo. A Pisellino - questo il soprannome dell'attaccante - sono bastati 12' per portare in vantaggio, alla sua maniera, la "Tricolòr".
Nel Community Shield contro il Chelsea, invece, gliene erano bastati 30 per segnare, di naso, il 2-0 che ha spianato la strada al Manchester United verso il primo trofeo stagionale. Il primo, per lui, alla corte di Alex Ferguson. Uno che con i predestinati, specie se attaccanti, non sbaglia mai. Allo United ha portato Cristiano Ronaldo a 18 anni nel 2003, Wayne Rooney a 19 nel 2004 e adesso, a 22, Hernandez.
Per vederlo giocare (e segnare) ai Mondiali, papà Javier, allenatore delle giovanili, si è licenziato perché il Chivas Guadalajara non gli dava il permesso.
Per 8 milioni di sterline, quel privilegio, Ferguson se l'è comprato. E il predestinato ha già pronta l'agenda: prossimo tempio, Old Trafford.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, agosto 11, 2010

Dopomondiale, dove eravamo rimasti


IRLANDA-ARGENTINA
Sarebbe stato bello un Irlanda-Argentina con Trapattoni a "marcare" in panchina Maradona come fece, in campo, con Pelé. Al posto del Trap, operato a Dublino per problemi addominali, ci sarà invece il suo vice, Tardelli. Dall'altra parte, anziché Diego ci sarà Sergio "Checho" Batista, all'esordio con la Seleccion che potrebbe essere presto di Sabella o magari di nuovo del Pibe.
"Fuerte Apache" ha titolato Olé, giocando sul castello che ospita la Albiceleste, e la sparata di Tevez, che ha attaccato il presidente federale Grondona. Sarà però Higuain e non Tevez l'unica punta nello spagnolissimo 4-1-4-1 di Batista: con Mascherano davanti la difesa, Burdisso terzino destro, Messi e Di Maria larghi sulle fasce. E Milito in panchina, come al mondiale.
Nell'Irlanda, l'unica sopresa è Green preferito a Gibson per sostituire l'infortunato Whelan. Ma Tardelli ha assciurato che l'interno del Man U verrà chiamato per i prossimi stage. In attacco, accanto a Keane, Doyle potrebbe fare posto a Sheridan.

MESSICO-SPAGNA
E' già finito l'idillio della Spagna di Del Bosque. Allo Stadio Azteca, contro il Messico, il Ct ha portato 18 dei 23 campioni del mondo.; tranne Iniesta, 6 del Barcellona. Guardiola non ha gradito e lo ha fatto capire. In compenso, il messicano Jonathan dos Santos, il fratellino del più famoso Giovani, ha rinunciato alla convocazione perché sabato potrebbe trovare spazio nel Barcellona, in supercoppa contro il Siviglia.

NORVEGIA-FRANCIA
Zeru reduci dal mondiale, invece, nella prima Francia di Blanc. A Oslo, contro la Norvegia, debutto assoluto per il portiere Ruffier, protagonista nello 0-0 del Monaco col Lione al via della Ligue 1. Nel 4-4-2 a rombo, Nasri dietro le punte Hoarau e Rémy, con Mvila davanti la difesa, guidata dal nuovo capitano mexes. A sinistra, il milanista mancato Cyssokho. In panchina le stelline Benzema, Ben Arfa e l'altro romanista Menez.

DANIMARCA-GERMANIA
Come titola Bild, la prima uscita post-mondiale della Germania, al ParkenStadion di Copenhagencontro la Danimarca è anche l'ultima chance per Gomez. Al Bayern, è chiuso da Muller e Klose, entrambi a segno in supercoppa contro lo Schalke, e anche da Ozil, inventato prima punta da van Gaal un anno fa. E se non gioca nel club, difficile possa farlo nella Nationalmannschaft. Klose ci è riuscito, ma lui in nazionale non sbaglia un colpo. E la pazienza di Loew, che proverà a una trequarti tutta nuova con Marìn, Kroos e Hunt, non può essere infinita.

La nuova Inghilterra di "Clouseau"


Deve essere destino. Inghilterra-Ungheria non può essere una partita banale.
Nel '53, il tremendo 3-6 di Wembley contro la Squadra d'oro di Puskàs, fu la prima sconfitta dei Maestri contro una nazionale non britannica.
Stasera, a Wembley, la "prima" della Nuova Inghilterra è anche la prima del Capello che ha chiesto scusa: per il peggior mondiale nella storia del calcio inglese, e per una nazionale che di inglese non aveva niente.
Nemmeno il leggendario furore, spento da una una stagione lunga e logorante. Ma anche da una disciplina, in campo e fuori, che nel mese mondiale ha trasformato Mr Fab in un Clouseau all'italiana. Lo sghangherato ispettore de "La Pantera Rosa" irriso dai media e confermato solo perché mandarlo via costava uno sproposito.
Incassati i rifiuti di Robinson in porta e Brown in difesa, il Ct su cui aleggia il fantasma di O'Neill ripartirà da un 4-4-2 più giovane e quindi inesperto. Ma il tempo per sbagliare non c'è. Quello di oggi sarà l'unico test prima delle qualificazioni verso Euro 2012: esordio a Wembley il 3 settembre contro la Bulgaria, e trasferta in Svizzera 4 giorni dopo.
Solo due i portieri convocati, dopo l'infortunio di Foster, che sabato potrebbe saltare il debutto in Premier League col Birmingham a Sunderland. Tra i pali, il titolare sarà Hart, protetto da Glen Johnson e Ashley Cole esterni, Dawson e Terry centrali. In mezzo al campo il rebus mai risolto: Lampard e Gerrard insieme, con il mancino Barry a dare equilibrio e all'ala Walcott, Milner o Adam Johnson per cambiare ritmo. Là davanti, Rooney dietro la prima punta, Zamora o Carlton Cole. Manca, come sempre, la fantasia.
Ma anche lì, deve essere destino. E quello non è colpa di nessuno. Neanche di Closeau.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

martedì, agosto 10, 2010

Ripartenze mondiali

Scontato l’omaggio alla Spagna campione, meglio raccontare come la stampa estera si è messa alle spalle Sudafrica 2010 per guardare alla nuova stagione.
Placar il flop di Dunga lo aveva paventato in aprile: «O con me o contro di me», aveva titolato in copertina. Nel numero di luglio, uscito dopo l’harakiri della Seleção contro l’Olanda nei quarti e prima della farsa Muricy Ramalho-Mano Menezes per il nuovo Ct, il mensile brasiliano sapeva già da chi ripartire: «De Pato a Ganso». Se son campioni fioriranno. In tempo per Brasile 2014.

Anche in Argentina si leccano le ferite, ma Maradona è un mito inattaccabile da fallimenti, compreso il secondo mondiale consecutivo che l’Argentina poteva solo perdere. Diego però non è Pekerman, e allora Debate,settimanale di politica, economia, cultura e società, nel numero 382 si chiede perché «Aunque ganes o pierdas», che vinca o perda, il popolo è con lui. «La solidarietà popolare dimostrata dopo la sconfitta (nei quarti) contro la Germania ha sorpreso tutti. Compreso chi, per motivi politici, ha preparato campagne di stampa per rimuoverlo dalla Selección», il catenaccio. Il riferimento è ai legami dell'ex "Pibe de oro" con la presidente della Repubblica Cristina Kirchner, suo potente sponsor che di fatto ha nazionalizzato i diritti tv del campionato argentino. La battaglia di Maradona con il nemico storico Julio Grondona, eterno boss della federazione argentina e della FIFA, per Ruggeri nello staff tecnico? Di retroguardia.

Di avanguardia, invece, è quella mediatica già lanciata da Villa su Marca, quotidiano sportivo di casa Real. Preso dal Valencia al Barcellona prima del Mondiale vinto da co-capocannoniere, “el Guaje” (il bambino ma anche la zucca) si è subito calato nella parte: «Mou è uno stimolo in più per il Barça». Subito “més que un club” anche per un asturiano, specie se costato 40 milioni di euro.

Cifra fuori portata per l’Olympique Marsiglia, che Deschamps vuole portare «il più in alto possibile». Nella cover story del numero 1355 di France Football l’allenatore campione di Francia fa i conti con la realtà: «Per le finanze, per l’OM era meglio arrivare secondo che primo».




Primo è arrivato anche il Bayern Monaco, che ha sfiorato il Triplete e ora punta a ripetersi grazie anche a «Phanomen Olic», uomo-copertina della rivista tedesca Kicker. L’attaccante croato ha scalzato Klose e Gomez nelle gerarchie di van Gaal e si è ritrovato, da piano B della Juventus, a «plötzlich superstar», all’improvviso una stella. Un segno dei tempi.
Christian Giordano
ch.giord@gmail.com

lunedì, agosto 09, 2010

Zahoui, figurina per la vittoria


Dallo "Zigulì" - figurina quasi introvabile - nell'Ascoli primi anni 80 a Ct per un giorno della Costa d'Avorio che affronterà la prima, nuovissima, Italia di Prandelli.
E' il destino di François Zahoui: meteora da giocatore, meteora da allenatore; visto che lo stesso presidente federale Jacques Anouma ha spiegato, sul sito ufficiale, perché affiderà a Gérard Gilì la panchina degli Elefanti.
Ad Ascoli, il presidentissimo Costantino Rozzi portò Zahoui come provocazione: alla riapertura delle frontiere, stagione 80, 81, lo prese 19enne per 15 milioni di lire, in risposta alle grandi del nord, che potevano permettersi ben altri campioni, e bidoni.
Buona tecnica, ma troppo leggero per la Serie A, dopo 11 persenze in due stagioni andò - per 100 milioni - al Nancy e divenne un simbolo di quella prima, indimenticabile, ondata di stranieri.
Di Zahoui si diceva fosse abituato a giocare a piedi nudi, e che nemmeno nelle Marche - la terra delle scarpe - si riuscì a trovargliene un paio adatte. Un'altra leggenda, più di provincia che metropolitana, vuole che Rozzi lo acquistò in cambio di palloni e mute da gioco. La storia vera, invece, è che lo tenne al minimo di stipendio: 12 milioni di lire l'anno. E che Mazzone, specialmente in trasferta, lo faceva entrare nel finale, per perdere tempo facendolo servire in fuorigioco.
La chiamata nella federazione ivoriana lo ha fatto uscire, per un giorno, dall'oblio di una generazione, non certo di fenomeni, che portò al Milan i britannici Blissett e Jordan; all'Avellino i sudamericani Juary e Barbadillo; al Como e al Cesena gli austriaci Mirnegg e Schachner, a Udinese e Bologna il tedesco Neumann, al Torino l'olandese van de Korput.
Campioni mai, figurine - introvabili e no - per sempre.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, agosto 08, 2010

La legge del Chicharito


A "Cesc" Fabregas la Football Association ha detto no: sulla maglia va scritto il cognome, non il nomignolo.
Per "Chicharito" Hernandez, invece, ha fatto un'eccezione. Anche per la Federazione inglese, insomma, la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale.
Forse perché Javier Hernandez, uno "uguale" agli altri non lo è mai stato.
Pisellino, non per la somiglianza con il neonato del cartone Braccio di ferro, ma perché figlio del "Chicharo", papà d'arte dagli occhi verdissimi, è un talento speciale. Un predestinato come suo nonno Tomás Balcázar.
Per averlo Ferguson ha versato al Club Deportivo Guadalajara 8 milioni di euro. Non pochi per un 22enne, seppure di grandi speranze già confermate al Mondiale con il Messico dei miracoli.
Chicahrito però lo ha subito tripagato con l'unica moneta che consoce, il gol. Contro le all-star della MLS nella torunèe americana. E contro il Chelsea, nell'ultima amichevole d'agosto prima della Premier League, che comincerà tra una settimana.
Entrato al 46', ci ha messo 36' per andare a segno ed esultare baciando la nuova maglia. Come Shevchenko nel 2006.
All'ex milanista, quel gol non portò bene. Ma era già l'ultimo Sheva, uno come tanti.
Hernandez invece è speciale. E Ferguson, come la Football Association, l'ha capito prima di tutti.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

ComManUnity, chi ben comincia...


Per i più distaccati, il Community Shield è l'ultima amichevole estiva prima del debutto in Premier League, al via nel prossimo weekend.
Per gli innamorati del calcio inglese, il primo trofeo della stagione è anche, e soprattutto, un pronostico attendibile su chi la vincerà, poi, la Premier League.
Negli ultimi tre anni chi ha alzato - sempre ai rigori - lo scudo d'estate, ha poi vinto anche il campionato.
E allora è ovvio che al trofeo ci tengano tutti, per la bacheca e per la scaramanzia.
Un anno fa, alla sua "prima" inglese, Ancelotti batté Sir Alex dal dischetto dopo essere stato in fuga e sotto.
Stavolta invece ha inseguito dal 41', quando Valencia sfrutta una gran giocata della coppia Scholes-Rooney.
Ecuadoriano il primo gol, messicano il secondo: al debutto ufficiale con lo United, Hernandez - entrato dopo l'intervallo - segna così, al 76', il gol che sembra aver chiuso la partita.
Senza più niente da perdere, il Chelsea trova il 2-1 lascia a Berbatov, lanciato da Nani, una prateria per il 3-1 che vale qualcosa di più dell'ultima amichevole d'estate.
Perché quando la vince, Ferguson, di solito, si porta a casa anche la Premier.
PER SKYU SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, agosto 05, 2010

Rafinha, la freccia rossoblù


Lo chiamano Londrina express, il pendolino biondo con destinazione Brasile 2014. E la "amarelinha" numero 2, quella del suo idolo Maicon. 1981 Maicon, 1983 Dani Alves: nel ruolo il futuro è tutto di Márcio Rafael Ferreira de Souza, in arte "Rafinha", 25 anni il 7 settembre.
Un brasiliano atipico, il lateiral direito di Londrina, seconda città del Paraná. Lo Stato brasiliano più "europeo", dove non a caso sono emigrate generazioni di polacchi, ucraini, italiani e tedeschi. Tedesco, il biondo Rafinha, lo è stato per 5 anni, allo Schalke 04, che a 20, per 5 milioni di euro, lo soffiò a Manchester United e Arsenal.
A Preziosi lo ha segnalato un altro brasiliano, Branco, terzino sinistro nel Genoa dei miracoli di Bagnoli. Ed è arrivato con un anno di anticipo sulla scadenza del contratto, per 8 milioni, uno per ogni presenza nella Selecao, nella quale manca dal 2008, l'anno del suo debutto in verdeoro, con Dunga Ct.
Rafinha è cresciuto nel Gremio di Londrina, poi, a 18 anni, è entrato nel PSTC, il centro di formazione giovanile del Paraná dal quale sono usciti, fra i tanti, anche il campione del mondo Kléberson e Fernandinho.
Dopo un anno nelle giovanili del Londrina, nel 2002 è passato al Coritiba, dove di lui si parlava già del nuovo Cafu.
Tre anni dopo, nella Confederations Cup 2005, era la riserva dell'ex romanista Cicinho. A Pechino 2008, ha vinto - da titolare - il bronzo olimpico.
Al Coritiba, con Antônio Lopes prima e Cuca poi giocava esterno destro nella difesa a 4 o nel 3-5-2.
Il 3-4-3 di Gasperini (e la Serie A) non saranno un problema. L'espresso di Londrina non ha mai saltato una fermata.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, agosto 02, 2010

NY Cosmos, a volte rinascono


Oggi, i Los Angeles Galaxy di Beckham.
Ieri, i New York Cosmos di Pelé e Chinaglia, Beckenbauer e Neeskens.
Se il calcio negli Stati Uniti ora esiste davvero, il merito è anche della storica francghigia, nata trentanove anni fa, per far conoscere al mondo la NASL: North American Soccer League, il primo campionato professionistico nordamericano.
Anche allora, come l'attuale MLS, uno strapagato cimitero d'elefanti. Capace però di portare 80 mila spettatori al Giants Stadium di Easth Rutherford, New Jersey, per ammirare campioni veri come Best e Krol, Bettega e Cruijff.
Cruijff però coi Cosmos giocò solo due amichevoli che ancora fanno la gioia dei collezionisti. Le giocò col 16 e col 30, riservando il mitico 14 ai Los Angeles Aztecs e ai Washington Diplomats, che a difefrenza dei Cosmos non giocavano sul sintetico.
Coi bianchi newyorkesi invece vissero una seconda giovinezza il 6 di Beckenbauer, ilo 13 di Neeskens e soprattutto il 9 di Chinaglia.
"Long John" in Italia ha qualche problema giudiziario, ma in America è ancora un idolo. Un idolo che la Warner Bros - cofondatrice e proprietaria della vecchia franchigia - ha tenuto a libro paga fino al 2000, cioè 15 anni dopo la chiusura del club.
Club che oggi rinasce a nuova vita. Una nuova generazione e una nuova politica per i nuovi Cosmos, che partiranno non dalla MLS, ma sdalla lega dui sviluppo, un circuito professionistico minore. Per non ripetere gli errori del passato, e crescere in casa i Beckham o, perché no, i Pelé del futuro.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO