lunedì, gennaio 31, 2011

Profondo blanco: Real a -7

Sul ponte sventola bandiera blanca, forse troppo presto. Manita a parte, è il primo lunedì nero del Mourinho merengue. Il suo Real è scivolato a -7, di fatto a -8 sempre che non batta con più di 5 gol di scarto il Barca al Bernabéu a metà aprile.
La Liga è andata, scrivono in Spagna, e con essa il primo titulo della stagione. Che per il caudillo portoghese potrebbe essere l'unica al Madrid se non completerà una remuntada sin qui riuscita solo a Capello, nel 2007.
"Don" Fabio recuperò 5 punti nelle ultime tre giornate e vinse il titolo solo per la differenza-reti negli scontri diretti con il Barcellona (2-0 al Bernabéu, 3-3 al Camp Nou). Evento, quest'anno, improbabile.
A Pamplona, però, non sono mancati gli alibi. Dall'atteggiamento intimidatorio ai due palloni per tre volte in campo al Reyno de Navarra. Dove l'Osasuna ha perso solo una volta: indovinate con chi?
Il Barcellona dei record. Il Pep è a 15 vittorie consecutive nella Liga. Una più del Real di Di Stefano nel 60-61.
Un anno fa, invece, dopo 21 giornate, il vituperato Pellegrini aveva un punto in meno di José, ma in tutta la stagione non è mai sceso sotto il -5 dal Barça.
Il direttore generale Valdano fa sapere al suo separato in casa che il Real non molla mai. Quattro anni fa rosicchiò 2 punti con l'Almeria e 3 proprio con l'Osasuna. Stavolta sarà dura far ammainare la bandiera blaugrana. Ma se c'è uno che può farcela, quello è "don" José.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

domenica, gennaio 30, 2011

Zac, l'ultimo Imperatore

Gli avevano dato del giapponese. Nel senso del bollito, che non vuole arrendersi all'età, al tempo che passa, alla guerra - la carriera - che è finita. Finita da traghettatore del progetto Juve post-calciopoli. Un progetto ancora incompiuto, anche adesso che lui, Alberto Zaccheroni da Meldola, batte altri mari.
Ha attraversato il Pacifico per inseguire il Mondiale 2014, e invece s'è ritrovato corsaro d'Asia. E la guerra - la Coppa - l'ha vinta lui. Il Giapponese. Quasi un pesce d'aprile anticipato, per un emulo di Sacchi che il primo aprile c'è nato e che con l'Arrighe condivide compleanno e dialetto, non certo la fama internazionale.
Adesso, anche il suo nuovo Paese, per la quarta volta campione del continente su 7 partecipazioni, è orgoglioso di lui. Non tanto per il calcio proposto, che veloce e organizzato lo era già, ma per lo spirito, quello sì da Samurai. Che in semifinale ha battuto in dieci la Corea del Sud ai rigori, e in finale l'Australia l'ha battuta senza l'infortunato Shinji Kagawa, rivelazione dell'anno in Bundesliga.
Al Khalifa International Stadium di Doha, lo ha sostituito - entrando dalla panchina - Tadanari Lee, attaccante del Sanfrecce di Hiroshima che nei supplementari, al 109', ha regalato a Zac una perla alla Zidane. Altro che harakiri, l'ultimo giapponese è diventato l'ultimo Imperatore: d'Asia.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

venerdì, gennaio 28, 2011

Dídac, un futuro da Milan

Il Milan voleva un esterno sinistro. Un mancino di talento e di prospettiva, magari un '89. Come Bale del Tottenham, prossimo avversario in Champions, che però è troppo caro.
Meglio uno pronto subito. Come Criscito, ma Preziosi ha detto che è più facile per lui mangiarsi un cactus che lasciarlo partire a gennaio.
E poi Allegri vuole giocatori grandi e grossi.
Allora eccola lì, la soluzione da 1.86 per 81 kg scartata dall'Inter nel 2008, quando Dídac Vilà Rosselló era in scadenza di contratto con l'Espanyol.
Un terzino di ruolo, abituato al 4-2-3-1 di Pochettino e perfetto dietro Emanuelson nel finto 4-3-3 di Allegri.
Ventidue anni il prossimo 9 giugno, catalano di Mataró (provincia di Barcellona), è entrato nelle giovanili dell'Espanyol a 8 anni ed è passato professionista nel 2008 nella squadra B; 11 presenze la scorsa stagione e posto in prima squadra soffiato quest'anno a Davìd García. Con le nazionali giovanili ha giocato anche esterno di centrocampo, ha partecipato al Mondiale Under 20 e battendo in finale l'Italia ha vinto a Pescara i Giochi del Mediterraneo 2009. Quel Mediterraneo che ora attraversa dopo appena 13 presenze in questa Liga.
Con l'infortunio di Zambrotta, Galliani voleva un'alternativa ad Antonini che avesse un futuro. Un futuro "da Milan".
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, gennaio 24, 2011

Ancelotti fra Bolton e Trigoria

Per ora il posto ha dovuto cederlo solo all'anziana signora titolare del biglietto di Chelsea-Arsenal di FA Youth Cup, la coppa d'Inghilterra giovanile. Ma dovrà stare attento, Ancelotti, a non farci l'abitudine. Già dal Monday Night di stasera al Reebok stadium contro il Bolton, perché in caso di sconfitta o di ennesima prestazione negativa Abramovich potrebbe chiedergli di lasciare non la poltroncina ma la panchina di Stamford Bridge.
Che il feeling col patron sia incrinato, se non rotto, è noto. Ma il 2-0 sul Blackburn e la fiducia del gruppo hanno rimandato ogni decisione. Anche perché se il bis in Premier è compromesso, il cammino in Champions è stato quasi perfetto.
A Stamford Bridge, però, prima dei risultati per lui è cambiata l'aria. Come a Trigoria per Ranieri, che non ha fatto breccia nella squadra e fra i tifosi. Che per Carletto, invece, stravedono. Da giocatore è stato capitano, e in quegli "ottto anni meravigliosi" alla causa giallorossa ha immolato due volte il ginocchio.
Cicatrici che restano, e che potrebbero convincerlo a tornare. Quella panchina è sempre stata un suo sogno. Lui, a Roma, si sente a casa, e il suo sarebbe un nome subito spendibile per la nuova proprietà, quale essa sia.
Questo però è lo scenario futuribile, il presente è il Bolton che torna in campo dopo la scomparsa di Nat Lofthouse, centravanti bandiera bianca dei Trotters anni 50. Una difficoltà in più per il Chelsea, che nelle ultime 6 trasferte ha collezionato 4 sconfitte e 2 pareggi.
Ancelotti ha recuperato Mikel per la panchina, sono in dubbio Lampard e Terry. Ma per non perdere il posto dovrò ritrovare il vero Drogba.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

sabato, gennaio 22, 2011

Il centravanti assassino verso sera

Manuel Vázquez Montalbán, nel suo romanzo, lo voleva "assassinato verso sera".
Ma nel pomeriggio di Premier il centravanti non solo è vivo e vegeto, decide: trama e finale.
Doppietta di Torres ai Wolves, triplette di van Persie al Wigan e Berbatov al Birmingham.
Al Molineux, dove il Liverpool non vinceva da 32 anni, el Niño ha regalato a Dalglish - alla quarta panchina - la prima vittoria del suo secondo mandato.
All'Emirates, c'è voluto l'acuto dell'olandese volante per scatenare un'orchestra troppo innamorata del bello per abbassarsi all'utile: 11 tiri in 41 minuti al Wigan, uscito dall'area solo alla mezzora, e per un corner. E solo un gol. Ma che gol: un inno alla gioia del gioco palla a terra, perfettibile marchio di fabbrica di Wenger.
Nella ripresa, pennellata di Fabregas e un omaggio di Walcott per un grande solista, al servizio di una sinfonia (img 58.25) impossibile da non applaudire anche per Beckham e Romeo, il figlio con tanto di sciarpa dei Gunners.
All'Old Trafford, il giallo è già risolto dopo neanche 2 minuti: l'assassino (del Wigan e della partita) è Berbatov. E siccome lo United di centravanti ne schiera addirittura due (entrambi di classe mondiale), l'altro - Rooney - può dedicarsi agli assist.
Per il bulgaro, alla terza hat-trick dell'anno, o per il gallese "eterno", che festeggia con un gol e un assist il rinnovo per un altro anno.
Copione meno scontato al Villa Park, dove i 18 milioni di sterline investiti per Bent hanno pesato più dei 59 spesi dal City per la coppia Tévez-Dzeko. Al debutto coi Villans, ha raggiunto Drogba e Rooney come miglior marcatore di Premier League negli ultimi 5 anni: 82 gol per l'ex Sunderland. Il centravanti che, verso sera, ha forse assassinato il campionato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

martedì, gennaio 18, 2011

L'allievo elimina il maestro

L'allievo ha superato, anzi eliminato, il maestro.
Al quarto turno di FA Cup ci andrà il Mancio, e non il Leicester City del suo mentore Eriksson, ma che fatica: 31 gradini di distanza nella scala gerarchica calcio inglese, e non sentirli.
Almeno fino agli 80 secondi che a fine primo tempo hanno deciso replay e qualificazione.
Il City, più Tévez-dipendente di quanto lo sia il Milan da Ibra, guidava già dal 15', con la "solita" freccia scoccata dall'Apache.
Nel 2-2 del Walkers Stadium, l'argentino l'aveva scoccata col tacco; stavolta, con una sassata che ha spianato subito la strada al City che più piace al Mancio: con Dzeko, ineleggibile, in tribuna, Tevez unica punta con Johnson e Silva larghi.
In mediana, chance da titolare per Vieira. Che prima fa danni - suo il rigore su Dyer per il pari di Gallagher - e poi rimedia: suo il 2-1 sulla bella trama Zabaleta-Silva.
Neanche 2 minuti dopo, in sospetto fuorigioco, Johnson, un altro dei suoi pupilli ribelli chiude la pratica Leicester, il club con cui Mancini giocò le sue uniche 5 presenze in Premier.
La ripresa - fino al 3-2 di Dyer - è stata quasi accademia, col solito Apache a ventre a terra. E quando Hobbs lo disarciona, Mancini non si capacita che non ci sia il rosso figuriamoci il giallo, che non arriva. Arriva invece il rigore. Troppo facile per Carlitos, che anziché il bersaglio numero 17 in stagione centra Weale, punito anche troppo dal primo gol col City di Kolarov.
E troppo facile, per l'allievo, superare il maestro che in otto anni da allenatore gli ha insegnato tutto. Tranne perdere, anche con la squadra B, contro il tuo passato.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, gennaio 16, 2011

Il Merseyside lo "vince" Dalglish

Non fatevi ingannare dal 2-2 di Anfield.
Il 215esimo "Merseyside derby" lo ha "vinto" lui, "King" Kenny Dalglish.
Da manager non toccava da vent'anni il motto del mito, "THIS IS ANFIELD". Dal 4-4 in un derby di FA Cup al Goodison Park del '91, che mise fine alla sua prima di esperienza in panchina. Una seconda carriera nata come primo player-manager nella storia del club, al posto di un'altra leggenda dei Reds, Joe Fagan.
Quella panchina, sul "suo" campo, la ritrova dopo due sconfitte in due partite.
Anfield però è casa sua, e si vede. Il coraggio che aveva da giocatore lo mette anche per rimpiazzare Steven Gerrard (squalificato) e Jamie Carragher (infortunato), gli Scousers che, insieme, non saltavano il derby dal febbraio 2002. King Kenny schiera un finto 4-3-3 con Johnson terzino sinistro e Kuyt e Maxi Rodríguez dietro "el Niño".
Per un tempo, persino l'Everton - senza Cahill - fa l'ospite educato e i Reds quasi dilagano. Dopo 17 minuti solo il palo permette ad Anfield di non venire giù al sinistro a giro di Torres ad Howard battuto. Un quarto d'ora dopo, Raul Meireles trova proprio nel derby il suo primo gol col Liverpool.
A inizio ripresa però, Reina regala l'1-1 a Distin e 6' dopo, al 52esimo, i Toffeemen sorpassano con Beckford.
La furia Reds però non può lasciare che a King Kenny si rovini la festa e allora il cadeau lo porta Howard che restituisce il favore a Reina abbattendo Maxi Rodríguez. Dal dischetto, proprio sotto la Kop, a 20' dalla fine Kuyt firma il primo punto della seconda vita di Dalglish, finalmente libero di concedersi al "suo" popolo. Il re è vivo, evviva il re.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, gennaio 12, 2011

Grand Hotel Man City

Al grand hotel Manchester City, da quando c'è lo sceicco Mansour, il tempo è davvero denaro.
Mezzo miliardo di sterline in due anni e una campagna acquisti da 370 milioni di euro netti. Compresi i 35 per Edin Dzeko, che ha già capito di essere arrivato per vincere. Tanto e subito.
Appena presentato, Dzeko va già di corsa. Sabato debutterà in casa contro il Wiolverhampton.
Mario Balotelli, invece, starà fermo due mesi per il solito problemqa al ginocchio destro, che forse dovrà esdsere rioperato.
A Manchester cominciano a stancarsi della sua sosta forzata. Per ora si limitano a fargli la multa, ma anche Supermario, costato 28 milioni, al grand hotel Manchester City potrebbe diventare un lusso.
Come Jô e gli altri esuberi di una rosa esagerata anche per un emiro. L'attaccante brasiliano potrebbe tornare in Russia, al suo Cska Mosca o al Rubin Kazan.
Wayne Bridge potrebbe andare in prestito al West Ham, che gli pagherebbe lo stipendio fino a giugno. A Londra, sponda Fulham, potrebbe raggiungerlo per 5 milioni l'ala Sean Wright-Phillips. Sulla fascia sinistra, il Mancio gli preferisce Johnson e per lui non c'è più posto. Al grand hotel Man City, il tempo è denaro. E i parcheggi costano.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO
christian.giordano@skytv.it

martedì, gennaio 11, 2011

Dinho, rubronegro a vita

Aveva ragione, il presidente: "Ronaldinho resterà rossonero a vita".
Quel che Berlusconi, sei mesi fa, non poteva sapere è che a cambiare, nella nuova vita di Dinho, sarebbero state le strisce. Da verticali a orizzontali. Dall'80 rossonero al 10 rubronegro. Da Milanello alla Gàvea. Da Milan Lab al laboratorio Mengao. Il cantiere che Vanderlei Luxemburgo ha aperto per riportare il Flamengo, il "clube" più odiamato del Brasile, là dove dovrebbe stare: in vetta al Brasileirao e alla Libertadores, la Champions del Sudamerica.
Con Ronaldinho un sogno possibile, come per Dinho il Mondiale in casa con la Selecao, nel 2014.
Una scadenza lontana eppure presentissima nel Gaucho, che per non mancarla s'è scordato il passato: il Gremio di Porto Alegre. Là dove tutto era cominciato, e che adesso gli ha giurato odio eterno al punto da farlo girare scortato.
Ma che squadra troverà Dinho nei prossimi 42 mesi di contratto?
Al suo terzo mandato dopo il flop del "Super Fla" di Edmundo e Romario, l'ex Ct ha rianimato il Mengao lasciando il 4-4-2 per un più offensivo 4-3-3 subito ribattezzato "DDD", dalle iniziali del tridente con Diogo, lo strapagato Deivid e Diego Maurìcio.
E chissà che l'ipertecnologico "Luxa", il Mourinho del subcontinente, non faccia un salto nel futuro in 4D: Dinho dietro tre punte di ruolo.
Dietro la scrivania invece non c'è più Zico, Diretor Executivo dimissionario dopo appena 4 mesi. Ma il Galinho "è" il Flamengo e resterà rubronegro a vita.
Il suo erede, la nuova "O camisa dez da Gàvea", per ora a vita è "solo" rossonero.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

lunedì, gennaio 10, 2011

Kaká è tornato Kaká

Scusate se esiste, e resiste. Nella notte magica di Cristiano Ronaldo, numeri alla mano il miglior "Pichichi" degli ultimi cinquant'anni, col suo primo nell'era-Mourinho l'ex milanista si ritaglia un angolo di paradiso che in merengue non ha mai vissuto.
Con la tripletta al Villarreal, CR7 è tornato la macchina da più gol che partite: 48 in 47 gare di Liga, 63 in 62 col Real e 23 in 18 giornate.
Per Kaká, invece, questa è solo la prima volta. Resa ancora più indimenticabile, più che dalla lunga attesa, dall'essere tornato decisivo.
Ricky non segnava dal 7 giugno, 5-1 nell'amichevole premondiale del Brasile contro la Tanzania e col Real addirittura dal 24 aprile, 2-1 al Saragozza in campionato.
Al Bernabéu mancava da otto mesi, e contro il Villarreal lo ha ritrovato di nuovo dalla panchina.
Mou lo ha mandato in campo sul 2-2, a venti dalla fine, al posto di Albiol. Da lì, la partita è cambiata.
Prima, ha servito a Cristiano il cross da cui è nato il 3-2. Poi, col portoghese a ricambiargli il favore, ha messo dentro in spaccata il 4-2 che sa tanto di avvertimento. Alla Liga, al Barcellona e a Mourinho. E forse anche all'amico Leo.
Kaká non solo esiste e resiste. Kakà è' tornato. E' tornato Kakà.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

giovedì, gennaio 06, 2011

Dead Men Coaching

Alla vigilia della partita col Wolverhampton, Carlo Ancelotti aveva detto di sentirsi fortunato a non essere già stato esonerato.
La fortuna, però, sembra lo stia abbandonando, e se sente la terra mancargli sotto i piedi non solo per il momento-no di Drogba o l'autogol di Bosingwa, costato al Chelsea la quinta sconfitta nelle ultime undici partite. L'ultima, contro gli ultimi: i Wolves, che in fondo alla Premier non ci sono più dopo aver battuto i campioni. Ormai quinti, a -9 dal Manchester United capolista che deve pure recuperare una partita.
Una situazione di grande freddo insostenibile con Abramovich, che in sette anni al club ha già cotto e mangiato sei allenatori. E che il settimo lo tiene sulla graticola da mesi.
Ma allora perché, dopo avergli tolto il secondo Wilkins e, a fine giugno, il gm Arnesen, l'oligarca non si decide?
Perché, forse, la decisione l'ha già presa. E si chiama, meglio: chiamerebbe, Guardiola. Da luglio.
La fonte, il presidente del Barcellona, è tutt'altro che disinteressata. L'ipotesi, invece, tutt'altro che peregrina.
Perché Pep è un uomo di Laporta. E perché Guardiola non ha ancora firmato un rinnovo che altrimenti - per risultati, gioco e catalanità - sarebbe scontato.
La stampa inglese ha messo Ancelotti fra i "dead men walking" di Premier: insieme a Houllier, appena arrivato all'Aston Villa, all'ex Chelsea Grant del West Ham e a Hodgson, in caduta libera a Liverpool, dove i tifosi per avere un futuro vorrebbero un ritorno al passato: il Benitez-bis o la bandiera Dalglish. Vista l'annata, e certi ambientini, chissà che la vera fortuna non si chiami esonero.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

mercoledì, gennaio 05, 2011

WORLD PRESS, novembre 2010

Novembre, mese di derby memorabili. Impossibile non partire dalla fine, perché il Clásico di lunedì 29, il numero 161 della Liga, è già nella storia. «Mouchisimo Barça» ha titolato Marca per il 5-0 su un Real Madrid troppo piccolo per essere di Mourinho.

Troppo piccolo anche il Boca per essere di Borghi, dimessosi dopo l’1-0 del Monumental nel Superclásico col River. Non immediato il gioco di parole di Olé: «Joda Joda» (lo “scazzo”) è il gol con cui l’ex xeneize Jonatan Maidana ha regalato i tre punti al debuttante Juan José “Jota Jota” (JJ) López, bandiera dei “millonarios” subentrata ad interim al posto di Ángel Cappa dopo 13 giornate di Apertura.

A proposito di milionari, un anti-spot per la Premier inglese la stracittadina di Manchester: «Tanta passione ma poco da festeggiare in 90’ di stallo», l’apertura sportiva del Guardian per lo squallido 0-0 fra City e United. Senza lo squalificato Balotelli, Mancini ha giocato a non perdere: a quelle latitudini, un peccato capitale.

E certo non commesso a Lisbona, dove il Porto ha strapazzato 5-0 il Benfica. «Ai Jesus, que baile!!!!!», la prima di O Jogo. Un punto esclamativo per ogni gol e facile doppio senso per l’allenatore delle Aquile, Jorge Jesus: oh Gesù, che sballo. E “che evento”. Non capita tutti i derby il cappotto ai cugini, specie se campioni uscenti.

Il Folha de S. Paulo vola invece con la «Fantasia», non pervenuta nell’amichevole-farsa di Doha, per il Qatar prove tecniche di Mondiale 2022: «Messi spezza l’incantesimo con un gran gol nel recupero, e l’Argentina il tabù di cinque anni senza battere il Brasile». Per il vero Clásico del calcio mondiale, si prega ripassare. Magari la prossima estate, per la Copa América.

Christian Giordano

lunedì, gennaio 03, 2011

Ancelotti continua

Il gruppo c'è, ma non si vede. O forse si vede troppo, per credere che la Guerra dei Cent'anni - lo spogliatoio spaccato fra inglesi e francesi o francofoni - sia finita. Se ne parla da metà dicembre, da quando Blues e Bleus hanno smesso di essere lo stesso monolite: compatto e vincente. Specie a Stamford Bridge: già 7 i punti persi, l'anno scorso furono 5 in un campionato.
La crisi, però, era iniziata un mese prima, con la separazione per niente consensuale con Ray Wilkins.
Bandiera da giocatore e da viceallenatore e per Ancelotti qualcosa di più di un Tassotti londinese. E che non potendo più aiutarlo sul campo cerca di farlo via etere.
Un momento forse passeggero se a gennaio arriveranno i rinforzi che Abramovich sin qui gli ha negato.
A salvargli la panchina, più che David Luiz del Benfica, saranno il recupero di Alex in difesa e il ritorno del milgior Lampard da metà campo in su. E allora sì che si rivedrà il gruppo, anche quando Malouda e Terry, per esultare, sbaglieranno strada.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO

domenica, gennaio 02, 2011

Riparte la Liga a due

Per una volta, è la Spagna che va a rimorchio dell'Italia.
E se da noi, alla fine, per revocare lo sciopero è bastato il buon senso, nella Liga per non fermare il campionato si è dovuti ricorrere alla Audiencia Nacional, che si è dichiarata incompetente sul ricorso del sindacato giocatori.
La 17esima giornata, così, si giocherà regolarmente. E anche se non ci sarà Messi, in Argentina per un Capodanno allungato, la sfida a distanza fra Barcellona e Real sarà lo stesso una sfida fra Palloni d'oro: quello del 2010, che sarà senz'altro blaugrana (Iniesta, Xavi o Messi) e i due del Real, Cristiano Ronaldo e Kakà, fermo dal Mondiale e convocato in merengue, per il derby col Getafe di domani, dopo 238 giorni.
Col nuovo anno per lui comincia anche la stagione, la prima con Mourinho.
E forse l'ultima, se - come ha detto il suo amico Leonardo - con lui protagonista il Real tornasse a vincere.
La strada per farlo in Spagna passa inevitabilmente da Barcellona, città che nella 17esima giornata si incrocerà con Valencia: Guardiola al Camp Nou avrà il Levante, l'Espanyol sarà al Mestalla nello scontro diretto per decidere chi sarà la quarta forza di un torneo che, a Capodanno, è già una corsa a due.
PER SKY SPORT 24, CHRISTIAN GIORDANO